Ultravox!

Ha!-Ha!-Ha!

1977 (Island) | new wave

Il 1977 è un anno fondamentale per la storia del rock: è l'anno, per antonomasia, della new wave. Il progressive, nella sua incarnazione originaria, è ormai decaduto, mentre l'elettronica è sempre più materia popular, grazie all'uscita di "Trans-Europe Express" dei Kraftwerk. Un nuovo universo sperimentale sta per abbattersi sulla scena, con "Heroes" di David Bowie pronto a toccarne una delle vette più elevate. E il punk è anch'esso in arrivo, grazie ai Sex Pistols e al loro "Never Mind The Bollocks", ai Ramones e ai Clash con gli omonimi debutti.
Si tratta di un crocevia decisivo nella concezione stessa di musica rock: quella che era stata fino a pochi anni prima materia d'élite per talentuosi intellettuali, torna a diventare arte prettamente creativa, libera da schemi e nozioni.
Del '77 si parlava come dell'anno in cui ogni mese usciva un tassello nuovo, in grado di contribuire all'evoluzione della "nuova onda" del rock. Prima ancora dei musicisti sopra citati e dell'esplosione dei loro siluri, la benedizione a quell'epopea arrivò da un quintetto proveniente dai sobborghi di Londra, che anticipò in maniera viscerale gran parte delle intuizioni che sarebbero divenute pietre fondanti della new wave, rispondente ai nomi di John Foxx, Chris Cross, Warren Cann, Billy Currie e Steve Shears. Gli Ultravox! furono così per molte ragioni gli iniziatori silenziosi della new wave, nonché il centro in cui per prime confluirono tutte le influenze che avrebbero poi dato vita alle coordinate sonore di quel movimento.

Usciti a distanza di meno di un anno fra di loro, i primi due capitoli della saga della band hanno il loro comun denominatore nella presenza di Steve Lillywhite, che grazie a queste due produzioni darà il via a una carriera da assoluto protagonista fino a divenire uno dei più celebri e importanti produttori dell'intero movimento. Ma nel primo dei due album, ad affiancarlo in cabina di regia, c'è anche Brian Eno, che chiuderà l'anno musicale con il trattato "Before And After Science", apice formale e sintesi anticipatrice di un'intera decade di musica. E quel che accade tra Eno e il gruppo è un vero e proprio scambio di stilemi sonori, con il guru che cede alla band - oltre alle sonorità avant-glam già espresse nel fondamentale "Taking Tiger Mountain (By Strategy)" del 1974 e a un'accentuazione degli elementi sperimentali già impressi nel loro sound - quella tipologia di cura del dettaglio nella registrazione, l'attitudine alla certosina trattazione del dettaglio fonico e sonoro. I doni che invece gli Ultravox consegneranno al non-musicista sono, soprattutto, le avvisaglie punk applicate in un ambito maggiormente "canonico" di quello dei Sex Pistols e più votate (ma qui Eno ci metterà anche molto del suo) allo sviluppo musicale, piuttosto che a quello "ideale"; questi si faranno sentire fortemente in "Before And After Science", a sua volta impositore uno standard su cui si assesteranno, su tutti, i Talking Heads, quando invece i Wire terranno ben saldo il legame con il punk originario.

Il primo "Ultravox!" è così il calderone in cui la band getta tutte le sue idee, un disco straordinario per freschezza e originalità e in grado di anticipare, riciclando e inventando al tempo stesso, tendenze che diverranno in breve tempo veri e propri standard. I due poli creativi corrispondono alle figure del frontman John Foxx e del tastierista-violinista Billy Currie: quello fra lo spirito futurista del primo e l'animo romantico del secondo sarà un confronto destinato a caratterizzare tutta la storia della band. La loro formula è un ibrido di più elementi, tutti di egual importanza e per molti inconciliabili prima della loro impresa: il glam-rock dei Roxy Music, il kraut-rock di Neu! e Ash Ra Tempel, l'elettronica dei Kraftwerk e, ultima ma non meno importante, una primordiale forma di punk. Un'autentica dichiarazione d'intenti, in grado di rivelare la forza e la freschezza della ricetta proposta dalla band, artefice della new wave prima della new wave. Ma i cinque non sono appagati, e pochi mesi più tardi decidono di perfezionare la loro formula in quello che resta ad oggi il capolavoro e uno dei frutti più significativi dell'intera stagione seventies: "Ha!-Ha!-Ha!".

