Bangles

Bangles

Le regine del Paisley Underground

di Alberto Farinone

Emerse dalla scena losangelina del Paisley Underground, le Bangles sono state uno dei maggiori fenomeni commerciali della seconda metà degli anni 80. Grazie alle loro splendide armonie vocali e a un pugno di hit spaccaclassifiche hanno fatto rivivere la più genuina rivisitazione dei Sixties

Guidate da Susanna Hoffs (chitarra) e dalle sorelle Vicki (chitarra) e Debbi (batteria) Peterson, alle quali si sarebbe aggiunta l'ex-Runaways Michael Steele (basso), le Bangles sono state la band al femminile di maggior successo nel decennio Ottanta. Insieme ai primi Rem, hanno riportato in auge il jangle-pop byrdsiano e il folk-rock californiano dei Sixties. Il loro disco d'esordio, All Over The Place, è un autentico gioiellino del Paisley Underground, la scena musicale di Los Angeles dalla quale provenivano, che mette in risalto il loro stile retrò, con le onnipresenti chitarre Rickenbacker e armonie vocali leggiadre che rimandano alla grande tradizione westcoastiana. Con il loro secondo lavoro, Different Light, le Bangles vireranno verso un gradevole pop-rock radiofonico, dai toni nostalgici e allo stesso tempo allegri. Singoli come "Manic Monday" e "Walk Like An Egyptian" faranno il giro del mondo, trasformandole in star. La fama raggiunta lascerà, però, degli strascichi, con le altre componenti gelose dell'attenzione mediatica riservata a Susanna Hoffs (che presta la sua particolarissima voce a quasi tutti i brani più noti delle Bangles), ritenuta anche l'attrazione visuale della band. Prima di sciogliersi a fine decade, le californiane faranno in tempo a piazzare un'altra canzone ("Eternal Flame", tratta dal terzo album Everything) al numero uno delle classifiche. Oggi colpevolmente ricordate soltanto per le loro hit, le Bangles - che appartengono a quella ristretta cerchia di gruppi rock in cui ogni membro canta - si sono riformate nei primi anni Duemila, senza tuttavia riuscire a rinverdire i fasti del passato. Questa è la storia di quattro ragazze cresciute sotto il sole della California, che sognavano di diventare la risposta femminile ai Fab Four.

Cercavamo di catturare nuovamente quel suono e quello spirito che erano divenuti popolari prima dell'avvento del rock da stadio, che aveva caratterizzato i Seventies. Un sound più semplice e puro. Non eravamo l'unica band a fare ciò: in America c'erano anche i Rem e in Gran Bretagna gli Smiths.
(Susanna Hoffs)

Le origini

Le sorelle Peterson muovono i primi passi nella San Fernando Valley. Vicki, la più grande delle due, è una chitarrista precoce, che inizia a comporre musica già all'età di 9 anni. Ama i Beatles e gli Hollies più di qualsiasi altra cosa e il suo primo gruppo vuole essere una versione al femminile di Simon & Garfunkel. Fin da piccola si allena con la sorella minore Debbi, molto più calma e tranquilla di lei, a perfezionare le armonie vocali, entrambe ispirate dai maestri del folk-rock. "Vicki è sempre stata la ragazza più popolare" - ricorda Debbi. "Volevo a ogni costo entrare a far parte di una sua band, a tal punto che un giorno le dissi: 'Sono disposta a fare qualsiasi cosa, persino suonare la batteria'".
Nel 1980 le sorelle Peterson si trasferiscono a Hollywood ed entrano finalmente in contatto con la locale scena punk e new wave, che in quel periodo agevola non poco l'ingresso nel maschilista universo del rock ad aspiranti musiciste in gonnella. Sono anni in cui imperversano figure carismatiche come Debbie Harry, Siouxsie Sioux, Chrissie Hynde, Poly Styrene, Lene Lovich, Nina Hagen, Tina Weymouth dei Talking Heads, ma anche gruppi interamente (o prevalentemente) al femminile come le Slits, le Raincoats o le emergenti Go-Go's, che hanno superato quella tendenza a voler emulare a tutti i costi i maschietti che aveva limitato, per esempio, le Runaways. I tempi sono, insomma, maturi affinché una band di sole donzelle possa essere presa più seriamente all'interno della comunità rock.

Ad accorgersene è anche una vispa ragazza di origine ebraica, un'aspirante ballerina dai modi garbati, figlia di uno psicanalista e di una pittrice (e regista): Susanna Hoffs. Quest'ultima è cresciuta in California, in un ambiente stimolante e intellettuale, all'interno di una famiglia mentalmente aperta e progressista, che la incita a diventare un'artista. Anche lei è fissata con il tipico sixties sound: è affascinata dalla cultura hippie e ha una passione smodata per gruppi come i Beatles, i Byrds e i Monkees (più tardi avrebbe scoperto anche Patti Smith e i Velvet Underground). Imbraccia la prima chitarra a 4 anni e trascorre il proprio tempo libero a cantare e suonare nella sua cameretta, esercitandosi soprattutto con le canzoni di Joni Mitchell.

