Electric Light Orchestra

Electric Light Orchestra

Una sinfonia in chiave pop

di Gianfranco Marmoro

Dalle ambizioni progressive e glam alle fantasmagoriche tournée su dischi volanti: la storia del gruppo che osò sfidare la chimera del pop in chiave progressive e sinfonica. Una carriera di successi ed eccessi che ha messo in imbarazzo la critica, proseguendo idealmente il corso dei Beatles e seminando i primi germi del brit-pop

I - Le origini

Un brummie dallo strano accento che sbarcava il lunario con improbabili formazioni rock (The Rockin' Hellcats, The Andicaps, The Idle Race,The Nightriders, ai quali il musicista dedicherà in futuro una canzone). Questo è il giovane Jeff Lynne, nato a Birmingham nel 1947.
Chitarrista ancora indeciso tra l'acustica spagnoleggiante e l'elettrica alla George Harrison, ben presto incrocia le ambizioni del genio del pop trasversale Roy Wood partecipando prima al progetto Move e poi alla creazione dell'Electric Light Orchestra.
La Harvest è un'etichetta giovane che accoglie il meglio della musica inglese di quegli anni - non solo Pink Floyd e Deep Purple, ma anche Quatermass, Third Ear Band, Tea & Symphony, Kevin Ayers, Roy Harper e la Edgar Broughton Band.
Il vulcanico Roy Wood trova in Malcom Jones il mecenate per un progetto che cura da tempo, ovvero da quando Tony Visconti aveva rielaborato con parti orchestrali alcune sue canzoni.

L'ultimo album dei Move, Message From The Country, era stato pubblicato nell'ottobre del 1971. La copertina, disegnata dallo stesso Roy su un'idea di Jeff Lynne, vedeva i tre musicisti (il terzo è Ben Bevan) in versione fumetto psichedelico. Un eccellente album che rinnovava le visioni pop e psichedeliche dei Beatles con originali inserti orchestrali, sposando l'avanguardia con il linguaggio teatrale del vaudeville.
La fuoriuscita di Carl Wayne dai Move convince Roy Wood che è tempo di nuovi piani di lavoro, e trova in Jeff Lynne il complice perfetto: non a caso, il citato "Message From The Country" suona come un'anticipazione del sound dei primi Electric Light Orchestra.
Roy Wood, Jeff Lynne e Bev Bevan, mentre lavorano all'ultimo capitolo dei Move, chiamano Bill Hunt (french horn) e Steve Woolam (violino) per concretizzare le prime idee dell'orchestra elettrica.

Electric Light Orchestra - EloL'album Electric Light Orchestra vede la luce nel dicembre del 1971 ed è fortemente influenzato dall'ossessione di Roy per un violino cinese comprato per poche sterline, dal quale il musicista estrae riff indiavolati ispirati a Jimi Hendrix che si tradurranno nel primo singolo heavy-metal-orchestral della storia, "10538 Overture" (1053 era il numero seriale della scrivania sulla quale Jeff scrisse il pezzo). Il brano, pur centrando il nono posto nella classifica dei singoli, non riuscirà a trascinare al di sopra del 32° posto l'album nelle chart britanniche.
L'esplosivo mix di Beatles, glam, hard-rock e tentazioni orchestrali raccoglie molte lodi tra i critici inglesi. Il tono quasi lugubre e ossessivo dell'album, addolcito da corpose melodie, resta una delle migliori soluzioni di rock sinfonico mai ascoltata. Lì dove anche i Deep Purple sembravano fallire, gli Elo si muovevano senza intoppi: gli archi erano uno strumento tagliente e incisivo, nulla a che vedere con le tentazioni classicheggianti dei Moody Blues e dei Procol Harum.
L'album evidenzia anche una doppia anima - le fughe strumentali di "Battle Of Marston Moor (July 2nd, 1644)" sono ardite e innovative, mentre "Nellie Takes Her Bow" anticipa le credenziali di songwriter di Jeff Lynne, più incline alla sbornia orchestrale dell'Elton John di "Madman Across The Water".
Laddove le due anime combaciano, ovvero in "Mr. Radio", si assiste al miglior esempio di pop sinfonico sfuggito ai Beatles. Ma in verità non tutto fila liscio: l'apoteosi di "10538 Overture" incanta e seduce come "I'm A Walrus" dei Fab Four, ma le tentazioni di Roy Wood spesso urtano con le strutture armoniche e melodiche con effetti stranianti. Se "Look At Me Now" non rinnova il miracolo pop-in-chiave-sinfonica è per colpa delle eccessive torture di Roy alla partitura del pezzo, le stesse che non impediscono allo strumentale "1st Movement (Jumping Biz)" di cadere nel kitsch.
Jeff Lynne contrappone uno strumentale altrettanto fuori-tempo, "Manhattan Rumble (49th Street Massacre)", ma resta piacevolmente leggiadro e anticipa le sue reali ambizioni pop: le armonie di "Queen Of The Hours" anticipano "Mr. Kingdom" (Eldorado) e il fluido magico della eccellente ballad "Whisper In The Night" di Roy sarà il fulcro di future perle come "Shangri-La" (da A New World Record).
La presenza di almeno tre gioiellini ("10538 Overture", "Mr. Radio" e "Nellie Takes Her Bow") garantisce al disco la statura di piccolo classico. Il crossover tra rock e musica sinfonica non sarà mai più così geniale, in seguito il pop entrerà con forza nelle maglie del sound confinando l'esordio a un bislacco limbo critico.

L'album in America prenderà la denominazione di No Answer per un malinteso telefonico: alla richiesta della casa discografica americana del nome dell'album, la frase "senza risposta" si tramuta nel titolo dell'edizione statunitense.
Tutto quello che rende affascinante l'esordio man mano però si trasforma: la fragilità naif diventa pressapochismo, la chimera sinfonica sembra oltrepassare il buon gusto e le tensioni interne dividono il pubblico. Una disastrosa tournée in Italia e la mancanza di una direzione comune allontanano definitivamente dal progetto Roy Wood, che lascerà il posto a Mike Albuquerque e Richard Tandy andando a formare gli Wizzard (portando con sé Bill Hunt e Hugh McDowell, quest'ultimo proveniente dalla London Symphony Orchestra) nella cui ricetta riverserà il suo gusto glam, tenuto a bada negli Elo, infarcendolo di strambe soluzioni jazz e sperimentali.

