Bran Van 3000

Bran Van 3000

Ballate house per party aristocratici

di Tommaso Franci

L'ensemble canadese dei Bran Van 3000 ha realizzato uno dei lavori fondamentali degli anni 90 ("Glee"), con uno spericolato assemblaggio di rock, hip-hop, house, techno e hardcore. L'avventura è poi proseguita nei successivi progetti del leader, Jamie Di Salvio

Operando sul finire degli anni 90, il progetto di Jamie Di Salvio chiamato Bran Van 3000 giustamente e consapevolmente non prova nemmeno a fare rock. Rock o tipo di musica popolare dal punto di vista artistico esauritosi nel '91 con l'ultima opera rock ("Nevermind") e le prime due di post-rock (" Twin Infinitives " dei Royal Trux e " Spiderland " degli Slint). I Bran Van 3000 sono un ensemble sulla falsariga delle comunità hippie degli anni 60 (da cui i gruppi-rock psichedelici-famiglia), solo con molta più raffinatezza di diretta derivazione socialmente alienata e teoreticamente nichilista. L'atteggiamento nella vita e nella musica di questa piccola, esclusiva comunità (9 persone tra cui tre rappresentanti del gentil sesso) è tra il dandismo dei mod inglesi tipo Kinks e Who, l'eleganza e sofisticatezza tra l'autoironico, l'estetismo e l'apatia o malessere di un ricevimento di giovani nobili rampolli, dopo che i titoli da sangue blu sono stati aboliti, e un gusto atavico di teppismo, accattonaggio e vagabondaggio da strada.

Dal '95 questa formazione di rocker dissacratori, rapper, hardcorer, disc-jockey, cantanti soul, cantautori folk e ambient irradia le proprie idee sul mondo da Montreal, centro della parte francese del Canada (Quebec). La musica techno (ovvero i suoi campionamenti) è la base comune su cui sono costruiti tutti i brani dei Bran Van 3000; la concezione hardcore è l'essenza ultima del loro pensiero e la molla culturale ed esistenziale (ribellione, autodistruzione) del loro fare musica. Il genere di musica popolare proposto dai Bran Van 3000 è dunque l'elettronica: ed elettronicamente vengono trattati pressoché tutti i sottogeneri del rock o, più in generale, del pop: l'hardcore, il folk, il rap, il funk, il blues, il cantautorato. Il modo, l'approccio in cui ciò avviene, è di chi guardi con occhi adulti (e post-) il mondo infantile (e proto-); per poi invertire i ruoli nel guardare la dimensione adulta. Questo sfasamento di visione e di rapporto è alla base di ciò che chiamare contaminazione di generi è semplicemente inutile perché inesplicativo: i Bran Van 3000, infatti, con la techno annullano l'hardcore e con il rap più selvaggio il cantautorato più empatico; e questo è nichilismo, cioè totale assenza di credo, di valori, di convinta partecipazione.

Il punto dove una tale operazione porta non è l'humor-freak (tipo Zappa), ma, comunque all'interno di una fondamentale accettazione della vita, la contemplazione estetica ed estatica di momenti perduti, per primi i presenti, che si guardano, invece di viverli. La grazia, la forma, l'equilibrio, la leggerezza, l'affettatezza sono quindi espedienti per la circumnavigazione del Vuoto. Espedienti però connaturati alla musica dei Bran Van 3000: fresca, nitida, limpidissima, verginea, ma anche iperveloce e percussiva. E' musica che trova nella profonda consapevolezza del nulla il proprio tutto: nell'estetica la propria etica. Tali stati si sublimano in un album: Glee (1998). Poi, la comunità si è sciolta e Di Salvio è rimasto solo (pur circondato da una ventina di pop più o meno star) a rimpiangere la città del sole perduta o debilitata da un qualche assedio. Diventando, Di Salvio, cantautore-techno del 2000 più nostalgico e disilluso, ma meno coinvolgente e senza la bellezza di un periodo perfetto in grado di ricordare tutto il passato d'esperienze, sogni e immagini: come un raffinatissimo party, dove raffinatissimi amici riportano a tutti gli altri le loro raffinatissime illuminazioni. Il secondo album dei Bran Van 3000 o il primo di Di Salvio è del 2001 (Discosis).