Rock'n'roll per me significa stare seduti da soli, nella propria stanza, ad ascoltare lo stereo o a suonare la chitarra o qualsiasi altro strumento. È qualcosa di strettamente personale e intimo.
(Susanna Hoffs)

susanna_black_and_whiteSusanna fonda la sua prima band, gli Psychiatrists, con il futuro Rain Parade e Mazzy Star David Roback, suo ragazzo dell'epoca. Dopo essersi laureata in arte a Berkeley, si trasferisce a Los Angeles e mette degli annunci sui giornali, alla ricerca di componenti per il suo nuovo gruppo. Non le pare vero di trovare, per una fortuita combinazione, le sorelle Peterson, con le quali condivide le stesse passioni musicali ("Era incredibile, amavamo gli stessi gruppi, come i Love di Arthur Lee, i Grass Roots o i Buffalo Springfield"). La chimica tra le tre è istantanea, nonostante le sorelle Peterson avessero alle spalle un background da brave ragazze cattoliche in totale contrasto con l'educazione libera e indipendente con la quale era cresciuta la Hoffs.
Fanno pratica nel garage della casa di Susanna ("White Rabbit" dei Jefferson Airplane il primo pezzo suonato insieme), ma nel frattempo svolgono anche altri impieghi: Sue lavora in una fabbrica di gioielli, Vicki e Debbi in un museo d'arte.
Nel dicembre del 1980 nascono le Colours, il cui nome viene prima cambiato in Supersonic Bangs e infine abbreviato in Bangs. Al neonato gruppo si aggiunge un'altra californiana, la bassista di origine lituana Annette Zilinskas. Susanna e Vicki suonano entrambe la chitarra (ritmica la prima, solista la seconda) e cantano la maggior parte delle canzoni; Debbi, alla batteria, contribuisce con i cori. Ben presto le Bangs iniziano a bazzicare i locali della zona, in un periodo di grosso fermento musicale. A Los Angeles c'erano già stati complessi al femminile, come le Runaways e le Go-Go's, senza dimenticare una personalità di spicco come Exene Cervenka, voce degli X, che hanno appena pubblicato il loro incendiario - è proprio il caso di dirlo - album di debutto. Le Bangs, però, sono differenti dai gruppi coevi, hanno meno punti di contatto con il punk e la new wave, sono più legate al folk-rock tradizionale e non sembrano interessate a riproporre un hard-rock femminista nello stile delle varie Joan Jett, Lita Ford, Cheri Currie & C.

Suonavamo in postacci orribili, in cui delle brave ragazze non avrebbero mai messo piede.
(Vicki Peterson)

Sixties Revival, ma non solo

Il primo singolo, "Getting Out Of Hand/Call On Me", costa alle Bangs 800 dollari, viene smerciato in mille copie e garantisce loro le prime apparizioni televisive. Il 45 giri di debutto viene divulgato con ogni mezzo possibile dall'influente disc jockey californiano Rodney Bingenheimer, al quale le ragazze resteranno sempre eternamente grate. Nel 1981 le Bangs attirano l'attenzione di Miles Copeland, già manager dei Police (nonché fratello del batterista Stewart) e soprattutto proprietario della mitica Irs Records. Un impresario che ha già dimostrato di vederci lungo con le Go-Go's e che ora è alla ricerca di un'altra band con le medesime potenzialità da lanciare. Le Bangs, per la verità, non aspirano affatto a diventare delle "nuove Go-Go's". Inevitabilmente, i due gruppi verranno sempre paragonati e confrontati. A ben vedere, però, non è che abbiano poi molto in comune, i riferimenti musicali sono perlopiù differenti. In quello stesso periodo le Bangs fanno anche una piccola apparizione nel film "The Haircut" (con protagonista John Cassavetes), diretto da Tamar Simon Hoffs, la madre di Susanna.
Poi, per uno strano scherzo del destino, le quattro ragazze sono costrette a cambiare denominazione dopo che un altro gruppo misconosciuto, chiamato appunto Bangs, minaccia di denunciarle ("Volete tenervi quel nome? Bene, allora sganciate 20.000 dollari!"). Una cifra che Susanna & C., poco più che ventenni, non posseggono di certo. Così, ispirate da una canzone contenuta nel primo album degli Electric Prunes, intitolata "Bangles", optano per questa leggera variante, che in fondo rimanda anche ai loro amati Beatles. Tempo dopo, con somma soddisfazione, scopriranno che "Bangles" nello slang australiano vuol dire "wild boys".

bangles_esordi_01Le Bangles firmano un contratto con la Lapd e ottengono la promessa di pubblicare un Ep per la Faulty Products, sempre gestita da Miles Copeland. L'Ep omonimo, mixato in tre giorni, è prodotto da un affermato talent scout come Craig Leon (già al lavoro in passato con Ramones, Blondie e Suicide) e anticipato dalla brillante "The Real World", primo singolo del gruppo, per il quale viene girato anche un video. Il lavoro, uno dei tanti tesori sepolti del Paisley Underground, comprende cinque canzoni fresche e veloci, che rileggono il jangle-pop dei Byrds con un piglio aggressivo figlio del punk (emblematiche tracce come "Want You", "Mary Street" o "How Is The Air Up There?", che mostrano il lato più garage delle Bangles).
Il risultato finale, seppur ancora un po' grezzo, penalizzato da una registrazione low budget, rappresenta un più che convincente biglietto da visita. L'Ep ottiene infatti responsi critici molto positivi e le Bangles cominciano a essere corteggiate dalle major: nel 1983 firmeranno per la Columbia. All'inizio dello stesso anno, Annette Zilinskas lascia le Bangles per unirsi alla band cowpunk dei Blood On The Saddle. Susanna e le sorelle Peterson trovano la perfetta sostituta in Michael Steele, ex-bassista delle Runaways, con le quali, in realtà, non riuscì mai a suonare in studio.

L'esperienza con le Runaways fu per me molto educativa. Dopo che dissi a Kim Fowley che non avrei mai potuto cantare un brano così stupido come "Cherry Bomb", la mia carriera nel gruppo finì immediatamente. Avevo quindi giurato a me stessa che non avrei più suonato in una band composta da sole ragazze.
(Michael Steele)

Micki fa però un'eccezione per le Bangles, dal momento che le apprezza sul serio. Mai chiariti i motivi per cui, nel 1977, decise di cambiare il suo nome, assumendone uno così sfacciatamente maschile ("Nessun cambio di sesso, state tranquilli", ci tiene ad assicurare lei).

