A Flock Of Seagulls

A Flock Of Seagulls

Gabbiani nell'era spaziale

di Giuseppe D'Amato

Oggi vengono ricordati quasi esclusivamente per la bizzarra acconciatura del loro frontman, ma l'etichetta di "one-hit wonder" non rende pienamente giustizia a una band che nel corso della sua pur breve carriera seppe proporre almeno un paio di album di pregevole fattura. Ecco la storia degli A Flock Of Seagulls e del loro leader Mike Score, ex-parrucchiere di Liverpool che all'inizio degli anni 80 riuscirono a scalare le classifiche
Gli anni Ottanta, la musica pop, la celebrità. E ancora il trucco, le passerelle, le riviste per adolescenti, i poster appesi in camera... È il 1° agosto 1981 quando nasce Mtv, la nota emittente televisiva che da lì in avanti avrà un impatto rivoluzionario nel modo di divulgare artisti e canzoni, oltre a un'enorme presa sulle masse da un punto di vista non solo squisitamente musicale, ma anche socio-culturale in senso più largo. Primi in assoluto a comparire sulle neonate frequenze sono i Buggles: la loro “Video Killed The Radio Star” apre le danze direttamente col ritornello simbolo del decennio, oltre a regalare un titolo straordinariamente premonitore di quanto avverrà d'ora in avanti nell'intera industria discografica, dove l'avvento dell'immagine sonora sancirà il trionfo del nuovo formato-videoclip, grazie al quale conosceranno un'improvvisa impennata le vendite di band divenute in seguito piuttosto popolari ma prima di allora inserite a fatica persino nei palinsesti radiofonici. La stessa Pat Benatar (seconda in scaletta con “You Better Run”), Adam Ant, Bow Wow Wow, Culture Club, Abc e chi più ne ha più ne metta non tarderanno a riconoscere come parte delle loro fortune sia da attribuire proprio al fitto passaggio dei loro singoli su teleschermo, dove iniziano a giocare  un ruolo di primo piano inevitabilmente anche appeal, costumi e look dei protagonisti.

I just ran

Qualche mese di rodaggio per la rete, tra nuova programmazione e rinnovati criteri di distribuzione sul mercato, ed ecco allora che il 1982 diventa l'anno perfetto e gli A Flock Of Seagulls la band perfetta: hanno per le mani il videoclip giusto e un'immagine unica, costruita su una pettinatura troppo stravagante e originale per  passare inosservata. “E pensare che quella pettinatura nacque per sbaglio - ridacchia oggi Mike Score - Cercavo di copiare il taglio all'indietro di Ziggy Stardust, prima di un concerto mi stavo pettinando e Frank (Maudsley, bassista originale della band) per errore mi posò una mano sulla testa, quando la sollevò vidi che aveva spiaccicato la parte centrale e l'effetto mi piacque!”. Due caratteristiche ali laterali all'insù e una lunga frangia bionda appuntita, che nella forma ricorda proprio un gabbiano, mentre il nome della band deriva dal brano degli Stranglers “Toiler On The Sea” (inclusa nel loro album “Black And White”), in cui Hugh Cornwell in chiusura urla più volte “a flock of seagulls! A flock of seagulls!”. A dire il vero, oggi, di quell'illustre capigliatura, rimane ben poco, ma continua a essere comunque oggetto di innumerevoli citazioni, parodìe e omaggi vari, tra film (uno su tutti “Pulp Fiction”) sit-com (“Friends”, ad esempio) e spot pubblicitari (il più celebre è quello della Pepsi). A tutto questo si aggiunga che i ragazzi indovinano una canzone-pop che più alla moda non si può, così finalmente arriva il momento di lanciarli in orbita. Siamo nel 1982, Mtv manda in heavy-rotation il video di "I Ran" e il pezzo spopola ovunque: raggiunge la Top Ten negli Stati Uniti (dove a causa delle tensioni con l'Iran il titolo viene ritoccato in “I Ran (So Far Away)” e il numero uno in Australia, forte di un ritornello-killer e un ritmo inesorabile. Anche il videoclip è un gioiellino: lo firma Toni Van Den Ende, una stanza interamente rivestita di specchi e lamine d'alluminio, dove i membri della band, gli strumenti e le stesse telecamere utilizzate per le riprese vengono moltiplicati all'infinito dal continuo gioco di riflessi, il tutto in omaggio alla celebre copertina di “No Pussyfooting”, album del 1973 opera del duo Fripp/Eno. Con “I Ran (So Far Away)”, gli A Flock Of Seagulls regalano alla decade uno dei suoi jingle più celebri e confezionano un instant-classic di quelli che uno solo basta e avanza per raccontare vizi e virtù dell' intero decennio versante-pop, come “Fade To Grey” dei Visage, tanto per intenderci, oppure “You Spin Me Round” dei Dead or Alive o “Smalltown Boy” dei Bronski Beat, per citare solo alcuni di quei nomi spesso liquidati come one-hit wonder o più semplicemente meteore, ma che in realtà alle spalle nascondono anche dell'altro. Come nel caso degli stessi A Flock Of Seagulls, cui però non è bastato cavalcare dignitosamente l'onda lungo un buon quinquennio per scrollarsi di dosso la fastidiosa etichetta. Una carriera finita anch'essa di corsa  così com'era iniziata, beneficiari prima quanto vittime poi di quella stessa immagine che aveva contribuito non poco a regalare scampoli di gloria. “La gente ci guardava e rideva... - aggiunge Mike - ...ma noi facevamo musica seria!”. E in effetti come dargli torto? Basta fare solo un piccolo passo indietro per scovare alcuni singoli di rilievo e un album d'esordio pressoché impeccabile.

