Osanna

Palepoli

1973 (Fonit Cetra) | progressive rock

Gli Osanna sono il principale gruppo della variegata scena napoletana che, nei primi anni Settanta italiani, ha creato un modo altro di intendere la musica progressive. Nati nel 1970 dall'unione di musicisti provenienti da esperienze con i Volti di Pietra e i Città Frontale, sono formati dal cantante e chitarrista Lino Vairetti, dal chitarrista Danilo Rustici (fratello di Corrado dei Cervello), dal bassista Lello Brandi e dal batterista Massimo Guarino. A questi si aggiunge il sassofonista e flautista Elio D'Anna, proveniente dagli Showmen e discepolo e ammiratore di David Jackson dei Van Der Graaf Generator.

Gli Osanna meritano, per vari motivi, un approfondimento particolare all'interno della scena prog italiana: sono stati i primi ad arricchire la musica pop-rock italiana di un forte elemento teatrale, cosa che in quegli anni stavano facendo, nella scena britannica, gruppi come i Genesis o i Crazy World di Arthur Brown, solo per dirne alcuni. Facendo ciò non hanno affatto avuto aspetti derivativi, in quanto sono stati probabilmente i Genesis a modificare la loro presenza scenica e il loro approccio ai live dopo avere conosciuto gli Osanna durante il loro tour italiano del 1971. I loro concerti dei primi anni Settanta sono stati una splendida unione di musica e spettacolo teatrale che ha rappresentato una pagina unica nella scena underground italiana; tra le loro partecipazioni spiccano quelle al Festival di Caracalla (1971), al Festival di musica d'avanguardia e di nuove tendenze di Viareggio (1971) e al Festival pop di Villa Pamphili (1972).

Ma volendo tralasciare l'aspetto esteriore, non si può non evidenziare quanto la musica degli Osanna spicchi particolarmente per originalità; coniugare le esperienze musicali crimsoniane, il mellotron di Fripp, le arie crepuscolari dei Van Der Graaf Generator, i colori dei Genesis, i cenni folk dei Jethro Tull - tutti aspetti sviluppatisi in contesti culturali lontanissimi dai luoghi di origine degli Osanna - con la tradizione popolare del Sud Italia non era forse neanche immaginabile nei primi anni Settanta. L'idea è pionieristica, dunque, e segna la nascita di un prog-rock italiano contaminato da sonorità etnico-mediterranee, con sapori e odori distanti anni-luce dalla fredda Inghilterra, che vedono in "Palepoli" il punto di arrivo di un percorso iniziato nel 1971 con "L'uomo". Ma questo non basta ancora a spiegare in modo esaustivo il fenomeno Osanna. Nonostante la complessità dei suoni e delle influenze lontane dalla tradizione, nonostante l'ambizione sia di rifarsi al pop britannico più "colto" - più vicino a una sorta di "elite" culturale lontana dai gusti delle masse - gli Osanna hanno sempre cercato di evitare quell'approccio eccessivamente intellettuale che pone il musicista su di un piedistallo irraggiungibile dall'ascoltatore; elemento, quest'ultimo, che è tipico di un certo tipo di progressive, suonato da un musicista talmente tecnico, talmente padrone del proprio strumento, da assumere quasi connotazioni "divine". La musica degli Osanna è ben lontana da tutto ciò; oltre che mediterranea potrebbe persino definirsi popolare, in quanto testi e ambientazioni esaltano gli aspetti più sinceri, umili e autentici del popolo napoletano.

"Palepoli" è anche questo; un sincero e nostalgico inno a una società che sta per essere soppiantata dall'uomo "nuovo" descritto da Pier Paolo Pasolini; l'uomo figlio dell'edonismo della moderna società capitalista, ormai staccatosi dal concetto di società per tramutarsi in singolo atomo individualista alla ricerca esclusiva del proprio piacere personale. Potremmo dire l'uomo solo, senza comunità. Un sorta di mostro a metà tra l'uomo nuovo di Pasolini e l'ultimo uomo di Friedrich Nietzsche, l'uomo che è cosciente che Dio non esiste e che vede solo nel suo ego ipertrofico la propria autorealizzazione.
"Palepoli" è la descrizione della città ideale, l'unica dove l'uomo può essere davvero felice, il luogo dove non è ancora avvenuta la "mutazione antropologica" descritta da Pasolini. Una città dove l'uomo è ancora tale, dove le sue virtù non vengono ancora misurate in denaro; è un essere umano non ancora trasformato in mero "consumatore" dalla nuova ideologia imperante.
Il progressive degli Osanna guarda quindi al passato. Lo stesso genere che in altri contesti era stato spinta futuristica, tentativo di spingersi oltre i limiti della propria contemporaneità, con gli Osanna diventa un nostalgico e rassegnato ricordo di un'epoca ormai scomparsa, forse persino mai esistita. Gli Osanna riescono in questo modo a unire innovazione e tradizione: la musica è innovativa, ma i testi raccontano di un ritorno a vecchi valori esistenti in un'antica città immaginaria dove amicizia, uguaglianza e rispetto per gli altri non si sono perduti.

La scelta del formato è tipica del periodo d'oro del progressive internazionale; due lunghe suite, una per ogni lato del vinile - "Oro caldo" e "Animale senza respiro" - con un brevissimo intermezzo, "Stanza città". "Oro caldo" (diciotto minuti) è caratterizzata da un continuo alternarsi di stili e ritmi; inizialmente offre subito l'impressione di trovarsi in un mercato napoletano per poi passare a momenti crimsoniani, spazi melodici, intermezzi blues con un grande Elio D'Anna che alterna flauto e sassofono, fino a momenti che ricordano la tastiera di Wakeman. Gli Osanna riescono a suonare di tutto senza mai scadere. In Italia non si era mai sentito nulla del genere.
Dopo un breve intermezzo ("Stanza città") si arriva alla seconda suite, "Animale senza respiro" (21 minuti). Qui appare più evidente l'influenza dei primi King Crimson, ma l'intero brano è un ambizioso e complesso collage di jazz-rock, inattesi scorci di sperimentazione elettronica, momenti acustici, concessioni poetiche e rabbiosi episodi tra il blues e l'hard-rock. In questo contesto tanto variegato gli Osanna descrivono l'animale senza respiro. Esso è quello che Friedrich Nietzsche chiama l'ultimo Uomo, l'uomo che sa che Dio è morto e ha come solo interesse il suo personale tornaconto. È il prodotto della nuova società ultracapitalista, che non guarda più al bene comune ma che trova gratificazione solo nel profitto personale e nell'edonismo più sfrenato.

Grande inno alla modernità (musica) e, contemporaneamente, alla nostalgia senza speranza (testi), "Palepoli" resta una pagina ineguagliata del progressive italiano ed europeo che fa inserire di diritto gli Osanna in un ipotetico podio dei tre gruppi storici più rappresentativi del prog italiano, insieme a Pfm e Banco.

(10/04/2016)



  • Tracklist
  1. Oro Caldo
  2. Stanza città
  3. Animale senza respiro 


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