Wasn't Born To Follow

Guardarsi attorno e convincersi che sia il 1966 è una bella fantasia. Ma non è la realtà: il 1966 c'è già stato, quella musica è già stata prodotta. Purtroppo, nessuno di noi, all'epoca, era abbastanza maturo per poterla apprezzare. Per questo tutto ciò che accomuna questa sorta di Sixties Revival è un velo di tristezza.
(Vicki Peterson)

bangles_giovaniL'immaginario legato ai sixties, tanto caro alle Bangles, sarà una delle ossessioni di un decennio così contraddittorio. La musica che circola maggiormente nei circuiti alternativi della Los Angeles dell'epoca, però, è ben altra: punk, hardcore e rockabilly sono i generi di punta tra i giovanissimi. Eppure, allo stesso tempo, nasce e si sviluppa una scena che fa del recupero della tradizione musicale americana il proprio credo. Si tratta del cosiddetto Paisley Underground, un movimento al quale le Bangles appartengono, in tutto e per tutto. Questi gruppi emergenti sono ancora legati alla forma-canzone classica (seppur con le immancabili divagazioni psichedeliche) e vengono spesso inquadrati - in senso dispregiativo - come dei meri tradizionalisti. Ma l'obiettivo delle Bangles e degli altri gruppi del Paisley Underground è semmai quello di rielaborare qualcosa di nuovo, partendo dai punti fermi del passato. "Volevamo semplicemente estrapolare l'essenza di quel periodo, per poi adattarla ai giorni nostri. Eravamo certamente influenzati da quella musica, senza essere però degli scopiazzatori", si giustificherà Vicki Peterson.

Ci ritrovavamo tutti insieme a parlare della musica che amavamo, inventandoci di sana pianta di possedere dischi rarissimi che nessun altro aveva - robe tipo, 'Ehi, sapete che abbiamo scoperto del materiale inedito di Syd Barrett in cui esegue brani folk italiani?'.
(Vicki Peterson)

A testimonianza della sincera passione nutrita per una stagione musicale irripetibile, i protagonisti del Paisley Underground danno vita a un supergruppo, i Rainy Day, autori di un disco omonimo, pubblicato nel 1984. Una sorta di compilation-tributo, con cover di brani pescati dal repertorio di artisti come Bob Dylan, Beach Boys, Big Star, Buffalo Springfield, Jimi Hendrix, Velvet Underground e Who. Al progetto prendono parte membri dei Dream Syndicate, dei Rain Parade, dei Three O'Clock e, appunto, delle Bangles. Susanna e Vicki partecipano attivamente all'album, occupandosi dei cori; la Hoffs, inoltre, fornisce un'interpretazione indimenticabile nell'iniziale "I'll Keep It With Mine", la canzone scritta da Bob Dylan per Nico, e se la cava bene anche alle prese con "I'll Be Your Mirror".

Sognando Liverpool

Una volta maturata la giusta esperienza, le Bangles si sentono pronte per il vero e proprio debutto discografico, che si rivelerà essere uno dei migliori lavori dell'intero Paisley Underground. Prodotto da David Kahne, che impone in studio una ferrea disciplina, All Over The Place è un concentrato di melodie cristalline, armonie vocali byrdsiane e chitarre psichedeliche, con frequenti tributi alla musica che aveva reso grande la West Coast. Contiene nove canzoni originali (cinque scritte da Vicki, quattro da Susanna assieme alla maggiore delle sorelle Peterson) e due riuscite cover: "Live" e "Going Down To Liverpool". La prima, ripescata dall'esiguo repertorio dei Merry-Go-Round (un gruppo americano di pop psichedelico degli anni 60), è un frizzante numero Merseybeat. La seconda, cantata dalla batterista Debbi Peterson e permeata da un profondo senso di malinconia (con versi senza speranza come "I'm going down to Liverpool to do nothing/ All the days of my life"), era stata scritta dall'ex-chitarrista dei Soft Boys, Kimberley Rew, per il suo nuovo gruppo, Katrina & The Waves. Nel divertente video girato per "Going Down To Liverpool" il protagonista è Leonard Himoy (ovvero Mr. Spock di Star Trek), un amico della famiglia Hoffs, nei panni di un tassista che, una volta accesa la radio mentre viene trasmesso un pezzo delle Bangles, se le ritrova tutte e quattro accomodate sul sedile posteriore e non riesce a capire se si tratti di un'allucinazione o della realtà.

susanna_chitarraTra i brani cantati dalla Hoffs spiccano, in modo particolare, "Hero Takes A Fall" (scelto come primo singolo e ispirato a una definizione di Aristotele che Susanna aveva appreso studiando la tragedia greca all'università), la contagiosa e irresistibile "James" e "Dover Beach" (il cui titolo è preso in prestito da uno dei poemi preferiti dalla cantante-chitarrista, scritto da Matthew Arnold; sono presenti, inoltre, riferimenti a "The Love Song Of J. Alfred Prufrock" di T. S. Eliot). Quest'ultima, caratterizzata dal suono tagliente e acido delle chitarre, è probabilmente l'apice compositivo di Vicki e Susanna. Ma ogni canzone presente in scaletta merita di essere ricordata, non solo per gli intricati impasti vocali che rimandano ai Mamas & Papas. "All About You" e "He's Got A Secret" rinnovano e aggiornano il jangle-pop dei Byrds all'epoca post-punk. "Tell Me", praticamente già cowpunk, è un tripudio di riff fantasiosi, country elettrico suonato con foga punk. Ancor più aggressiva (anche nel testo) e dal ritmo frenetico "Silent Treatment", il brano più veloce mai realizzato dalle Bangles. "Restless" flirta invece con il funk e l'R&B, mentre la conclusiva "More Than Meets The Eye" è un'ambiziosa ballata orchestrale dal sapore beatlesiano, arrangiata da Jimmie Haskell.