Glee (19 brani, un'ora di musica) contiene tre capolavori; eccone la descrizione, e poi, più sommaria, quella degli altri brani."Gimme Sheldon" (4:00) va considerato uno dei manifesti programmatici della musica house, della musica dei disc-jockey che creano nuovi brani musicali utilizzando grazie a un mixer pezzi di altri brani o di basi ritmiche. Solo che la "casa" o il "party" di Di Salvio è una reggia o un ricevimento per nobili post-moderni (nobili cioè non per il sangue, ma per il modo di affrontare lo stare al mondo). Di Salvio, metà hardcore (nichilista) metà techno (esteta), costruisce la sua dialettica usando l'hip-hop, anziché il blues, come strumento onnicomprensivo. "Gimme Sheldon" è letteralmente costruito campionando quattro brani hip-hop di altrettanti amici-underground del campionatore, amici che si suppone avesse frequentato, assieme al loro ambiente e anche un po' come un pesce fuor d'acqua (lui hardcore e techno), prima dell'esperienza (più o meno idealmente) comunitaria che porterà, come cronaca della riunione-party, a Glee. "Taglia e cuci" dunque: queste devono essere le parole magiche, il nuovo vangelo della musica popolare, l'antidoto alla sua altrimenti inevitabile saturazione: "Gimme Sheldon", infatti, va inteso non solo come un banale mix da discjockey, bensì come primo vero esempio di musica-post-rock con la lettera maiuscola: Di Salvio ha preso quattro brani hip-hop diversi e ne ha fatto un unico brano; al musicista post-rock non resterà che prendere vari brani rock del passato, pezzi di brani, e farne composizioni che così potranno dirsi, anche descrittivamente, post-rock. Così potrà nascere un nuovo genere musicale.

"Drinking In L.A." (3.56) è il brano più famoso dei Bran Van 3000. Una trepidazione di grazia resa dalla magia di un'ambient-techno che risucchia e deterge armonicamente rap (nella strofa) e soul (nel ritornello). Questi sono i Bran Van 3000 più autentici: questa è musica che fa crescere i bambini e sentire più puri i grandi. La dimensione temporale e materiale risulta confinata in una nebulosa fetale e sfumata, ma delineata perfettamente per seguirne le linee classiche (nella rigorosità ed equilibrio). È la sigla ideale, per il titolo, per il testo, per la trascendenza e l'autobiografia, di quel party "nobile" e di quella comitiva estetica che ha dato origine e ha costituito lo sfondo del disco.

"Rainshine" (3.29), lasciando da parte per un attimo l'aspetto programmatico-teoretico del post-rock, e pensando a una canzone al di là della storia, a una canzone e basta, risulta un vertice assoluto, per l'orchestrazione, la compenetrazione di piani e di forti, lentezza e velocità, voci maschili e femminili, voci sovrapposte e singoli ora da cantautorato folk (la femminile iniziale), ora da reggae-alienato (quindi anti-reggae: la centrale), ora da hardcore-nichilista (la finale). Molto più di una summa di garage (come nell'inizio, dopo un vortice eclettico di elettronica ed echi, della batteria a scandire primigeniamente e con brada violenza il tempo), grunge, folk e rap, fa risultare tutto un pretesto per la fortissima comunicatività esistenziale: potrebbe diventare un inno della generazione davvero 0, quella post-tutto. Chitarre elettriche (thrash) e acustiche (folk), batteria (metal) e sibili elettronici, distorsione e armonia; il tutto coerentissimamente. Il testo, surrealista, iperrealista, naif e materialista: anche il testo porta la bellezza come un valore ma, a livello assoluto, è impossibilitato a crederci per la sua caducità: da qui la contrapposizione "I feel fine"/"my disperation".

