Falco

Falco

Vienna calling

di Giuseppe D'Amato

Talentuoso, a tratti persino geniale, Falco è stato una vera icona dei suoi tempi e un personaggio fuori da ogni schema. Il momento di gloria si è consumato a metà anni Ottanta, quando è riuscito a scalare le classifiche di tutto il mondo alla volta di quello che, però, si sarebbe rivelato un nemico più forte di lui: il successo. Vita, morte e miracoli della sfortunata popstar austriaca
“There is a night before each day”
(Falco)

L’Austria, terra di musica. Se per caso nasci da queste parti e sin dalla culla inizi a mostrare una chiara predisposizione per le sette note, poi a quattro anni sei già in grado di suonare il pianoforte, in più ti viene certificato l’orecchio assoluto e come se non bastasse ti metti persino a frequentare il Conservatorio… Beh, se rispondi a tutti questi requisiti, allora ci sono buone possibilità che un giorno tu possa ritagliarti un piccolo spazio nella nobile èlite dei compositori classici, magari a fianco dei conterranei Mozart, Haydn, Schubert e Strauss. O in alternativa, se proprio dovessi capitare nel secolo sbagliato, potresti provare a rimettere tutte queste doti al servizio della musica pop, passatempo meno aristocratico ma di sicuro più redditizio, magari va a finire che vendi una settantina di milioni di dischi e puoi sempre accontentarti di un posticino comunque nella storia, come musicista austriaco di maggior successo dell’era moderna.

Miracolo a Vienna

Margareten è il quinto dei ventitré distretti in cui è suddivisa Vienna, si trova lievemente a sud-ovest del centro storico. È una zona residenziale piuttosto rumorosa e trafficata, a fianco ci passa la Gürtel, principale arteria a luci rosse della città, ragion per cui, nel corso degli anni, la situazione del quartiere si è andata deteriorando, con l’insediamento di una nutrita colonia di stranieri, in maggioranza turchi e slavi. Qui trascorre la sua infanzia Johann “Hans” Hölzel , per tutti Falco, ma evidentemente non per sua madre, che continuerà sempre a chiamarlo “Hansi” sin dal giorno della sua complicata venuta al mondo, unico superstite di una gravidanza trigemellare a forte rischio. La signora Maria Hölzel, incinta al terzo mese, viene ricoverata all’ospedale Gersthof per un’emorragia improvvisa e perde i suoi due piccoli, ma alcuni esami effettuati il giorno successivo le diagnosticano a sorpresa una terza gravidanza ancora in corso, sul cui buon esito, però, i medici si pronunciano in maniera piuttosto scettica. La notizia coglie completamente alla sprovvista la donna, che nonostante i pareri contrari decide di portare comunque a termine il difficoltoso travaglio. E avrà ragione, anche perché il 19 febbraio 1957, alle ore 13.15 in punto, viene alla luce un bimbo forte e in ottima salute, 4,95 chili per 54 centimetri, che si fa riconoscere già dai primi istanti di vita. Le sue urla e i continui piagnucolii attirano l’attenzione dell’ostetrica di turno, che allora lo consegna alle cure della madre, annunciando in maniera scherzosa ma premonitrice: “Ecco qua! Abbiamo un piccolo cantante!”.

Prologo

"er war ein Virtuose, war ein Rockidol"

Falco, a dire il vero, non si sarebbe rivelato solo “un cantante”, come profetizzato in sala parto il giorno della sua nascita, ma qualcosa in più. Un’icona del suo tempo, una maschera, un uomo che non conosce regole. Spesso è stato scambiato per una delle tante proposte usa e getta degli anni Ottanta, del resto il suo momento d’oro arriva in un’epoca dove hit da juke-box e numero 1 in classifica sembrano essere all’ordine del giorno e alla portata di chiunque. La sua scalata, invece, ha ancor più valore, se si pensa che parte da un paese, l’Austria, musicalmente ai margini, almeno per quanto riguarda questo tipo di palcoscenici. Aveva talento creativo e rare doti di scrittura, anche se non sempre i suoi album si sono rivelati qualitativamente all’altezza delle sue capacità. Partorisce una formula strampalata ma che andrà più volte a segno, un originale miscuglio di rap, dance e pop svincolato da ogni etichetta, qualcuno ci va vicino definendo Falco, non a torto, “il primo rapper bianco”. I suoi testi sono sarcastici, pungenti, provocatori, spesso portati in scena da videoclip divertenti e trovate ad effetto. Modi da spaccone, sfrontato e arrogante, e un atteggiamento sempre sopra le righe, fanno di lui un personaggio completamente sui generis e una delle vere star del suo tempo.