All Over The Place vende poco, ma in compenso viene elogiato dalla critica specializzata, che indica le Bangles come uno dei gruppi americani più promettenti, paragonandole spesso ai Rem, per via della comune riproposizione di temi musicali legati ai Sixties, riletti con una sensibilità nuova. Inoltre, le accese e impeccabili esibizioni dal vivo delle quattro californiane contribuiscono ad alimentare un sempre maggiore interesse nei loro confronti. Le Bangles sviluppano anche un look personale ed eccentrico, con mini-gonne di chiara ispirazione hippie, alle quali Susanna e Michael non potrebbero mai e poi mai rinunciare. E sarà proprio durante una tournée, come gruppo di spalla di Cyndi Lauper, che le Bangles inizieranno a confrontarsi con un vasto pubblico, che di lì a poco le avrebbe accolte come nuove eroine.

Agli show di Madonna e Cyndi Lauper il pubblico è prevalentemente femminile. I nostri concerti, invece, pullulano di ragazzi. Probabilmente siamo in grado di offrire una differente energia sessuale.
(Susanna Hoffs)

Cleopatra rock

Le Bangles, concentrate a promuovere All Over The Place, sono sempre in tour e non hanno molto tempo a disposizione per scrivere nuove canzoni. Per questo motivo David Kahne, confermato alla produzione per il seguito dell'album d'esordio, propone loro diversi brani scritti da altri artisti, alcuni dei quali sarebbero poi stati inseriti in Different Light. Il nuovo disco conterrà così due cover vere e proprie ("If She Knew What She Wants" e "September Gurls") e due brani scritti da altri autori, entrambi destinati a fare sfracelli e a vendere milioni di copie: "Manic Monday" e "Walk Like An Egyptian". Le Bangles sono quindi costrette, almeno in parte, a scendere a qualche compromesso ("We're not a garage band anymore. We're a living room band now", ammetterà, con un filo di dispiacere, Vicki Peterson, una volta arrivato il successo su larga scala).

manic_monday__walk_like_an_egyptian_01Già da qualche anno, le quattro californiane hanno come principale ammiratore un certo Prince, che aveva incontrato per la prima volta Susanna Hoffs nel 1984. Il folletto di Minneapolis cerca infatti di non perdersi un concerto delle Bangles e, talvolta, sale persino sul palco insieme a loro (conosce a menadito l'intero repertorio). Per i più maliziosi il reale oggetto delle sue attenzioni è proprio Susanna, della quale si è palesemente invaghito (non si contano le speculazioni dell'epoca su un loro presunto flirt). La stessa Hoffs ritiene "molto misteriosa" la passione nutrita da Prince nei suoi confronti, che non passa certo inosservata ai media, che amplificano così l'interesse creatosi intorno alla figura di Susanna, a discapito delle altre sue compagne, progressivamente sempre più messe in secondo piano e trascurate. Fatto sta che Prince, firmandosi con lo pseudonimo di Christopher, decide di donare alle Bangles due composizioni inedite: "Jealous Girl" (scartata) e "Manic Monday". Quest'ultima, originariamente proposta ad Apollonia 6, è forse in assoluto il pezzo più catchy mai scritto da Prince, un brillante esempio di pura e semplice perfezione pop. Un brano, velato di malinconia, che permette alle Bangles di sfondare sul serio, arrivando fino al numero due delle classifiche statunitensi (e, per assurdo, il primato viene loro negato da un'altra canzone di Prince, "Kiss").

Prince scrisse 'Manic Monday' pensando a noi. Non dovemmo cambiare molto, era un brano sexy e molto femminile già di suo.
(Susanna Hoffs)

E se il 1986 è l'anno dell'esplosione commerciale delle Bangles, il 1987 è quello della definitiva consacrazione a livello mondiale. Merito di "Walk Like An Egyptian", con le Nostre truccate e addobbate come novelle Cleopatre progettate per l'era di Mtv. Al di là delle facili ironie sul balletto, sul testo pieno di stereotipi (oggi come oggi, con il politicamente corretto che impera, verrebbe certamente ritenuto offensivo...) e su un'operazione costruita a tavolino da Liam Sternberg, "Walk Like An Egyptian" rimane un pezzo pop architettato con tutti i crismi. Un brano, a modo suo, bislacco, fuori dall'ordinario, con una melodia di immediata memorizzazione, che sembra fatta apposta per essere fischiettata. Vicki Peterson, Michael Steele e Susanna Hoffs si dividono una strofa a testa, ma a rubare la scena alle compagne nel video girato, in perenne heavy rotation su Mtv, è soprattutto quest'ultima, che con dei semplici sguardi, ai quali non è umanamente possibile resistere, seduce il pubblico. Va detto che Susanna, fin dai primi tempi, era sempre stata al centro dell'attenzione: una serie di fattori (la voce riconoscibile all'istante, la bassa statura e, ovviamente, quegli occhioni così espressivi) l'avevano resa il catalizzatore del gruppo. Debbi Peterson, al contrario, detesta con tutta sé stessa la canzone e ha i suoi buoni motivi per farlo: è rimpiazzata da una batteria elettronica ed è l'unica a non cantare neanche una strofa. "Walk Like An Egyptian" arriva in vetta a Billboard, vi rimane per quattro settimane consecutive e risulterà essere il singolo più venduto in America nell'intero 1987. E, grazie al successo ottenuto in tutto il mondo, che vale al quartetto californiano anche un'ospitata al Festival di Sanremo, oltre che un Brit Award come miglior gruppo internazionale dell'anno, il sindaco di Los Angeles, Tom Bradley, decreta il 23 febbraio del 1987 come il "Bangles Day". È un periodo in cui le quattro californiane collezionano estimatori di primissimo piano come Joni Mitchell, James Taylor, Robert Plant, Sting e Michael J. Fox.

