"Tommy" degli Who fu una delle primissime opere
concettuali che il mondo del rock strinse nel suo fagocitante e insaziabile
abbraccio. Non la prima in assoluto, in quanto venne anticipata solo di pochi
mesi dai lavori concept dei londinesi Pretty Things e Kinks con il loro celebre "Arthur". Ma
certamente "Tommy" ha rivestito una importanza e una influenza decisive sulle
generazioni future del rock.
"Tommy" e' la storia di un bambino il cui padre e' dato disperso
in guerra e la cui madre, nel frattempo, si fa consolare da un nuovo amico. Il
padre inaspettatamente fa ritorno a casa, coglie l'infedele in flagrante e ne
uccide l'amante; Tommy, attraverso i riflessi di uno specchio, assiste alla
tragedia e ne resta traumatizzato, tanto da perdere i sensi primari: rimane
cieco, sordo, e muto. Il suo, da qui in avanti sara' un viaggio dantesco, una
lenta ascesa verso la luce non solo metaforica. Un cammino che lo portera' a
incontrare ambigui e bizzarri personaggi che faranno non solo da colonna sonora
alla sua esistenza di invalido, ma saranno esperienze di vita per il suo
brancolante svezzamento senza punti di riferimento precisi. Incontrera' nel
corso del proprio cammino cugini violenti, conoscera' la droga, avra' per zio
una persona subdola e viscida, diverra' campione di flipper attraverso le
vibrazioni e l'unico senso rimastogli, il tatto. Verso la fine di questo
labirintico percorso un dottore si accorgera' che l'unico modo di comunicare di
Tommy e' attraverso gli specchi. La madre, inorridita da questa fantomatica
teoria, distruggera’ gli specchi di casa, generando al tempo stesso una
inconsapevole e miracolosa cura che liberera' Tommy dal suo gravoso handicap,
donandogli, come per miracolo, tutti i sensi perduti.
E' una metafora autobiografica Tommy, una metafora del proprio
autore, Pete Townshend. Tommy e' un essere umano che nel corso del proprio
disagio fisico impara a vedere e scoprire il mondo attraverso l'immaginazione, e
il mondo da par suo si mostrera' al suo cospetto; Tommy non sa niente di niente,
e' vergine da tutto nella sua piu' totale purezza, la sua prigionia e' un
labirinto buio e angusto: e' la vita che scorre via e che lo circonda senza che
lui possa fare niente. Viaggera' con la fantasia e l'immaginazione creando un
mondo personale e parallelo a quello reale. Solo quando il ragazzo, ormai, avra'
completato il proprio percorso naturale fatto di esperienze vissute a modo suo
potra’ tornare a essere come tutti gli altri.
Pete Townshend, il suo autore, era un ragazzo che veniva da
bassifondi di periferia e che per la sua gran voglia di identificarsi in una
societa' che non sentiva attinente al proprio modo di essere ha cercato con ogni
mezzo di fuggire da essa. Pete Townshend e' Tommy, Pete Townshend e' quel brutto
anatroccolo senza niente, soffocato da una realta' non sua, Pete Townshend evade
da essa con la forza dell'arte, sulle ali della musica trova una sua particolare
via di fuga da tutto quel grigiore che lo opprime. Gli Who sono stati per
Townshend la prima occasione per crearsi una propria identificazione personale,
un po' come per Tommy lo e' stato l'essere diventato campione di flipper, un
primo tentativo di comunicare con l'esterno e soprattutto di sentirsi vivo.
Nel 1975 venne anche realizzato un film che rendeva omaggio a
questa opera, un film creato da quel grande regista che e' Ken Russell. Opera in
celluloide fantasiosa, grottesca e psichedelica, piena di colori sgargianti a
rendere ancora piu' netto il buio di Tommy, il film traeva forza proprio dalla
musica dell’omonimo disco, pubblicato sei anni prima: un capolavoro in cui gli
Who abbandonano le ruvidita' selvagge di un recente passato, e si affidano a un
lavoro piu' levigato nella produzione. Ci sono canzoni e suoni enfatici, in
certi momenti, capaci di rendere vivida la storia. I testi sono un surrogato
creato ad arte per rendere la storia quanto piu' possibile reale. Ci sono
cavalcate strumentali infarcite di sovrane sonorita' orchestrali come
"Overture", in cui il ritmo e' un’ode al senso ritmico e poliedrico di Keith
Moon alle percussioni e di Townshend alla chitarra acustica, tra secchi stop e
rullate frenetiche, trovano posto indovinate entrate a base di organi. Ci sono
poi i momenti teneri e toccanti, come "It’s A Boy", e momenti di concitazione
come in "1921", una fra le piu' belle canzoni dell'intero disco, ottimamente
interpretata da Roger Daltrey con splendido struggimento e alta intensita'
drammatica.
