Styx

The Grand Illusion

1977 (A&M) | arena rock, progressive rock, hard rock

A differenza delle altre band classiche dell'Aor, tutte con un unico frontman (Kevin Cronin dei Reo Speedwagon, Steve Perry dei Journey e via dicendo), gli Styx potevano vantare tre diversi cantanti. Due dei quali suonavano le chitarre. Uno di loro, John Curulewski, decise però di mollare la band di punto in bianco, per passare più tempo con la famiglia (un tema ricorrente fra le band americane dell'epoca - chiedere a David Hungate dei Toto). Con un tour nazionale già programmato, i rimanenti dovettero cercare un sostituto in fretta e furia. Per loro fortuna, ai provini si presentò Tommy Shaw, un ragazzo nativo dell'Alabama, cui avevano già visto imbracciare la chitarra un paio d'anni prima, in un club di Chicago, e che riusciva a cantare alla perfezione "Lady" (il loro maggior successo fino a quel momento). Lo assunsero subito, decretando così la nascita di quella che sarebbe diventata la loro formazione più nota. I veterani, per la cronaca, erano Dennis DeYoung (voce, tastiere), James Young (voce, chitarre) e i fratelli Chuck e John Panozzo (basso e batteria rispettivamente).

Il loro primo album in quell'assetto, "Crystal Ball" (1976), non fu invero dei più fortunati a livello commerciale, ma le cose sarebbero presto cambiate. Nella prima metà del 1977 il quintetto entra infatti in studio con un progetto ben preciso: registrare un album sulle illusioni che avvinghiano l'esistenza dell'americano medio. Il risultato è il disco con i loro testi più deprimenti fino a quel momento, cui viene messa in contrasto una musica sempre più esuberante. Il successo sarà trionfale (l'album raggiungerà il numero 6 e rimarrà nella classifica americana per 127 settimane), tanto che da quel momento, fino al loro momentaneo scioglimento avvenuto avvenuto nel 1984, la sigla Styx sarà fra quelle che venderanno più dischi in assoluto negli Stati Uniti, senza contare i biglietti per i concerti.
Quest'ultima fonte di guadagno va citata non solo per nozionismo, ma perché fondamentale per comprendere l'estetica musicale della band. Nel corso degli anni, soprattutto in Europa, si è infatti finito con l'indicare il genere di cui gli Styx sono alfieri col nome di Aor, acronimo di "adult-oriented rock", che però genera talvolta confusione, considerando che in America lo stesso identico acronimo stava già a significare "album-oriented rock", e indicava in maniera più generica il rock da radio Fm, nominato così perché vi venivano trasmessi anche i brani che non erano mai stati pubblicati come singolo, o le versioni integrali di quei singoli che spesso si ritrovavano mozzati su 45 giri.
Se "album-oriented rock" indica quindi un format radiofonico, in cui si potrebbe far rientrare una marea di musica prodotta da musicisti bianchi statunitensi negli anni Settanta (a patto che fosse guidata da una chitarra), "adult-oriented rock" ha finito con l'indicare un genere più o meno definibile, pur con un nome ingannevole. Infatti, il target che avevano gli Styx all'epoca era adolescenziale, o al massimo composto da ragazzi sotto i trent'anni. Che fosse orientato verso gli adulti è una mistificazione postuma, dovuta al fatto che nel frattempo gli ascoltatori di quegli artisti sono invecchiati. Ma basterebbe ascoltare i testi di quelle band per comprendere quanto la loro musica mirasse alla gioventù e ai suoi sogni.

E qui entrano in ballo i biglietti per i concerti: gli Styx - così come diverse altre band che ne condivisero il sound - sono stati stata una delle più imponenti macchine dal vivo dell'industria musicale dell'epoca. Riempivano le arene con uno schiocco di dita, fino al punto che qualcuno arrivò a definire la loro musica come "arena rock". E chi scrive ritiene che questo termine sia da preferire alla sigla "adult-oriented rock", perché indica lo stesso tipo di band, ma senza modificare a posteriori il significato di quella musica, e sottolineando anzi una sua caratteristica peculiare: quella di essere consapevolmente strutturata per riempire i grandi spazi.
Riempire grandi spazi, senza però che ciò impedisse agli Styx di cantare cose tutto sommato intime. A tal proposito la title track, prima in scaletta, è un manifesto di intenti: Dennis DeYoung invita i propri ascoltatori a non fidarsi di ciò che i media mostrano sulla vita degli idoli dell'intrattenimento. "Non farti ingannare da radio, tv o giornali. Ti mostrano fotografie di come la tua vita dovrebbe essere, ma sono solo le fantasie di qualcun altro. Se quindi pensi che la tua vita sia un gran disordine, perché non vinci mai la partita, ricorda che è solo una grande illusione, e nel profondo siamo tutti uguali".
La canzone si apre con una marcetta rinascimentale gonfia di sintetizzatori strombazzanti, per poi diventare un midtempo hard rock che alterna momenti più concitati (si pensi ai colpi d'uncino nella chitarra ritmica nella prima strofa) ad altri più leggeri, come il ritornello dominato dall'organo elettrico. Come spesso accade con gli Styx, la struttura non è lineare, e subito dopo il primo ritornello si ha un intermezzo con assolo di chitarra e una ripresa della marcetta. La canzone scivola quindi verso il finale alternando le sue diverse sezioni, ma senza mai ripetere lo stesso pattern.