Jeff Lynne prende le redini in mano guidando il gruppo verso un sound più maturo, concentrando l'attenzione su brani più lunghi e afferrando il successo con una cover di "Roll Over Beethoven" di Chuck Berry. Dopo il sesto posto nelle classifiche dei singoli in Inghilterra segue un'affermazione anche in America, con un 42° posto di tutto rispetto.
Nonostante il successo, ELO 2 sconfina nel progressive-rock senza possederne la sostanza: le composizioni si distendono senza atmosfera o fascino, Jeff non ha ancora disciplinato il proprio ego e confonde la pretenziosità con la creatività.
Le poche incursioni di Roy Wood (assente nei credits della copertina) sopravvissute alla riscrittura di Jeff, ovvero "In Old England Town (Boogie #2)" e "From The Sun To The World (Boogie #1)", rimandano all'esordio mentre la buona lettura pop-rock sinfonica di "Roll Over Beethoven" convincerà Jeff Lynne a concentrarsi in futuro sul proprio ruolo di compositore.
Si racconta che Paul McCartney stesse ultimando "Live And Let Die" nello studio accanto mentre i nostri incidevano la cover di Chuck Berry, e ancora oggi Jeff non ha risolto il dubbio sul sorriso che Paul esibì all'ascolto. Il prog-rock di Jeff e soci non ha le carte in regola per durare a lungo - la mancanza di validi solisti, la scrittura poco virtuosa e le banalità che compaiono in vari frangenti (le tentazioni etniche di "From The Sun To The World (Boogie #1)", il prevedibile intro di "Roll Over Beethoven") sono uno scoglio difficile da superare. Per fortuna l'abilità della sezione archi e la dedizione di Jeff Lynne per la melodia stanno prendendo il sopravvento, come dimostra la deliziosa "Momma".
Non vanno ignorati alcuni elementi estetici del progetto ELO 2 che denunciano un calo d'ispirazione, dai testi sempre più ingenui e pasticciati alla copertina banalissima che contrasta con la splendida immagine della lampadina dello studio Hipgnosis che accompagnava l'esordio. La volontà di confrontarsi con la musica classica, inoltre, offre troppi spunti negativi per un'analisi strutturale del disco. L'ossessione di Jeff Lynne per la musica sinfonica è in verità frutto di un contrasto generazionale: il padre Phil, che ne è un grande conoscitore, continua ad accusare Jeff di essere privo di genio armonico.

Electric Light Orchestra - EloPreceduto dal singolo "Showdown" arriva il terzo capitolo On The Third Day. Nonostante la critica prenda le distanze dal disco per una presunta mancanza di ambizione, quello che l'album offre è una delle sequenze più coinvolgenti di beat e pop orchestrale del gruppo.
La maggiore attenzione ai dettagli spinge Jeff verso uno stile più asciutto, allontanando quelle tentazioni sperimentali che appesantivano l'inconsistenza di alcune composizioni: quello che impediva a ELO 2 di liberarsi dalla nebbiosità degli arrangiamenti è scomparso, anche se non definitivamente.
La sezione violini è perfettamente in bilico tra classicismo e pop beatlesiano, la fase lennoniana di Jeff Lynne si apre in questo nuovo album che sposa leggerezza e complessità con eccellenti canzoni e sonorità mature.
La prima facciata è perfetta: le pur barocche atmosfere di "Ocean Breakup" e "Ocean Breakup Reprise" incorniciano una sequenza di canzoni notevoli. Il ritmo si consolida e anticipa le future evoluzioni timbriche, le partiture di violino sono eccellenti e il canto di Lynne, per quanto poco nitido (sfido chiunque a comprendere una parola della egregia "Bluebird Is Dead") è ricco di pathos.
On The Third Day
non ottiene grossi riscontri in classifica, anche per l'esclusione di "Showdown" dalla prima edizione in vinile; il brano è in verità molto diverso dal resto del progetto, ma la sua inclusione nelle successive ristampe servirà a far riscoprire al pubblico un album molto sottovalutato.
La formula di suite pop non è in verità ancora del tutto a fuoco - le scorribande strumentali sono troppo virtuose per il sonnacchioso pubblico americano, e troppo colte per la realtà più snob del rock inglese. Alcune cadute di tono, come "Dreaming Of 4000" e le citazioni di musica classica ("In The Hall Of The Mountain King"), denunciano un leggero calo d'ispirazione nella seconda parte.
On The Third Day
è comunque l'album che divide in due il loro pubblico: gli inglesi resteranno affascinati solo dai singoli, ignorando l'album - infatti, "Showdown" e il grintoso rock 'n' roll di "Ma-Ma-Ma Belle" (con Marc Bolan alla chitarra) entreranno nelle classifiche senza conseguenze - e in America album e singolo ("Showdown") toccheranno la soglia del 50° posto. La sezione violini nel frattempo si amplia con l'ingresso di Hugh McDowell, che erroneamente viene aggiunto nella copertina della ristampa dell'album (quella con "Showdown").
Hugh, a dire il vero, si unisce all'Electric Light Orchestra prima della tournée americana. Sarà questo lungo viaggio attraverso la terra promessa a convincere Lynne e soci a una maggior attenzione per il pubblico statunitense. Anche Mik Kaminski entra nel gruppo durante le registrazioni dell'album sostituendo Wilf Gibson - da ricordare in quegli anni le prime incisioni con Del Shannon che resteranno inedite.

I fuochi del progressive si stanno comunque spegnendo nella madre Albione: l'hard-rock bussa alle porte della storia, mentre i primi vagiti punk stanno affiorando. Il più placido e conservatore pubblico degli States è più sensibile al pop in veste classica che tormenta i sogni di Lynne, mentre in madrepatria i cloni dei Beatles sono considerati inopportuni.
Pur ignorato da molti storici della band, The Night The Light Went Out In Long Beach è l'unica testimonianza della discreta resa live della band, che in futuro ricorrerà a più di un trucco per celare i propri difetti. Non è un caso che l'album, pubblicato in edizione limitata, scompaia ben presto dai negozi. Jeff sembra vergognarsene, nonostante offra una vigorosa versione di "Daybreaker" e una divertente lettura di "Day Tripper" dei Beatles, mentre "Showdown" e "Roll Over Bethoven" perdono irrimediabilmente smalto.
Gli Electric Light Orchestra denunceranno la casa discografica per la scarsa qualità delle registrazioni: gli archi sembrano assenti, il suono è ovattato, e quando si scoprirà che il master usato era catalogato come "non usabile" sarà ormai troppo tardi. Dieci anni dopo ci penserà la ristampa della Sony a ripristinare alcuni elementi, ma il sospetto di manipolazione in fase di post-produzione, una copertina poco accattivante e la debole qualità della performance indurranno il gruppo a ignorarne l'esistenza in futuro.