Ma genio e sregolatezza, si sa, vanno a braccetto, e al musicista ispirato e fantasioso fa da contraltare un uomo senza alcun senso della misura, seguace di uno scellerato credo autodistruttivo e una condotta di vita pericolosamente oltre i limiti. Un attimo dopo esser salito in cima, Falco conosce un tracollo artistico e personale altrettanto fulmineo. “‘Rock Me Amadeus’ fu la cosa peggiore che potesse capitarmi”, dirà qualche tempo dopo. “Avevo talmente tanti soldi che non sapevo come spenderli”. Da qui la rapida discesa in un inferno dove alcol, droga e farmaci sono la regola quotidiana, e mai l’eccezione. Un destino beffardo e sempre in agguato lo tradisce proprio nel momento in cui aveva deciso di dire basta, per un ultimo, vano tentativo di cambiar vita lontano dai riflettori. Se ne va giovane, lasciando più di un rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere. Ma in fondo è giusto che sia andata così, e Falco ne sarebbe stato di certo contento, altrimenti, oggi, forse saremmo qui a raccontare la storia di un semplice “cantante”.

Infanzia , musica e…

FalcoIl padre Alois aveva perso entrambi i genitori praticamente subito, dunque rimasto senza troppe possibilità di istruzione si era messo, ancora giovanissimo, a lavorare duro in una fabbrica di macchine sino a diventarne capo, la madre invece è responsabile di una lavanderia e per integrare il reddito familiare nel 1959 rileva anche un piccolo negozio di generi alimentari. Il piccolo Hansi viene su in un contesto di classe media, cresciuto ed educato soprattutto da sua madre, la nonna materna e una vicina di casa chiamata affettuosamente “Schlintzi”, con le quali manterrà un rapporto duraturo e molto stretto anche perché non vuole andare all’asilo, dunque trascorre parecchio tempo in casa accudito premurosamente dalle tre donne, che rimarranno il punto di riferimento principale nella sua vita.
Che avesse un innato talento per la musica lo si capisce già dalla culla, a soli due anni era in grado di tenere con le manine il ritmo delle canzoni che passano alla radio, pochi mesi dopo inizia a fischiettare e cantare. Per il suo quarto compleanno vuole una fisarmonica, un’insegnante di musica consiglia invece ai genitori un pianoforte, in modo tale da prendere lezioni per poi poter passare, eventualmente, alla fisarmonica in un secondo momento. Allora gli regalano un piccolo pianoforte a coda, Hansi ancora non sa leggere le note e non arriva nemmeno allo sgabello, ma in quattro e quattr’otto è già capace di suonare a due mani una trentina di motivetti popolari. Quando ascolta qualcosa che gli piace, si siede e la riproduce a orecchio, sembra apprezzare in particolar modo Beethoven, così viene portato ai provini per “Musik kennt keine Grenzen” (“La musica non conosce confini”), programma televisivo in cui bambini di ogni nazionalità si sfidano tra di loro a colpi di musica. Le audizioni si tengono presso l’Accademia Musicale della città, la prestigiosa Wiener Musikakademie. Qui un professore anzianotto ed esperto si rivolge in maniera entusiastica alla madre di Hansi, dicendole: “Signora Hölzel, questo è un piccolo Mozart! Nella mia lunga carriera non mi era ancora capitato nessuno con l’orecchio assoluto!”. L’orecchio assoluto è quella capacità di identificare perfettamente qualsiasi nota dopo averla sentita anche una sola volta, e senza utilizzare alcun riferimento sonoro, come diapason o altro. Si tratta di un fenomeno uditivo piuttosto raro, privilegio in media di una persona su cinquantamila, tra i pochi eletti lo stesso Mozart, Beethoven, Bach e Paganini per quanto riguarda i classici, ai giorni nostri invece ne beneficiano Charlie Parker, Miles Davis, Keith Jarrett, Ray Charles e Frank Sinatra, ma anche Prince e Donna Summer. Oltre a Falco, naturalmente, che si diletta a dar sfoggio di qualità superiori ovunque e nelle occasioni più disparate, come ad esempio quando durante il Natale 1963 la scuola organizza una festa per bambini e ciascuno a turno si esibisce con uno strumento musicale. La sua “Sul bel Danubio blu” riceve applausi a scroscio e lascia il pubblico talmente a bocca aperta da ricevere la richiesta di un bis, così esegue quella stessa  “Wiener Blut (o “Sangue Viennese”, sempre di Strauss figlio) che parecchi anni dopo verrà riletta e interpretata in chiave completamente differente in uno dei suoi album.
Si diffonde la voce di un bimbo prodigio, un ex-compagno di scuola ricorda: “Quando gli domandavi cosa volesse diventare da grande, lui rispondeva ‘la popstar!’ Era davvero grandioso, non diceva ‘un musicista’ ma proprio ‘la popstar!’”. Nei giorni successivi la bottega della signora Maria viene presa d’assalto, tutti quanti chiedono di poter ascoltare Hansi suonare, ma le continue insistenze non fanno altro che accrescere nel piccolo un certo fastidio e malumore, che di qui in avanti si tramuteranno in una sorta di velato rigetto verso il pianoforte.

