Run DMC

Raising Hell

1986 (Profile Records) | hip-hop

Per definire un'evoluzione temporale nella storiografia del genere hip hop, è opportuno considerare una serie di paletti ben precisi entro cui muoversi. Innanzitutto, occorre ben tenere a mente la netta distinzione tra old school e new school, o meglio tra tutto quello che ha segnato la scena approssimativamente tra il 1979 e il 1983, e il periodo immediatamente successivo. La distinzione tra i capofila delle due scuole vede sul tavolo entità ben precise: da un lato ci sono i vecchi marpioni delle prime posse urbane tanto festose, quanto socialmente esplosive, come Afrika Bambaataa e Grandmaster Flash and The Furious Five; dall'altro lato troviamo, invece, il powerful rap di LL Cool J, ma soprattutto i Run DMC, composti dai due MC Joseph "Run" Simmons e Darryl "DMC" McDaniels, e il disc jockey Jason Mizell, in arte Jam Master Jay. Sono proprio loro i primi del giro capaci di uscire dalla baldoria ritmica del ghetto per flirtare con il rock, dando così vita a tutta una serie di piccole, ma emblematiche scosse alla musica popular di quegli anni, e contribuendo, de facto, alla futura nascita di generi musicali come il crossover.

La storia di questo trio è tra le più importanti del filone. I Run DMC hanno portato l'hip hop e il rap in generale dalle strade del ghetto, ai quartieri alti della Grande Mela. La nascita di questa formazione newyorchese comincia nei primi Anni Ottanta. In quel periodo, i fratelli Russell e Joseph Simmons sono due assidui ascoltatori di musica. Il primo, fiutando l'ottimo stato di salute del mercato discografico, ha già le idee molto chiare su quale sarà il suo futuro: diventare un grosso manager. Dunque, decide fin da subito di intraprendere questa carriera con la passione di chi ha tutti i requisiti umani, geografici e logistici per muoversi nei meandri di un determinato sentiero, quello del genere hip hop, entrando in contatto con un pezzo da novanta come Kurtis Blow, prima di fondare assieme al socio e amico di sempre Rick Rubin un'etichetta monstre come la Def Jam.

Nel frattempo, suo fratello Joseph è un ragazzo che studia scienze mortuarie presso LaGuardia Community College di New York. Ed è proprio dinanzi a un cadavere, che il ragazzo trova l'ispirazione giusta per stendere i suoi primi versi, aiutato dall'amico fraterno Darryl, in un primo momento osteggiato da Russell in quanto poco dotato come paroliere ed MC. Il successivo incontro dei due amici con l'abilissimo Mizell porterà istantaneamente i suoi frutti. Il singolo "It's Like That / Sucker M.C.'s (Krush-Groove 1)" vede la luce nel 1983 per la Profile Records di Steve Plotnicki e Cory Robbins, e anticipa il primo Lp del trio "Run-D.M.C." dell'anno seguente. L'andatura decisa e cattiva di "Sucker M.C's (Krush Groove 1)" è per molti il primissimo esempio di hardcore del settore. Ma è con il tormentone "It's Like That" che l'hip hop non sarà più lo stesso; saccheggiato da una fitta schiera di musicisti come Snoop Dogg e i Freestyle Fellowship, passando per Macy Gray e Armand Van Helden, è uno di quei brani che hanno fatto epoca, spingendo un intero genere musicale in ogni angolo del globo terrestre.

Con il secondo album "King Of Rock", l'intenzione dei tre di unire i cocci del rock e dell'hip hop, è palesata ancor più intensamente al mondo attraverso una serie di tracce nelle quali non mancano campionamenti di mastini del rock come Billy Squier. L'interscambio sarà reciproco, e gli stessi Run DMC verranno ripresi a loro volta da band come Anthrax ("You Talk Too Much", campionata nell'irriverente "I Am The Man"). L'album espone inoltre il primo amplesso tra rap e reggae contenuto nel brano "Roots, Rap, Reggae". Tuttavia, è con il successivo "Raising Hell" che la quadratura del cerchio diventa definitiva. Alla produzione dell'album partecipano attivamente anche Rick Rubin e Russell Simmons, e fin dalle prime battute dell'introduttiva "Peter Piper" prendono forma soluzioni avvincenti e innovative, come alternare scratch a campionamenti jazz di musicisti come Bob James e John Davis and the Monster Orchestra. Segue il riff di "My Sharona" dei Knack contenuto in "It's Tricky", masticato e risputato da Jam Master Jay con la spavalderia di chi vuol far baldoria unendo gli stilemi del rock e del rap in un incrocio a cui è impossibile resistere, e a cui fungono da volano i versi gigioni e diretti di Run e DMC come "I met this little girlie, her hair was kinda curly/ Went to her house and bust her out, I had to leave real early/ These girls are really sleazy, all they just say is please me/ Or spend some time and rock a rhyme, I said "It's not that easy".