II - Il successo


Electric Light Orchestra - EloTrascinato dalla forza del sogno e dal suo significato ancestrale, nasce il progetto più ambizioso per Jeff Lynne e compagni - ovvero Eldorado (A Symphony By ELO). Il personaggio principale dell'imponente rock-opera è Dreamer (il sognatore), la presenza di una vera orchestra di trenta elementi diretta dal nuovo acquisto Louis Clark libera il versante più lirico del gruppo con un linguaggio allegorico e romantico piacevolmente in bilico tra fantasia e innocenza.
Una copertina rubata al mondo fatato del mago di Oz (realizzata dalla futura moglie di Ozzy Osbourne, Sharon), la scrittura più decisa, una cura maniacale in sede di produzione, i messaggi criptici che diventeranno subito oggetto di accuse di satanismo e la presenza di una vera hit trascineranno Eldorado verso un successo colossale, con cinque milioni di copie vendute e il disco d'oro negli Usa.
L'intenso e originale intreccio creativo dei violini è sostituito dal mood più rilassato dell'orchestra, le frenetiche soluzioni armoniche si stemperano in virtù di una scrittura più soft, le ingenuità tipiche di tutto il rock sinfonico si alternano a momenti incantevoli che rendono viva l'idea del sogno come unica panacea delle inquietudini della vita.
Gli Electric Light Orchestra non sempre riescono ad evitare alcune banalità tipiche della fusione tra pop e musica sinfonica - Jeff e compagni sono consapevoli della diluizione di idee che comporta l'uso dell'orchestra, il leader è in cerca di un suono più classico e carezzevole e per fortuna Eldorado, nel suo insieme, funziona.
A tratti l'eccesso orchestrale sommerge batteria e basso, ma un sapiente gioco di colori e due gioielli come "Laredo Tornado" e "Nobody's Child" archiviano le migliori tentazioni pop in chiave prog. Il fascino tutto americano di "Can't Get It Out Of My Head" tradisce una certa ammirazione per i Klaatu e per le lush ballad tipiche dei musical, un matrimonio perfetto per trasformarlo in un classico; il testo sognante e liberatorio conquista la fantasia del pubblico Usa, e il piazzamento al n. 9 del singolo nelle charts americane consacra e spinge l'album al sedicesimo posto in classifica.
In Inghilterra il pubblico resta scettico e critica il tono ambizioso di Eldorado, in particolare quel misto di grandeur e pop che fa invece gridare al capolavoro i fan del gruppo. Non è un vero concept-album, anche se il sogno resta il filo comune dei testi, con Jeff Lynne che esterna con chiarezza le proprie passioni musicali. Omaggia Lennon nell'ottima "Laredo Tornado" con un coinvolgente lirismo, cita anche l'amico Roy Wood in "Mister Kingdom" per poi riabbracciare il rock 'n' roll di Chuck Berry nella poco convincente "Illusions In G Major" (una maldestra copia di "I'm Just A Singer In A Rock 'n' Roll Band" dei Moody Blues) e inseguire Bob Dylan nell'energica "Boy Blue".
Ma il vero capolavoro dell'album è "Nobody's Child", nella quale blues e jazz si adagiano con incisive linee armoniche che accolgono trombe, archi e voci in un crescendo ipnotico di rara bellezza. Il sogno ("Can't Get It Out Of My Head"), la fine della guerra e la storia di un reduce ("Boy Blue"), il desiderio di libertà ("Laredo Tornado"), il fascino della ricchezza ("Mister Kingdom") e della seduzione (la painted lady di "Nobody's Child") sono argomenti molto cari all'America di quegli anni, e la confortevole cornice sonora garantisce all'album un successo incredibile.
Le accuse di satanismo non intaccheranno l'immagine del gruppo, perché gli ipotetici messaggi nascosti ("He is the nasty one" - "Christ you're infernal" - "It is said we're dead men" - "Everyone who has the mark will live") non risulteranno mai autentici e Lynne non smetterà di scherzarci su nei dischi successivi, ironizzandoci su nel successivo album Face The Music e intitolando un album, anni più tardi, proprio Secret Messages.

Nel frattempo le tensioni interne si rivelano particolarmente violente, con Mike De Albuquerque che lascia il gruppo durante le registrazioni di Eldorado e costringe Jeff a suonare il basso, Mike Edwards che lo segue poco dopo (morirà nel 2010 in un incidente, schiacciato da una gigantesca balla di fieno nella contea britannica del Devon) aprendo le porte a due nuovi musicisti, ovvero Melvyn Gale e Kelly Groucutt, violinista e bassista di una delle formazioni più stabili e fortunate degli Electric Light Orchestra.
La band apre anche alcunishow della tournée dei Deep Purple che, in seguito alle lamentele di Jeff sulle innumerevoli difficoltà per registrare Eldorado, consiglieranno al gruppo gli studi di registrazione Musicland di Monaco (dove il gruppo inciderà il proprio materiale fino al 1981).

Aperture orchestrali imponenti e un riff irresistibile introducono con "Fire On High" il primo vero capolavoro degli Electric Light Orchestra, ovvero Face The Music, in cui tutte le influenze beatlesiane prendono corpo con arrangiamenti eleganti e mai eccessivi.
Il suono più diretto e meno pretenzioso tradisce le attese dei fan più prog-oriented, ma le canzoni possono apparire deboli solo a chi confonde il vestito con il corpo lirico. Il titolo dell'album è una sfida, affrontare le critiche (Face The Music, appunto) è il primo impegno di Jeff Lynne che, tra una citazione di Haendel e una progressione magistrale di chitarra acustiche, violini e batteria, risponde alle accuse di satanismo con una frase incisa al contrario che recita: "la musica è reversibile ma il tempo no, torna indietro, torna indietro".
Le due tentazioni rock-pop "Nightrider" (un omaggio alla vecchia band di Lynne) e "Poker" non hanno nulla da invidiare alle vecchie fughe nel rock 'n' roll di Jeff e soci, grazie all'ironia che trasuda finalmente dietro le ottime orchestrazioni. Uno stravagante legame unisce "Nightrider" a "Evil Woman", le note più alte dei violini della prima ritornano con toni più mesti nella partitura della seconda, che diviene il primo grande successo nella hit parade americana (arriva al decimo posto). Il brano è un funky-soul che anticipa le tentazioni disco di Discovery con un'eleganza che richiama Earth, Wind & Fire e Boz Scaggs.
L'incastro perfetto tra pop e musica sinfonica è l'arma vincente di Face The Music, che suonerà gradito anche agli inglesi che accoglieranno nelle classifiche tutti i singoli (per la cronaca, "Strange Magic" al trentottesimo posto ed "Evil Woman al decimo).
Le tre ballate sono eccellenti. Dietro la flessuosa melodia di "Waterfall" si celano preziose alchimie orchestrali, le chitarre languono e le voci cullano senza mai perdere brio. La delicatezza di "Strange Magic" è esemplare, con le chitarre che suonano come una lap steel hawaiana, le parti vocali che si dissolvono e tracce di folk psichedelico che marchieranno il suono degli Electric Light Orchestra. Ma è "One Summer Dream" il brano che certifica l'abilità del gruppo di scrivere indimenticabili melodie e di farle galleggiare in corposi arrangiamenti orchestrali senza però farli affondare: la nostalgia e la malinconia prendono il sopravvento, evocando la poesia di John Lennon e la grazia di Harry Nilsson.
L'unico punto debole della scaletta, "Down Home Town", non modifica la splendida riuscita di un album che supera ogni rosea previsione di vendita con un ragguardevole ottavo posto in America. Il disco godrà anche di una curiosa citazione-omaggio da parte di Todd Rundgren, che nel 1980 intitolerà "Deface The Music" una raccolta di false cover dei Beatles.

Concerti senza sosta per il gruppo, che conquisterà l'attenzione di un pubblico più eterogeneo e saluterà l'ingresso in scena del disco volante col marchio del gruppo, un pallone aerostatico e un raffinato uso di raggi laser creano la giusta atmosfera, nonostante un curioso incidente: a Los Angeles molti ignari cittadini credono di aver avvistato un ufo e sommergono i centralini della polizia e dei vigili del fuoco per chiederne l'intervento.
Gli Electric Light Orchestra sono ormai una perfetta macchina da guerra, il disco di platino per Face The Music stimola la creatività di Jeff Lynne che sacrifica parte della sezione ritmica per rendere il suono più easy e scorrevole.
I Fab Four sono sempre di più dietro l'angolo, al punto che George Harrison arriverà a dichiarare: "Se i Beatles avessero continuato, la loro musica oggi sarebbe quella degli Electric Light Orchestra".
Il segreto del songwriting è ormai saldamente nelle mani di Jeff Lynne, che non sbaglia più un colpo.

