Traffic

Mr. Fantasy

1967 (Island) | psychedelic-rock

Potremmo certamente definire Steve Winwood un "bambino prodigio" della musica rock: originario di Birmingham, il Nostro ha soli 15 anni quando passa dagli standard jazz della Muff Woody Jazz Band (in cui milita anche il fratello maggiore Mervyn, detto "Muff") al beat e al rhythm & blues dello Spencer Davis Group. Stevie è un talento poliedrico, mercuriale: suona il pianoforte, l'organo e talvolta anche la chitarra. Ma ciò che lo rende unico è sicuramente la splendida e precoce voce soul di cui è dotato, incredibile per un ragazzino bianco inglese. Questa rara dote farà la fortuna dei tanti gruppi con cui in seguito suonerà. Nel nuovo mondo dell'English beat, la band fa parlare di sé, guadagna un contratto discografico con la neonata etichetta Island di Chris Blackwell, macina concerti e canzoni memorabili. Su tutte, la leggendaria "Gimme Some Lovin", portata al successo nel 1966 (quando Winwood ha soli diciotto anni).

Steve è scontento: lascia la band per inseguire nuovi interessanti progetti.
Siamo nella primavera del 1967 e tutto sta per essere messo di nuovo in gioco.
Winwood ha bisogno di lasciarsi alle spalle (ma non sarà facile, d'ora in avanti) la pressione che si trova addosso in qualità di leader dello Spencer Davis Group: annoiato di essere il fulcro di una situazione in cui non crede più, decide di aprire le porte a un'esperienza musicale più libera, che includa suoni e ritmi diversi fra loro. Soul, pop, rock, jazz, r&b e tradizione indiana saranno gli ingredienti principali del disco d'esordio. Arriva il momento di reclutare i membri della band, tutti originari di Birmingham, come Winwood: il chitarrista Dave Mason (ex roadie del Group), il batterista Jim Capaldi (ex Hellions e Deep Feeling) e il fiatista Chris Wood, proveniente dai Locomotive. La neonata banda, su consiglio del boss della Island si stabilisce per sei mesi in un vecchio cottage nella campagna inglese del Berkshire con l'obiettivo di provare nuovo materiale.
Il clima si dimostra subito piuttosto teso, con Dave Mason in aperta polemica con Winwood per quello che riguarda la gestione interna del gruppo. Per fortuna la musica non risente affatto dei dissidi, anzi: le lunghe notturne jam session strumentali che fanno da preludio a "Mr. Fantasy" sono fondamentali per costruire il nuovo sound, vero ponte "proto-progressive" tra quello che era e quello che sarebbe stato il rock di lì in avanti.

Primo frutto della collaborazione artistica dei quattro è il singolo "Paper Sun", edito a giugno. Non potrebbe essere un inizio migliore: il brano è uno dei simboli della nuova Swingin' London del '67, un flautato caleidoscopio di pop folk psichedelico, ammantato dell'esotismo orientale di strumenti come sitar e tablas, allora assai in voga presso la comunità musicale. Con il suo incedere pulsante e il misterioso beat esotico, "Paper Sun", uno dei primi "raga rock" inglesi, piace al pubblico britannico che lo premia con un incoraggiante numero 5 in classifica. In ottobre, è la volta di "Hole In My Shoe", secondo 45 giri, firmato Dave Mason. Ancora una volta il melange d'organo Hammond, mellotron, sitar, flauto e percussioni riesce a ipnotizzare l'ascoltatore. Lo scherzo vaudeville di Dave, con la sua voce nasale così diversa da quella dell'amico, fa volare ancora più in alto in classifica i Traffic,, piazzandosi al numero 2. A quel punto però qualcosa negli ingranaggi interni si guasta: Dave Mason decide di lasciare, scontento della via presa dagli altri tre, più propensi a continuare su binari folk, jazz e soul. Mason è quello interessato maggiormente alla cultura floreale, alla psichedelia e alla pratica di strumenti stravaganti: è lui, infatti, a portare nei Traffic l'elemento orientale di sitar, shakkai e tambura, seguendo l'esempio di George Harrison; lui a suonare quello strano sintetizzatore di nome mellotron, coi suoi sinistri suoni pre-registrati d'archi.
I tre rimasti decidono in ogni modo di continuare senza l'amico: partecipano alle riprese del film dei BBeatles "Magical Mistery Tour" e pubblicano il terzo singolo "Here We Go Round The Mulberry Bush" per la colonna sonora del film omonimo. Siamo ormai al termine del magico 1967 e solo adesso, in dicembre, i tre decidono di fare uscire "Mr. Fantasy". Il materiale si riferisce alle ultime session con Mason, che è quindi presente in tutti i brani, oltre che in copertina.

Registrato agli Olympic Studios di Londra in combutta con l'abile tecnico del suono Eddie Kramer (già al lavoro con Beatles e Jimi Hendrix), "Mr. Fantasy" è uno degli esordi più freschi, interessanti e meglio invecchiati degli anni 60. Un dipinto ricco d'umori e colori diversi, complesso, eppure splendidamente in equilibrio tra le sue parti. C'è l'elemento jazz/folk portato dal sax e flauto di Chris Wood e l'organo di Stevie; la verniciatura orientale garantita da Dave Mason; Il soul della voce nera di Winwood. Tutte carte vincenti giocate in quell'ambito di jam session rock che i Traffic condividono con pochi altri in Uk: Hendrix, Pink Floyd, Soft Machine, i Cream di Eric Clapton.
Le canzoni sono come svagate filastrocche che portano atmosfere mutevoli: dolcezza, intensità e romanticismo, malinconia. I testi raccontano di paradisi mentali, piogge colorate e signori della fantasia: stravaganze psichedeliche che stupivano gli adulti indignati ma che erano all'ordine del giorno tra i ragazzi del '67. Bei testi e soprattutto, come già detto, grandissima musica: i membri dei Traffic, poco più che adolescenti (il più grande, Chris Wood, ha 23 anni), riescono in una sintesi stilistica degna dei tecnici più navigati.

