Faint

Faint

La fuga dei ballerini macabri

di Andrea Vascellari

Qui iniziò la sua corsa Conor Oberst. Una band di culto che ha lanciato in tempi non sospetti la tendenza attuale a mescolare l'impeto e la sfrontatezza del punk all’approccio gelido e insieme sensuale del synth-pop. Da Omaha, una peculiare new wave per il terzo millennio

Quella dei Faint è una parabola musicale partita da un comunissimo indie-rock per approdare a quel synth-pop reso grande da gruppi come Depeche Mode, Soft Cell e Ultravox. Una new wave per il terzo millennio.

Il gruppo nasce a Omaha, nel Nebraska, su iniziativa dei fratelli Baechle, il cantante Todd e il batterista Clark. Ad essi si aggiungono il bassista Joel Petersen e nientedimeno che Conor Oberst, destinato a una carriera gloriosa in tutt'altro ambito. I quattro si danno inizialmente il nome di Norman Bailer, poi lo modificherrano in Faint.
E’ l’indie-rock a dominare la scena musicale del mid-west nella seconda metà degli anni 90, e, per emergere, sono necessarie grandi idee musicali. Queste mancano del tutto in Media, album d’esordio pubblicato nel 1998 subito dopo la defezione di Oberst, che si mette in proprio con il fortunato marchio Bright Eyes.
Gli unici momenti interessanti sono regalati dalla breve “Lullaby For The…”, un sincero folk-rock dei tempi migliori. Per il resto, l’album offre solo diligenti esercizi di noiosissimo indie, aventi come riferimenti i vari Dinosaur Jr., Eggs e Pavement. Todd Baechle fa di tutto per imitare il canto lamentose di Robert Smith, riuscendoci, peraltro, solo in parte (ascoltare “Some Incriminating Photographs” per credere).

La svolta nella carriera dei Faint avviene l’anno successivo, con l’entrata nel gruppo di un tastierista, Jacob Thiele, e la pubblicazione di Blank-Wave Arcade. L’indie-rock che caratterizzava il lavoro precedente viene definitivamente abbandonato, perché ritenuto dai quattro troppo inflazionato, limitato, e, in definitiva, noioso. La via d’uscita passa appunto attraverso un uso massiccio di tastiere, sintetizzatori, ed effetti elettronici “che offrono possibilità illimitate”: il riferimento obbligato non può non essere dunque la new wave del decennio precedente.
Se “Sex Is Personal” e “In Concert” rimandano in modo fin troppo palese al post-punk di Cure e Television, la maggior parte di Blank-Wave Arcade è un omaggio al synth-pop: ascoltando canzoni come “Worked Up So Sexual” (primo successo radiofonico del gruppo) e “Cars Pass In Cold Blood” non si può non pensare agli Ultravox di Midge Ure o agli Omd, gruppo che, anni dopo, verrà ulteriormente omaggiato dai Faint con una cover di “Enola Gay”.
I (pochi) momenti in cui i quattro mostrano una certa personalità sono concentrati alla fine dell’album (“Sealed Human”, “The Passives”), dove il revival anni 80 si fonde con un’elettronica moderna e vibrante, togliendo quella sensazione di “già sentito” che contraddistingue l’album.

Assorbiti definitivamente i suoni di Blank-Wave Arcade, e ottenuta una assoluta padronanza del revival anni 80, i Faint passano dall’imitazione alla creazione. Nel 2000 entra nel gruppo anche Micheal “Dapose” Dappen, chitarrista death-metal proveniente dai LEAD. L’anno successivo esce Danse Macabre, capolavoro della band di Omaha, trascinato dal singolo “Agenda Suicide”, un rock duro e veloce, non lontano dalla scena industrial, condito con sintetizzatori pop e con un ritornello che ruba il riff a “Dancing With The Moonlit Knight” dei Genesis.
Stavolta è un album destinato a rimanere: paradossalmente, le canzoni sono sempre più studiate e complesse, ma, al contempo, trascinano e coinvolgono maggiormente, sono più ballabili. Più pop. “Glass Danse” e “Your Retro Career Melted” ricordano sempre meno l’epoca new wave e sempre più la musica da club contemporanea; se qua e là spuntano ancora le reminiscenze di New Order e Depeche Mode (“Posed To Death”), i synth di riferimento sono adesso quelli di Daft Punk e Chemical Brothers. Ancora una volta, è la parte finale dell’album quella più ricercata. “Violent” trascende il synth-pop fino a sconfinare nella house-music, “The Conductor” si regge su un ipnotico e nervoso giro di basso, cui si aggiungono delle minacciose tastiere gotiche.
Inevitabile notare, poi, la formidabile evoluzione del cantante Todd Baechle (rinominatosi nel frattempo Todd Fink) che smette finalmente di imitare Robert Smith per approdare a un canto violentato dagli effetti elettronici: anche i testi, pur mantenendo una caratteristica verve ironica, sono maturati e trattano temi diversi da quella sessualità ossessiva che permeava le canzoni di Blank-Wave Arcade.