bangles_rossettoMa anche Different Light, il disco in cui sono inserite le due hit interplanetarie, se la cava alla grande: raggiunge il triplo platino negli Usa, il doppio in Canada e uno anche in Gran Bretagna. La massiccia presenza delle tastiere rende l'album un tipico prodotto degli Eighties, jangle-pop stemperato nel mainstream. La voce di Susanna Hoffs assume tonalità più fanciullesche rispetto al recente passato, particolarmente evidenti in "If She Knew What She Wants", un'altra cover (questa volta di Jules Shear) di buon successo. Il quarto singolo, "Walking Down Your Street", è un tributo di Susanna al sound della Motown (simpatico il video, che vede un indispettito Little Richard tra i protagonisti).
I brani più propriamente rock, a partire da "In A Different Light", sono tutti cantati e firmati da Vicki Peterson; in un lavoro conosciuto principalmente per i suoi singoli, sarebbe cosa buona e giusta riscoprire piccole gemme come "Let It Go" e soprattutto "Angels Don't Fall In Love". Trova maggior spazio Michael Steele, limitata ai cori nel primo disco, qui prima voce in due brani: "September Gurls", l'intramontabile classico dei Big Star, e "Following", una ballata acustica scritta dalla stessa bassista, che mette in risalto la sua calda voce. E anche gli episodi che puzzano un po' di "riempitivi", come "Standing In The Hallway" e "Return Post", hanno comunque una loro ragione di esistere.

Ragazze complicate

Il successo, inevitabilmente, stravolge la vita delle Bangles e fa sorgere le prime invidie reciproche. È difficile per le altre accettare che ovunque, a torto o a ragione, Susanna venga riconosciuta come la leader e la ragazza-immagine del gruppo. Le stesse dichiarazioni rilasciate in quel periodo dalla Hoffs, ormai divenuta una star, oltre che una poster-girl, sono significative del suo desiderio di emanciparsi dal resto del gruppo: "Ci sono così tante cose che vorrei fare nel corso della mia vita... Le Bangles sono soltanto una tra queste". Susanna Hoffs, alla quale la Rickenbacker dedicherà nel 1989 uno speciale modello di chitarra a sei corde (la 350 SH Susanna Hoffs Signature), si cimenta così con il cinema, girando "Una notte da ricordare" (The Allnighter), romantico film per ragazzi diretto dalla madre, rivelatosi un flop enorme. L'unico motivo d'interesse per visionare la pellicola, del resto, è proprio la presenza di Susanna, protagonista di un paio di scene piccanti. Nel 1988, assieme ad Aerosmith, Run–D.M.C., Slayer, Joan Jett e Roy Orbison, le Bangles prendono parte alla colonna sonora di "Al di là di tutti i limiti" (Less Than Zero). Hanno una felice intuizione: riadattare ai tempi, con chitarre hard-rock, una vecchia canzone di Simon & Garfunkel, "A Hazy Shade Of Winter". Un tentativo riuscito egregiamente, premiato dal pubblico (il brano finisce al numero due nelle chart statunitensi).

Desideriamo che il pubblico capisca che non siamo delle modelle, non siamo delle attrici, non siamo delle 'novità carine'. Siamo una rock'n'roll band e come tale vogliamo essere trattate.
(Michael Steele)

