Henry Rollins

Hot Animal Machine

1986 (Texas Hotel) | hard-psichedelia

Dopo aver assistito a un concerto dei Bad Brains, non è certo facile tornare a fare il commesso. Soprattutto se il commesso in questione è un certo Henry Rollins. La cosa più ovvia, invece, è quella di mandare tutto a puttane, lasciarsi alle spalle la natia Washington D.C. e correre come un matto a vedere cosa succede in quel di Los Angeles. Ora, avete presente Los Angeles tra la fine degli anni 70 e l'inizio degli anni 80? Bene. L'hardcore impazza, la violenza pure. E che dire dell'alienazione? Henry l'avrebbe amata da subito quella città…E sarebbe stato ripagato alla grande, amato e venerato mentre prestava la sua voce (sarebbe meglio dire, le sue urla) ai devastanti Black Flag di Greg Ginn (vi dice niente "Damaged"?). Lo avrebbe fatto per circa cinque anni, e lo avrebbe fatto alla grande. Tuttavia, Henry era un tipo schivo, lacerato da terribili tormenti interiori (quando si dice: un'infanzia difficile…). Tra il front-man animalesco e perverso che seminava scompiglio sui palchi di mezza America e il ragazzo timido che si portava dentro, c'era un abisso; e anche piuttosto profondo. Questo scarto gli creava non pochi problemi. Aveva bisogno di spazio. La bestia che gli rodeva il cervello e gli maciullava l'anima aveva bisogno di venire a galla, in maniera definitiva. Perciò, i Black Flag se ne andassero pure a quel paese! Un po' di riposo non avrebbe fatto male. Poi, c'erano pur sempre le performance di spoken-word a tenere desta l'attenzione nei suoi confronti. Ma la solitudine non è certo una buona compagna. Soprattutto se si è abituati a vedere la gente disposta a rompersi le ossa pur di poter saltare indiavolata mentre canta a squarciagola le canzoni che ti hanno reso una leggenda vivente.

Si sa: un amico è come un tesoro. Uno dei migliori di Henry era un certo Chris Haskett, dislocato a Leeds (Inghilterra) a fare chissà cosa. Molti dicono a suonare la chitarra. Tra una birra e l'altra, i due, insieme al batterista Mick Green e al bassista Bernie Wandell, mettono su un bel po' di roba tosta. Le session sono infuocate. Henry sembra rinato. I fantasmi iniziano a essere presi a calci in culo. Senza sconti. Però, non si può sempre stare lì a cazzeggiare; c'è bisogno anche di una certa professionalità. Perciò, si decide che è ora che il mondo sappia che Henry è tornato, ed è ancora più incazzato.

"Hot Animal Machine", pubblicato nel 1986, è una bomba atomica, un'orgia sfrenata in cui il rock'n'roll si accoppia con la psichedelia e si abbandona alle sevizie dell'hardcore. Insomma: un gran bel sentire…

Terrificante: questo è l'aggettivo appropriato. Potete definire diversamente l'assalto bestiale di "Black And White"? Rock'n'roll supersonico con tanto di chitarra stuprata e batteria pestona. "Followed Around" è scompiglio puro: voce come un cazzotto in faccia, chitarra lancinante, digressioni statiche e sinistre, esplosioni lisergiche a ripetizione. Il boogie abrasivo e gigione di "Lost And Found" sgorga che è una goduria dalle casse. La chitarra è un torrente lavico che scivola impetuoso a valle. Il tumultuoso voodoobilly di "There's A Man Outside" viene sfregiato da prodigiose derive psichedeliche. Corde tese allo spasimo. Accordi fratturati. Se qualcuno aveva qualche dubbio sulla grandezza di Haskett, beh, Dio lo perdoni. La cover di "Crazy Lover" (grazie Chuck Berry!) viene sventrata a modo loro. E' il brano meno (ehm…) originale del disco, anche se i nostri, come al solito, non fanno prigionieri.

Il ritmo scoppiettante di "A Man And A Woman" placa temporaneamente gli animi. La logorrea deviata di Henry volteggia insistente sulle scudisciate della sei corde. L'heavy-metal spavaldo e scomposto di "Hot Animal Machine 1" ritorna sulla strada dell'oltraggio. La collisione tra le liriche e la struttura musicale è spaventosamente efficace. Questi psicodrammi dell'era punk invadono definitivamente le zone d'ombra della psiche. Quella di Rollins è una straordinaria operazione psicoanalitica, atta a far diventare la musica (la "sua" musica) il veicolo principe delle sue angosce (e, di riflesso, quelle di un'intera generazione). La cover di "Ghost Rider" (quanto erano grandi i Suicide!) è uno schiacciasassi impazzito. Quella voce è troppo sicura di sé. E' la voce di chi non ha tempo per perdere tempo. Verboso e spavaldo come non mai, Rollins declina una superba versione in acido della velvetiana "Move Right In". Onore all'ex commesso; onore a Haskett; onore alla sua chitarra in fiamme; onore a questa combriccola di sporchi bastardi…

La delirante visione di "Hot Animal Machine 2", con improvvise scudisciate di hard-rock al napalm, si immerge in un mostruoso incubo psichedelico, condotto sull'orlo del collasso totale da una demoniaca spirale di chitarra, rapita da una estasi deforme e chimica. Il volo si è fatto radente. Non guarda più le stelle nere in una notte di luna piena. Si viaggia a ritroso nella mente, in cerca dei traumi che resero la giovinezza un inferno sulla terra. Dove i demoni non hanno un volto, ma solo il sapore acre della disperazione… L'ultimo vagito di questo capolavoro del rock moderno è nelle urla schizofreniche di "No One". L'anima di Rollins è in mostra dentro una galleria di abnormi allucinazioni. Ansima come un animale in gabbia, costretta a subire le più atroci torture. Ma non muove un dito per difendersi. Guarda in faccia il dolore e ingoia saliva fetida. Il suo respiro è pesante, infarcito di vita. Vuoto a perdere. Come la vita di ognuno di noi: fiori in un cassonetto dell'immondizia.

(08/11/2006)

  • Tracklist
  1. Black and White
  2. Followed Around
  3. Lost and Found
  4. There's a Man Outside
  5. Crazy Lover
  6. A Man and a Woman
  7. Hot Animal Machine 1
  8. Ghost Rider
  9. Move Right In
  10. Hot Animal Machine 2
  11. No One
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