Piero Ciampi

Andare camminare lavorare... e altri discorsi

1975 (Rca) | songwriter

"Ha tutte le carte in regola/ per essere un artista
ha un carattere melanconico/ beve come un irlandese
se incontra un disperato/ non chiede spiegazioni
divide la sua cena/ con pittori ciechi, musicisti sordi/ giocatori sfortunati, scrittori monchi"


L'autoritratto se lo fa da solo, Piero Ciampi, poeta, vagabondo, chansonnier, ubriacone, cane sciolto; e lo fa con la solita schietta e divertita semplicità che lo contraddistinguerà per tutta la sua vita.

"Non gli fa paura niente/ tanto meno un prepotente
preferisce stare solo/ anche se gli costa caro
non fa alcuna differenza/ tra un anno e una notte
tra un bacio e un addio"


Nato a Livorno nel 1934, già da giovane incline alla musica e alla poesia, ma soprattutto a un modo di vivere la vita con furore passionale, con impeto strabordante, un'inquietudine mai placata che lo spingerà per tutta la sua esistenza a girovagare e conoscere.
La prima fuga (e quella forse più importante) poco più che ventenne, con solo una chitarra e un po' di sigarette, lo porta in Francia dove frequenta Céline e va ad ascoltare, nei locali, i concerti di Georges Brassens.

Beve come una spugna, ma come una spugna assorbe anche le esperienze vissute; quando torna a Livorno e grazie all'amico Gianfranco Reverberi e Franco Crepax riesce a effettuare le prime incisioni, non si porta solo dietro il soprannome che gli affibbiarono in Francia ("L'Italianò", diventato Litaliano) che abbandonerà presto, ma anche il modo di cantare che sentì proprio nelle esibizioni di Brassens.
Il primo album non riscuote successo, e nonostante scriva pezzi per altri artisti e goda dell'apprezzamento di alcuni colleghi e addetti ai lavori, Ciampi è sempre irrequieto e insoddisfatto, vagabonda e beve, beve e vagabonda: Irlanda, Inghilterra, Spagna, Svezia, si sposa anche, e fa pure un figlio, ma non è mai sereno.
Incide altri due album, ma la situazione non migliora.

Lecito, a questo punto, chiedersi: "Per quale motivo questo giramondo innamorato della bottiglia può essere inserito nel gotha della canzone iitaliana?"
La risposta risiede in modo perfettamente esaustivo in "Andare camminare lavorare… e altri discorsi" che raccoglie pezzi dei due album precedenti più due inediti e che mostra le principali doti del Piero Ciampi cantautore; la bizzarra e originale vena compositiva e l'estro poetico onesto e commovente.

Non capita spesso nella canzone d'autore italiana di trovarsi di fronte, ad esempio, a una canzone come "Il giocatore", con il recitato di Ciampi, sfortunato scommettitore d'azzardo, intervallato da frenesie d'archi, chitarra e fiati, oppure "Te lo faccio vedere chi sono io", struttura similare con il livornese stavolta intento a recitare la parte del simpatico sbruffone che promette alla sua donna un'agiatezza che non può permettersi.
Strutture atipiche, slegate, come nell'iniziale "Andare camminare lavorare", ironico inno in cui Ciampi, ancora al limite del talkin', è sostenuto dal cantato di un coro maschile e da una base musicale modello jazz-rock, tra percussioni africaneggianti, stretti arpeggi di acustica, svisate di tastiere e giochi elettronici.

"Vive male la sua vita/ ma lo fa con grande amore"

Ciampi però era anche uno straordinario poeta e interprete, in grado di immergersi in intense e toccanti dichiarazioni d'amore ("L'amore è tutto qui") o sofferti racconti di storie finite ("In un palazzo di giustizia"), cosi come di ideare fiabe musicate tra la Provenza e il Brasile ("40 soldati e 40 sorelle") o splendide parabole quasi prive di accompagnamento sonoro ("Cristo tra i chitarristi").
Il cantautore toscano era capace di vere e proprie intuzioni geniali, come ne "Il Merlo", nella quale mette in scena la crisi creativa di un compositore ("tu, merlo, cantami una canzone/ da portare all'editore/ perché sono senza una lira") in modo leggiadro e divertente ("sono contento di non aver dato/ alcun seguito a quel peccato/ di volerti un giorno mangiar"), oppure di concepire semplici e limpidi capolavori come "Il vino", meravigliosa ode al suo vero compagno di vita, in tempi recenti riproposta con successo dai La Crus.

"La vita è una cosa che prende, porta e spedisce"

Ciampi il grande successo non lo conobbe mai, e anche delle occasioni di cosiddetta visibilità (interviste, apparizioni in tv, progetti di dischi importanti) Piero se ne frega.
Sparisce o si presenta sbronzo. E poi sparisce di nuovo.
Il 19 gennaio 1980, purtroppo, lo fa per sempre.    

Piero Ciampi il grande successo non l'ha ancora avuto, nemmeno dopo la sua morte. E nonostante il Premio a suo nome istituito nel 1994 nella sua città natale, la rivalutazione della critica o le sperticate lodi dei suo colleghi (Gino Paoli in primis) o dei suo "allievi" (Nada), ancora oggi, in tempi di riedizioni e rimasterizzazioni, l'opera musicale del cantautore livornese è di difficile reperibilità.
Una vergogna per il mondo della musica italiana alla quale Piero Ciampi da Livorno, nella sua breve ma intensa vita, ha regalato più cuore e genio di quanto tanti artisti del nostro paese, nella loro longeva carriera, abbiano mai fatto.  

"Questo è un miserere/ senza lacrime
questo è il miserere/ di chi non ha/ più illusioni"

Dedicato a mio padre.
Che Piero veniva chiamato e, come Piero, nella sua vita semplice, ha bevuto e amato.
 
Un ringraziamento a www.bielle.org per l'aiuto sulle note biografiche.

(29/12/2008)

  • Tracklist
  1. Andare camminare lavorare
  2. L'amore è tutto qui
  3. 40 soldati 40 sorelle
  4. Ha tutte le carte in regola
  5. Il giocatore
  6. Cristo tra i chitarristi
  7. Il vino
  8. Te lo faccio vedere chi sono io
  9. In un palazzo di giustizia
  10. Il merlo
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