Stereolab

Transient-Random Noise Bursts With Announcements

1993 (Elektra) | pop-rock

Gli Stereolab sono stati una delle band di riferimento degli anni Novanta. Prima e meglio di chiunque altro, hanno saputo avviare il processo di recupero e rielaborazione di certe sonorità "sixties" oggi così in voga, capeggiando quel movimento "retrofuturista" dal quale sono arrivate alcune delle intuizioni più interessanti degli ultimi anni. La formula del "Laboratorio" britannico, infatti, combina una musicalità acida dal sapore tipicamente velvettiano e le ambizioni sperimentali del kraut rock con aperture melodiche di stampo retrò, prese in prestito dalla canzone francese degli anni Sessanta. Un accostamento non traumatico tra intellettualismo e disimpegno, tra avanguardia e pop, che sfocia in una sorta di new wave aggiornata al tempo del post-rock.

La genesi virtuale della band risale al marzo 1988, quando la ventenne corista francese Laetitia "Seaya" Sadier e il ventiquattrenne Tim Gane si incontrano a Parigi, in occasione di un concerto dei "marxisti" McCarthy, la formazione di Tim. I due, musicalmente, sono agli antipodi: Laetitia è appassionata di pop, easy listening, bossa nova e colonne sonore d'annata; Tim è un patito di kraut rock, minimalismo e art rock. A ben vedere, i gusti dei due saranno proprio le coordinate all'interno delle quali si snoderà il percorso degli Stereolab.

La nascita effettiva del gruppo, però, avviene nel 1990, anno dello scioglimento dei McCarthy. Inizialmente, Tim e Laetitia sono i soli membri effettivi degli Stereolab, coadiuvati da Joe Dilworth e Martin Kean; in seguito si uniranno ai due Gina Morris (voce), presto sostituita dall'australiana Mary Hansen (morta nel 2002), Duncan Brown (basso) e Andy Ramsay (batteria), mentre il ruolo di sesto componente, alle tastiere, sarà oggetto di una girandola di cambiamenti (Mick Conroy, Sean O'Hagan, Katharine Gifford e infine Morgan Lhote). L'album d'esordio Peng! (1992) mette già in luce il talento della band nel saper coniugare immediatezza e sperimentazione, proponendo reminiscenze di Velvet Underground e Suicide, ritornelli pop e un'elettronica sintetica alla Kraftwerk.

Ma è un anno dopo, con "Transient-Random Noise Bursts With Announcements", che la band inglese riesce a perfezionare il suo progetto. Contenuto in una confezione che riprende in chiave post-moderna i 33 giri di prova per i primi impianti hi-fi stereofonici, il disco rappresenta in tutti i sensi il manifesto dell'estetica-Stereolab. L'uso di moog, sample, musica easy listening e test di registrazioni hi-fi di dischi, fondendosi con le loro "glide guitar", forma un cocktail perfetto. Ma la vera intuizione degli Stereolab sta nel recupero e nella rielaborazione del kraut rock di Neu!, Can, Faust e compagni. Un'operazione a cui si affianca l'altro ambizioso progetto di Gane: aggiornare in chiave pop il minimalismo di Reich, Glass, Riley, estrapolando da moog o tastiere d'altri tempi sonorità il più possibile "analogiche", suoni pulsanti e ripetitivi e ritmiche metronomiche da utilizzare come sfondo per il canto della sua compagna. Le modulazioni vocali di Laetitia Sadier fanno il resto: apparentemente monocorde, fredda e distaccata, la "chanteuse" degli Stereolab si rivela sempre sensuale e calibrata, grazie a uno stile che attinge al repertorio di vocalist degli anni Sessanta come Françoise Hardy e Sandie Shaw.

Le dieci tracce scorrono fluide, senza passaggi a vuoto. L'iniziale "Tone Burst" è una cavalcata condotta su ritmi frenetici, con la flebile voce narrante di Sadier a parafrasare la Nico più atmosferica e Gane a tendere all'infinito le note della sua chitarra. I droni meccanici si combinano in "Our Trinitone Blast" con la declamazione enfatica di Sadier, preludendo a un'apoteosi chitarristica degna dei migliori Sonic Youth.

Dopo l'inizio al fulmicotone, il suono si stempera nelle spire sensuali di "Pack Yr Romantic Mind", digressione "leggera" che trasporta l'ascoltatore in atmosfere bohemien da caffè parigino anni Cinquanta. E se "I'm Going Out Of My Way" vibra d'un'energia sottile, deliziosamente pop, i sette minuti di "Golden Ball" cambiano subito registro con un crescendo spettacolare, costruito su un ritmo strascicato e su reticoli di voci filtrate, che sfociano nel suggestivo canto di Sadier. La forza evocativa di questi brani non è così distante da quella delle filastrocche più eteree firmate Cocteau Twins.

Ma nel frullato degli Stereolab c'è posto anche per quiete piece sperimentali come la spettrale "Pause", dove i sussurri distorti fungono quasi da ritmo, attorno al quale fluttuano le tastiere e le armonie delicate di Sadier e Hansen. E' il preludio al lungo delirio acido del singolo "Jenny Ondioline", libera rivisitazione di "Hallogallo" dei Neu!: diciotto minuti d'improvvisazioni, in cui si susseguono voci campionate, tastiere solenni, pause, rumori, orge chitarristiche e ritmi sintetici in ordine sparso. E' un concentrato del sound-Stereolab e delle sue coordinate "storiche": space-rock, minimalismo, improvvisazioni stile Canterbury, elettronica psicotica alla Suicide, morbose ballate velvettiane. Tutto converge in una jam ricca di colpi di scena, una sorta di mantra postmoderno che deflagra in un caotico finale, reminiscente della "Sister Ray" dei Velvet Underground.

Dopo questo tour de force, ci si attenderebbe una pausa. E invece "Analogue Rock" riparte con un altro incredibile campionario di suoni: percussività incalzante, organo spettrale, accordi di chitarra protratti allo spasmo, tastiere ipnotiche, vocalizzi sontuosi. La tendenza all'improvvisazione della band trova un veicolo ideale nella filastrocca acida di "Crest" (con tastiere vagamente doorsiane), mentre "Lock-Groove Lullaby" chiude l'album nel segno di quella suadente sensualità che ne aveva contraddistinto l'inizio.

I dischi successivi non sempre si riveleranno all'altezza di questi standard, ma gli Stereolab restano una delle band più sfiziose (e importanti) del pop-rock anni Novanta. Nessuno come loro è riuscito a spaziare con tanta disinvoltura da litanie pop-lounge a riff distorti degni dei più assordanti Faust e Red Crayola. Un'infinità di gruppi riuscirà a emergere ispirandosi, in maniera più o meno palese, alla loro polifonia.

(10/11/2006)



  • Tracklist
  1. Tone Burst
  2. Our Trinitone Blast
  3. Pack Yr Romantic Mind
  4. I'm Going Out Of My Way
  5. Golden Ball
  6. Pause
  7. Jenny Ondioline
  8. Analogue Rock
  9. Crest
  10. Lock-Groove Lullaby
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