Sigur Ros

gtis Byrjun

1999 (Smekkleysa / Fat Cat) | dreamy post-rock

Leita að ágætis byrjun,
en verð að vonbrigðum*


*I look for a good beginning,
but it becomes a disappointment

Speranza e disillusione, asprezza e grazia, tormento ed estasi: opposti che si incontrano, generando contrasti stridenti e connubi imprevedibili, come quello tra ghiaccio e fuoco della natia Islanda, terra con cui i Sigur Rós non hanno mai nascosto di avere un rapporto viscerale, tanto in termini di rifugio personale quanto di ispirazione per la loro musica.
Il fascino sublime della loro terra e i suoi paesaggi da far rimanere senza fiato costituiscono le scontate quanto appropriate immagini suscitate da "Ágætis Byrjun", secondo album dei Sigur Rós, ma primo a trovare diffusione oltre i confini nazionali, nonché viatico per la consacrazione della band tra i più autorevoli rappresentanti della musica dell'ultimo decennio.

La sensazione di nuovo inizio, legata a questo lavoro, devono peraltro averla avvertita i suoi stessi autori, tanto da volerla esprimere fin dal suo titolo - "un buon inizio" - scelto quasi per caso dalla band, a commento della prima registrazione del brano in seguito indicato col medesimo titolo. E di nuovo inizio si tratta davvero per i Sigur Rós, poiché rispetto al precedente "Von", "Ágætis Byrjun" vede assestarsi per la prima volta quella che da qui innanzi diverrà la line-up consolidata della band, con l'ingresso in formazione di un nuovo batterista, Orri Páll Dýrason, e la preziosissima aggiunta del polistrumentista Kjartan Sveinsson (chitarra, pianoforte, tastiere, flauto).
Anche in virtù dei cambiamenti d'organico, la genesi dell'album è alquanto sofferta, tanto da richiedere oltre due anni tra il momento iniziale della scrittura, l'elaborazione sonora e infine la registrazione dei brani.

L'album esce in Islanda nel 1999, ma solo nell'agosto dell'anno successivo in Inghilterra e nel resto d'Europa, e rende subito evidente che il suo lungo periodo di gestazione è stato messo a frutto nel migliore dei modi possibili, poiché il suo risultato è, semplicemente e con immensa naturalezza, la definizione di uno stile unico, le cui avvisaglie potevano già essere percepite in alcuni brani di "Von" ("Hafssól", "Syndir Guðs", "Von"), ma che qui viene compiutamente declinato secondo molteplici sfaccettature, ognuna delle quali rende tangibile un suono inaudito, che scompagina categorizzazioni e cervellotici tentativi ricostruttivi, in favore di un approccio particolarissimo e toccante, tutto incentrato sull'espressione e sulla sollecitazione di emozioni profonde.
Al di là di considerazioni stilistiche, è proprio la straordinaria capacità di creare musica "emozionante" che caratterizza fortemente i Sigur Rós in "Ágætis Byrjun", opera quanto mai varia e articolata, in perenne equilibrio tra dolcezza e irruenza, tra levità e cupezza, ricondotte al comune denominatore di una musica risultante dall'incontro di un impianto "rock" elettrico con un afflato orchestrale, entrambi connotati dal cantato vibrante di Jónsi, disorientante nel suo tono da elfo, ora etereo ora acuto, ma sempre incredibilmente espressivo.

Dopo una breve "Intro" (che altro non è se non una parte della title track suonata al contrario), sono i reiterati vocalizzi di Jónsi a conferire sembianze aliene a "Svefn-G-Englar", brano mutante di dieci minuti che, tra chitarre in torsione verticale e melodie celestiali, introduce in atmosfere oniriche e sofferte, di grande tensione e coinvolgimento emotivo.
Tali ultimi tratti distintivi possono essere lontanamente accostati a quelli del post-rock più emozionante, nel cui calderone la musica dei Sigur Rós sovente è stata annoverata. Tuttavia, tanto le premesse che la sensibilità qui dimostrata dalla band islandese risultano diverse e del tutto peculiari poiché, se è vero che il crescendo trasognato di "Viðrar Vel Til Loftárása" e il suo sfociare nel suono pronunciato delle chitarre presentano tratti del cosiddetto "post-rock orchestrale", gli elementi e la sensibilità compositiva sono piuttosto diversi e intesi al romanticismo arioso e per nulla stucchevole che caratterizza gli arrangiamenti di quasi tutti i brani.
Basti osservare il rigore compositivo e, al tempo stesso, la fresca giocosità che traspare da "Starálfur", ove la magnificenza degli archi, unita addirittura a un inserto lirico, viene depotenziata da una chitarrina acustica che funge da giro di boa del brano, prima della sua trasformazione in florilegio romantico, appena contrappuntato dall'elettronica e da un cantato intimo che cela una parte di enigmatica palindromia.
Altrove, i toni si fanno invece più sofferti, prospettando una costante ambivalenza tra sensazioni armoniche avvolgenti e testi permeati da forte pathos emotivo, costellati da arrangiamenti lievi e imprevedibili increspature ritmiche, che in più di un'occasione ("Ný Batterí", "Hjartað Hamast") assumono forma di sinuoso beccheggio, palese richiamo a sentori nordici e flutti ghiacciati, ora cullanti, ora spaventosi.

La forte connotazione geografica d'origine, percepibile nei suoni di buona parte dell'album ed espressa altresì attraverso l'orgoglioso utilizzo dell'idioma islandese per tutti i testi, aggiunge ulteriore, affascinante imperscrutabilità a un lavoro già denso di suggestioni derivanti dalla sua particolarissima ibridazione stilistica, uno sbalorditivo mélange tra etereo romanticismo, orchestralità, matrici psych e spunti latamente post-rock.
Sfuggente pertanto a qualsiasi inquadramento definitorio, "Ágætis Byrjun" è un lavoro che racchiude in sé tanti elementi eterogenei, declinandoli secondo una sensibilità che non perde mai di vista il lato istintivo ed emozionale della musica, intesa non altro che quale veicolo di espressione del sentimento. Oltre la razionalità, è questo il fattore maggiormente rilevante di "Ágætis Byrjun", opera la cui valenza sarebbe tuttavia riduttivo circoscrivere ai soli aspetti emotivi, poiché ha senz'altro contribuito a segnare un modo di fare musica, ponendo le basi per uno stile e un approccio fondamentale per gli anni 2000 e per lo stesso percorso della band, da qui innanzi proiettata verso stima e fama crescenti, conseguite attraverso una forza espressiva davvero unica.
Insomma, molto più di un buon inizio: anzi, un passo da giganti di quattro giovani islandesi, guidati da talento cristallino e passione autentica, che probabilmente non avrebbero mai immaginato quanto lontano questo loro "nuovo inizio" li avrebbe condotti.

(08/07/2008)

  • Tracklist
  1. Intro
  2. Svefn-G-Englar
  3. Starálfur
  4. Flugufrelsarinn
  5. Ný Batterí
  6. Hjartað Hamast
  7. Viðrar Vel Til Loftárása
  8. Olsen Olsen
  9. Ágætis Byrjun
  10. Avalon
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