Arrivano gli alieni

A Flock Of SeagullsLiverpool, 1979. Michael “Mike” Score (voce e tastiere) è un hair-stylist, lui e Francis Lee “Frank” Maudsley (bassista) lavorano insieme nel salone di bellezza di Mike. La sera abbassano la saracinesca e si ritrovano a strimpellare nel retro-bottega assieme ad Alister “Ali” Score (batteria), fratello maggiore di Mike. Gli A Flock Of Seagulls nascono pochi mesi dopo, quando ai tre si unisce il chitarrista Paul Reynolds, e l'intera band inizia a suonare nei dance-club locali alla ricerca di un contratto discografico: glielo offre Bill Nelson, musicista tuttofare che pubblica per la sua etichetta Cocteau Records il loro primo Ep “Telecommunication”. Contiene i singoli “It's Not Me Talking” e “Telecommunication”, che falliscono un primo assalto alle chart ma diventano comunque due piccole hit di culto nel circuito wave, influenzate entrambe da atmosfere fortemente dark e ritmi elettro-dance, come si conviene a una scena, quella di Liverpool, che in quei giorni vede muovere i primi passi a band del calibro di Omd, Teardrop Explodes, Echo and The Bunnymen e China Crisis, così anche lo stile compositivo di Score e soci non può non risentirne.

