Claudio Rocchi

Volo magico n.1

1971 (Ariston) | progressive, rock psichedelico

Quando penso a Claudio Rocchi, mi torna in mente una fiaba di Gianni Rodari che lessi quando ero bambina: una storiella su un giovane gambero che voleva imparare a camminare in avanti, nonostante l'assoluto disappunto dei suoi simili e dei suoi cari. Deve sentirsi un po' come il protagonista di questa favola Claudio Rocchi quando, nel 1969, decide a malincuore di lasciare gli Stormy Six dopo l'album di debutto "Le idee di oggi per la musica di domani". Il pomo della discordia è la svolta militante della band, non condivisa da Rocchi. Lui, infatti, ha la mente altrove: si è innamorato dell'India. Sono però gli anni di piombo in Italia e i suoi compagni non riescono a capire come, in un periodo politico così critico, lui possa riuscire a parlare con voce trasognata di amore e spiritualità.
A conferma del loro sdegno, nell'album "L'unità" (1972) gli Stormy Six dedicano al loro ex-bassista la canzone "Fratello", ammonendolo duramente su come non fosse il momento di pensare a mondi mistici e lontani ("quando l'ultimo sfruttatore, l'ultimo corruttore, l'ultimo carrierista, l'ultimo ipocrita, l'ultimo borghese saranno scomparsi da questa terra/ allora sarà giunto il vostro momento di parlarci d'amore"). Persino il suo amico fraterno Mauro Pagani, leader della Premiata Forneria Marconi, non vede di buon occhio l'allontanamento di Claudio dalle prerogative della sinistra rivoluzionaria e ribadisce il concetto espresso dagli Stormy Six dedicando proprio a Rocchi l'album "Per un amico" e alcuni versi piuttosto espliciti ("non è più tempo di sogni/ tu devi lottare di più").

Ma chi era Claudio Rocchi, il gambero che voleva camminare in avanti? Studente di filosofia, figlio di un costruttore edile, è cresciuto artisticamente nella Milano underground che ruotava attorno alla rivista "Il Re Nudo" e ai "Festival del proletariato giovanile". Affascinata dalla sua personalità, la Ariston lo ingaggia appena maggiorenne intravedendo in lui un nuovo Lucio Battisti. Rocchi però non si trova a suo agio nei panni del divo: al momento di firmare autografi è persino solito rispondere scrivendo semplicemente il nome del fan che ha davanti.
Nonostante l'opposizione degli amici, Claudio Rocchi prosegue per la sua strada e inizia una carriera solista intransigente, destinata comunque ad attraversare negli anni diversi generi musicali. Per comodità (o per pigrizia) il suo nome finirà per essere spesso accostato alla vasta scena progressiva italiana, ma per Rocchi la musica andava oltre gli standard estetici: era una vera e propria missione. Nel 1970, quando esordisce con "Viaggio", è chiaro a tutti che quel ragazzo di soli 19 anni prende la vita molto sul serio. Il suo primo album è un disco acustico e sognante difficile da immaginare nell'Italia coeva, ma che ne mette in luce le grandi doti comunicative grazie anche alla collaborazione con un giovane Mauro Pagani. Chi ha vissuto quegli anni non potrà mai dimenticare un brano come "La tua prima luna", che già lo colloca lontano dall'Italia e molto più vicino, per esempio, a ciò che stava succedendo nel mondo anglofono: parliamo di cantautori visionari come David Crosby, Roy Harper e Syd Barrett in primis.
Se, usando la loro voce come uno strumento, negli stessi anni Juri Camisasca e Alan Sorrenti si discostano dal progressive nostrano con atmosfere oniriche simili a quelle di Tim Buckley e Peter Hammill, Claudio Rocchi aspira ancora più in alto e nel 1971 riesce finalmente a decollare, fondendo nel suo "Volo magico n. 1" la sua malinconica vena poetica con il suo sincero amore per le musiche orientali. A confezionare il secondo disco ci pensa una semplice fotografia di un muro con una porta chiusa; si tratta, a ben pensare, di uno scatto semplice eppure assai rappresentativo dell'anima di Claudio Rocchi, figlio di una cultura a cui abbiamo purtroppo da tempo smesso di abituarci: quella che non si fermava dinanzi agli ostacoli che ci pone davanti la società.

Rocchi inizialmente concepisce il disco come un doppio album ma qualcuno alla Ariston storce il naso e insiste per far uscire la seconda parte nel 1972 accanto a "La norma del cielo". "Volo magico n. 1" viene quindi pubblicato con solo quattro tracce, ma con un'ambizione di fondo ciclopica, che si dipana in quasi quaranta minuti di esecuzione. Oltre alle influenze della scena cantautorale nostrana, la sua idea del folk psichedelico viene strettamente legata ai canoni del misticismo orientale: vi è qui, infatti, una ricerca interiore in corso, in cui i confini mentali sono soggetti a rigidi processi meditativi, con alcuni insegnamenti propri del buddhismo e del taoismo che non mancano di avvolgere l'ascoltatore di pathos ed empatia. A rafforzare questa sensazione ci pensa la formazione a sostegno di Rocchi, che include numerosi ospiti: Eugenio Pezza (tastiere), Alberto Camerini e Ricky Belloni (chitarre), Eno Bruce (basso, armonica), Lorenzo Vassallo (batteria) e Donatella Badi, Gigi Belloni, Michel Kanah e Gianfranco Lombardi ai cori. Non si tratta di semplici turnisti, ma di amici provenienti da alcune band locali come Il Pacco e i Nuova Idea, scelti per affinità culturale e spirituale. Una sintonia che, nei fatti, si traduce nella possibilità di registrare l'album in un'unica sessione.
Grazie a questa folta schiera di musicisti, un'altra particolarità del disco - che lo distingue dai modelli progressivi del periodo - è la singolarità degli strumenti utilizzati: troviamo, infatti, anche i tabla, il sitar, i bonghi e l'armonica. Una ricchezza strumentale che vira continuamente dall'India alla West Coast, riportando alla mente le atmosfere etniche degli Aktuala, della Third Ear Band e di alcuni dei kraut-rocker più mistici. Soltanto l'uso delle tastiere, strumento cardine del progressive in auge, ci tiene ancorati alla nostra penisola. Tutti questi ingredienti diversi tendono peraltro ad alterare anche la strada fin troppo convenzionale del classico album psichedelico, portandolo a un livello stratosferico, probabilmente nello stesso siderale posto in cui "Aria" di Alan Sorrenti sarà costruita a pochi mesi di distanza servendosi del volo-prototipo del cantautore milanese.