bangles_2Le Bangles non hanno mai fatto mistero di non aver apprezzato il modo in cui era stato concepito Different Light, la cui lavorazione si era trascinata dietro diversi problemi. Troppi collaboratori, troppe persone interessate a dare un proprio contributo e la fastidiosa sensazione di non essere più artefici del proprio destino. L'obiettivo dichiarato è quindi quello di riottenere una maggiore autonomia e un totale controllo sulla propria musica. Viene così allontanato David Kahne, divenuto una presenza ingombrante, e alla fine - dopo che le prime sessioni con Rick Rubin non avevano portato a nulla di buono (metodi di lavoro troppo diversi) - la scelta ricade sul più defilato Davitt Sigerson. Susanna Hoffs mette subito le cose in chiaro: "Crediamo fermamente nelle nostre idee riguardo gli arrangiamenti e le armonie vocali". Il risultato finale soddisfa le Bangles, fiere del loro nuovo album, proprio per la maggiore libertà avuta. "Ci abbiamo messo cuore e sudore", affermano in coro. Seppur non manchino alcune canzoni realizzate con collaboratori esterni, su Everything non ci sono né cover né brani appositamente scritti per loro da altri autori. Le quattro californiane sono determinate a dimostrare ai detrattori, che evidentemente non hanno mai ascoltato il loro primo album, di essere in grado eccome di scrivere canzoni da sole.
Non mancano i singoli orecchiabili come "In My Room", al quinto posto negli States, con testo malizioso scritto dalla Hoffs ("I'll do anything you want me to/ In your room"), su un tessuto sonoro che è un mix fra il rock tipicamente 80's e l'esotica psichedelia dei 60's. "Eternal Flame", romantica torch-song orchestrale firmata da Susanna Hoffs assieme al prolifico duo composto da Billy Steinberg e Tom Kelly, con rimandi a Patsy Cline, fa il botto e diventa il singolo più venduto delle Bangles (in testa alla classifica britannica per oltre un mese, al primo posto anche negli Usa: prima di loro, soltanto altri due girl group, le Supremes e le Shirelles, erano riuscite a portare più di una canzone al numero uno di Billboard). Di ballad ad alto tasso di glucosio gli anni 80 ne hanno regalate fin troppe, ma "Eternal Flame" è certamente tra le più memorabili. Il terzo singolo, "Be With You", è tutto farina del sacco di Debbi Peterson, che ottiene così quello spazio che aveva reclamato a gran voce (la batterista canta anche "Some Dreams Come True").
Tre canzoni sono invece scritte e interpretate da Michael Steele: le autobiografiche e malinconiche "Complicated Girl", "Something To Believe In" e "Glitter Years" (quest'ultima un omaggio nostalgico agli eccessi del glam, con tanto di citazione bowiana). Vicki Peterson, che auspicava che il nuovo album fosse più guitar-oriented rispetto al precedente, firma alcuni degli episodi più convincenti, come l'indianeggiante "Bell Jar" e la poderosa "Watching The Sky".
Qualche piccolo calo qualitativo qua e là c'è, alcuni pezzi risultano un po' mosci, ma Everything, lavoro nel complesso abbastanza sottovalutato, si chiude comunque con due tracce di buona levatura: "Waiting For You" aggiunge alle solite chitarre jingle-jangle una melodia eterea cantata da Susanna Hoffs, mentre "Crash And Burn", di Vicki Peterson, è un vivace numero pop-punk nello stile dei Blondie.

Ma i rapporti all'interno del gruppo si sono ormai incrinati e lo scioglimento è solo una questione di tempo. Avviene nel 1989, al termine di un periodo in cui le californiane avevano perfino smesso di rivolgersi la parola (basti pensare al fatto che Susanna e Michael non verranno neanche invitate al matrimonio di Debbi). Le Bangles si congedano con un Greatest Hits, pubblicato nel 1990. Seppur più che godibile, la raccolta - che include tutti i singoli della band, più una B-side (un'eccellente cover di "Where Were You When I Needed You" dei Grass Roots, uno dei tanti gruppi dei Sixties colpevolmente dimenticati troppo in fretta) e un pezzo inedito (l'ottima "Everything I Wanted", misteriosamente scartata dall'album precedente) - non fa del tutto giustizia alle Bangles, privilegiando il loro lato più commerciale e sacrificando la prima parte di carriera, qui rappresentata soltanto da "Hero Takes A Fall" e "Going Down To Liverpool".

La carriera solista di Susanna Hoffs

susanna_tigrataTra le ex-Bangles la più attesa è chiaramente Susanna Hoffs, che sembra possedere tutte le carte in regola per proseguire anche come solista il suo periodo di grazia. Ma, come spesso succede in questi casi, le aspettative vengono tradite. Il suo album d'esordio, When You're A Boy, risulta incolore e non ottiene grossi riscontri commerciali, non andando oltre un misero 83° posto nella classifica americana e venendo ben presto dimenticato da tutti. Un prodotto effettivamente piuttosto scialbo, un bubblegum pop sintetico senza particolari sussulti, nonostante la presenza di alcuni discreti pezzi, come il singolo di lancio "My Side Of The Bed" (il cui video ci mostra una Hoffs al culmine della sua bellezza), le pimpanti "No Kind Of Love", "This Time" e "It's Lonely Out Here" e, tutto sommato, anche la stramba cover di "Boys Keep Swinging" di David Bowie, che fornisce il titolo al disco. Fastidiosi, invece, gli episodi più sdolcinati, con la parola "love" che compare in ben quattro titoli su dodici.
Il fallimento di When You're A Boy, un disco in seguito rinnegato dalla sua stessa autrice, compromette fortemente la carriera di Susanna, che da questo momento in avanti non avrà più alcuna soddisfazione commerciale.

Susanna Hoffs, nel frattempo sposatasi con il regista Jay Roach (dal quale avrà due figli: Jackson e Sam Rayfield), ci riprova nel 1996, questa volta con maggiore convinzione nei propri mezzi, con un album eponimo, decisamente più ispirato. Un buonissimo esempio di pop-rock di stampo classico, con una forte componente folk; le chitarre ora non guardano più soltanto al jingle-jangle dei Byrds, ma suonano molto più blueseggianti (e nella conclusiva "Stuck In The Middle With You" degli Stealers Wheel fa capolino pure una slide guitar). Un disco malinconico e riflessivo, dai toni dolceamari, con liriche mature e intimiste e interpretazioni intense e sentite da parte di Susanna, che ha impiegato parecchio tempo per pubblicare la sua seconda uscita discografica a proprio nome. L'ex-cantante-chitarrista delle Bangles aveva infatti dovuto superare una battaglia legale con la Columbia, che riteneva l'album troppo folk e poco appetibile. La Hoffs, dal canto suo, si era stancata della situazione creatasi, non si sentiva artisticamente libera; per questo motivo ha deciso di lasciare la Columbia, firmando per la piccola etichetta London.