"Raising Hell" non è soltanto un album hip hop tecnicamente ineccepibile e clamorosamente seminale sotto il piano stilistico. Per molti aspetti, esso incarna appieno l'iconografia estetica di questo stile musicale. Un manifesto della cultura rap fatta di indumenti larghi e sgargianti, berretti e catenine, ma soprattutto marchi eletti a status symbol per intere generazioni, come la tedesca Adidas venerata fino al midollo nel brano "My Adidas". Quello messo in piedi dai Run DMC è un endorsment totale e totalizzante, e sancisce l'inizio di un legame, talvolta indissolubile, tra la cultura rap e il capitalismo più sfrenato. Le parole segnalano anche un esilarante approccio biografico della faccenda, mediante il rimando alla partecipazione degli stessi Run DMC al Live Aid dell'anno prima: "I stepped on stage, at Live Aid/ All the people gave, and the poor got paid/ And out of speakers I did speak/ I wore my sneakers but I'm not a sneak/ My Adidas touch the sand of a foreign land/ With mic in hand, I cold took command/ My Adidas and me close as can be/ We make a mean team, my Adidas and me/ We get around together, we down forever/ And we won't be mad when caught in bad weather/ My Adidas... my Adidas...". Successivamente, Darryl McDaniels dichiarerà che l'ispirazione per questo brano venne in realtà a Russell Simmons mentre fumava PCP lungo la 205th Street.

Se con "King Of Rock" i Run DMC avevano pubblicamente esposto la loro voglia di sporcarsi e contaminarsi con il vecchio e sano rock 'n' roll, la sola cover di "Walk This Way", messa in piedi nientedimeno che con gli stessi autori Steven Tyler e Joe Perry degli Aerosmith, rappresenta la vetta più alta e osannata del loro intento. Il brano fu un successo pazzesco e aiutò l'album a vincere tre dischi di platino, nonché economicamente gli stessi Tyler e soci finiti in quel periodo in una sorta di limbo commerciale.
L'incanto continua nella tensione beffarda di "Hit It Run" con un incontenibile Mizell alla console e DMC a inanellare proclami quali "Born to rock around the clock/ You can't say I'm not/ And in case you forgot/ I'm the king of rock!", cui si somma il sample di "Rocket In The Pocket" di Cerrone ripresa ulteriormente nella seguente title-track attraverso un gioco di incastri ritmici e riff d'assalto. Il basso birichino di "You Be Illin'" con tanto di sax e sample di "Aj Scratch" dell'amico Kurtis Blow alza ulteriormente l'asticella, dimostrando a piene mani quanto i Run DMC fossero importanti per tutto ciò che avrebbe caratterizzato in futuro l'intera scena, a cominciare dall'invasione globale di quei mattacchioni dei Beastie Boys con l'album "Licensed To Ill". Non poteva poi mancare la traccia omaggiante la propria stirpe e la propria comunità: "Proud To Be Black". È un brano a suo modo intenso, e contiene anche un sample di "Catch a Groove" del duo disco funky Juice, quest'ultima guarda caso ripresa contemporaneamente dagli stessi Beastie Boys nel brano "Posse in Effect", e due anni dopo dai divini EPMD in "You Gots to Chill" nell'altrettanto seminale "Strictly Business".

Dopo "Raising Hell", i Run DMC continueranno a produrre grandi cose come il successivo "Tougher Than Leather", a cui seguì tutta una serie di polemiche con la label Profile dovuta alla presenza del logo della Def Jam nell'omonimo film, con i tre nel ruolo di protagonisti. Parimenti, il successo ottenuto nei primi anni in realtà non fu mai ripetuto, e verso la fine degli anni Ottanta cominciarono i primi guai: Simmons fu accusato di aver violentato una donna nella sua stanza d'albergo a Cleveland, riuscendo solo in seguito a smarcarsi legalmente da tali accuse, mentre McDaniels ebbe serissimi problemi legati all'alcool, in seguito risolti. A tutto questo seguì la conversione di entrambi al cristianesimo, che in termini artistici non aggiunse nulla di rilevante alla loro scrittura. Il trio smise di fare musica nel 2002, dopo la morte di Jason Mizell, rimasto ucciso da un colpo di pistola alla testa in uno studio di registrazione nel Queens. Dal sito ufficiale della band Simmons dichiarerà: "I Run DMC si sono ritirati ufficialmente. Non ce la farei a salire sul palco con un nuovo DJ. Alcuni gruppi rock possono sostituire il batterista, ma io non mi saprei esibire in altro modo se non con i tre membri originali. Ci siamo ritirati, qualcuno ha un lavoro là fuori?"

N.W.A., Public Enemy, Boogie Down Productions, e molti altri ancora hanno seguito a ruota libera la lezione dei Run DMC negli anni a venire. Chiunque abbia fatto musica hip hop dal 1983 in poi, deve, in un modo o nell'altro, qualcosa ai Run DMC. E "Raising Hell" non è "nient'altro" che il momento più alto della loro carriera. Scusate se è poco.

(26/03/2017)

  • Tracklist
  1. Peter Piper
  2. It's Tricky
  3. My Adidas
  4. Walk This Way (feat. Aerosmith)
  5. Is It Live
  6. Perfection
  7. Hit It Run
  8. Raising Hell
  9. You Be Illin'
  10. Dumb Girl
  11. Son Of Byford
  12. Proud To Be Black


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.