Nel 2003 la Astrawerks pubblica un trascurabilissimo Lp contenente i remix dell’album, realizzati da artisti elettronici emergenti (tra gli altri, Medicine e Paul Oakenfold). Nel mentre, Joel Petersen avvia anche una controversa carriera solista col nome di Broken Spindles, pubblicando tra il 2001 e il 2005 tre album elettronici. Nel 2004 collabora poi con l’indie-band Beep Beep per l’album “Business Casual”.

Wet From Birth, quarto lavoro in studio della band di Omaha, esce nel 2004 ed è la ricerca di una conferma. Era necessario ribadire di potersi assestare sui livelli di Danse Macabre senza ricadere nei cliché del genere, ma l’obbiettivo è stato raggiunto solo in parte. Non mancano elementi nuovi, come l’uso di violino e violoncello, o come le massicce dosi di chitarra, strumento che trova decisamente più spazio rispetto ai due lavori precedenti (“Birth” è una desolata ballata dark a base di distorsioni, “Dropkick The Punks” fa pensare ai Nine Inch Nails). Le melodie elettroniche, marchio di fabbrica dei Faint, sono invece il punto debole dell’album: talvolta banali, possono far sorgere qualche sensazione di deja vù (“Erection” è volutamente un omaggio ai Depeche Mode, il giro di “Symptom Finger” ricorda troppo “You Spin Me ‘Round” dei Dead or Alive).
Ciononostante, va detto che Wet From Birth è un album ben confezionato, studiato nei dettagli. Una nuova testimonianza della raggiunta maturità del gruppo.

Dopo un’attesa di quattro anni, nel corso dei quali il gruppo ha interrotto il rapporto con la Saddle Creek, esce Fasciinatiion per la Blank.wav, etichetta di proprietà degli stessi Faint. Come in Wet From Birth ci sono bassi trascinanti e chitarre sferzanti; come in Danse Macabre si apprezzano melodie dal retrogusto dark; come in Blank-Wave Arcade dominano i sintetizzatori che rimandano alla new wave anni 80. Insomma, ogni elemento di Fasciinatiion non fa che ripetere strade già battute. “Psycho”, “Mirror Error” e “Forever Growing Centipedes” sono i momenti più interessanti di un disco nel complesso molto prevedibile.

Come accaduto ad alcuni colleghi più celebri (i primi a venire in mente sono gli Rem), sembra che il quintetto di Omaha abbia trovato da tempo la ricetta per comporre e suonare la musica che desidera: ora, però, non fa altro che applicarla meccanicamente. La qualità della loro produzione resta più che dignitosa, ma sembra essersi ormai persa la spinta creativa.

Faint

La fuga dei ballerini macabri

di Andrea Vascellari

Qui iniziò la sua corsa Conor Oberst. Una band di culto che ha lanciato in tempi non sospetti la tendenza attuale a mescolare l'impeto e la sfrontatezza del punk all’approccio gelido e insieme sensuale del synth-pop. Da Omaha, una peculiare new wave per il terzo millennio
Faint
Discografia

 

 

 

 

 

 

 

 Media (Saddle Creek, 1998)

4

 Blank-Wave Arcade (Saddle Creek, 1999)

6

Danse Macabre (Saddle Creek, 2001)

8

 Danse Macabre Remixes (Astralwerks, 2003)

 

Wet From Birth (Saddle Creek, 2004)

7

 Fasciinatiion (Blank.wav, 2008)

6

pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Faint su OndaRock
Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.