Si parte con "Heaven Is In Your Mind" e il suo inconfondibile intro di pianoforte, sax e flauto. Entra la voce (raddoppiata) di Stevie e quei finali di strofa allungati a dismisura, quasi si trattasse di un mantra. Ottimo poi il lavoro percussivo di Capaldi, a suo agio con cambi di tempo e andature frammentate. Geniale la coda in cui le voci si rincorrono tra loro in una girandola lisergica beatlesiana, seguita da un inaspettato solo di chitarra di Mason a chiudere. "Berkshire Poppies" stempera l'atmosfera sognante: giocoso e scanzonato, il brano si slega nuovamente in tempi dispari (6/4 della strofa e 4/4 del ritornello), svisate di pianoforte e tre falsi finali. La buffa atmosfera da vaudeville è resa ancor più esilarante dalla presenza degli Small Faces (altra celebre band inglese) ai cori. E' il turno di Dave Mason che con la sua "House For Everyone" lascia tornare echi di folk psichedelico. Stupendo l'intro con i nastri "al contario" e quell'effetto di carillon campionato. Suggestivo lo svolgimento, con la voce nasale di Mason, i trilli di violino e il finale rallentato.

"No Face, No Name, No Number" è una delle prime ballate psichedeliche inglesi, affine per mood alle romanticherie di Moody Blues e Procol Harum. L'efficace arpeggio di chitarra acustica precede il sensuale cantato di Winwood, ma è il mellotron con le sue tetre, innaturali tessiture a farla da padrone. Si aggiunge poi il clavicembalo e il flauto e il gioco è fatto: una canzone bifronte, impalpabile, proprio come la ragazza evocata nel titolo.
Quando arriva "Dear Mr. Fantasy", siamo ormai nel cuore dell'album. Batteria solida e quadrata, riff di chitarra e armonica a ricamo, grandissima prestazione bluesy di Stevie. Una cavalcata acida di British blues divenuta simbolo del primo periodo del gruppo. Mason (è forse lui il "Sig. Fantasia?) offre la miglior parte di chitarra. Si noti infine l'insistente coda strumentale, idea che più di un musicista avrebbe messo da parte (per una conferma chiedere ai Beatles di "Hey Jude").
"Dealer" comincia con bellissimo dialogo solitario tra acustica e flauto per poi irrompere nella strofa, sostenuta dal canto a due e da percussioni che donano un che di "marocchino" al discorso.

I profumi d'Oriente si palesano ancor più nella masoniana "Utterly Simple", un autentico raga filtrato dall'esperienza Beatles (Dave era decisamente l'Harrison dei Traffic), in cui tempi dispari, sitar e tablas si fondono con le parti vocali. L'ascoltatore è catapultato in una dimensione parallela, in cui la campagna inglese muta rapidamente in tempio indiano. Rimette tutto in ordine "Coloured Rain", con la voce soul di Winwood ancora a giganteggiare, tra acuti impossibili, assoli di sassofono e acido hammond di sottofondo. Ottimo l'interplay tra i ragazzi, puntuali sugli stacchi come orologi svizzeri: tutto calibrato, emozionante. La canzone sfuma e lascia presagire lunghe jam nelle successive interpretazioni live. Si fantastica ancora un po' con "Hope I Never Find Me There", unico articolo debole del lotto, ma è già tempo di chiusura: "Giving To You" inizia lenta e fumosa, con uno speaker che introduce qualcosa. Sono solo pochi attimi però, perché un delirio di voci sovraincise cosparge la musica. Una volta svanito il brusio, il groove si assesta su un solidissimo r&b dominato da chitarra e organo hammond, con Booker T & The MG's e psichedelia come punti di riferimento. L'andatura spavalda del flauto traverso preannuncia di poco il discorso Jethro Tull. Poi di nuovo le voci moltiplicate e via in dissolvenza, fino alla fine.

Nasce così un capolavoro, una pietra miliare che cambia la concezione del rock, contaminandone i futuri sviluppi. La psichedelia diverrà presto linguaggio comune, accettato e plasmato in una nuova identità rock. L'impatto del 33 giri sul pubblico è comunque significativo: ancora nella top ten britannica (e senza l'aiuto dei primi tre singoli, non inclusi in "Mr. Fantasy"), lusingati da proposte di concerti in America, i Traffic chiudono alla grande un'annata ricca di soddisfazioni. Pubblico e critica sono dalla loro parte, un futuro roseo è di fronte a loro. Ed è solo l'inizio!
Ci saranno ancora tuttavia alcuni traumi, cambiamenti stilistici radicali, scioglimenti, riappacificazioni e almeno un altro grande capolavoro, testimone del nuovo corso della band. Ma questa è un'altra storia.

(13/11/2006)



  • Tracklist
  1. Heaven Is In Your Mind
  2. Berkshire Poppies
  3. House For Everyone
  4. No Face, No Name, No Number
  5. Dear Mr. Fantasy
  6. Dealer
  7. Utterly Simple
  8. Coloured Rain
  9. Hope I Never Find Me There
  10. Giving To You
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