Con i Bran Van 3000, Bob Marley canta la necessità di essere apolidi, Johnny Rotten la bellezza di un fiore. Techno, hardcore, reggae, folk, contraddicono la propria essenza vicendevolmente coll'accostamento a ciascuno del rispettivo genere antitetico: niente più valori, niente più prevedibilità (quindi più né certezze né mediocrità), niente più tranquillità; ma anche niente più noia, niente più binari precostituiti, niente più convenzionalità, morale, soldi, fisico. Ecco quindi che il nichilismo è solo un mezzo o una dimensione concettuale e comprensiva; quando sostanzialmente si trovano questi altri se non valori almeno miraggi o stati della di cui silhouette, fondamentalmente, godere. "Rainshine" è il brano migliore dell'album (più intelligente, vario, immediato, sentito, commovente, eccitante, esaltante); ma anche il meno Bran Van 3000, perché, pur nell'articolata composizione, non è sufficientemente meditato: o meglio, per una volta Di Salvio ha voluto lasciare la logica per una dichiarazione con il cuore in mano. La forma è la ballata, il finale un hardcore-metal in un brevissimo crescendo d'urlo e batteria deflagrante. Brano superbo in studio, non aspetterebbe che le platee più prestigiose per esplodere in mezzo al pubblico con tutta la sua grazia devastante.

Esaminato il trio dei capolavori, di seguito gli altri brani in ordine di apparizione.

"Couch Suffer" è un folk-rap con eco di voce femminile, ancestrale e totalizzante quanto futuristico e leggero: nella commistione di chitarre acustiche, loop e una discretissima elettronica. "Problems" (1.38) è una doppia autocitazione e un altro, splendido, esempio di musica post-rock nel senso su-indicato, cioè in quello di una house applicata al rock-tradizionale. Qui costituiscono per così dire il rock tradizionale i due, anche dal punto di vista dell'armonia, vertici assoluti dell'album: "Drinking in L.A." e "Raishine".

"Forest" va ricondotta al titolo per capirla: il verde di una foresta simbolica in tanto in quanto ornamento alla linea, al disegno, alla figura aurea, è reso con rap (nella versione trip-hop dei Massive Attack), chitarre ritmiche thrash, cori gospel e litanie (femminili), dream-pop (nella versione disco dei Garbage). "Forest" concilia, dunque, da una parte ai fini programmatici del non dimostrare attaccamento a un genere prostituendosi con tutti, dall'altra prendendo il meglio del molteplice per sintetizzarlo in un'attività che non faccia annoiare (ed è l'aspetto estetico), disco e trip-hop, ma anche, a un secondo livello, thrash e pop; facendo fare ai violenti (ora la disco ora il metal) l'accompagnamento e agli armonici (ora il pop, nella voce femminile, ora il trip-hop, in quelle maschili) il canto.

"Carry On" è un sottofondo reggae (chitarre) e ambient (elettronica) per strofe rap e cori (femminili) gospel (tecnicamente parlando sono gli espedienti del trip-hop inventato dai Massive Attack). Sesso maschile e femminile non costituiscono i soggetti di una qualche battaglia sessuale o sociale, bensì le propaggini o le anime di un minimo comune denominatore sostanziale.

"Afrodiziak" è il brano più adulto e serioso: sempre melodia (piano, elettronica ambient) e strato dub (basso vero protagonista del suono generale); poi da una parte il rap (voce maschile), dall'altra il gospel (voce femminile). Il sibilo armonico ed elettronico, che rimane come motivetto della composizione, cala in una sofisticata atmosfera (perché questo è un brano eminentemente d'atmosfera) preistorica.

"Lucknow" (brano numero 10) apre quella che possiamo definire la seconda parte dell'opera: con uno spirito noise e indie (più che hardcore) vengono riletti tutti gli stili pop maggiormente immediati e diffusi, che così diventano preziosi e sofisticati.

"Cum On Feel The Noise" è una ricercata e toccante cantilena folk tutta al femminile, con battiti di mano corali a scandire il tempo (tipo arena rock) che tuttavia non fanno mai venire meno l'intimismo generale. La coda del brano è uno strato dance velocissimo.

"Exactly Like Me" è il più esplicito esempio naif e ricercatamente ingenuo dell'album: soffice, avvolgente, verboso, senza indiscrezione o retorica; qua e là pennellate o accenti di toccanti melodie. Le voci femminili dei Bran Van 3000 potrebbero essere in grado di interpretare altrettante carriere soliste; il canto di Di Salvio spazia dall'hardcore (e per questo sarebbe nata la sua gola) al rap (che pratica come per devozione o necessità culturale) sino, come in questo raro caso, all'urban-folk.

