Soft Cell

Non Stop Erotic Cabaret

1981 (Some Bizarre) | synth-pop

"Niente sesso, siamo inglesi"? Altroché. La conturbante, tossica e torbida passionalità di Marc Almond sposa la precisione dei sintetizzatori e lancia l'archetipo del duo synth.
Cosa succede se lo Scott Walker più teatrale e appassionato incontra i Kraftwerk di "Autobahn" dopo un viaggio sul treno del post-punk sfogliando, nel mentre, una copia dell'ultimo numero di Penthouse (da nascondere in una busta del pane, non si sa mai che passi un controllore...)? La risposta è più facile di quanto sembri. Nasce l'alchimia, la ricetta magica che tanto successo ha fatto avere a un duo di studenti di un istituto d'arte a Leeds, Peter Mark Almond di Southport e David Ball di Blackpool, destinato a scuotere non poco l'establishment televisivo e radiofonico di una Albione magari non perfida quanto arroccata in un perbenismo il più delle volte ipocrita e di pura facciata.
Ormai erano passati diversi anni da quando Marc Bolan dei T. Rex si esibiva a "Ready Steady Go!" e David Bowie divideva il grande pubblico con l'indimenticabile, grandiosa messinscena dell'alieno Ziggy Stardust: "Let's turn on and be not alone/ Gimme your hands, 'cause you're wonderful", cantava in quella "Rock 'n' Roll Suicide" che cambiò definitivamente la vita al giovane inquieto Almond, figlio di un ufficiale dell'Esercito di Sua Maestà con il brutto vizio dell'alcool, ancora alla ricerca del suo posto nel mondo. Smaltita la sbornia del punk, l'Inghilterra dell'inizio degli anni Ottanta aveva scoperto e abbracciato l'edonismo, il new romantic, i ritmi ballabili che scandiscono rassicuranti storie di ragazzi che incontrano ragazze e, il più delle volte, vivono felici e contenti.
Sembrava che non ci fosse spazio per un eccentrico cantastorie che nella sua poesia raccontava lo squallore ben celato dietro i lustrini, che puntava il dito contro la doppia vita e la doppia, tripla morale dell'inglese medio, cantando del ragazzo che incontra la ragazza e la induce a prostituirsi e della perdita dell'innocenza, traendo ispirazione da storie di vita quotidiana, magari catturate con una 35mm, da buon voyeur,o da libri come "À Rebours" di Joris-Karl Huysmans e "Le città di notte" dello scrittore texano John Rechy.

Nel 1981, dopo un singolo che funziona bene nei dancefloor ma male in classifica, la Phonogram dà ai Soft Cell un'ultima possibilità e questi se la giocano con una cover northern-soul. Inizialmente il duo avrebbe preferito rileggere "The Night" di Frankie Valli, ma alla fine la scelta cade su una hit minore di Gloria Jones, cioè "Tainted Love", destinata a diventare uno dei 45 giri di maggior successo di sempre (l'anno dopo resterà saldo nella classifica di Billboard per quarantatré settimane, sorpassando nel Guinness dei Primati "Rock Around The Clock" di Bill Haley And The Comets) con dieci milioni di copie vendute nel mondo e un'infinità di rivisitazioni successive.
Quasi una scommessa, l'ultima carta da giocare per emergere in un music business dal quale il giovane Almond era al tempo stesso attratto e disgustato, perché di fare il ruffiano coi giornalisti e di fare lo scemo nelle trasmissioni televisive, di diventare la macchietta di se stesso, non aveva la minima voglia. Lo ferivano, le storielle inventate che l'ufficio stampa della Phonogram dava in pasto alla gente per creargli l'immagine del dannato, del dandy dall'ambigua sessualità perennemente vestito di nero, però voleva anche il mondo ai suoi piedi. Riscattarsi. Essere finalmente qualcuno, a qualsiasi prezzo. E non sempre le sue idee incontravano il plauso di un'etichetta discografica preoccupata, nervosa, che lo implorava in tutti i modi di mettere meno eyeliner, di starsene buono, di vestire i panni della star perfetta per "Top of the Pops" (allora una vera istituzione).

Proprio grazie a "Tainted Love" i ragazzi arrivano alla celebre trasmissione della BBC. Dave Ball non si scompone ed esegue il brano con precisione clinica, mentre il suo compare si dimena sul palco come un furetto con un trucco pesante che scatena le ire dei benpensanti "che pagano il canone e che certe cose a tavola coi figli non vogliono vederle". "Da quel momento sembrava che tutte le ragazze volessero sposarmi, le madri redimermi, i nonni mandarmi in galera, i ragazzi spaccarmi la faccia", racconta il cantante, che ben presto si troverà a gestire una carriera (e un'immagine pubblica) senza il supporto sufficiente di un manager, Stevo Pearce, dotato di un grande talento ma ancora terribilmente immaturo e poco professionale.
Certe ingenuità vengono a galla subito: Marc e Dave non immaginavano che "Tainted Love" sarebbe mai stato un successo e non si curarono di inserire nel lato B del singolo un brano scritto di loro pugno, e la decisione di piazzare nel retro un'altra cover ("Where Did Our Love Go?" di Diana Ross e le Supremes) costò loro molto cara - curiosamente Almond commise di nuovo l'errore quando la sua versione di "Something's Gotten Hold Of My Heart" di Gene Pitney (in un duetto con quest'ultimo) arrivò di nuovo in vetta alle classifiche. Croce e delizia, la canzone iniziò presto a diventare un vero incubo per il ribelle torch-singer di provincia, che arrivò a rifiutarsi di eseguirla in concerto per parecchi anni.

