Six Finger Satellite

The Pigeon Is The Most Popular Bird

1993 (Sub Pop) | post-hardcore, noise

Che Providence (Rhode Island) sia stata negli ultimi anni territorio fertile per la proliferazione-diffusione di tutta una serie di band capaci di riscrivere la storia del noise-rock - e non solo - adattandola allo scentramento estetico del nuovo millennio e a procedure che possono definirsi di stampo più artigianale, è cosa oramai risaputa. Basti pensare a creature informi tipo Lightning Bolt, Mat Brinkman o Men's Recovery Project. Di questi si conosce molto, e soprattutto dei primi, (quantomeno) in relazione ai circuiti underground. Perché è in questi che è nato il Fort Thunder: cioè da una fabbrica abbandonata del distretto industriale di Olneyville, occupata da artisti locali che ebbero a che fare, in maniera più o meno diretta, con quelle band (furono proprio gli stessi Brinkman e Brian Chippendale dei Lightning Bolt a impadronirsi dello spazio), e che funzionò, dall'occupazione del 1995 fino alla demolizione del 2001, da vera e propria Factory-Squat per la scena cittadina.
Detto questo, bisognerebbe aggiungere che forse si sa meno dei Six Finger Satellite, la band capitanata da Jeremiah Ryan e Rick Pelletier, che allestì lo studio di registrazione Parlour iscrivendosi in tal modo nelle pagine capitali della storia musicale di Providence. Anzi: in quelle pagine ci entrarono a maggior titolo quando fu pubblicato dalla Sub Pop il loro primo album, "The Pigeon Is The Most Popular Bird", nel '93, e che, pur distaccandosi dai lavori delle future band locali sul piano dei risultati, gettò tuttavia le basi per quello che sarà poi definito come Providence Sound.

Ma in che modo ebbe origine quello che sarà lo stile di una delle città fino ad allora meno importanti dal punto di vista della cultura musical-giovanile?
Coi Six Finger Satellite i luoghi da cui attingere materiale sonoro sono tutti da ritrovare nella new wave - tanto da risultare in tal modo anche gli antesignani dell'altro fenomeno attuale della neo wave - nella no wave, nell'elettronica più scheletrica, nell'industrial, nel post-hardcore dei Jesus Lizard e, più in generale, in tutte le derive noisy a partire dagli 80 (Sonic Youth in primis). Ovviamente tutto questo filtrato dall'esclusiva "sensibilità" dei singoli componenti della band, a cominciare dalle liriche ispirate del cantante Jay Ryan, che aggiungono all'opera in questione un ulteriore senso di deriva morale - è in effetti, forse, l'ironia mancata (o mancante) una delle differenze "ideologiche" dei 6FS rispetto alle attitudini più ridanciane del Fort Thunder - e proseguendo con la scarsa perizia tecnica, colmata però da un'incisività travolgente dei chitarristi John McLean e Peter Phillips, e soprattutto con l'abilità della sezione ritmica nel convogliare in maniera programmatica l'andazzo stilistico del gruppo, grazie alla batteria di Rick Pelletier e al basso di Kurt Niemand.

Sarà quindi sorprendente verificare tutto questo lungo il tracciato dei dieci brani del loro primo lavoro discografico, brani affiancati nelle spaziature da altrettanti intermezzi ("Untitled"), con l'aggiunta dell'ultimo senza titolo dalla durata di quasi quattordici minuti. Ed è "Home For The Holy Day" che ragguaglia sulle prime coordinate costitutive l'opera, con l'andamento nevrotico della voce e della sezione ritmica, tipicamente in stile hardcore-destrutturato, e le chitarre che anticipano in qualche modo quello che sarà più evidente nel brano successivo, "Laughing Larry", e cioè l'attitudine sincopata/dissonante delle trame che richiama in modo palese lo stile punk-funk di certo post-punk britannico (Gang Of Four, Pil) e della new wave dei Talking Heads. È poi una digressione à-la Chrome che anticipa "Funny Like A Clown", unico spazio, assieme al disco-punk di "Save The Last Dance For Larry", concesso alla "comicità", anche se piuttosto amara.

Ma è nell'interstizio che separa la sesta traccia da "Deadpan" - un post-hc astenico che preannuncia architetture ricalcanti quelle dei Birthday Party, ben evidenti in "Hi-Lo Jerk" (o nella rumorosa "Takes One To Know One"), con tanto di armonica stralunata a sottolineare la disposizione generale a filo scoperto - che si nota l'elettronica spastica ancora una volta (e non sarà l'ultima) derivativa dei pastiche impossibili firmati Helios Creed & Damon Edge.
E se "Love (via satellite)" riporta a dei Jesus Lizard soltanto un po' più cerebrali, il dadaismo dell'ottava "Untitled" introduce invece la baraonda di "Solitary Hiro", un altro pseudo-funk che deflagra in un hardcore stonato, percorso da fitte elettroniche a rendere il tutto sempre più straniante.
Il compendio di tale prassi artistica - degradata - lo si ravvisa in "Neuro-Harmonic Conspiracy", una danza postmoderna in cui i residui di vitalità (meccanica) di quella che era la new wave "storica" si tramutano in abulia irreversibile, salvando così solo la parte puramente automatica del ballo, ormai privo di qualsiasi contenuto emotivo che non sia legato in qualche modo al patologico.
Chiudono, come preannunciato, i quattordici minuti dell'ultima "Untitled", un groviglio psycho-industrial che sembrerebbe raggruppare tutti gli intermezzi precedenti in un unico calderone allucinato/dilatato a dismisura.

Ad ogni modo, anche se le proprietà fondanti di "The Pigeon Is The Most Popular Bird" sono in larga parte retaggio del (noise-)rock più viscerale, non bisogna dimenticare che l'atteggiamento dei Six Finger Satellite è quello di un gruppo di intellettuali alle prese con l'analisi delle degenerazioni quotidiane dell'uomo moderno, con tanto di citazioni colte ostentate all'occorrenza. Ed è probabilmente anche in questo senso che si distaccano da tutte le altre band conterranee che nasceranno di lì a poco (nonostante abbiano pure avuto non pochi guai con le droghe). Ma è forse proprio in questo che sta la grandezza della band, nell'essere stata cioè in grado di far convivere l'anima più nevrotica con quella più incline all'irruenza, senza escludere il pensiero da tale contesto - per quella che sembrerebbe essere, in ultima analisi, un'attitudine decisamente postmoderna alla sintesi compositiva. Con in più, dalla sua, la spietatezza dello sguardo.

(12/06/2011)

  • Tracklist
  1. Untitled 1         
  2. Home For The Holy Day     
  3. Untitled 2         
  4. Laughing Larry     
  5. Untitled 3         
  6. Funny Like A Clown     
  7. Untitled 4         
  8. Deadpan     
  9. Untitled 5         
  10. Hi-Lo Jerk     
  11. Untitled 6         
  12. Love (Via Satellite)     
  13. Untitled 7         
  14. Save The Last Dance For Larry     
  15. Untitled 8         
  16. Solitary Hiro     
  17. Untitled 9         
  18. Neuro-Harmonic Conspiracy     
  19. Untitled 10         
  20. Takes One To Know One     
  21. Untitled 11        


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