Robyn Hitchcock

I Often Dream Of Trains

1984 (Midnight Music) | psych-folk-rock, songwriter

In origine fu Syd Barrett. Dai primi singoli dei suoi Pink Floyd, che alzavano il coefficiente lisergico del già dopato psych-pop dei Beatles del biennio '66-'67, all'album d'esordio della band inglese, pietra d'angolo della psichedelia tutta, fino a una carriera solista geniale, seppur con due soli album all'attivo, il "diamante pazzo" ha posto le basi del cantautorato eccentrico, grazie a uno stile surreale e sghembo, che ha fatto scuola a intere generazioni di songwriter più o meno squinternati. A raccoglierne l'eredità sono stati in particolare due musicisti di culto (senza dimenticare un terzo incomodo di valore come Paul Roland) dalla carriera parallela: Julian Cope e Robyn Hitchcock. Entrambi debuttano a cavallo tra gli anni 70 e 80 come leader di una band: il primo alla guida dei Teardrop Explodes, che rappresentavano l'ala più acida della new wave britannica e che si contendeva lo scettro della scena di Liverpool dell'epoca con gli Echo and the Bunnymen; il secondo alla testa dei Soft Boys, di stanza a Cambridge, mosche bianche del periodo del post-punk in quanto si rifacevano proprio alla psichedelia sixties di matrice barrettiana (con tanto di cover di "Astronomy Domine" e "Vegetable Man") anticipando la rievocazione analoga del movimento Paisley Underground. Entrambi, inoltre, sciolgono i rispettivi gruppi dopo appena un paio d'album per dedicarsi a una produzione solista prolifica, composta da una ventina di dischi a testa, che tra alti e bassi (in realtà pochi) arriva fino ai giorni nostri.
Al di là di un comune spirito visionario mutuato dall'eroe di riferimento, i due però divergono stilisticamente: se Cope svaria(va) tra diversi generi (pop, folk, proto-punk, new wave, space-rock e kraut) nel corso della sua carriera o all'interno di uno stesso lavoro, Hitchcock rimarrà sempre fedele a un cantautorato venato di psichedelia, alternando soluzioni acustiche, in particolare nelle produzioni solitarie, a quelle elettriche quando accompagnato dalle sue backing band, gli Egyptians dal 1985 al 1993 e i Venus 3 negli anni 2000.

Sciolti i Soft Boys nel 1981 (appena un anno dopo l'uscita del capolavoro "Underwater Moonlight"), Hitchcock non perde tempo e dà alle stampe il suo esordio solista "Black Snake Diamond Role", disco di buona fattura - anche se forse non all'altezza della produzione della sua vecchia band - che conteneva il brano "Acid Bird" dedicato al suo idolo Syd. Successivamente, forse in preda alla proverbiale "sindrome del difficile secondo album" con il seguente "Groovy Decay" (1982) fallisce da tutti i punti di vista, con conseguente insuccesso di critica e pubblico.
Come reazione alla debacle, Hitchcock decide di allontanarsi da tutto e da tutti, in una sorta di ritiro spirituale in un cottage nel Sussex. Da questa esperienza scaturirà non un'illuminazione mistica, ma il recupero di una creatività prorompente, esibita in "I Often Dream Of Trains". Non è necessariamente il suo album più rappresentativo, ma il più intimo e sentito, quello in cui confluiscono le parti più recondite della psiche disturbata dell'autore. In virtù della sua natura "confessionale", il disco è stato accostato a "Plastic Ono Band" di John Lennon (un altro dei suoi riferimenti), ma se in esso l'ex-Beatle esprimeva il suo lato emotivo in una sorta di seduta psicanalitica, rifacendosi alla tecnica psicoterapeutica del "primal scream" che stava sperimentando con lo psichiatra americano Arthur Janov, "I Often Dream of Trains" sembra piuttosto un delirio proveniente da una clinica psichiatrica composto dalle ossessioni e dai fantasmi psichici dell'autore, esorcizzati tramite un atteggiamento da avanguardia surrealista e un'ironia beffarda. Viene quasi spontaneo affrontarlo con un approccio da "psicopatologia della psichedelia quotidiana", senza però voler dare necessariamente un'interpretazione (psico)logica all'irrazionale, ma con un senso di meraviglia e sbigottimento di fronte alle assurde invenzioni continue che colpiscono l'ascoltatore.
È dunque nelle liriche deliranti che sta il fascino sottile di questo capolavoro, tanto quanto in una musica d'accompagnamento minimale e scarna, basata sul suono di voce, chitarra (prevalentemente acustica), piano e poco altro, che dà vita ad atmosfere evocative con il minimo dei mezzi.