Viene data l'opportunità al gruppo di aprire il tour americano degli Squeeze, quindi arriva la firma di un contratto ancor più importante, con la Jive Records, e nel 1982 esce la prima prova sulla lunga distanza, l'omonimo A Flock Of Seagulls. È un concept-album piuttosto ambizioso, racconta la discesa degli alieni sulla Terra a cominciare dall'originale copertina: una stanza chiusa, un televisore acceso su cui svolazzano (manco a dirlo) dei gabbiani, mentre fuori dalla finestra si vedono chiaramente gli Ufo già arrivati per l'invasione. La trama si snoda in maniera sequenziale lungo il corso di una tracklist che non conosce sosta, tra tecnologia e science-fiction, romanticismo e beat digitale.
Si inizia ovviamente con “I Ran (So Far Away)”, qui offerta in versione integrale: una lunga intro di tastiera simula il verso dei gabbiani mentre un groove elettronico sempre più incalzante finisce per esplodere, impreziosito dall'assolo finale di Paul Reynolds: sarà una costante di tutto l'album, accattivante esempio di pop futurista dove i sintetizzatori non vengono mai esasperati proprio per non rubare la scena al talentuoso chitarrista. Alcuni critici indicarono in lui la vera arma vincente della band, definendolo a buon diritto uno dei musicisti più sottovalutati del periodo. Anche il suo personaggio è facilmente riconoscibile, porta sempre un paio di occhialoni scuri dalla visibile montatura bianca, aveva iniziato a suonare con i Cindysbeentrippin prima di unirsi ai Flock appena diciassettenne. Così è proprio la sua chitarra a scandire “Space Age Love Song”, secondo singolo estratto e uno dei brani più amati della band, che qui allenta il ritmo in favore di atmosfere che si addolciscono sempre più, mentre la voce di Score si fa eterea e sognante: ne scaturisceuna pseudo-ballad dal sapore dreamy chericorda molto da vicino gli Psychedelic Furs del periodo-“Heaven”. Siamo in piena new wave, l'intero album ne offre uno spaccato completo ed esauriente, tra pulsazioni kraftwerkiane - viene riproposta la loro primissima “Telecommunication”, vicina a certi sperimentalismi dei secondi Omd (quelli di “Dazzle Ships” e “Radio Waves”) - e aggressività post-punk (“Standing In The Doorway” e “You Can Run” ne sono le espressioni migliori).
Notevole “Modern Love Is Automatic”, a forti tinte gotiche: un gelido soffio di vento negli speaker introduce tastiera e drumming dal passo sostenuto, mentre uno Score disilluso lamenta la perdita del sentimento in epoca moderna. “Messages”, invece, è un piccolo capolavoro elettro-dance, ricalca fedelmente le sonorità wave care agli Spandau Ballet del primo “Journeys To Glory” (“Reformation” o “To Cut A Long Story Short”) e ai Duran Duran del debutto omonimo (“Planet Earth” o “Friends Of Mine”). Chiudono il cerchio “Don't Ask Me”, “Man Made” (certifica il trionfo degli extraterrestri sull'umanità e chiude il concept ), e la strumentale “DNA”, che procura alla band il Grammy Award come Best Rock Instrumental Performance. Curioso notare come molte band al centro di questa scena avessero esibito nel loro album d'esordio un pezzo strumentale: Le Bon e soci lo fanno con “Tel Aviv”, gli Spandau Ballet con “Age Of Blows”, ma seguono questa strada anche i Visage (“Moon Over Moscow”), Gary Numan (“Airlane”), Ultravox– era Ure (“Astradyne”) e Depeche Mode (“Big Muff”), tra i più famosi. Semplice coincidenza o vezzo artistico? Oppure tentativo di smarcarsi da certa critica-snob che qualche tempo dopo conierà per loro la definizione di new romantic (presa in prestito dal verso di duraniana memoria “Some new romantic looking for the T.V. Sound”)?
All'epoca dell'uscita, invece, A Flock Of Seagulls riscuote subito un grande seguito, qualche parere illustre (Phil Spector) si spinge oltre definendolo addirittura “fenomenale”, qualcun altro lo apprezza più semplicemente come un buon prodotto commerciale al passo coi tempi. Su un punto però critica e pubblico convergono in maniera unanime, ossia nell'individuare in questo riuscito debut un piccolo classico che va al di là della semplice “I Ran (So Far Away)”, che rimane però indiscutibilmente il punto più alto nella carriera di una band che non saprà più ripetersi a certi livelli, se non con la sola “Wishing (If I Had A Photograph Of You)”, singolo nuovo di zecca che farà da apripista al secondo album, Listen.