Electric Light Orchestra - EloA New World Record è proprio il disco mancato dei Fab Four, un album che contrassegna il suono del gruppo e allontana le influenze sinfoniche in favore di un suono più pop. Per la copertina la band chiama John Kosh, uno dei maggiori designer inglesi, famoso per la splendida copertina di "Hotel California" degli Eagles e di molte altre cover per Beatles, Linda Ronstadt, Jimmy Buffett, Randy Newman, Bob Seger, Rod Stewart, James Taylor, 10,000 Maniacs, T. Rex, The Who e molti altri. Il disco volante creato dall'artista resterà uno dei marchi più riconoscibili di una rock band. Il logo diventa anche il set per le future tournée del gruppo.
Registrato tra Londra e Monaco, concepito quasi interamente su un vecchio pianoforte verticale, l'album A New World Record rasenta la perfezione: le melodie sono maestose, straordinarie e irresistibili. Spetta a "Livin' Thing" aprire la strada per la conquista definitiva delle classifiche, con trombe, voci in falsetto e ritmi caraibici che scivolano su cambi armonici continui, che i riff di violino e i break di chitarra rendono ancor più contagiosi. È impossibile resistere al ritornello di "It's a Livin' Thing", un grido che molti interpreteranno come un inno alla vita, piuttosto che una semplice love-song (e che in Italia sarà reinterpretata da Anna Oxa come "Questa è vita", lato B del fortunato 45 giri "Un'emozione da poco").
Il quarto posto nelle classifiche inglesi e il tredicesimo in America (con due diverse b-sides) anticipa di un mese il trionfo nelle classifiche degli album. Con un sesto posto negli States e un imprevisto n. 5 nella patria della rivoluzione punk, gli Electric Light Orchestra portano al successo la perfezione armonica e sonora che in quel momento rappresenta il nemico numero uno delle nuove generazioni.
Mentre In Inghilterra l'assalto alle chart è affidato al rock 'n' roll leggero di "Rockaria" (un ottimo nono posto) in America il gruppo pubblica il vecchio classico dei Move "Do Ya" come singolo (raggiunge il 34° posto); quest'ultima resta una delle migliori railroad pop-songs di sempre, un brano che Todd Rundgren avrebbe voluto scrivere.
A New World Record
è un album dai toni fantasy, l'astronave che atterra sulle note iniziali di "Tightrope" porta con sé violini furiosi, voci ricche di allegria, ritmi e giri di basso quasi soul per uno dei brani pop più riusciti e originali di Lynne, con una progressione ritmica-armonica che è un vero marchio di fabbrica.
Non c'è spazio per la mediocrità: "Telephone Line" distrugge ogni reticenza, non c'è canzone pop che possa eguagliarla in quel tormentato 1976. Il suo successo nelle classifiche (8° posto nel Regno Unito 7° negli Usa) sottolinea il suo valore di stand-out track conquistando anche i detrattori del gruppo con il suo refrain contagioso, intriso di beat e progressive e con il suo incedere scorrettamente perfetto. L'irresistibile delizia ritmica e orchestrale di "So Fine" e la grazia di "Above The Clouds" introducono atmosfere e sonorità che in futuro Lynne celebrerà con maggior personalità nel doppio Lp Out Of The Blue.
Spetta a due ballate chiudere le due facciate dell'album: "Mission (A World Record)", un cosmic-pop ricco di un delicato e suadente flavour che avvolge trame blues e soul senza turbare, e l'evocativa "Shangri-La" che omaggia i migliori Beatles ("my Shangri-La has gone away, faded like the Beatles on Hey Jude") e George Harrison.
In A New World Record la malinconia diventa arte in una serie di costruzioni armoniche prive di incertezze, le oscurità che tradivano i sogni di Eldorado sono scomparse e la voce femminile che accarezza il finale orchestrale ripristina l'ottimismo e la gioia di vivere.

Electric Light Orchestra - EloFallite alcune sessions con Elton John che danno vita a due demo mai sviluppati e pubblicati ("The Loop" e "Fireball"), Jeff si apre alla produzione di altri artisti, realizzando alcuni arrangiamenti in incognito per Anita Garbo e regalando una bella ballata a Helen Reddy ("Poor Little Fool"), mentre l'estate del 1977 la trascorre in studio per le registrazioni del nuovo album.
Imponente, maestoso e ambizioso, Out Of The Blue abbraccia con successo tutti gli stereotipi del dinosaur-rock, le imponenti strutture della tournée faranno impallidire i Pink Floyd, le bizzarrie estetiche ampliano il look clownesco della band e una sequenza di hit singles impone gli Electric Light Orchestra come una delle migliori formazioni pop-rock di sempre.
La critica ha smesso di accusare gli Elo di essere dei semplici cloni dei ragazzi di Liverpool - la felice intuizione di "I'm A Walrus" e "A Day In The Life" di affidare all'orchestra le gesta del pop si è diluita senza perdere brio nelle abili mani di Lynne. Manca solo un ambizioso doppio album per chiudere il cerchio.
L'ispirazione viene in aiuto di Jeff mentre soggiorna in Svizzera, e un'orchestra di quaranta elementi raggiunge il gruppo in Germania per realizzarne l'ultimo grande sogno. La pubblicazione del doppio Lp è accompagnata da una promozione imponente, e il disco volante da costruire che sarà inserito nella prima tiratura diventerà oggetto di culto tra i fan di tutto il mondo.
Ma la vera, grande intuizione di Out Of The Blue è il suono omogeneo e compatto, che non annulla le sfumature preziose degli arrangiamenti pur garantendo un ascolto coinvolgente in qualsiasi formato (sarà uno degli ultimi album pubblicato anche in Stereo-8) e un'ottima resa radiofonica. Non c'è dubbio che lo spettro della noia sia dietro l'angolo, tutto sta diventando troppo perfetto per poter durare a lungo e Out Of The Blue si dimostrerà quasi un canto del cigno - Lynne mette a fuoco alcune delle sue canzoni più memorabili, qualificando il lavoro come il più esemplare disco del gruppo.
Una sequenza di classici anima il doppio album, che accantona tematiche più sognanti e favolistiche per concentrarsi sulle difficoltà del rapporto di coppia. Le trascinanti armonie vocali di "Turn To Stone", l'eccellente arrangiamento pianistico di "It's Over", l'originale mix di sound mariachi, classica e pop di "Across The Border" e la superba "Sweet Talkin' Woman" sono solo il biglietto da visita dell'album. Una prima facciata che non lascia spazio a dubbi, soprattutto per le perfette armonie vocali che su un brioso ritmo duettano con toni più aspri e robotici, qualificando la già citata "Sweet Talkin' Woman" come uno dei più brillanti esemplari del pop.
Senza perdere la tensione emotiva, la seconda facciata scorre con minore enfasi concedendosi un attimo di delizioso romanticismo con "Steppin' Out" e centrando un altro gioiellino di bizzarie pop 'n' roll con "Jungle", brano esuberante e ironico che gioca con i ritmi della foresta anticipando le frenesie dell'hip-hop.
La suite "Concerto For A Rainy Day" che occupa il terzo lato del doppio album è il vero zenith della carriera del gruppo: gli arrangiamenti vocali e orchestrali sono perfetti e donano magia a ognuno dei quattro elementi della suite. Dalla pioggia della tenebrosa "Standin' In The Rain" al finale solare di "Mr. Blue Sky" si assiste alla migliore concentrazione di ambizione e stile del gruppo.
Priva delle lungaggini e delle incertezze stilistiche di Eldorado, la suite coniuga trame acustiche e sintetizzatori con arrangiamenti corali brillanti e una pop-song da Oscar. "Mr. Blue Sky" merita una disamina a parte - il riff tagliente di chitarra, il beat travolgente e il diabolico susseguirsi di accordi armonici affidati al canto sono il trionfo creativo di Lynne, che raccoglierà inaspettati elogi da uno dei più autorevoli compositori americani, ovvero Randy Newman, che nell'album "Born Again" dedicherà un brano al gruppo ("The Story Of A Rock 'n' Roll Band") che, con consueto stile beffardo, ne cita i successi.
"Sweet Is The Night" sembra placare l'entusiasmo, aprendo l'ultima facciata dell'album nella quale Richard Tandy fa fluttuare i synth e corrompe l'orchestra con strali elettronici, centrando anche un piccolo successo personale nello strumentale "The Whale". Le sue creazioni offriranno il fianco alle critiche più feroci e ingiuste dell'epoca, ma il doppio colpo finale offerto dalla rivisitazione in chiave blues di Gershwin in "Birmingham Blues" e dalla intrusione nell'operistica di "Wild West Hero" smorzano ogni possibile discussione sullo stato di salute del gruppo.

