Terry Riley

A Rainbow In Curved Air

1969 (Columbia Masterworks Records) | minimalismo

'A Rainbow In Curved Air' è il pezzo che sento a me più vicino. Nasce da una serie di improvvisazioni sovrapposte, era il tipo di musica che cercavo ed è il primo esperimento riuscito in quel senso. È un pezzo seminale che, con la tecnica del delay, posso suonare dal vivo anche da solo.
(Terry Riley)
Il minimalismo americano è stato uno dei movimenti più rivoluzionari e liberatori del ventesimo secolo, creatore di una nuova sintassi musicale capace di distanziarsi da ogni esperienza precedente. Nato nelle soffitte newyorkesi di La Monte Young, nell'arco di vari anni e seguendo criteri e regole comuni - ripetizioni di singole note o di brevi pattern, sovrapposizioni, lunghezza a volte smisurata delle note - ha saputo creare opere estremamente diverse tra loro, spesso di grande valore artistico e di rottura drastica col passato. E' interessante notare quanto, pur rimanendo all'interno della stessa scuola e seguendone le medesime regole, i protagonisti principali del movimento - La Monte Young, Terry Riley, Steve Reich e Philip Glass - hanno creato opere rigorosamente personali e uniche, dimostrando come quelle regole, pur rigide, lasciavano enormi spazi di libertà. L'accusa di "fascismo", rivolta da vari musicisti tra cui Luciano Berio, appare di conseguenza infondata. 

Terry Riley è stato il minimalista che più di altri ha rappresentato l'anima mistico/spirituale, inserendo - in un contesto che sta a metà tra l’accademia, la musica popolare occidentale e la musica classica indiana - parte del linguaggio pop-rock e parte della controcultura tipica della west coast americana della seconda metà degli anni 60 (pacifismo, movimento hippie, fascinazione per l'Oriente e per l'India in particolare). Riley è stato in certo senso l'hippie del movimento minimalista, portando la Summer Of Love e i suoi ideali nelle soffitte di Young; la sua sperimentazione ha coniugato misticismo e religiosità, pacifismo e psichedelia, Oriente e Occidente; il suo ruolo è in qualche modo non dissimile da quello rivestito da Florian Fricke dei Popol Vuh nella Germania del kraut-rock. Aspetto imprescindibile per comprendere la musica di Riley è la sua enorme capacità comunicativa, che lo differenzia da gran parte dei compositori d'avanguardia; la sua smisurata tavolozza di colori lo rende capace di dipingere enormi strutture cromatiche e musicali di grande varietà e vivacità. Riley si affranca da ogni astratta retorica accademica, si libera da rigidi schematismi scolastici, si ripulisce da intransigenti convenzioni e per questo si dipana in ampi spazi che sanno di estrema libertà; in pochi sono riusciti a creare musica tanto liberatoria.

Terry Riley in una recente intervista ha detto: "La ragione primaria della musica è la spiritualità. La musica ci dice chi siamo. Per me religione significa riconoscere da dove la musica viene, e la musica viene dalla natura. Interpretare e riprodurre la natura significa captarne le vibrazioni e trasmetterle in forma di suoni. Non sono religioso nel senso stretto del termine, non ho una fede particolare. Ma sono una persona che conduce una vita spirituale, cercare Dio è per me cercare il contatto con la natura e la musica è l’espressione di questa mia ricerca" (fonte).
Riley conosce Young fin dai tempi della scuola, ma inizia a studiarne i suoi principi e le sue idee nei primi anni 60; la sua musica ha però poco in comune con gli estremismi di Young o con le gelide geometrie di Steve Reich. In lui prevale la comunicazione con l’ascoltatore. Nasce quindi il suo primo capolavoro - "In C" (1964) - che, partendo da una singola nota battuta ossessivamente, crea un grande esperimento culminante in un lunghissimo crescendo all’interno del quale ci sono circa 35 musicisti che suonano circa 53 battute. Anche "In C" dà una sensazione di libertà, una percezione quasi infantile di gioia e divertimento, pur restando rigidamente dentro i cardini del minimalismo. Ma è col successivo "A Rainbow In Curved Air" che Riley crea quello che era davvero il suono a cui tanto aspirava. 

"A Rainbow In Curved Air" ha enormemente influenzato la musica rock; tutti i musicisti che hanno voluto sperimentare dal 1969 in poi hanno dovuto farci i conti, da Robert Fripp a Robert Wyatt, dal prog-rock a Canterbury, dai Talking Heads a Glenn Branca. Il gruppo prog Curved Air gli ha dedicato persino il nome. Se ci spostiamo in Italia, c'è il Battiato sperimentale o i Picchio Dal Pozzo. Anche gli insospettabili Who gli hanno dedicato il notissimo brano "Baba O’ Riley" presente nell’album "Who's Next"; i Birdsongs Of Mesozoic lo citano esplicitamente nel brano "Terry Riley's House" dal loro album d’esordio "Magnetic Flip".

Riley supera la singola nota ripetuta (come nel precedente "In C") per aprire alla ripetizioni di vari pattern che variano continuamente, stratificandosi uno dopo l’altro. La memorabile title track (diciotto minuti) ne rappresenta un classico esempio; un breve pattern di poche note di organo elettrico si ripete e si sovrappone con diverse velocità; un nuovo pattern di clavicembalo elettrico accelerato all'inverosimile si aggiunge con risultati di estrema vivacità. Non esistono mai variazioni di melodia o armonia - a cambiare sono semmai i timbri - ma l'attenzione è sempre su piccoli dettagli che mutano nel tempo. Le ripetizioni non sono rigide o matematiche, come ad esempio quelle di Steve Reich, bensì ricche di ispirazione, fantasia, sorprese inattese che si inseguono vorticosamente; l'elemento "improvvisazione" entra a far parte del minimalismo.

Le atmosfere possono passare dall'orientale allo psichedelico, dall'elettronica occidentale alla musica tribale. Lo sviluppo è un continuo sedimentarsi di nuovi suoni e nuove varianti; il brano cresce senza variazioni armoniche o melodiche creando un mondo assolutamente differente da quello che si era udito fino al 1969. Il risultato è un grandioso e indimenticabile raga minimalista che segna un’epoca; un monumentale inno alla gioia e alla libertà espressiva. I momenti gioiosi si alternano ad altri quasi liturgici, ma la religione di Riley non vuole instillare sensi di colpa, vuole liberare.
"Poppy Nogood And The Phantom Band" (ventuno minuti) è molto diversa; la dinamicità precedente scompare per suoni, almeno inizialmente, più soffusi e dilatati. A dominare sono gli strumenti a fiato; si inizia con suoni di sax allungati artificialmente, come muri di suono cangianti e alienanti che attraversano un bordone di clavicembalo. Continui loop di fiati si susseguono, alternando momenti caotici ad altri più meditativi fino a una vera baraonda di sax che mostra un certo debito verso la musica jazz più sperimentale. Anche qui non vi è alcuna variazione armonica o melodica, ma sempre grande attenzione ai piccoli dettagli, riprendendo parzialmente idee della cultura musicale indiana.

"A Rainbow In Curved Air" è un'opera di rottura che resta come uno dei massimi capolavori dell'avanguardia del '900; Riley pochi anni dopo riuscirà a mantenere livelli simili con il bellissimo "Persian Surgery Dervishes" (1972).

(23/10/2016)



  • Tracklist
  1. A Rainbow In Curved Air 
  2. Poppy Nogood And The Phantom Band


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