L’ultimo volo

A Flock Of SeagullsNel 1982 la band sta vivendo un momento di grande popolarità e cresce l' attesa per la sua seconda prova in studio, che almeno inizialmente sembra non tradire le aspettative: il nuovo singolo “Wishing (If I Had A Photograph Of You)” viene lanciato a novembre e in Inghilterra ottiene un successo addirittura superiore a “I Ran (So Far Away)”, che in patria curiosamente non era riuscita a centrare la Top Ten. Ci riesce invece “Wishing”, che fotografa gli A Flock of Seagulls ancora nel loro momento migliore: è un synth-pop immediato, ma dall'arrangiamento sontuoso, costruito su un ipnotico riff di tastiera dalle cadenze uptempo, mentre il testo rimpiange malinconicamente la lontananza dalla propria amata. Diventa sin da subito un altro dei cavalli di battaglia della band e probabilmente il pezzo più amato dai loro fan, ma resterà l'unica vera hit partorita dal secondo album Listen, che ottiene comunque un discreto successo commerciale. L'album esce a distanza di qualche mese, nel maggio 1983, e come già accaduto per il precedente, viene affidato alle cure di Mike Howlett, ex-bassista dei Gong, ora produttore a tempo pieno e già al lavoro con Martha and the Muffins, Omd, Gang Of Four e Blancmange. Stavolta Howlett sposta l'accento completamente sulle strumentazioni elettroniche, ne esce fuori un sound perfettamente al passo coi tempi, che però non riesce a mascherare un certo passo indietro della band in quanto a ispirazione e lucidità, oltre a relegare in secondo piano i virtuosismi chitarristici di Reynolds, che scompare lentamente dalla scena principale in favore di sintetizzatori sempre più spinti.
L'album produce comunque episodi discreti, tra cui il  drumming del secondo singolo “Nightmares”, la più robotica “The Traveller” e “(It's Not Me') Talking”, ripescaggio dal loro primo Ep, mentre il resto della scaletta (“Transfer Affection”, “Electrics”, “Over The Border”) si dilunga in esperimenti electro poco riusciti e banalità melodiche da fotoromanzo, eccezion fatta per l'elegante e apocalittica “The Fall”, insieme a “Wishing” unico pezzo veramente da ricordare: il gabbiano Score, qui al suo ultimo battito d'ali, continua a chiedere malinconicamente “Is this the fall?”. La risposta è sì, anche perché a dispetto del titolo Listen saranno sempre in meno gli aficionados disposti a concedere ascolti a una band che nel giro di un paio d'anni smarrisce completamente la verve dei giorni migliori e ogni ambizione creativa, finendo per rimanere intrappolata in un'immagine ormai demodé e parodia di se stessa.

Le quotazioni della band inglese sono dunque al ribasso, ne è fedele riprova il flop di vendite che accompagna nel 1984 l'uscita di The Story Of A Young Heart: ottiene un moderato successo solo il primo singolo, “The More You Live, The More You Love”, grazie a un ritornello tanto catchy quanto nostalgico dei tempi andati. Il nuovo produttore Steve Lovell cerca di forgiare un sound più levigato che renda i synth meno ingombranti rispetto all' Lp precedente, ma nel complesso l'album si incammina verso una sorta di euro-pop sterile e inconcludente.
Anche il modo di cantare di Score ormai suona monotono e non riesce a imprimere alcuna personalità agli altri due singoli, “Never Again (The Dancer)” e “Remember David”, che infatti non lasciano traccia di sé nelle chart.

A questo punto Reynolds lascia, ma i Flock decidono comunque di portare a termine come trio il tour promozionale negli Stati Uniti: la band gode ancora di enorme popolarità grazie all'eco dei primi due album e il tour si rivela un successo, ne sono riprova i quattro sold-out consecutivi nelle serate di Filadelfia. E per cercare di risollevare le proprie fortune la band si trasferisce ora proprio a Filadelfia, anche se dopo un breve periodo Frank Maudsley sente nostalgia di casa e fa ritorno in Inghilterra, mentre in seguito ad alcuni screzi Ali se ne va a Boston, dove trova lavoro per una compagnia di computer e inizia a suonare con un gruppo hard-rock.
Seppur in formazione spaccata e dislocata gli A Flock of Seagulls si mettono comunque al lavoro per un nuovo album dalla genesi quantomai travagliata, con Maudsley che dalla Gran Bretagna cercar di fare da collante tra i due fratelli: il risultato sarà unflopsu entrambe le sponde dell'Oceano Atlantico.