Il viaggio cosmico di Rocchi prende subito il largo da qualche parte tra il Gange e il Lambro nella title track, che in 18 minuti decolla in un viaggio ascetico, un po' come la vita dello stesso Claudio. Si comincia con un'atmosfera acustica molto pulita e rilassata, per poi snodarsi in un lungo crescendo contemplativo presto condotto dalle chitarre psichedeliche di Ricky Belloni (futuro New Trolls) e di Alberto Camerini, unite al controcanto di Donatella Bardi e agli arpeggi del pianoforte, con i cori celesti che irradiano gran parte del tracciato di una accecante luce mistica. Forse è una traccia leggermente prolissa per un ascoltatore non abituato alle lunghe jam del genere, specialmente nella parte centrale etnica e free-form, ma che risulta comunque digeribile grazie ad alcuni intriganti innesti più legati alla tradizione folk, oltre alla complicità di un testo che riesce sempre a tenere alto il livello d'attenzione. Con l'eleganza di un menestrello dei tempi antichi, Rocchi risponde infatti alle accuse di chi scinde tra rivoluzione culturale e spirituale, prendendosi con dolcezza la sua rivincita: "C'è sempre tempo per cantare, il cielo, l'acqua, un corpo, tutti/ Poi puoi andare dove vuoi/ poi puoi essere come vuoi".

"La realtà non esiste", ammaliante innodia panteistica, è un delicato brano acustico con il pianoforte e la voce che vanno a sottolineare quanto la divinità risieda anche nel suo creato e quando la percezione delle cose sia spesso più forte della stessa realtà. Rocchi ha una sua personale visione della psichedelia, che lo porta a riscriverla da capo come prima d'ora nessuno aveva osato in Italia: la sua musica è anti-rock, ciclica, primitiva; un inno alla sensibilità umana cadenzato come un mantra. Il pubblico lo capisce e anche grazie a un brano straordinario come "La realtà non esiste", il secondo album di Rocchi si annida nella Top 5 della classifica italiana.
Successivamente, negli 11 minuti di "Giusto amore" viene invece ordita una sinfonia più strutturata, seppur ancora misticheggiante e sfuggente, in cui la musica viene decantata come una cosmica sorgente d'amore ("Chi dice che la musica non passa, al piano di sopra qualcuno sente e forse protesta/ Ehi, è musica, è amore, signore, è amore, giusto amore quello che esce, nient'altro/ capisci per favore"). La voce di Rocchi sembra infine dissolversi tra le noti celestiali del mellotron di "Tutto quello che ho da dire", dimostrando nel suo percorso compositivo una grande capacità di sintesi strumentale che pare perfino precorrere alcuni degli album futuri di Brian Eno. Se non fosse già evidente, la vena sperimentale di Rocchi sarà ancora più in luce nel 45 giri di "Vado in India" (1972), capace di sbalordire persino la jazzista Carla Bley.

Morto nel 2013 per una malattia degenerativa alle ossa, Claudio Rocchi è stato un personaggio autentico della nostra controcultura, un esemplare unico che ha lasciato il segno anche al di fuori dell'ambito musicale. Il suo "viaggio" è stato una costante metaforica che lo ha portato a divenire un importante conduttore radiofonico in Italia (si ricordi, tra le altre, "Per voi giovani" su Radio 2), il fondatore della prima radio indipendente nazionale nepalese ("The Himalayan Broadcasting Company"); e poi ancora regista ("Pedra Mendalza"), attore ("Musikanten"), poeta ("Le sorprese non amano annunciarsi: sono un gruppo rock di fanciulle, suonano nude e sono bellissime"), oltre che generoso attivista e organizzatore culturale ("Festival del proletariato giovanile").
Nel 1979 con "Non ce n'è per nessuno" dà il suo momentaneo addio al rock per entrare negli Hare Krishna assieme all'amico Paolo Tofani (Area), accanto a lui nella realizzazione del disco: quando torna, la sua musica è diversa, seppur ugualmente potente e rivoluzionaria, come quando fa ascoltare in loop il battito della figlia nella pancia della madre a un concerto di militanti comunisti a Ravenna. Innamorato dell'Oriente in maniera sincera quanto lo era stato, in quegli stessi anni, anche George Harrison, molto prima che questa infatuazione zen divenisse una moda occidentale, Rocchi è stato uno dei più grandi maestri di vita della musica italiana e, proprio come il gambero di Rodari, è sempre andato avanti per la sua strada con lo stesso coraggio e la stessa decisione del primo giorno di cammino... O di volo, sarebbe forse meglio dire.

(24/09/2017)



  • Tracklist
  1. Volo magico n. 1
  2. La realtà non esiste
  3. Giusto amore
  4. Tutto quello che ho da dire


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