Come si fa in questi casi per battere il ferro finché è caldo? La Phonogram un'idea ce l'ha, e spedisce Almond e Ball nella Grande Mela per lavorare con Mike Thorne, già all'opera con gli Wire e possessore del costosissimo Ned Synclavier, uno strumento che ai tempi era davvero lo stato dell'arte e ancora oggi è considerato la "Rolls Royce dei sintetizzatori vintage". I due artisti respirano l'aria di New York e soprattutto dello Studio 54, assorbono gli umori e le sonorità in voga e portano tutto di peso nella loro proposta musicale, che si distingue per attitudine, tematiche e sonorità insolitamente calde rispetto alla media del synth-pop del periodo: le dieci canzoni che compongono "Non Stop Erotic Cabaret" sono la perfetta colonna sonora per una passeggiata in un quartiere a luci rosse, l'accompagnamento sonoro del più lascivo porno show di lusso, dove il sesso si manifesta in tutte le sue molteplici forme. Qui le pose non c'entrano: certo, non mancano l'esagerazione, le storie romanzate (Marc Almond ama dare vita a personaggi cui fa raccontare la sua visione del mondo) e una buona dose di ironia - non sempre colta da quella stampa che coi Soft Cell si accanisce ogni volta in cui può.

Nel sofisticato "cabaret erotico" del duo c'è di tutto: oltre al singolo multimilionario c'è "Frustration", la storia di un tipico ordinary man con i suoi desideri di evasione da una routine composta da una moglie, dal bar preferito, dal lavoro, dal mutuo da pagare e da hobby ordinari quanto lui ("niente di speciale, curo il giardino, guardo le ragazze"). Si vive una sola volta, e dietro la maschera c'è una voglia pazzesca di infrangere le regole, di sperimentare con la cocaina, l'Lsd, "essere una tigre, incontrare Bo Derek ed essere il suo Tarzan".
Poco dopo è la volta del battuage al cinema porno descritto in "Seedy Films", che gioca sul confine tra realtà e immaginazione ("non sei tu quella sullo schermo?") e sull'idea dell'incontro clandestino con partner mai visti prima ("non ho un indirizzo, giusto il numero telefonico... su, chiamami nella notte e forse potremo dirci sconcezze" è un anticipo delle chat-line che verranno). A completare il tutto ci sono i contributi di Josephine Warden dei Vicious Pink Phenomena - che provoca sullo sfondo come una gatta in calore - e il clarinetto di David Tofani che si insinua nella trama sonora mentre Marc alla fine indulge in una serie di androgini rantoli di piacere.
"Youth" è il climax, forse l'episodio più toccante della collezione. Dieci anni dopo Marc Almond riproporrà la canzone dal vivo alla Royal Albert Hall, accompagnato solo dal pianista Martin Watkins; pochi anni fa circolarono voci su una possibile reincisione del brano con la complicità dell'ammirata Kate Bush ("Magari fosse così", commenterà il cantante). "Sleep in a deep, deep sleep. Beauty is skin deep".
Ma è solo l'anticamera del momento clou dello spettacolo, "Sex Dwarf", che denuncia la stampa spazzatura e trae ispirazione proprio dal titolo di un articolo di "News Of The World" - peccato che poi la stessa testata prenderà il testo troppo sul serio, arrivando ad accusare Almond di aver drogato e chiuso in un hotel delle giovani ragazze, insieme a un nano, e di non averle fatte uscire fino a quando non si fossero sottomesse ai suoi voleri. Il videoclip, poi, è passato alla storia: diretto da Tim Pope (come l'intero, innovativo video-album "Non-Stop Exotic Video Show" da poco ripubblicato anche in DVD) e chiuso al sicuro negli archivi della Universal Music, non sembrava poi così eccessivo al duo, abituato a performance a dir poco bizzarre già all'istituto d'arte (si andava dalla simulazione di atti sessuali con gli specchi al cospargimento di cibo per cani sul corpo) e scandalizzò la stampa e l'etichetta discografica perché considerato osceno, sessista (ma nel video ci sono transessuali e travestiti, di donne neanche l'ombra!) e politicamente scorretto nei confronti delle minoranze - con il nano come un emblema dell'oggetto da deridere.