Entrando nel merito dei singoli brani è opportuno premettere che l'album è introdotto e chiuso da due Notturni, brevi composizioni per solo piano tipiche della musica classica, dallo stile crepuscolare e minimale, che ricordano vagamente le creazioni di un gigante come Satie e che fanno pensare a un sipario che si alza e si abbassa su uno spettacolo del teatro dell'assurdo, incorniciando l'opera all'interno di una dimensione "altra", personale e unica. Tra questi due estremi accade di tutto: che Hitchcock confessi di voler essere una ragazza carina per fare un qualcosa di non meglio specificato sotto la doccia (si potrebbe pensare a pratiche autoerotiche...) nello schizzo punk acustico di "Sometimes I Wish I Was A Pretty Girl", o che dietro un apparentemente allegro e innocuo motivetto per sola voce si celi un percorso psicodiagnostico in cui, a partire da un rapporto disfunzionale con i genitori, scaturiscano in sequenza identità sessuale confusa, psicosi, alcolismo e suicidio, con uno humor noir anche più cinico dell'autoironia di "Madcap Laughs", o perfino che l'autore flirti con la morte in "Sounds Great When You're Dead", strofa ossessiva e ritornello a metà tra i classici dei Sixties e quelli del britpop, ma con un'eccentricità e un allure mortifero che hanno pochi riferimenti.

Alla follia di questi pezzi che lasciano interdetti si aggiunge la schizofrenia di un album che li alterna ad altri più composti e riflessivi, come "Cathedral", in cui la cattedrale in questione è quella della mente, costruzione gotica e complessa nella quale è facile smarrirsi, oppure "Flavour Of Nights", che riprende il piano classico dei notturni in spirali che avviluppano l'ascoltatore per poi esplodere in un sublime chorus da occhi lucidi, una delle vette melodiche del disco.
A metà della tracklist Hitchcock sembra riprendere fiato con il country placido di "Ya Sleeping Knights Of Jesus", per poi ripartire energico con "This Could Be The Day" come un Barrett resuscitato e rinvigorito, pronto ad affrontare il giorno della svolta aspettato da una vita, ma l'apparente ottimismo è trafitto da squarci visionari fatti di campane e lingue di fuoco, notti tropicali e schiavi nubiani, figure archetipiche che avrebbero incuriosito perfino un celebre psichiatra e simbolista come Carl Gustav Jung.

La seconda parte continua tra il serio (lo strumentale visionario "Heart Full Of Leaves" e "Autumn Is Your Last Chance", sulla scia di Nick Drake) e il faceto ("Furry Green Atom Bowl", spiritual-blues vocale d'altri tempi con tanto di call-and-response, che sarebbe stato perfetto per la colonna sonora del grottesco "Fratello dove sei?" dei fratelli Coen), tra Beatles sotto sedativi e folk cristallino ("Trams Of Old London"), per culminare nell'(anti) climax della title track, brano indefinibile dallo scintillio chitarristico, che getta una luce fioca sull'umbratile ed evanescente melodia vocale, con i treni che assurgono a luogo mitico di una dimensione metafisica senza tempo in cui incontrare un amore perso per un motivo o per un altro nella vita.
A chiudere i giochi è il secondo notturno, ma solo nell'edizione originale, perché nelle successive si aggiungono, oltre ai demo di alcuni brani, anche inediti posti all'interno della tracklist che non sfigurano affatto, come la serenata sentita "I Used To Say I Love You" e quella parodiata con voce demente alla Frank Zappa "Mellow Together" o il pop acustico sbarazzino da cocktail rilassato di "My Favourite Buildings".

L'influenza di Syd Barrett su Robyn Hitchcock dal punto di vista stilistico (folk scarnificato e minimale d'appoggio a melodie sghembe o sognanti) e lirico (sprazzi visionari, romanticismo tenero e ironia grottesca) risulta evidente, ma i due personaggi non sono del tutto sovrapponibili per approccio: se il diamante pazzo solista creò dal nulla uno stile quasi inconsapevolmente, esprimendo in modo spontaneo e naturale se stesso, e accidentalmente il suo disagio, il suo erede sembra giocare con la follia e i meccanismi distorti della mente con una certa consapevolezza facendone arte (anche se risulta difficile presumere un suo effettivo equilibrio psichico all'epoca). Con questo non si vuol reputare l'atteggiamento di Hitchcock una semplice posa da pazzoide talentuoso tra genio e follia, piace piuttosto considerarlo come una sorta di Salvador Dalì applicato alla pop-music, tanto che il metodo paranoico-critico utilizzato dal celebre pittore ("metodo spontaneo irrazionale basato sull'associazione interpretativo critica di fenomeni deliranti") potrebbe essere associato alla produzione creativa di un disco surreale come "I Often Dream Of Trains", un capolavoro da recuperare, anche perché "sognare spesso treni" non è mai stato al contempo così bizzarro e meraviglioso.

(14/01/2018)

  • Tracklist
  1. Nocturne (Prelude)
  2. Sometimes I Wish I Was A Pretty Girl
  3. Cathedral
  4. Uncorrected Personality Traits
  5. Sounds Great When You're Dead
  6. Flavour Of Night
  7. Ye Sleeping Knights Of Jesus
  8. This Could Be The Day
  9. Trams Of Old London
  10. Furry Green Atom Bowl
  11. Heart Full Of Leaves
  12. Autumn Is Your Last Chance
  13. I Often Dream Of Trains
  14. Nocturne (Demise)
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