Ho combattuto troppe battaglie per avere il pieno controllo sulla mia musica.
(Susanna Hoffs)

Alla lavorazione del disco hanno collaborato parecchi musicisti, come David Kitay (che ha composto più di un brano con la Hoffs), David Baerwald, David Lowery, Greg Leisz, Jason Falkner, Matthew Sweet e tanti altri, tra cui Charlotte Caffey delle Go-Go's. Una lunga lista che comprende anche Mark Linkous (Sparklehorse), conosciuto da Susanna nel 1993, che ha a sua volta contribuito alla scrittura di uno dei pezzi più belli, "Enormous Wings". Particolarmente di spessore la seconda facciata dell'album, un finale in crescendo con canzoni che sono una meglio dell'altra, come "Happy Place", "Those Days Are Over", "Weak With Love" (dedicata a John Lennon) e l'epica cover di "To Sir With Love". Susanna Hoffs, pur ricevendo diverse recensioni entusiastiche da parte degli addetti ai lavori, passa inosservato da un punto di vista mediatico e commerciale, non entrando in alcuna classifica e cadendo ben presto nel dimenticatoio. Ma non è mai troppo tardi per riscoprirlo.

susanna_rossaUna volta riunitesi le Bangles, la carriera solista di Susanna Hoffs passa in secondo piano, pur non venendo mai del tutto abbandonata. Tra il 2006 e il 2013, infatti, l'artista californiana pubblica - assieme al sodale Matthew Sweet - tre ottimi dischi di cover rispettivamente degli anni 60, 70 e 80, una vera e propria dichiarazione d'amore rivolta alla musica con la quale Susanna era cresciuta.
Il 2012 è invece l'anno in cui viene immesso sul mercato un nuovo, sorprendente, lavoro inedito. Susanna Hoffs abbraccia il chamber-pop, in una credibile svolta in chiave barocca che testimonia, una volta di più, il suo raffinato gusto vintage. Non più solo Beatles e Byrds (comunque ancora presenti, soprattutto i primi): alla lista delle sue principali influenze bisogna ora aggiungere anche Burt Bacharach, omaggiato in modo particolare in "Picture Me".
Realizzato con Andrew Brassell (un musicista di Nashville) e prodotto da Mitchell Froom, Someday è un disco elegante, perfetto per la stagione autunnale, come suggerisce anche la copertina, che ritrae Susanna mentre si ripara con un ombrello (una citazione del primo album di Françoise Hardy, "Tous les garçons et les filles"). Gli arrangiamenti sono ricchi e vari e comprendono anche sezioni d'archi e di ottoni, corni e clarinetti (davvero eccellente il lavoro svolto dall'ingegnere del suono, David Boucher). Un ascolto rilassante, in cui risaltano brani di qualità come "One Day" (baroque pop di alta classe), "Raining" (degna delle migliori Bangles) e "Regret" (che ricorda alla lontana "Jesus, Etc." degli Wilco).

Tempo di reunion

Una serie di fattori sembra invocare una reunion delle Bangles all'alba del nuovo Millennio. Diverse loro canzoni, grazie a colonne sonore e cover varie (tra cui una tremenda versione di "Eternal Flame" delle Atomic Kitten, tragicamente finita al numero uno in Gb), sono infatti tornate improvvisamente in auge. Le quattro Bangles, superati i dissapori che avevano portato al brusco scioglimento, avvenuto all'apice del loro successo, colgono così la palla al balzo e riformano il vecchio gruppo, inizialmente soltanto per qualche esibizione dal vivo. Già nel 2000, in ogni caso, iniziano a registrare i brani che andranno a comporre Doll Revolution, il disco del definitivo ritorno delle Bangles, pubblicato tre anni più tardi.
Della rivoluzione menzionata nel titolo non vi è, però, alcuna traccia: la formula delle Bangles non è minimamente cambiata, i punti di riferimento sono rimasti gli stessi. Chi si aspettava quindi un approccio alla materia più "alternativo", rigurgiti di rabbia post-grunge - giusto l'iniziale "Tear Off Your Own Head (It's A Doll Revolution)", cover di un brano di Elvis Costello, fa un po' il verso alle Hole - flirt con l'elettronica o il trip-hop è destinato a rimanere deluso. Il rassicurante Doll Revolution possiede tutto quello che ci si può attendere da un album delle Bangles: questo è il suo punto di forza, ma anche il suo limite (per lo stesso motivo viene stroncato da parecchi critici).
Il marchio di fabbrica di Susanna Hoffs & C. rimangono gli impasti vocali, sempre pregevoli. Promettenti i primi brani, poi il brodo viene un po' troppo allungato, per un totale di 15 tracce e una durata complessiva di 60 minuti. Diverse canzoni erano, per la verità, già state scritte nel corso degli anni 90 dalle varie componenti delle Bangles: "Mixed Messages" e "The Rain Song" appartengono al repertorio dei Continental Drifters, una band di rock psichedelico guidata da Vicki Peterson; "Ask Me No Questions" risale al periodo in cui Debbi Peterson era la leader dei Kindred Spirit; infine, "Nickel Romeo" e "Between The Two", che peraltro si discostano dal tono generale del resto dell'album, Michael Steele le aveva già composte nel 1994. "Something That You Said", scelto come primo singolo, ha un retrogusto da sigla da telefilm per teenager, ma per il resto non è niente male; "Stealing Rosemary" ha reminiscenze dei Mamas & Papas, "Ride The Ride" è smaccatamente beatlesiana. Vicki Peterson alterna buone composizioni ad altre un po' "attempate" ("Single By Choice" si potrebbe cinicamente definire come un inno consolatorio per tutte le zitelle di mezza età), mentre Susanna Hoffs si perde nelle ballate, vedi "Grateful", una sorta di preghiera posta alla fine dell'album.
In definitiva, un discreto ritorno: le Bangles non osano, ma sanno ancora toccare i tasti giusti per non deludere i fan di lunga data.