Lo show va avanti con "Entertain Me" - con un Almond narcisista e spaccone, che del sesso ha assaggiato tutto ed è già annoiato - e con una critica al vetriolo nei confronti dei figli di papà con un'attenzione ostentata verso il sociale ("Chips On My Shoulder") che vanta un ritornello appiccicosissimo, scandito come fosse un inno da cheerleader.
A dimostrazione del fatto che i Soft Cell tutto erano fuorché una meteora, nell'album ci sono altri due singoli che raggiungono facilmente la Top 5 in Inghilterra: "Bedsitter" è la descrizione del senso di vuoto, di solitudine che si prova quando si torna da una serata in discoteca, quando ci si toglie la maschera "glamorous" e si torna nel proprio rifugio, quell'appartamento per studenti fuori sede squattrinati con il pavimento in legno che scricchiola, e "Say Hello, Wave Goodbye" narra della fine del love affair tra una prostituta e un suo cliente che non riesce più a gestire la propria doppia vita ("tenerti segreta è stato un inferno, ora comportiamoci come estranei che si salutano per la prima volta") e cela le sue insicurezze con la presunzione di essere migliore di lei. "Lascia le mie mani, vedi, non t'appartengo più. Guarda il mio volto per l'ultima volta", è il suo patetico commiato. "Io non t'ho mai conosciuta, tu non mi hai mai conosciuto".

Per registrare il disco, Thorne usa apparecchiature d'avanguardia e un sintetizzatore di proprietà del boss della Mute, Daniel Miller (già noto per "Warm Leatherette"). Tutto avviene nell'arco di in un solo mese. Marc Almond e Dave Ball sono ancora oggi fieri dei risultati e delle sonorità che, a parte qualche effetto certamente datato, hanno resistito molto bene alla prova del tempo. Marc però ritiene che la propria voce qui sia ancora piatta e non sempre espressiva, con alcune difficoltà oggettive a raggiungere le note più alte (fino a quel momento non aveva mai preso una lezione di canto); non a caso reinciderà le tracce vocali di alcune canzoni nel 1991, in occasione dell'uscita di "Memorabilia: The Singles", ma il pubblico continua a preferire le versioni originali pur con tutte le imperfezioni. I due arrivano spesso stravolti in sala d'incisione - l'intero album è stato registrato sotto l'effetto degli acidi e dell'ecstasy, una droga ai tempi ancora sconosciuta e provata per la prima volta proprio a New York, grazie a una ragazza (Cindy Ecstasy, per l'appunto) che avrà un ruolo non secondario in alcune canzoni e in più di un video.
La promozione di "Non Stop Erotic Cabaret" dura un anno e li porta di nuovo in America per la realizzazione di un mini-album di remix (sarebbe dovuto essere il primo, tuttavia gli Human League li batterono sul tempo) che contiene inserti rap e suoni simili agli scratch del vinile, prodotti in realtà da un campionatore. Funziona benissimo anche il singolo "Torch", salito fino al secondo posto in classifica nel Regno Unito, ma nel 1983 emerge il lato più cupo e autodistruttivo dell'accoppiata che fino a quel momento non sbaglia davvero neppure un'uscita. Persino "What", oggi ritenuta troppo kitsch e leggera pure dallo stesso Almond ("eravamo stufi delle cover, probabilmente fu una decisione presa sotto droghe...") arriva senza fatica in Top Ten.

Album "seminale" per il synth-pop tutto, "Non Stop Erotic Cabaret" traccia una mappa e fa conoscere al grande pubblico la complessa personalità dei suoi autori - in primis di Almond, che insisterà su certi temi anche nel corso della sua carriera solista e nella breve, ma intensa, parentesi del collettivo Marc And The Mambas. Una poesia cupa, sanguigna, passionale e perversa che avrà pochi eguali nei decenni successivi. Dave Ball registra un album solista, "In Strict Tempo", e successivamente si impegna in un nuovo progetto dance di alterne fortune, The Grid, con Richard Norris. Il resto, come si dice, è storia.
Il debutto dei Soft Cell resta un album da riscoprire, perché continua a influenzare centinaia di giovani artisti che oggi affollano la nuova scena electro. Se certi tabù non sono più tali, dopo trent'anni, forse è anche grazie al coraggio di questo nervoso, magrissimo e truccatissimo ragazzo, destinato a diventare quasi un'icona dei losers, degli incompresi, degli emarginati e di chi viene in qualche modo etichettato con crudeltà e approssimazione un "diverso" - qualsiasi cosa questo termine significhi.

(25/12/2011)

  • Tracklist
  1. Frustration
  2. Tainted Love
  3. Seedy Films
  4. Youth
  5. Sex Dwarf
  6. Entertain Me
  7. Chips On My Shoulder
  8. Bedsitter
  9. Secret Life
  10. Say Hello, Wave Goodbye


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