Smiths

The Queen Is Dead

1986 (Rough Trade) | pop

Poche band come gli Smiths sono riuscite a creare un legame di stretta appartenenza affettiva e completa identificazione empatica con il proprio pubblico, legame capace di rimanere pressoché inalterato (una sorta di patto o culto laico) a distanza di anni dallo scioglimento. Ancora meno sono stati poi i gruppi in grado, come loro, di incarnare sino in fondo la complessità di una specifica epoca culturale e storica, divenendo un megafono per l'urlo di un'intera generazione. Manchester, che già aveva espresso i Joy Division alla fine degli anni Settanta, troverà nel decennio successivo una sola figura dominante e "paradigmatica": quella degli Smiths.
L'impatto che l'opera musicale (e poetica) del gruppo guidato da Steven Patrick Morrissey e Johnny Marr ha avuto nella cultura britannica è infatti ancor oggi più che tangibile, tanto che si potrebbe quasi dire che, dall'anno del suo scioglimento fino ad oggi, la band non abbia mai cessato di essere attuale (con un apice significativo negli anni del brit-pop). Non male per un gruppo che non ha mai inseguito la pretesa di sperimentare il "nuovo", ricercando un "bel canto" capace di attingere e preservare una verità esistenziale libera dalle maschere mistificanti e traditrici delle ideologie e dei troppo facili conformismi.
Al successo inarrestabile di questa leggenda hanno contribuito in pari misura una stile musicale estremamente riconoscibile nelle sue apparentemente semplici movenze e la figura carismatica ed egocentrica di Morrissey, cantante, sottilissimo fustigatore della società inglese, nonché sopraffino scrittore "prestato" alla musica.

L'esordio omonimo del 1984 e il successivo "Meat Is Murder" avevano già messo in luce le caratteristiche essenziali degli Smiths: lo stratificarsi dei morbidi arpeggi chitarristici di Marr, che scivolano a cascata sulle parole intonate da Morrissey, fasciandole in una trama calda e crepuscolare di suoni aerei e trasecolati. Il cantante, dal canto suo, plana con leggerezza sulle superfici levigate dalla propria voce, in bilico tra la tensione emotiva di un'aria operistica e il salmodiare assorto di un maestro di culto.
Ma la definitiva consacrazione arriverà nel 1986, al termine di una fase particolarmente intensa e complicata della loro parabola. Morrissey e Marr, infatti, devono fare i conti con le rimostranze da parte di altri due membri del gruppo - Rourke e Joyce - relative alla ripartizione interna dei compensi (sulla cui entità nasce una diatriba anche con la Rough Trade). Inoltre, due manager vengono licenziati nel giro di pochi mesi e la band decide di gestirsi in maniera autonoma.

Nonostante questo, il gruppo riesce a registrare il suo album migliore, "The Queen Is Dead", sotto la supervisione di Stephen Street (futuro decano del brit-pop con i Blur) che già aveva preso parte alle sessioni di "Meat Is Murder". L'album arriva nei negozi nel giugno 1986, scalando rapidamente le classifiche di vendita, anche grazie agli splendidi singoli che gli fanno da traino, in particolare la bellissima e struggente "The Boy With The Thorn In His Side", "Bigmouth Strikes Again", "Panic" (famosissima la sua fatwa ai danni del popolo delle discoteche e della loro musica, destinata ad alimentare il solito vespaio di polemiche mediatiche) e "Ask", queste ultime due date alle stampe qualche mese dopo la pubblicazione dell'album e non incluse nella sua tracklist.
Il disco doveva originariamente intitolarsi "Margaret On The Guillotine" (ennesima stoccata con stile mordace alla Thatcher), a testimonianza di un'insofferenza sempre più tragica e inevitabile nei confronti di un paese decaduto sia dal punto di vista morale che da quello politico. Ma sarebbe riduttivo interpretare il titolo e l'opera nel suo insieme in una chiave esclusivamente (anti)britannica, la crisi cui gli Smiths fanno riferimento è, in un certo senso, molto più generale e allude al crollo progressivo e ineluttabile di tutte le illusioni, di tutte le grandi narrazioni sociali (la patria, l'impero, il partito, la rivoluzione sessuale, Dio, la stessa musica) che avevano sostenuto e imbastito la retorica collettiva dei grandi movimenti libertari dei decenni precedenti, schiacciandone poi le tuonanti promesse contro la dura e fredda parete di una esistenza sempre più scissa e drammaticamente consegnata alla sua solitudine individuale.