"Everywhere" continua su questa linea e, pur immettendosi nel filone di Tracy Chapman, riesce (grazie soprattutto a una voce femminile non così autoreferenziale, perché meno calda, meno blues o soul di quelle delle cantanti nere) a non sdegnare l'ascoltatore. A quest'altezza e in questa seconda parte, ammirevole per aver applicato l'elettronica più al folk che al trip-hop o al reggae (come nella prima parte), Glee mostra un po' la corda, e, pur se con molta capacità e gradevolezza, sa episodicamente di fine a se stesso o riempitivo.
"Old School" è un violento e maleducato rap da strada (fatto da chi, senza nemmeno troppa autoironia, fa di ciò eleganza, deja vu e contemplazione museale), scadito da schitarrate metal e passaggi disco-dance: dà la sensazione di artificio, ma questo voleva essere e quindi appare retoricamente corretto e coerente: sincero. Tanto più il retrogusto veramente desolato e sofferente non abbassa mai la propria presenza.
"Willard" è un altro collage: parte ambient-country, continua dub e techno, tra epos sudamericano (visto e non vissuto: come da americani trapiantatisi in Quebec francese) e tecnica fotografico-assemblatrice.
"Supermodel" è un cyber-country, che porta Johnny Cash nella desolazione della fine di tutte le ideologie e Tom Waits nella inconsistenza anche del blues (che pur, forse, è stato il primo a predicare). Si alza quindi un soul che vuole offendere se stesso (nell'autoreferenzialità). È infine uno scandire di alternanze country, techno e soul. A un passo dal rap senza essere rap: come se tutte le componenti rap fossero isolate e lasciate innaturalmente (e surrealisticamente) a se stesse.
"Mama Don't Smoke" (che potrebbe essere una cover dei Rolling Stones cantata da Sheryl Crow), ritornando all'origine del rock (il folk-blues), indica la strada per il futuro: il non-rock del post-rock, e lo fa acusticamente, come se il non-rock sia comunque non-rock, indipendentemente dal suo essere acustico (folk) o elettronico (techno).

I Bran Van 3000 non sono/furono né un gruppo né rock, ma un insieme di artisti uniti insieme per un unico album (Glee), e miracolosamente accumunati da un temporaneo stato di commozione all'indirizzo della natura umana più che della civiltà, e della vita personale indipendentemente dalla civiltà ma totalmente in dipendenza della natura.

Discosis non è da considerarsi un album dei Bran Van 3000 (e infatti vi suonano Curtis Mayfield, Youssou N' Dour, Big Daddy Kane, Eek-A-Mouse, Badari Ali Khan, Momus).Qualsiasi altro album che uscirà a questo nome dovrà dirsi mania di un Di Salvio che ha creduto di mantenere una continuità di idee e intenzioni quando le situazioni e il tempo gli negavano questa possibilità stessa. Un cambiamento di nome sarebbe stato più giusto. E almeno i Bran Van 3000 sarebbero rimasti legati sempre e solo a Glee, a quella reggia, a quel party e a quel parco.

Per quanto cut-up, frutto d'assemblaggio su assemblaggio, fucina di generi, inafferrabile poliedricità, per quanti musicisti, per quanti strumenti ed espedienti, quelle dei Bran Van 3000 sono fondamentalmente delle ballate; mantengono un'unità, un senso, un motivo; hanno cose da dire; sono ispirate. Ballate post-rock: ballate-house. Canzoni (mai oltre i 5 minuti, spesso sui 2/3), per quanto Glee si apprezzi tanto più nell'interezza dell'economia e dei contrappesi che lo sostengono.

I Bran Van 3000 hanno insegnato a mangiare un hamburger con Pepsi, come fosse caviale con champagne.

Bran Van 3000

Ballate house per party aristocratici

di Tommaso Franci

L'ensemble canadese dei Bran Van 3000 ha realizzato uno dei lavori fondamentali degli anni 90 ("Glee"), con uno spericolato assemblaggio di rock, hip-hop, house, techno e hardcore. L'avventura è poi proseguita nei successivi progetti del leader, Jamie Di Salvio
Bran Van 3000
Discografia
Glee (Capitol, 1998)

8

 Discosis (Virgin, 2001) 
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