Out Of The Blue
consegna gli Electric Light Orchestra alla storia con cinque singoli in classifica: "Turn To Stone" (n. 18 nel Regno Unito, n. 13 negli Usa), "Mr. Blue Sky" (n. 6 Uk, n. 35 Usa), "Sweet Talkin' Woman" (n. 6 Uk, n. 17 Usa), "Wild West Hero" (n. 6 Uk) e "It's Over" (n. 75 Usa). L'album arriva al quarto posto nelle classifiche degli album più venduti sia in America sia in Inghilterra.
Il successo però rende difficile la convivenza e la decisione di liberarsi della sezione archi è il primo passo verso il declino: solo Mik Kaminski resta in contatto con la band per i concerti e i video, formando nel frattempo una disastrosa band dal nome di Violinsky.

Dai Beatles ai Bee Gees il passo per gli Electric Light Orchestra è breve: con il nuovo album Discovery, il gruppo inglese abbraccia le tentazioni disco dell'epoca, che tanta fortuna hanno portato ai fratelli Gibb. Lynne scopre in "Don't Bring Me Down" le infinite possibilità del sampling - rielaborando la sezione ritmica di "On The Run" l'artista rinuncia per la prima volta all'orchestra, e il brano sarà il maggior successo dell'album (3° posto in Uk, 4° negli Usa).
La prima posizione nelle classifiche degli album in Inghilterra e il copioso successo in Europa sostengono l'evoluzione della band. I singoli "Shine A Little Love" (n. 6 Uk e n. 8 Usa), "The Diary Of Horace Wimp" (n. 6 Uk), "Don't Bring Me Down" (n. 3 Uk, n. 4 Usa), "Confusion" (n. 37 Usa) e "Last Train To London" (n. 8 Uk, n. 39 Usa) sembrano scivolare nell'auto-parodia, ma il tocco geniale di Lynne conduce il tutto verso una brillante rilettura ricca di ironia. E sono proprio i refrain appicicosi e irresistibili da hit-single quelli che riescono a stemperare una leggera mancanza d'ispirazione. Non è la svolta disco quella che indispettisce, anzi, "Last Train To London" è la melodia più deliziosa dell'album, "Confusion" lambisce il kitsch con frivola leggerezza e passione, mentre le notevoli "Need Your Love" e "The Diary Of Horace Wimp" confermano lo stato di salute del gruppo.
La scoperta, ovvero la Discovery, della disco music porta nuove sonorità nel mondo degli Electric Light Orchestra, ma a volte la voce di Jeff scivola in un falsetto a tratti fastidioso; la tecnologia banalizza alcune soluzioni armoniche che sorridono al funky senza averne il brio in "On The Run" e scivolano nel languido nella brutta "Wishing".

Nell'insieme l'album funziona e celebra la notorietà del gruppo, che prima con un Greatest Hits e subito dopo con la colonna sonora del malriuscito film Xanadu conquista le classifiche.
Ormai prive di velleità artistiche, le canzoni della colonna sonora confermano la discesa verso un Bee Gees-sound che strizza l'occhio anche allo stile degli ABBA.
Il primo posto nelle classifiche coincide purtroppo con le peggiori performance di sempre del gruppo: "I'm Alive", "All Over The World" e la noiosa versione di Olivia Newton John di "Xanadu" (poi re-incisa da Jeff Lynne per il cofanetto Flashback del 2000 con migliori risultati) sono un pallido remake delle tentazioni disco di Discovery e la sua esclusione dalla discografia del gruppo nella realizzazione del box Classic Album Collection è una vera manna per il pubblico; dimenticare anche quel poco di buono che sembra esserci è il miglior antidoto alla preoccupante banalità dell'album, soprattutto per le irritanti canzoni di John Farrar che occupano l'altra facciata del disco.

Electric Light Orchestra - EloStimolato dalla creatività della new wave e dal pop elettronico degli anni 80, Jeff progetta un nuovo doppio album, ma la casa discografica boccia la proposta per i costi eccessivi. La formazione del nuovo album Time è ridotta a soli quattro elementi - Jeff Lynne, Bev Bevan, Richard Tandy e Kelly Groucutt - che si ritrovano ancora una volta nei Musicland Studios di Monaco per realizzare uno dei migliori capitoli della loro carriera. Il gruppo sfida una nuova chimera sonora, ovvero l'elettronica, spaventando il pubblico con una virata decisa verso il synth-pop e cancellando dai concerti la sezione dei violoncellisti, sostituita da due tastiere (il fido Mik Kaminsky e Lou Clark), una seconda batteria elettronica (Pete King) e un secondo chitarrista (Dave Morgan) cui viene affidato anche il vocoder.
Time
è un concept-album sul futuro dei robot. In scena infatti viene usato, con non pochi problemi tecnici e alcuni incidenti, un Robot R2-D2 costato ben 5000 sterline; la sezione di quattro keyboards elimina l'uso di nastri di back-up mentre l'astronave che ha caratterizzato le precedenti performance viene accantonata. Sorprendente e ricco di belle canzoni, l'album segna il passaggio dalla science-fiction stile Urania a un pop avveniristico. L'orchestra di synth che Jeff mette in scena per Time è ricca di garbata ironia, e il self-control dell'autore garantisce un risultato privo di sbavature.
La trasformazione degli Electric Light Orchestra in una simil-band new wave è talmente convincente da diventare un prototipo per altri musicisti contemporanei (Steve Winwood nella sua svolta pop di "Talking Back To The Night") o prossimi a venire (Flaming Lips, Grandaddy, Apples In Stereo, Collective Soul, Red Hot Chili Peppers). Il primo singolo "Hold On Tight", con un 4° posto in Inghilterra e il 10° negli States, guida l'album verso la conquista di una meritata vetta nelle classifiche degli album in patria.
Gli Electric Light Orchestra recuperano tutta la verve pop post-Beatles con una travolgente "Twilight" (30° posto Uk, 33° Usa), omaggiano Freddie Mercury nella ballata pianistica "Ticket To The Moon" (34° Uk) e mettono in evidenza una varietà stilistica impressionante. "The Way Life's Meant To Be", l'unico brano che recupera le chitarre, è un folk-pop riletto alla maniera di Nick Lowe, la vivace" From The End Of The World" sbeffeggia il ritorno in auge del rockabilly mentre "Here Is The News" anticipa alcuni elementi pop anni 90.
Ma le vere perle dell'album, oltre alla già citata "Twilight", sono la trascinante e divertente "Yours Truly, 2095", la malinconica "21st Century Man", il reggae malizioso di "The Lights Go Down" e "Rain Is Falling", che si avvale dell'unico testo interessante nel mare di banalità che rappresentano l'unico vero neo del lavoro. Anche se un doppio album avrebbe rischiato di rendere il progetto meno interessante, va sottolineata la buona quantità di inediti che saranno recuperati in alcune b-side e all'interno del cofanetto Afterglow, a dimostrare come Lynne fosse in pieno stato di grazia creativo.
Se "The Bouncer" era troppo bizzarra per il progetto, non si comprende però l'esclusione di "When Time Stood Still", che vanta uno dei refrain più romantici dai tempi di Eldorado, e un'altra b-side dell'epoca, "Julie Don't Live Here", che si archivia tra le creazioni più retrò del gruppo con aromi di Beach Boys e Del Shannon.

