Von Lmo

Cosmic Interception

1994 (Roadrunner) | space-rock

La musica rock è piena di personaggi eccentrici. Pochi, però, possono vantare le esperienze di Von Lmo (al secolo Frankie Cavallo, nato a Brooklyn nel 1954), attivo nell'ambito della musica rock fin dai tempi dell'adolescenza. La leggenda racconta che in giovane età decise di mettersi a suonare la batteria, mentre andava innamorandosi del jazz "cosmico" di Sun Ra (altro eccentrico; altra musica…). Ancora fonti tutt'altro che verificabili narrano che aveva un pensiero fisso: dimostrare di essere più bravo (leggi: più spacca-batterie) di Keith Moon (Who). Chissà se lo era davvero…

All'alba dei 70, insieme all'amico di una vita, Otto von Ruggins, il nostro mette su la sua prima band, i Funeral Of Art. Trasferitosi in Inghilterra, inizia a registrare demo per cercare di attirare l'attenzione di qualche etichetta discografica. Niente da fare, tutto inutile. Von riparte per gli States, recluta qualche sbandato e mette su una nuova band, i Pumpo. Il problema è che nessuno dei nuovi membri era capace di suonare uno strumento. Così decisero di "suonare" compressori, martelli pneumatici, trapani: insomma, quasi una versione ante-litteram dei più devastanti Einsturzende Neubauten. Ne venne fuori un album omonimo, uscito nel 1974. Dio solo sa cosa diavolo contenesse!

Ad ogni modo, fu solo sul finire degli anni 70 che Frankie decise (dopo l'esperienza dei Why You… Murder Me?) di adottare lo pseudonimo con cui sarebbe diventato una star (?) durante le serate al Max's Kansas City di New York, ovvero nel momento in cui il punk diventava "post-", aprendo le porte alla grande stagione della new wave. Precedentemente, però, nel 1977, insieme con von Ruggins aveva varato il progetto Kongress, dedito all'improvvisazione totale. Insieme a un personaggio pittoresco come l'australiano Geoffrey Crozier, fu allestito una specie di spettacolo multimediale, prima che fossero banditi dal Cbgb's e da numerosi altri club di New York a causa del loro impatto violentemente iconoclasta.

Iperattivo come non mai, Von, dopo aver rincontrato un suo vecchio amico, Rudolph Grey, registrò il singolo "We're Not Crazy", con il lato B di "Not Bite" per la Red Star (quella dei primi Suicide, per intenderci) e con la ragione sociale di Red Transistor. Fu lo stesso Von a definire la sua musica come "super space-age heavy-metal dance rock". Nonostante quelli fossero tempi avvezzi a certe stranezze, il singolo passò letteralmente inosservato. Nel 1978, dopo tanto peregrinare, nacque, come anticipato, il definitivo progetto: Von Lmo. Da questo momento, le serate al Max's Kansas City diventano ancora più incendiare, roba che solo chi c'era potrebbe raccontare con la giusta dovizia di particolari. Accontentiamoci della nostra immaginazione e andiamo avanti.

I Von Lmo registrarono, nel 1981, "Future Language", definito da Chuck Eddy, nel suo libro "Starway To Hell", come uno dei "500 migliori album di heavy-metal nell'universo". L'album porta a un livello eccellente questo particolarissimo "crossover", saturando ulteriormente il suono con eccessi psichedelici degni dei più spaventosi acid-trip californiani.

Tuttavia, sarà solo dopo un lunghissimo periodo di emarginazione (tra droghe e abusi di ogni genere) che Von Lmo, nel 1994, darà alle stampe il suo capolavoro assoluto: "Cosmic Interception". E' qui che il suo "super space-age heavy-metal dance rock" (insomma, quella roba lì…) raggiunge la perfezione, in virtù anche di una inedita componente "cyberpunk". In questo modo, le composizioni finiscono per diventare ancora più mastodontiche e apocalittiche, anche se il canto quasi goliardico di Von e certe svagatezze ritmiche rivelano la solita, vecchia volontà irriverente.