Musicalmente il disco non si discosta poi molto dalla restante produzione smithsiana (caratterizzata, come visto, da una generale omogeneità, anche qualitativa). L'album entra di fatto nella storia del rock britannico più degli altri per il suo riuscire in un certo modo a sintetizzare quella che è a conti fatti la "cifra" degli Smiths, attraverso un'agile selezione di dieci composizioni abbastanza caratterizzate e stilisticamente ben "staccate" le une dalle altre. È ad ogni modo qui che si ritrovano alcuni dei frutti più riusciti e convincenti del binomio Morrissey-Marr. Da questo punto di vista la seconda metà del lavoro rasenta la più estatica e vibrante perfezione: se "Cemetery Gates" rimane impigliata tra le pieghe di un country-rock dal sapore fifties, incorniciato da vivaci sbuffi di basso, "Bigmouth Strikes Again" ha un passo ancora più spedito e tambureggiante che fa da perfetto apripista ai fasti senza tempo di "The Boy With The Thorn On His Side", costruita attorno a una melodia indimenticabile sulla quale la voce di Morrissey (ai suoi apici interpretativi) si lascia danzare disegnando un elogio bellissimo della leggerezza senza tempo.

L'arma più affilata degli Smiths sembra quasi essere il dono sfacciato della loro nuda fragilità, come dimostrato dalla tripletta di pezzi finali: se "Vicar In A Tutu" è un malizioso folkabilly che va ad aggiungersi a una collezione ormai piuttosto nutrita di pezzi dall'impianto simile, "There Is A Light That Never Goes Out" potrebbe non finire davvero mai, incastonata com'è in una melodia elegante e asciutta, in bilico tra la tradizione degli chansonnier francesi dall'anima più rurale (accentuata dalle coloriture orchestrali) e la levità sognante di un sonetto elisabettiano. Ma, e proprio in questo mirabile contrasto cromatico risiede gran parte della sua miracolosa bellezza, le parole del testo sono pregne di amarezza e buio pessimismo. Con "Some Girls Are Bigger Than Others" si ritrova una via personale alla new wave e le guizzanti intuizioni di Marr alla chitarra intrecciano una mantello di note iridescenti e mobilissime.
Anche i pezzi della prima metà dell'album contengono ad ogni modo motivi di interesse: "The Queen Is Dead" ripresenta il lato più avventuroso e musicalmente sperimentale della band, attraverso una composizione di oltre sei minuti, caratterizzata da diversi scarti e cambi di scenario, soprattutto nella seconda metà. "Frankly, Mr. Shankly" è un divertito stomp passatista, che sembra quasi fare il verso a Sinatra, mentre "I Know It's Over" è un altro pezzo importante, intriso di malinconia soul vellutata di ascendenza Motown, che si fa avanti con passo ferito e titubante per poi aprirsi in un movimento più corale, emotivamente molto partecipato. "Never Had No One Over" da un certo punto gli fa quasi eco, attraverso una struttura per certi versi molto simile.

Il clamoroso successo del disco, accompagnato dalle inevitabili polemiche sulle sortite anti-monarchiche, rappresenterà l'apice della parabola degli Smiths, destinata a chiudersi solo un anno dopo, in seguito alla pubblicazione di "Strangeways Here We Come". A tenere alto il vessilo della band sarà soprattutto Morrissey, con una lunga avventura solista, che prosegue tutt'oggi. La carriera di Johnny Marr, invece, rimbalzerà negli anni a venire attraverso una pluralità disordinata di progetti, musicalmente molto variegati, dagli Electronic (insieme a Bernard Sumner dei concittadini New Order) ai fallimentari Healers, passando per decine di collaborazioni nelle vesti di coautore di singoli brani, arrangiatore o semplice turnista, fino al recente exploit al fianco degli indierocker Modest Mouse e al suo ingresso nei giovani Cribs di qualche mese fa.

(09/11/2006)

  • Tracklist
  1. The Queen Is Dead
  2. Frankly, Mr. Shankly
  3. I Know It's Over
  4. Never Had No One Ever
  5. Cemetery Gates
  6. Bigmouth Strikes Again
  7. The Boy With The Thorn In His Side
  8. Vicar in A Tutu
  9. There Is A Light That Never Goes Out
  10. Some Girls Are Bigger Than Others


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