"Amazing Journey" e' un altro concentrato di atmosfere a nervi
scoperti, sfondo ideale per certi scatti di melodia assecondati dal ritmo del
basso potente ed espressivo del compianto John Entwistle. "Sparks" si rifa' ai
canonici suoni introdotti da "Overture", ma lo fa creando un’atmosfera pregna di
attesa, grazie ai frenetici rullati di Moon.
Il cammino di Tommy e' tenuto insieme da altri significativi
esempi in musica che ne dettano le tappe della vita, come nel singhiozzante
procedere di "Eyesight To Blind", o nel Natale anthemico di "Christmas", per poi
trovarci proiettati in una dimensione onirica in quel cantato corale rarefatto
che e' "Cousin Kevin", dalle forti reminescenze post-Beat. "The Acid Queen" e’
nobilitata da un arpeggio psichedelico, e da improvvise sferzate chitarristiche
di Townshend, mentre "Underture" riprende il filo logico di "Overture", ma a
farla da padrone in questo caso e' Entwistle con una saltellante linea di basso
che segna la via da percorrere, mentre Townshend ricorre a sovraincisioni
chitarristiche, prima acustiche, poi elettriche, che ricamano dolcemente di
orpelli melodici l'intera struttura e imprimono poi rabbiose impennate
adrenaliniche di furore ritmico. Sono i fiati, invece, a introdurre "fidale
About" nel suo procedere a passo di marcetta, mentre la celebre "Pinball Wizard"
e' inaugurata da una leggere chitarra acustica e da lampi elettrici che creano i
presupposti per un evocativo cantato di Daltrey. Il ritornello e' il punto di
forza del brano, intervallato dal controcanto nasale di Townshend, e proprio nel
ritornello si tocca per la prima volta quella sensazione di spensierata
giovinezza che Tommy recupera nel suo brancolante procedere attraverso le gioie
e le soddisfazioni di semplici partite vinte a flipper. "Go To The Mirror" e'
un’altra perla: il flipper e' ormai uno sbiadito ricordo, qui prevale la rabbia,
la voglia di ribellione in quel riff chitarristico e soprattutto nella voce
grintosa di Daltrey, salvo poi il riemergere di momenti di drammatica
implorazione in quei brevissimi "see me, feel me, touch me, heal me!".
Gli Who si concedono una breve parentesi acustica attraverso le
sonorità gospel di "Tommy Can You Hear Me?", lo specchi va in frantumi in "Smash
The Mirror", creando vere "Sensation" di squisita e raffinata vena melodica,
grazie proprio al sinfonismo e all'introduzione di strumenti a fiato che si
contrappongono a uno scenario totalmente rock, riuscendo a coesistere in maniera
perfetta. "Sally Simpson" ha invece cadenze di vispo e ammiccante fare
pianistico: attraverso fluide scale, la chitarra acustica accompagna Daltrey in
un cantato allegro che sconfina in un ritornello corale ed enfantico, mentre
"I’m Free" e' Tommy che finalmente, attraversato l'inferno e il purgatorio, e'
asceso al cospetto del paradiso e rivede la luce. Daltrey sintetizza il tutto
attraverso un canto di liberatorio stupore, quasi bisbigliato con timidezza
prima, e poi urlato con grintoso spirito di rivalsa, proprio come Tommy che si
sorprende di fronte ai colori e ai suoni del mondo e, rendendosi conto che e'
tutto reale, si lascia piacevolmente sommergere dalla felicita'. "We’re Not
Gonna Take It" e' un inno, intervallato da un subdolo quanto ripetitivo
pianoforte, il cantato e' sofferto e al tempo stesso toccante: sembra quasi una
preghiera di religioso ringraziamento, vera gemma finale di questa drammatica e
avventurosa storia di dolore e rinascita.
Anche la copertina del disco e' un capolavoro evocativo: sbarre
di metallo che racchiudono il buio, il buio del cieco vivere di Tommy; ma
colombi bianchi volano al di la' delle sbarre, lo spirito e l'immaginazione di
Tommy non possono essere intrappolati, volano liberi e leggeri fuori da quella
misera prigione.