Anticipato dal fuorviante singolo "Young Savage" - che sarà invece un importante indizio verso il suono del futuro terzo album della band - questo secondo lavoro è il parto maturo di un gruppo maggiormente consapevole della strada da percorrere e deciso nel proporre un suono ancor più personale e variegato, focalizzandosi in ciascun brano su diversi versanti. Un'ulteriore evoluzione è rappresentata dal maggior utilizzo di strumentazione elettronica: se infatti nell'omonimo debutto la matrice rock risultava in gran parte dominante, e il mezzo elettronico era sfruttato quasi sempre come corredo secondario, quest'ultimo diviene in "Ha!-Ha!-Ha!" elemento centrale e fondamentale al pari di chitarre, basso e batteria. Lillywhite è confermato, non c'è più Brian Eno, ma l'eredità lasciata dal chimico della non-musica ha un peso ancora estremamente rilevante.

L'album contiene buona parte degli apici espressivi dei "primi Ultravox", tra cui il dissonante punk elettronico di "Fear In The Western World", teatrale festival assurdista dalla marcata vena ironica, e l'incedere dadaista di "The Frozen Ones", che contrappone una strofa spensierata a un ritornello sentito e sofferente. L'iniziale "RockWrok" si congiunge invece ai fasti del primo album, tornando a coprire Foxx e soci di lustrini e paillettes, mentre "Distant Smiles" mette l'accento sul romanticismo melodico di Currie, suggellato da una lunga e toccante introduzione al pianoforte acustico. Ma ancor più rappresentativi dell'intero lavoro sono il kraftwerkiano synth-pop di "The Man Who Dies Every Day" - una marcetta cruda e raggelante per synth e chitarra, vero caso isolato all'interno del disco, dove Foxx si veste per la prima volta da androide - e il pastiche elettronico di "Artificial Life", che riprende laddove "I Want To Be A Machine" aveva lasciato. A questi va aggiunto senza indugi il vero capolavoro dell'album, e probabilmente della storia della band, quell'"Hiroshima Mon Amour" capace di miscelare animo romantico e disperazione decadente in cinque fra i più intensi minuti dell'intera new wave, con un Foxx in stato di grazia nel corredare assieme l'interezza degli elementi del sound ultravoxiano e convogliarli in un chiaroscuro al tempo stesso distaccato e commovente.

"Ha!-Ha!-Ha!" è un album magnifico e siderale e, specie se considerato assieme al suo predecessore, il primo grande capolavoro della new wave. Meritatamente rivalutato dalla storia, il disco fu al tempo snobbato da parte della critica e, soprattutto, da un pubblico non ancora pronto ad apprezzarne l'incredibile freschezza sonora. Sarebbero dovuti arrivare i Sex Pistols con la loro rivoluzione punk e un artista già conclamato nel mondo del glam come David Bowie per completare la transizione iniziata da Foxx e soci, e a loro mai abbastanza attribuita. Nei due capitoli che segnano la loro ascesa, i cinque riusciranno infatti nell'impresa di prevedere contemporaneamente l'ala romantica della new wave (che vedrà Japan, Simple Minds, Talk Talk e Duran Duran) e il lato più freddo e sintetico, cavalcato invece dallo stesso Foxx, da Gary Numan e dagli Human League. Due versanti, questi, che saranno ulteriormente sviluppati, fusi e contrapposti nel terzo e ultimo lavoro della prima fase della band, quel “Systems Of Romance” che un anno più tardi li vedrà abbandonare il punk e il glam in favore di un incontro-scontro integrale fra elettronica e romanticismo. Il totale predominio di questi ultimi due elementi va interpretato come riflesso della tensione sempre più presente fra Foxx e Currie, che risulterà incredibilmente positiva per la riuscita del disco ma porterà, nel 1979, all'inevitabile epilogo della saga Ultravox!.

Conclusa l'esperienza prima, gli Ultravox avrebbero proseguito seguendo l'amore di Currie per il decadentismo e il romanticismo e sfornando una serie di dischi meravigliosi (l'imprescindibile "Vienna" per primo), fra le migliori espressioni del synth-pop degli anni ottanta. John Foxx avrebbe invece avviato una carriera solista dalle mille incarnazioni, dando sfogo alla sua passione per il futurismo nel gelido capolavoro "Metamatic", disco la cui influenza sull'elettronica moderna non è ancor oggi riconosciuta a dovere.
Tutte e due le avventure, esattamente come quelle dei contemporanei e dei nostalgici dei nostri tempi, non sarebbero però potute esistere senza le invenzioni e le innovazioni di "Ultravox!", "Systems Of Romance" e, soprattutto, di "Ha!-Ha!-Ha!", l'album che forse meglio di tutti rappresenta la nascita della new wave.

(23/12/2012)

  • Tracklist
  1. ROckWrok
  2. The Frozen Ones
  3. Fear In The Western World
  4. Distant Smile
  5. The Man Who Dies Every Day
  6. Artificial Life
  7. While I'm Still Alive
  8. Hiroshima Mon Amour


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