Dream Come True esce nel 1986 ed è un album dall'orientamento soul, più in linea con il gusto a stelle e strisce che con le abitudini tradizionali della band. Per promuoverlo esce un videoclip doppio che filma in rapida successione i due singoli “Who's That Girl (She's Got It)” e “Heartbeat Like A Drum”: è l'ultima volta che si vedono apparire i tre insieme, anche perché una nuova violenta disputa sui pezzi da inserire in scaletta porta allo sfaldamento stavolta definitivo del gruppo. A questo punto Mike Score si appropria del marchio “A Flock Of Seagulls”, continua a suonare dal vivo insieme ad altri musicisti, e con una line-up  completamente nuova lancia sul mercato nel 1989 il singolo “Magic”: non entrerà nemmeno in classifica.

Il singolo sarà poi re-inserito in The Light At The End Of The World, che esce sei anni dopo, nel 1995. È il quinto e ultimo album in studio a portare il nome della band. I singoli sono la stessa “Magic”, “Burning Up” e “Rainfall”, tentativi ambiziosi quanto maldestri di aggiornare il sound alle tendenze degli anni Novanta. Il risultato è una bizzarra fusione grunge-wave, frutto anche del fatto che alcune canzoni erano state composte sei-sette anni prima. Anche in questo caso l'accoglienza è da incubo: la critica definisce l'album “noioso e imbarazzante”; per quanto riguarda il pubblico invece saranno in pochissimi ad accorgersi della sua uscita.
Meglio allora sfruttare il logo e dedicarsi a una sana attività di concerti o revival, che vedono la band di nuovo in formazione originale per la prima volta nel 2003, in occasione della serie tv Bands Reunited: gli A Flock Of Seagulls naturalmente suonano “I Ran (So Far Away)” e “Space Age Love Song”, l'anno successivo partono per alcuni show dal vivo negli Stati Uniti al termine dei quali si sciolgono nuovamente, salvo re-incidere insieme “This Used To Be My Playground”, cover di Madonna inserita in “The World's Greatest 80's Tribute To Madonna” del 2006, compilation-tributo in cui molti tra gli artisti-sensation dell'epoca rendono omaggio alla popstar americana.

Oggi Paul Reynolds continua a esibirsi con alcune jazz-band minori in Inghilterra, mentre Mike Score ha intrapreso una carriera solista che nel 2014 ha partorito il suo primo album, “Zeebratta”, nuovo progetto all’insegna di elettronica e ambient music.

A Flock Of Seagulls

Gabbiani nell'era spaziale

di Giuseppe D'Amato

Oggi vengono ricordati quasi esclusivamente per la bizzarra acconciatura del loro frontman, ma l'etichetta di "one-hit wonder" non rende pienamente giustizia a una band che nel corso della sua pur breve carriera seppe proporre almeno un paio di album di pregevole fattura. Ecco la storia degli A Flock Of Seagulls e del loro leader Mike Score, ex-parrucchiere di Liverpool che all'inizio degli anni 80 riuscirono ..
A Flock Of Seagulls
Discografia
A Flock Of Seagulls (1982)

8

 Listen (Jive, 1983)

6,5

 The Story Of A Young Heart (Jive, 1984)

4,5

 Dream Come True (Jive, 1986)   

4

 The Light At The End Of The World (Big Shot Records, 1995)        

4

I Ran: The Best Of A Flock Of Seagulls (antologia, Cherry Records, 2004)

 

pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

I Ran (So Far Away)
(videoclip da A Flock Of Seagulls, 1982)

Space Age Love Song
(videoclip da A Flock Of Seagulls, 1982)

Wishing (If I Had A Photograph Of You)
(videoclip da Listen, 1983)

(It's Not Me) Talking
(videoclip da Listen, 1983)

 

The More You Live, The More You Love
(videoclip da The Story Of A Young Heart, 1984)

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