Chrisma

Chinese Restaurant

1977 (Polydor) | new wave, post-punk

1965 e dintorni. Maurizio Arcieri è bellissimo, e, intorno a lui, c'è garage e beat. Bisogna assecondare i capricci, e magari anche dar loro un'etichetta che suoni ruffiana. Ecco, allora, serviti i New Dada, furbi quanto basta per stuzzicare anche l'intellighenzia, invaghita di Tristan Tzara.

La realtà è ben diversa. Il prodotto è ammiccante, lezioso, esteticamente corretto, ma non scuote troppo la coscienza, innamorando, invece, schiere di ragazzine ammaliate dalla beltade di Maurizio che, però, gli occhietti di gatto li ha sempre avuti. Una manciata di anni da solista bastano per favorire un incontro sulfureo e propizio, e, appena una decade dopo, Maurizio è pronto per strappare le ali d'angelo e indossare stretch&latex dall'inferno. La sua conturbante e salvifica carnefice è una giovane fan svizzera, Christina Moser, bionda, alta, giunonica e amabilmente disinibita. Si sposano. Insieme sono magnetici. L'amore non resta relegato all'alcova, e Christina non è donna da letto&pranzetto, Maurizio è incantevole e fragile, e lei funge da strabiliante valchiria. Il riflusso, il malessere, la scoperta della paranoia e dell'alienazione quali malattie socialmente condivise, in questa seconda metà dei 70 di piombo, recano la sigla Chrisma (poi mutata in Krisma), contrazione di Christina e Maurizio.

L'Italia è troppo opprimente per un talento fuori dalle righe, lontano anni luce dalla gravosa responsabilità dell'impegno politico e dall'assorbimento coatto nelle maglie di un'industria discografica che ne banalizzi l'estro e ne alteri l'estetica.
Londra, con le contraddizioni a briglia sciolta del movimento punk, appare molto più stimolante e accogliente per chiunque necessiti di uno spazio socio-culturale in cui poter vivere nel sistema, pur prendendone le distanze. Tuttavia, gli estremismi del movimento toccano solo in parte la coppia, che, pur nel gioco della spilla da balia e del capello ossigenato, resta ancorata a un caldo sensual pop ricamato di tropicalismo, nell'esordio, il singolo "Amore", nato dalla collaborazione con Nico Papathanassiou, nuovo direttore artistico della Polygram, e con suo fratello, Vangelis.

È il 1977. Un anno è sufficiente per perfezionare la de-italianizzazione, accorciare la conturbante distanza tra Eros e Thanatos e giocare sfacciatamente col torbido di "U", ancora una volta prodotto dai fratelli Papathanassiou. Terminate le prove tecniche d'alienazione dal pesante fardello d'una italianità forzata, è il momento di mostrare tutte le carte, rilasciando un vero e proprio album.
Introdotto dal singolo "Lola", "Chinese Restaurant" esce per la Polydor nel 1977, prodotto ancora da Vangelis.
Il disco, già dall'artwork, appare assolutamente distante dagli stilemi pop del Maurizio di appena un decennio prima. La coppia passeggia di spalle, avvolta in pesanti cappotti neri, su cui spiccano le chiome biondo platino, dinanzi a un ristorante cinese. Ma il mutamento non è soltanto nella forma. La sostanza riesce a filtrare la sexual disco dei precedenti singoli in una sensualità algida, altera, elegantemente feticista, malgrado un pubblico politically correct vada immediatamente ad apporre il bollino del più viscerale punk che, nella realtà dei fatti, affascina i nostri soprattutto da un punto di vista estetico, come testimonia l'uso provocatorio di spille da balia, conficcate nelle guance, e dei rasoi maldestramente maneggiati durante qualche live.

Il colore di "Thank You", intro completamente strumentale, è imbrunire grigio di synth soggiogati dall'incipiente nebbia e riverberi dalle cavità più oltraggiose dell'asfalto. Una degna introduzione per il falò della vanità acceso da Christina in "Black Silk Stocking", lasciva danza elettronica, recitata con piglio da magnetico e bellissimo alter-ego femminile di un Alan Vega in stato di provocazione. Se il singolo "Lola" era stato l'anticipo di una languida biografia nel formato tango a due voci, a narrar l'ambiguità della barista del Chinese Restaurant ("Lola is a private eye/ She well disguises/ Her lingering actions/ No-one suspecting/ At the Chinese, Lola/ Killed all those/ Who did her wrong/ Her soul is blazing/ With blood thirsty craving/ No-one suspecting"), "C-Rock" intesse l'ossessiva monotonia di un'unica strofa con fragile motorismo pre-wave alla Neu! e "What For", più cupa citazione dei primissimi, quasi contemporanei, Ultravox, diventa l'atto di concepimento della futura "Calling", contenuta in "Hibernation", successivo (e coerentemente consecutivo) album del duo. Questa trilogia è chiusa dalla più altera (David c'è) e scazzata (Iggy c'è) "Wanderlust", in cui Maurizio si sdoppia, alternando uno spoken distaccato a un più viscerale cantato, in un cristallino dinamismo post-punk.

Sul finire, il violino incede sulla dilatazione synthetica, per disegnare una ballata gelida e struggente ("Lycee"), seguita dalla diapositiva esotica e volutamente sfocata di "Mandoia", affascinante arcano dal retrogusto ancora kraut.
La chiosa riprende l'intro, riempito da Maurizio al vocoder con l'elenco grato ai suoi numi tutelari (Lonnie Donegan, Eddie Cochran, Fats Domino, Jerry Lee Lewis, Little Richard, Bill Haley, Chuck Berry, Wanda Jackson, Charlie Watts, The Boys, Mick Jagger, The Saints, Bill Wyman, Iggy Pop, Neu!, Fats And His Cats, Dave Anthony Mods, Les Paul, Sha-Na-Na, Roxy Music, Buddy Holly, Gene Vincent, Jimi Hendrix, Jonny Kid, Brian Jones, Jim Morrison, Elvis Presley, Marc Bolan, Louis Armstrong, Bing Crosby).
La scelta di non omettere nulla, nel tentativo di raccontare un concept come "Chinese Restaurant", è simile a quella per cui, in viaggio, i particolari secondari della nostra meta ci avvincono quanto i dettagli salienti, quelli già immaginati, descritti, parzialmente vissuti ancor prima della partenza. La nostra esperienza diviene un flusso continuo e compatto, invincibile alla perdita di un qualsivoglia filamento.
È questa l'essenza di un buon viaggio, ed è questa la verità di un ottimo trip.
Che gli agenti siano stati al 90% italiani è, poi, un valore aggiunto, da assommare al nostro ormai rassegnato orgoglio nazional-musicale.

(04/10/2010)

  • Tracklist
  1. Thank You (instr.)
  2. Black Silk Stocking
  3. Lola
  4. What For
  5. Wanderlust
  6. Lycee
  7. Mandoia
  8. Thank You
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