La tournée di Time resta una delle più interessanti, per il prezioso e sentito omaggio che Lynne e soci rivolgono a John Lennon con un medley che include anche brani dei Beatles - ovvero "Nowhere Man", "Across The Universe" e una versione completa di "A Day In The Life".

III - La lenta discesa


Electric Light Orchestra - EloAncora ossessionato dall'idea del concept-album, Jeff Lynne progetta un nuovo disco doppio: il titolo, Secret Messages, risponde all'ennesima accusa di strani messaggi satanici inseriti dal gruppo nel precedente Time, ma il diavolo è dietro l'angolo per gli Electric Light Orchestra. Nonostante l'avvento del compact disc, le diciotto canzoni vengono ridotte a undici e il successo sembra abbandonare la band. Tre singoli - "Rock 'n' Roll Is King" (n. 13 Uk, n. 19 Usa), "Secret Messages" (n. 4 Uk, 36 Usa) e "Four Little Diamonds" (n. 86 Usa) non sono sufficienti per consegnare l'album alla storia.
È una sensazione di incompiutezza, quella che regna, sottraendo fascino a un lavoro comunque buono ed equilibrato. Il suono è leggermente fuori fuoco (colpa dei nuovi studios in Olanda) ma non mancano colpi di genio; a partire dall'originale e innovativa "Losers Gone Wild", costruita da falde sonore diverse che esplodono nel refrain quasi glam, per proseguire con la briosa "Four Little Diamonds" (che insieme all'inedita "Beatles Forever" doveva formare un trionfale omaggio ai Fab Four), per poi finire con la title track "Secret Messages", che per un attimo evoca tutta la maestosità della loro visione della musica pop.
Non deludono neanche le ballad "Take Me On And On", "Stranger" e "Letter From Spain", ma le incerte e maldestre "Time After Time" (originariamente contenuta solo nella edizione in cassetta) e "Danger Ahead" offrono spazio ad alcune perplessità. Non si comprende altresì perché brani come "After All" e l'eccellente "Hello My Old Friend" siano stati sacrificati a favore di brani meno interessanti.
Diverte il gioco di Jeff e soci nell'infilare messaggi nascosti nei vari pezzi - in risposta alle allucinanti accuse di satanismo che avevano accompagnato Time, tra un welcome to the show, come again! in apertura e il thank you for listening in coda, c'è spazio per l'abbaiare di cani, rumori catturati fuori dalla porta dello studio di registrazione e ironiche conversazioni dei membri della band sull'abbandono da parte di Kelly Groucutt.
Anche la copertina del disco gioca coi simbolismi: il gruppo è affacciato alle finestre sul fondo, mentre l'angelo regge il loro logo, le scritte sul retro anagrammano i nomi dei quattro musicisti e l'avviso sui messaggi nascosti compare nelle prime edizioni per poi scomparire come molti altri avvisi (il più famoso è plant a tree and have a happy year) che restano intrappolati nei brani esclusi e poi parzialmente recuperati nella già menzionata antologia Afterglow.

Pur toccando il quarto posto in Inghilterra, l'album non raccoglie particolari successi di vendite e raggiunge solo il 36° posto in America, aprendo la strada alla crisi. Bevan entra nei Black Sabbath e Jeff Lynne pubblica il suo primo brano senza la denominazione Elo per la colonna sonora di "Electric Dreams": il brano "Video" (prodotto con Richard Tandy) archivia un innocuo e anonimo successo in classifica.
Jeff, sempre più interessato al ruolo di produttore, collabora con un'altra icona del pop 'n' roll, Dave Edmunds, incidendo prima due brani per l'album "Information" e poi imponendosi prepotentemente nel successivo "Riff Raff" con tre brani di sua composizione e un remake in salsa Electric Light Orchestra di un classico dei Four Tops, "Something About You".

Pubblicato nel 1986, il nuovo album Balance Of Power è frutto di un obbligo contrattuale che Jeff Lynne liquida col consueto garbo ma senza nessuna idea rimarchevole. Il sound si allinea al rockAOR dei Foreigner o dei Chicago di "If You Leave Me Now", il sax fa il suo ingresso e le armonie vocali tipiche del gruppo si affievoliscono in favore di un cantato debole e poco sentito.
Non è un caso che i due episodi migliori siano il singolo "Calling America" (n. 28 Uk, n. 18 Usa), che offre una struttura pop più variegata della media, ed "Endless Lies", un brano che era stato scritto per Secret Messages e viene qui riproposto in una versione molto più interessante.
Il nono posto in Inghilterra e il 49° in America sono un semplice contentino offerto dai fan - le vendite, infatti, crolleranno velocemente. Il capitolo Electric Light Orchestra si avvia alla chiusura, consegnando la canzone più brutta di Jeff Lynne, ovvero "Getting To The Point".

IV - Jeff Lynne, le battaglie e gli amori


Electric Light Orchestra - Jeff LynneBev Bevan, deluso dai Sabbath, ritorna alla carica per riformare gli Electric Light Orchestra, ma Jeff ha ormai chiuso quel capitolo. La band denominata ELO Part 2 è dunque una creatura di Bevan che tenta di catturare i fan più progressive-oriented, contaminando il versante pop-orchestrale con robuste intrusioni hard-rock stile Asia, ma il punto debole resta la composizione, pasticciata e priva di originalità - ed è oltremodo beffardo che il secondo album, Moment Of Truth, offra le migliori performance proprio nelle trame più pop. Mik Kaminsky e Kelly Groucutt, nel frattempo, realizzano insieme due misconosciuti album come "OrKestra" ("Beyond The Dream" e "Roll Over Beethoven"). La loro presenza tra gli album più costosi dei mercatini web è fuorviante: si tratta di innocue canzoncine vestite di sonorità familiari ma prive di pathos. In seguito i due raggiungono gli ELO Part 2 per i concerti che daranno vita all'album live One Night - Live In Australia, che tranne due brani inediti vede il repertorio classico della band oggetto di piacevoli versioni da tribute band. Non a caso, in seguito la ELO Part 2 si trasforma in un vero e proprio carrozzone nostalgico, che man mano attira sempre meno pubblico.