bangles_todayL'attività dal vivo delle Bangles, immortalata nel Dvd "Return To Bangleonia - Live In Concert", procede costante, ma per una nuova uscita discografica bisogna aspettare il 2011, anno in cui viene rilasciato Sweetheart Of The Sun. Il disco, registrato senza la bassista Michael Steele (fuoriuscita dal gruppo nel 2005 per motivi familiari), segna un gradito ritorno alle origini: diversi brani (si pensi alle incalzanti "Ball N Chain" e "What A Life", alla grintosa "Sweet And Tender Romance", cover di un vecchio pezzo delle meteore scozzesi McKinleys, o a "Open My Eyes", che cita apertamente il riff di "I Can't Explain", il primo storico singolo degli Who) recuperano infatti quell'energia garage-rock che aveva caratterizzato il lontano Ep inciso nel 1982.
Tracce come "Under A Cloud" e "Through Your Eyes", entrambe con Susanna Hoffs come prima voce, si rifanno invece al sound folk-psichedelico di All Over The Place. Frequenti anche i rimandi ai Big Star, come nell'iniziale "Anna Lee" (alexchiltoniana fino al midollo) o in "Lay Yourself Down" (con la chitarra che ricalca la melodia di "Jesus Christ"), e ai Byrds in "Mesmerized". Un po' scolastiche le due ballate dal sapore retrò, "Circles In The Sky" e "One Of Two", interpretate dalle sorelle Peterson; "I Will Never Be Through With You", al contrario, è uno di quei pezzi adolescenziali che la Hoffs ha sempre saputo scrivere. Nel complesso, un album diligente, a tratti anche convincente, che ci riconsegna delle Bangles in buona forma.

Sfiziosa, non soltanto da un punto di vista filologico, la raccolta Ladies And Gentlemen... The Bangles!, pubblicata nel 2014, che contiene i primissimi singoli del gruppo (quando ancora si chiamava Bangs), lo storico Ep omonimo, demo, cover inedite, registrazioni dal vivo e rarità assortite. Un gradito regalo per i fan della prima ora, ma anche una forte rivendicazione della purezza dei loro esordi, quando le Bangles erano davvero le regine incontrastate del Paisley Underground. Ricordarle soltanto per "Manic Monday" e "Walk Like An Egyptian" significherebbe far loro un torto troppo grosso.



Bangles

Le regine del Paisley Underground

di Alberto Farinone

Emerse dalla scena losangelina del Paisley Underground, le Bangles sono state uno dei maggiori fenomeni commerciali della seconda metà degli anni 80. Grazie alle loro splendide armonie vocali e a un pugno di hit spaccaclassifiche hanno fatto rivivere la più genuina rivisitazione dei Sixties
Bangles
Discografia
 BANGLES
 
   
Bangles (EP, Faulty Products, 1982)

7,5

All Over The Place (Columbia, 1984)

8

Different Light (Columbia, 1986)

7

 Everything (Columbia, 1988)

6,5

 Greatest Hits (antologia, Columbia, 1990)

 

 Eternal Flame: The Best Of (antologia, Sony Music, 2001)

 

 Doll Revolution (Koch Records, 2003)

6

 Sweetheart Of The Sun (Waterfront Records, 2011)

6,5

 Ladies And Gentlemen... The Bangles! (antologia, Down Kiddie!, 2014) 
   
 SUSANNA HOFFS 
   
 When You're A Boy (Columbia, 1991)5
Susanna Hoffs (London, 1996)7
Someday (Baroque Folk, 2012)7
   
 MATTHEW SWEET & SUSANNA HOFFS 
   
 Under The Covers, Vol. 1 (Shout! Factory, 2006) 
 Under The Covers, Vol. 2 (Shout! Factory, 2009) 
 Under The Covers, Vol. 3 (Shout! Factory, 2013) 
   
 RAINY DAY 
   
 Rainy Day (Rough Trade, 1984)7
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Bitchen Summer / Speedway (Bangs)
(videoclip da Rodney on the ROQ Volume III, 1982)

The Real World
(videoclip da Bangles, 1982)

Hero Takes A Fall
(videoclip da All Over the Place, 1984)

Going Down To Liverpool
(videoclip da All Over the Place, 1984)

Want You
(live, 1986)

Live
(live, 1986)

James
(live, 1986)

Restless
(live, 1986)

He's Got A Secret
(live, 1986)

Manic Monday
(videoclip da Different Light, 1986)

If She Knew What She Wants
(videoclip da Different Light, 1986)

Walk Like An Egyptian
(videoclip da Different Light, 1986)

Walking Down Your Street
(videoclip da Different Light, 1986)

In A Different Light
(live, 1986)

Return Post
(live, 1986)

Let It Go
(live, 1986)

Angels Don't Fall In Love
(live, 1986)

A Hazy Shade Of Winter
(videoclip da Less Than Zero Soundtrack, 1988)

In My Room
(videoclip da Everything, 1988)

Eternal Flame
(videoclip da Everything, 1988)

Be With You
(videoclip da Everything, 1988)

Everything I Wanted
(videoclip da Greatest Hits, 1990)

My Side Of The Bed (Susanna Hoffs)
(videoclip da When You're A Boy, 1991)

Unconditional Love (Susanna Hoffs)
(videoclip da When You're A Boy, 1991)

Feel Like Making Love (Susanna Hoffs)
(live, 1991)

All I Want (Susanna Hoffs)
(videoclip da Susanna Hoffs, 1996)

Something That You Said
(videoclip da Doll Revolution, 2003)

Picture Me (Susanna Hoffs)
(videoclip da Someday, 2012)

Raining (Susanna Hoffs)
(videoclip da Someday, 2012)

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