Von riesce a frullare in ogni brano brandelli di Hawkwind e Chrome, tracce di free-jazz "cosmico" (il sax di Juno Saturn — altro amico di vecchia data), tastiere rutilanti e progressioni ritmiche spaventosamente estenuanti e "statiche". La malvagità e l'intensità quasi wagneriana con cui spesso sono affrontate queste partiture fanno pensare anche al miglior Foetus. Inoltre, seguendo la lezione dell'amato Sun Ra, tutto è sorretto da una privata "mitologia cosmica"; e in questo, Von sembra fare maledettamente sul serio. Tuttavia, l'iniziale title-track, con tanto di contrappunti tastieristici (il solito von Ruggins) non lascia prefigurare lo sfacelo. Le inflessioni metalliche contagiano un po' tutte le sorgenti sonore, a cominciare dal ritmo e dalla stessa voce.

La successiva "Radio World" è già più compatta nel suono. Il battito è secco, poderoso, preciso. Il sax di Saturn puntella la progressione rhythm & blues con una insistente frase meccanica, mentre, dall'alto del suo "crooning" viscerale, Von declama parole come un profeta invasato. Ma è con "Leave Your Body", introdotta da una voce subliminale, che le cose iniziano a prendere una piega pericolosa. Il batterista Bobby Ryan macina una ritmica compressa, mentre fraseggi di sax ondeggiano sullo sfondo e la chitarra di Mike Kross si accanisce in deliri cosmici a là Helios Creed. La sensazione è quella di trovarsi a un mega-party "sballato" nel pieno dello spazio siderale. E tutto questo per sette lunghissimi, devastanti minuti … La litania sinistra di "Inside Shadowland" (immersa in ribollenti acque sintetiche e scandita a mo' di balletto meccanico) ha sapori gotici e un retrogusto thriller. E' il solito brano di transizione, a cui viene affidato il compito di accumulare tensione, che poi sarà detonata nei brani più esplosivi. Stesso discorso per "Ultraviolet Light", aperta da folate sinistre di synth ma poi scaraventata in un techno-billy gigione, con tanto di assoli al fulmicotone di Kross e fraseggi frenetici di sax. Su tutti, la voce mattacchiona di Von.

"Be Yourself" prosegue il massacro a ritmo indiavolato, prima che un intro di free-jazz schizoide prepari la dinamite ritmica del capolavoro "Skake, Rattle & Roll" (otto minuti), rockabilly atomico (con tracce di techno-trash a là Ministry) che porta al parossismo la sua sintesi musicale. E' un brano che, pur nella sua estrema compattezza, si dimostra altamente mutante e sperimentale, a causa di un uso molto "free" dei fiati e, soprattutto, di una malvagia frenesia iconoclasta (si vedano le deraglianti aperture lisergiche della sei corde). In sostanza, è chiaro che Von stesse pensando a una sua particolarissima versione della "Atlantis" dell'onnipresente Sun Ra: ne sono fedele testimonianza, infatti, gli intermezzi caotici in cui il free-jazz assume connotati sonori disastrosi, al limite della cacofonia gratuita. Chiude uno dei suoi classici maggiori, "This Is Pop Rock": un pop-rock, certo, ma dell'era cyberpunk.

Personaggi eccentrici, si diceva in apertura. Non solo. A tratti Von Lmo & co. sono anche incredibilmente geniali. Ma, dopotutto, genio ed eccentricità non vanno spesso di pari passo? Di certo, con tipi come questi, non c'è alcuna possibilità di dubbio.

(14/11/2006)

  • Tracklist
  1. Cosmic Interception
  2. Radio World
  3. Leave Your Body
  4. Inside Shadowland
  5. Ultraviolet Light
  6. Be Yourself
  7. Shake, Rattle & Roll
  8. This Is Pop Rock


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