Il percorso di Jeff Lynne in quegli anni è legato al suo ruolo di produttore e all'amicizia che nasce dopo le sessions di "Cloud Nine" con l'ex-Beatles George Harrison, un incontro che aprirà le porte ad altre importanti collaborazioni che trascineranno la musica di Jeff verso un suono più pulito e country-oriented. Dopo i Beatles, i Beach Boys e i Bee Gees, saranno i Byrds e Roy Orbison i nuovi punti di riferimento stilistico con risultati altamente gratificanti.
Il supergruppo Traveling Wilburys (wilbury è l'appellativo di George per gli errori di registrazione durante la produzione di "Cloud Nine") nasce da un'imprevista richiesta della Warner di una b-side per un nuovo singolo di George Harrison. Jeff sta lavorando con Roy Orbison, e quando l'ex-Beatle chiede il suo aiuto per registrare "Handle With Care" Jeff non perde tempo e chiede a Bob Dylan di poter usare il suo studio di registrazione, mentre George passa da Tom Petty per farsi dare una chitarra. A quel punto la voglia di suonare prende il sopravvento e tutti si trovano a partecipare alla riuscita di quella che sarà la prima pietra di un progetto fortunato.
Non è un fulmine a ciel sereno, il successo del primo album dei Traveling Wilburys - la curiosità del pubblico è forte, e nonostante il disco non sia un capolavoro resterà negli annali della storia del rock come uno dei più riusciti progetti a più mani dell'epoca. Dylan, Petty, Harrison, Lynne e Orbison tengono a bada il loro ego e il tutto suona felicemente fresco e godibile anche dopo anni, garantendo un notevole successo anche alla sua ristampa del 2007. Non c'è dubbio che da questo progetto tutti i musicisti coinvolti trarranno stimolo per riacciuffare un'ispirazione che pareva sopita, e la loro carriera ricomincerà da questo punto con una forza e una passione ancora più coinvolgente.

Se Lynne fallisce comunque il suo primo progetto solista, Armchair Theatre, è per la mancanza di una direzione precisa: le tentazioni di ripercorrere il successo dei Wilburys e dell'album di Roy Orbison "Mystery Girl", prodotto dallo stesso Jeff, non sono sufficienti per render credibili le pur piacevoli canzoni. Il pubblico è pronto a perdonare all'artista alcune vergogne commerciali, ma non accetta il colpo di spugna sul passato degli Elo, le sonorità sono spesso esangui e la versione di "September Song" è imbarazzante. Anche il singolo "Every Little Thing" non possiede il carisma necessario per farsi amare. Un'altra canzone di Jeff, "Wild Times", finisce all'interno della colonna sonora del film "Robin Hood: Prince Of Thieves".

Dopo la produzione del buon "Full Moon Fever" di Tom Petty, gli anni 90 portano altre buone produzioni: l'album postumo di Del Shannon, le collaborazioni con Ringo Starr, Roger McGuinn, Joe Cocker, Julianna Rae e Mark Knopfler sono solo l'anticipo per il trionfale ingresso nel mondo produttivo dei Beatles. La produzione di "Free As A Bird "per "Anthology" cambia la vita di Jeff, che viene trascinato da Paul McCartney anche nell'album "Flaming Pie".

V - Alle soglie del Duemila


Il nuovo millennio riporta il nome Electric Light Orchestra nelle sole mani di Jeff Lynne, che dopo una causa legale durata anni acquisisce il diritto esclusivo del nome e pubblica una tripla antologia, Flashback, che include le prime registrazioni a nome Elo dai tempi di Balance Of Power.
Sono tutti brani che giacevano nel cassetto da anni, ma quello che ha suscitato maggior interesse tra i fan è la nuova versione di Xanadu cantata da Jeff Lynne e priva dei gorgheggi di Olivia Newton-John.
L'ennesima battaglia legale (questa volta con Gordon Townsend) sull'utilizzo del nome Electric Light Orchestra chiude definitivamente ogni rapporto di Lynne coi vecchi soci: la nuova band, ora semplicemente chiamata The Orchestra, raccoglie inaspettati consensi critici con il curioso album "No Rewind", che verrà addirittura ripubblicato anni dopo per sostenere la tournée della formazione provocando, ancora una volta, fastidi legali a Lynne.

L'acquisizione nel 2001 dei diritti sulla produzione degli Electric Light Orchestra apre la strada alle rimasterizzazioni con inediti del catalogo. Lynne ne approfitta per marchiare a nome Elo il suo secondo album solista, Zoom, che riporta il disco volante della tournée in copertina.
Quasi un'antologia delle matrici e delle suggestioni creative della sua carriera, l'album si apre con una poco riuscita "Alright", ma è uno dei pochi momenti deboli. L'intuito per un pop post-beatlesiano e la padronanza della scrittura si concretizzano in melodie gentili, come "Moment In Paradise" e "Ordinary Dream", e in un pezzo da antologia come "Just For Love", nel quale languide chitarre e sintetizzatori realizzano un matrimonio stilistico avvincente.
Le tracce delle ultime collaborazioni sono evidenti in "Melting In The Sun", che potrebbe uscire dalle pagine dei Traveling Wilburys, e in "State Of Mind", un perfetto rock 'n 'roll dal riff stile Roy Orbison.
Non mancano però le cadute di tono: il rock 'n' roll di "Easy Money" è noioso e "All She Wanted" scivola senza infamia e senza lode. Mestiere e classe garantiscono, comunque, una buona resa globale: variegato e scorrevole, Zoom rimette in gioco elementi pop-jazz ("Stranger On A Quiet Street"), blues ("In My Own Time"), r'n'b in salsa british ("Long Time Gone") e centra un altro momento di puro pop nello stile tipico degli Electric Light Orchestra nella suadente "It Really Doesn't Matter".
Nonostante abbia più di un motivo d'interesse, l'album non cattura il successo sperato. L'interruzione dei concerti e l'annuncio ufficiale metteranno la parola "fine" alla storia della Electric Light Orchestra.

Sarà il successo del brit-pop e lo sdoganamento critico dei gruppi pop devoti ai Beatles (a partire dagli Oasis) a restituire dignità alla loro musica, l'interesse per le ristampe con le bonus tracks, il sorprendente ingresso nelle classifiche del singolo "Surrender" (81° Uk) e la pubblicazione di "Latitude 88 North" (brano completato da Jeff per la ristampa di Out Of The Blue del 1977) confermano che la band ha superato brillantemente lo scoglio del nuovo millennio.

Tra le tante curiosità che seguono le vicende del gruppo va sottolineata la sorprendente iniziativa dell'etichetta Not Lame, che raccoglie una trentina di artisti per un album di cover dal titolo "Lynne Me Your Ears".
Diversamente da altre operazioni similari, l'album è ricco di interessanti riletture. Earl Slick, Ben Lee, Peter Holssaple, Tony Visconti, Roger Klug, Todd Rundgren e altri musicisti danno una spolverata vivace alle loro canzoni più note con risultati spesso brillanti.
Seppur non manchino alcune cadute di stile, sono evidenti il rispetto e la passione dei musicisti coinvolti: "Steppin' Out", "Bluebird Is Dead", "Mr. Blue Sky", "10538 Overture", "Do Ya", "Rockaria" e "On The Run" stimolano più di un sorriso, e il curioso remake di "The Minister" rivela la presenza di "Day Tripper" nelle trame del riff originale.
In verità l'album presenta diversi motivi di curiosità e interesse, come la bella versione di "One Summer Dream", che assume contorni prog-rock e meno da ballad, mentre "Boy Blue" si trasforma in puro pop 'n' roll e "Sweet Is The Night" diventa quasi indie.

