Spain

The Blue Moods Of Spain

1995 (Restless) | chamber-pop, sadcore

L'inquietudine che percorreva la West Coast statunitense nella prima metà degli anni 90 non trovava espressione soltanto negli impeti (post-)adolescenziali del grunge. L'altra faccia della medaglia, umana e artistica, delle lancinanti constatazioni del reale e dell'immediatezza di un abrasivo impatto rock era invece rappresentata da una dimensione ben più intima e limitata, circoscritta al privato ma non per questo meno dolente o autentica rispetto a quella di una rabbia gridata al mondo su chitarre sporche e ritmiche febbrili.    

Un migliaio di miglia più a sud della piovosa Seattle, a far da stridente contraltare con l'assolata California, cominciavano a muovere i primi passi artisti umbratili e di spiccata sensibilità, che nell'ombra, nell'isolamento e nei toni smorzati trovavano il veicolo espressivo delle loro storie di quotidiane sconfitte sentimentali. Benché le loro strade non si siano mai incrociate, c'è un filo rosso (anzi, blu) che unisce due cantori dell'introversione quali Mark Kozelek e Josh Haden, entrambi del tutto alieni dai meccanismi della comunicazione musicale ed entrambi capaci di elevare la propria malinconica emotività a forma artistica tanto dimessa quanto genuina ed estremamente intensa.
Mentre Kozelek già stupiva e commuoveva con "Down Colorful Hill", Haden ancora si cimentava in misconosciute rock band, prima di intraprendere, nel 1993, l'autonoma esperienza degli Spain, progetto tanto distante dall'ingombrante figura paterna (quella del contrabbassista jazz Charlie) quanto da una temperie stilistica ben poco attenta, salvo rare eccezioni, a un intimismo sentimentale fatto di sfumature raffinate e suoni acustici rallentati.

Più che una classica band indipendente, gli Spain che si affacciano al debutto discografico sono una specie di ensemble in forma del quartetto base costituito dai fondatori Haden e Ken Boudakian (basso e chitarra), dall'altro chitarrista Merlo Podelwski e dal batterista Evan Hartzell, affiancati nel corso dell'album dalle due sorelle di Josh, Petra e Tanya, incaricate di esaltare le sfumature cameristiche di una musica i cui tratti salienti, oltre che nei suoi elementi fondanti, vanno individuati nel piglio col quale è stata realizzata.
Inizialmente registrato in maniera rudimentale nel corso di un'estate trascorsa dalla band su un'isola svedese, "The Blue Moods Of Spain" restituisce fedelmente la placidità baltica di quel contesto attraverso atmosfere rilassate, distanti dalla frenesia contemporanea, nelle quali rifugiarsi per declinazioni al tempo stesso soffici e sofferte di un blue(s) inteso nella triplice accezione di malinconia, attitudine espressiva e connotazione cromatica (non a caso l'artwork del disco appare un palese omaggio alla Blue Note).

Non può essere dunque altro che il sentimento il motore di un debutto, paradossalmente, fulminante proprio per il suo ricercato understatement: "Love is my only devotion/ Ten little steps to the ocean/ Ten nights to decide/ Whether I can live alone", declama Haden con timbro sommesso in "Ten Nights", valzer catatonico che si salda alle lente note cadenzate e agli stringati loop armonici dell'opener "It's So True". Fin dall'inizio del disco appare evidente la decisa predilezione della band per una forma disadorna, che tende addirittura a rinunciare alla linearità melodica, destinando sovente su binari distinti la musica e il cantato serafico di Josh, il cui ruolo si atteggia a sua volta a quello di un crooner che abbia rinunciato al suo fascino in favore di un tono monocorde ma perfettamente adeguato ai suoi spietati fotogrammi dalla solitudine di amori esausti e laceranti abbandoni.
Se infatti si eccettua l'iniziale cedimento all'ineluttabilità del destino ("They say life/ Is never fair [...] They say fate/ Plays cruel jokes") la desolazione sentimentale di Haden è piuttosto frutto dei comportamenti umani, di bugie, tradimenti e decisioni che generano rimpianti e sensi di colpa, narrati nel corso delle nove tracce in un crescendo di pathos e rassegnazione, fedelmente rispecchiato da soluzioni e strutture armoniche man mano più varie e decise rispetto alle semplici segmentazioni ritmiche al rallentatore dei primi due brani.

Così, già "Dreaming Of Love" comincia a sciogliersi in forme "rock" fluide, portando l'impostazione blues di fondo verso territori prossimi alla contemporaneità di Bedhead e Low; ma, rispetto ai paesaggi desertici dei primi e alle evocative narcolessie dei secondi, gli Spain tratteggiano un proprio stile, musicalmente "classico" e romanticamente disincantato, nella costante di una malinconia endemica ma tutto sommato serena e vellutata.
Strutture più definite presentano i brani della parte centrale dell'album, costituita dalla sonnolenta "Ray Of Light" (ballata codeinica virata in acustico e impreziosita dalla tromba di Larry Cady) e dalle due canzoni più compiute del lotto, "Untitled #1", con le sue ritmiche vivaci, e "Her Used-To-Been", che sublima lo spleen e l'abbandono del testo in un incedere chamber-jazz lento e notturno.
Inevitabile, poi, non soffermarsi sui quattordici minuti di "World Of Blue", elegia al blu e alla malinconia, strategicamente non collocata in chiusura, nonostante la sua lunga deriva strumentale, che si muove tra coralità e camerismo grazie al fondamentale contributo delle sorelle Petra e Tanya, che attraverso dolci vocalizzi e dolenti torsioni degli archi modellano il pezzo secondo un indirizzo decisamente più imponente rispetto al resto dell'album, tra affinità post-rock e frammenti di colonna sonora da kolossal.

Accanto a questo profilo, assai peculiare anche nella stessa economia del lavoro, sono almeno altri tre gli elementi riuniti in "The Blue Moods Of Spain" ed elevabili a caratteri distintivi della declinazione della malinconia in musica: la tendenza alla dilatazione e al rallentamento, le compunte rifiniture da camera delle canzoni e, soprattutto, una scrittura cantautorale intima e scarna, espressione di un animo in fondo pacificato con l'ineluttabilità della mancanza e della sofferenza. Prova ultima ne sia la conclusiva invocazione di "Spiritual", che meglio di qualsiasi parola riassume l'invariabile blue mood di un disco il cui maggior pregio risiede proprio nella capacità di esprimere in maniera poco appariscente il suo profondo accoramento: "My love wasn't true/ Now all I have is you/ Oh Jesus/ I don't want to die alone [...] If you hear my last breath/ Jesus/ All my troubles/ All my pain/ Will leave once again".

(26/06/2011)

  • Tracklist
  1. It's So True
  2. Ten Nights
  3. Dreaming Of Love
  4. Untitled #1
  5. Her Used-To-Been
  6. Ray Of Light
  7. World Of Blue
  8. I Lied
  9. Spiritual
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