"Fooling Yourself (Angry Young Man)" è invece rivolta alla figura della rockstar dannata. Tommy Shaw la scrisse quando si rese conto che DeYoung, all'epoca forza trainante della band, non riusciva a essere felice nonostante il crescente successo. "Vedi il mondo attraverso i tuoi occhi cinici. [...] Hai tutto nel palmo della tua mano, ma la tua mano è bagnata di sudore e la tua testa ha bisogno di riposo".
Dopo un'introduzione strumentale a metà fra Emerson Lake & Palmer e Yes, con un peculiare riff tastieristico che a un certo punto sembra imitare il timbro vocale umano, la canzone si dipana fra diverse sezioni, con parti cantate in regolari 4/4, e tutto un corredo di divagazioni strumentali - fra ritmiche di chitarra acustica e ghirigori di synth - che non disdegnano invece i tempi dispari. Non tutto, ma una parte dell'arena rock della prima ora si sovrapponeva di fatto al rock progressivo, che pur moribondo in Gran Bretagna, cominciava proprio in quel momento a mostrare i segni della sua influenza nel nuovo continente. Gli stessi Kansas, almeno durante i Settanta, erano una band prog a tutti gli effetti.

"Come Sail Away" - metà ballata pianistica e metà scoppiettante hard rock corale - parla dell'ingresso nell'età adulta, con alcuni versi che sembrano anticipare le battute finali di "Stand By Me - Ricordo di un'estate", in particolare quando DeYoung canta: "Penso agli amici d'infanzia e ai sogni che abbiamo avuto: viviamo felici per sempre, così la storia prosegue. In qualche modo abbiamo smarrito quella pentola d'oro, ma faremo del nostro meglio per continuare". Non è difficile capire come mai i giovani americani, specialmente quelli prigionieri della provincia, si siano immedesimati in queste parole. Così come non è difficile capire come mai i critici, che in quel momento si andavano innamorando del cinismo del punk, inorridissero di fronte a tanto candore. La sfida l'ha però vinta DeYoung, il cui brano è ormai diventato una colonna portante della cultura pop americana, inserito in praticamente qualsiasi serie, film, o spot pubblicitario.

In quel violento ibrido fra boogie rock e prog che è "Miss America", il testo sembra in apparenza accusare l'omonimo concorso di bellezza, che macina le proprie vincitrici anno dopo anno in una ruota del successo sempre pronta a disfarsi di chi ha già goduto del suo quarto d'ora di celebrità. James Young ha poi dichiarato che la sua intenzione era di scrivere una dedica a sua moglie, che si è sempre mostrata sorridente nonostante fosse affetta da una malattia congenita. Quale che sia l'interpretazione preferita, non si possono giustificare in alcun modo le accuse di misoginia e bigottismo che Joe Fernbacher, della rivista Rolling Stone, lanciò contro la band dopo aver ascoltato il brano. DeYoung - che pure non era l'autore del brano - rimase così scottato da quelle calunnie che molti anni dopo sentì il bisogno di rispondere, via internet, definendo il recensore "ignorante e maligno".

La palma di testo più cupo dell'album spetta a "Man In The Wilderness". Ispirata a Shaw dal cambiamento di carattere di suo fratello una volta rientrato dal Vietnam, è un inno universale alla difficoltà dell'uomo nell'elaborare la solitudine. "A volte mi sento come un uomo in una landa desolata. Sono un soldato solitario in guerra. Mandato a morire, senza sapere il perché. A volte tutto ciò non ha senso". Strutturalmente meno ondivaga di altri momenti della scaletta (se si eccettua lo stacchetto centrale, in cui la chitarra ritmica fa il verso all'antecedente "Miss America"), è una power ballad con sovratoni da rock progressivo in salsa gotica, dettati soprattutto dal tono un po' sinistro degli archi sintetizzati.
Minaccioso è anche l'abbrivio di "Castle Walls", col basso intermittente di Panozzo che fa da sfondo a un organo da chiesa mixato in lontananza. La voce di DeYoung, effettata, canta nuovamente il passaggio dall'adolescenza alla maturità, questa volta mettendo in risalto gli aspetti che più incutono timore, come il dover affrontare l'ignoto, "ben oltre le mura di questo castello, dove mi è sembrato di udire Tiresia dire: la vita non è mai ciò che sembra, e ogni uomo deve incontrare il suo destino". Il sintetizzatore dalle tinte horror che entra a 2' 33'' si collega addirittura ai nostri Goblin, e sembra voler rimarcare che fuori dal castello (o meglio ancora, fuori dal guscio), il mondo può essere denso di insidie.

Anche se il loro canzoniere si sarebbe arricchito di tanti titoli memorabili nel successivo lustro, con la celebre "Mr. Roboto" a chiudere il ciclo dorato nel 1983, gli Styx non avrebbero forse più pubblicato un disco così compatto.

(18/12/2018)

  • Tracklist
  1. The Grand Illusion
  2. Fooling Yourself (The Angry Young Man)
  3. Superstars
  4. Come Sail Away
  5. Miss America
  6. Man In The Wilderness
  7. Castle Walls
  8. The Grand Finale




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