Ma le soddisfazioni maggiori per Lynne sono legate al suo impegno per George Harrison: oltre al completamento dell'album "Brainwashed" (ultimo capitolo dell'ex-Beatle) il musicista porta avanti il progetto "Concert For George". Il Dvd registrato alla Royal Albert Hall vince un Grammy e documenta una serata di grande musica e amicizia.

Dopo essere stato ancora alla corte di Tom Petty per la produzione di "Highway Companion" del 2006, e dopo aver partecipato alle abortite session con Rossif Sutherland, Jeff progetta il suo ritorno in sala d'incisione, ma a parte la produzione di alcuni brani dell'album "Far" di Regina Spektor non ci sono segni evidenti di attività, e bisogna attendere l'inizio del 2012 per ottenere una promessa da parte del compositore inglese riguardo a un album in arrivo nel corso dell'anno.

La pubblicazione di un altro importante cofanetto, The Classic Album Collection, riporta il nome degli Electric Light Orchestra nei negozi con undici album rimasterizzati arricchiti dalle outtake già comparse nelle edizioni made in Japan, ma è solo l'inizio.
La ristampa in vinile speciale di Eldorado, l'edizione in cd e Dvd dell'esordio Electric Light Orchestra per il quarantennale (con nuovi mix 5.1), la partecipazione di Jeff Lynne a un album-tributo dedicato a Paul McCartney (tra gli altri nomi previsti ci sono i Cure, Brian Wilson e B.B. King) e la produzione del disco di Joe Walsh (ex-Eagles) "Analog Man", confermano che la luce elettrica sfida la crisi economica e si riaccende ancora, incurante delle molte fonti di energia alternativa. 
Nuovi bagliori provengono da , un album di cover version che se in parte delude le attese dei fans, conferma lo stato di salute di Jeff Lynne. Il musicista rivive le sue emozioni da giovane ascoltatore della BBC, assemblando canzoni amate o rivalutate nel tempo, ma non è una pura operazione calligrafica, l’album scorre con brio e verve, la rilettura di brani come “At Last” o “Smile” e “Love Is A Many Splendored Thing” risultano convincenti e ricchi di quel candore che operazioni del genere solitamente trascurano. Per ascoltare qualcosa di inedito bisognerà però attendere il 2013, Jeff Lynne infatti ha nel cassetto molte nuove canzoni, una delle quali "Point Of No Return", trova spazio nell'album "Mr Blue Sky", un best of che in verità contiene versioni reincise in piena autonomia dal solo Jeff.

Dopo aver rovistato nei cassetti della memoria con Long Wave, Jeff Lynne rispolvera finalmente il marchio di fabbrica E.L.O. con un album che resta timidamente nei paraggi della produzione post Discovery, con un sound meno pomposo e una scrittura perfetta e calibrata, che concilia la sua naturale propensione all’enfasi pop-sinfonica con la capacità di distillare il proprio lirismo in canzoni dal piglio sicuro e maturo.

Alone In The Universe (2015) è l'album dove il musicista fa un primo bilancio della sua vita, affidandolo al nostalgico e romantico incedere pianistico di “When I Was A Boy”, che cita con candore “Imagine” (John Lennon) e "A Whiter Shade Of Pale" (Procol Harum). Il potenziale appeal del nuovo progetto a nome Elo è comunque legato alla collocazione mnemonica del loro passato, i più fedeli fan non potranno che gioire della ritrovata capacita di Jeff di trasfigurare il soul-funky di “Love And Rain” in un delizioso pop-beat destinato a entrare tra i suoi classici, o di flirtare con il rock’n’roll in “Ain't It A Drag” senza far venire l’orticaria, i fruitori occasionali troveranno invece confortevole l’estrema concisione dei tempi, con canzoni che superano di poco i tre minuti e che mai indugiano nella ridondanza di molta musica pop.
Come sempre alcuni episodi emergono per classe e stile, brani capaci di coinvolgere nel suo mondo dorato anche i fan del rock più oltranzista, questo avviene nella pulsante melodia a cuore aperto di “All My Life” e nella superba “Alone In The Universe” (David Bowie meets Elton John).
Nonostante Lynne abbia realizzato il tutto in perfetta autonomia, resta intatto il prestigioso e glorioso sound dei tempi passati (“One Step At A Time”), la seducente “When The Night Comes” sembra uscire dalle session di Out Of The Blue con il suo a più voci, mentre “I'm Leaving You” è puro Roy Orbison era Traveling Wilburys.

Con Alone In The Universe il marchio Elo torna infine a campeggiare con fierezza nella produzione discografica contemporanea

Electric Light Orchestra

Una sinfonia in chiave pop

di Gianfranco Marmoro

Dalle ambizioni progressive e glam alle fantasmagoriche tournée su dischi volanti: la storia del gruppo che osò sfidare la chimera del pop in chiave progressive e sinfonica. Una carriera di successi ed eccessi che ha messo in imbarazzo la critica, proseguendo idealmente il corso dei Beatles e seminando i primi germi del brit-pop

Electric Light Orchestra
Discografia
 THE MOVE

 

  

 

 Move (Regal Zonophone, 1968)

6,5

 Shazam (Regal Zonophone, 1970)

7

 Looking On (Fly Records, 1970)

7

 Message From The Country (Harvest, 1971)

6

  

 

 ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA

 

  

 

 Electric Light Orchestra/No Answer (Harvest, 1972)

7,5

 ELO II (Harvest, 1973)

6

 On The Third Day (United Artists, 1973)

7

 The Night The Light Went On (In Long Beach) (live, Warner Bros, 1974)

5

 Eldorado - A Symphony By The Electric Light Orchestra (Warner Bros, 1974)

7,5

Face The Music (United Artists, 1975)

8

A New World Record (Jet, 1976)

8,5

Out Of The Blue (Jet, 1977)

8,5

 ELO's Greatest Hits (antologia, Jet, 1979)

7

 Discovery (Jet, 1979)

7

 Xanadu (with Olivia Newton-John, colonna sonora, Jet/Mca, 1980)

4

 Time (Jet, 1981)

7,5

 Secret Messages (Jet, 1983)

5,5

 Balance Of Power (Jet, 1986)

4

 Afterglow (triplo cd, antologia, Jet, 1990)

7

 ELO's Greatest Hits Volume Two (antologia, Jet, 1992)

5,5

 Flashback (triplo cd, antologia, Legacy Recordings, 2000)

7

 Zoom (Epic, 2001)

6

The Essential Electric Light Orchestra (doppio cd, antologia, Legacy, 2011)

8

 The Classic Album Collection (cofanetto, Epic, 2001)

7,5

 Alone In The Universe (Columbia, 2015)

7

  

 

 ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA PART II

 

  

 

 Electric Light Orchestra Part II (Scotti Bros, 1990)

4

 Moment Of Truth (Curb, 1994)

5,5

 One Night - Live In Australia (CMC, 1996)

5

pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Jeff Lynne's Elo su OndaRock
Recensioni

JEFF LYNNE'S ELO

Alone In The Universe

(2015 - Columbia)
L'astronave degli Electric Light Orchestra approda definitivamente sul pianeta Terra

JEFF LYNNE

Long Wave

(2012 - Absolute Marketing)
Un delizioso quadro di ricordi nelle abili mani del leader degli Electric Light Orchestra

ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA

Out Of The Blue

(1977 - Jet)
Nel 1977 Jeff Lynne realizza il suo magnum opus, pietra di paragone per il pop che verrà

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.