… niente scuola

Comincia a dedicarsi ad ascolti più impegnati, d’altronde Elvis Presley, Beatlese Cliff Richard sono all’ordine del giorno sul giradischi nuovo di zecca che i genitori gli comprano in occasione del quinto compleanno. Nel 1967 si iscrive al Reiner-Gymnasium di Vienna, dove l’avversione per matematica e materie scientifiche viene compensata da ottimi risultati in tedesco e nelle altre lingue in genere, gli torneranno utili in futuro quando comincerà a scrivere canzoni. L’anno successivo, nel 1968, la sua vita subisce un primo scossone: il padre Alois chiede alla moglie di divorziare e abbandona la famiglia, dato che aspetta un figlio da un’altra donna. Hansi darà a intendere di non esser molto interessato alla separazione dei genitori quando invece il padre gli manca eccome, e sarà di continuo alla ricerca di una figura paterna, abituato com’è sin da piccolo a essere circondato di sole donne. E un colpo se possibile ancora più duro arriva nel 1971, quando muore l’amata nonna cui era profondamente legato: gli ci vorrà parecchio tempo per riprendersi definitivamente, oltre tutto giusto in quei giorni la schiacciante concorrenza dei supermercati si fa incalzante e costringe sua madre a chiudere la piccola bottega familiare per impiegarsi come agente di viaggi presso la Columbia, lavoro che la terrà lontana da casa praticamente da lunedì mattina a venerdì sera.

Insomma, a stretto giro di posta Hansi si ritrova completamente solo e abbandonato al suo destino. Ne risentono la sua disciplina e di conseguenza gli studi, a tenerlo d’occhio c’è rimasta ormai la sola Schlinzi, così, per salvare le apparenze, la mattina esce sempre puntuale con la borsa in mano, ma la nasconde bene dietro i secchi dell’immondizia per poi recarsi di solito al Prater oppure a giocare calcio, altre volte invece si dirige verso qualche negozio di dischi o di strumenti musicali, dove con i 1.200 scellini lasciatigli dal padre acquista una chitarra, nuova passione del momento che va a soppiantare il pianoforte. In quinta elementare accumula quattrocento ore di assenza ingiustificate, la scuola è per lui solo una tortura superflua, come preciserà meglio qualche anno più tardi in “Nie Mehr Schule”(“No more school”, contenuta nel suo album di debutto Einzelhaft del 1982), dove chiarisce in maniera esemplare il suo punto di vista sull’utilità di imparare a memoria poesie e formule matematiche, a suo dire senza alcun senso. La madre allora lo mette di fronte a una scelta precisa, ripetere l’anno o andare a lavorare, lui non ci pensa due volte e inizia un apprendistato presso l’Istituto Austriaco di Assicurazioni Pensionistiche, azienda con cui la madre aveva avviato alcuni contatti che potessero agevolargli una carriera più che promettente. Hans però la pensa diversamente, e dopo un breve periodo lascia il posto di lavoro per dedicarsi a otto mesi di volontariato nel servizio di leva.

Siamo nel 1974, sulla scena internazionale vanno gradualmente aumentando l’importanza della chitarra elettrica e del basso, band come Queen, Deep Purple o artisti come Frank Zappa rivoluzionano completamente il modo di pensare musica di Hans, che ora si convince definitivamente della necessità di vendere la sua vecchia chitarra per sostituirla con quello che d’ora e per sempre sarà il “suo” strumento, cioè il basso.

Gli esordi, Berlino e ritorno. Ecco Falco

FalcoAllo scopo di perfezionare la sua tecnica, si iscrive nel 1977 al Wiener Jazz-Konservatorium, ma lo frequenta senza troppa voglia, più che altro per compiacere la madre e apprendere la parte teorica strettamente necessaria. Trascorsi sei mesi, lascia anche il Conservatorio, sente infatti di non averne alcun bisogno e di essere già pronto per il grande salto da musicista professionista. Inizia a suonare il basso nella sua prima band, gli Umspannwerk ( o i “Sottostazione”), con i quali fa pratica nel seminterrato della vecchia casa di un amico poco fuori Vienna. A fine anni Settanta la cornice musicale europea cambia repentinamente, Hans si lascia suggestionare prima dal punk poi dalla scena tedesca, Kraftwerk e Can in particolar modo. Ma è la trilogia berlinese di BowieLow”, “Heroes” e “Lodger” a folgorarlo letteralmente, tanto che si trasferisce per un periodo a Berlino Ovest “sulle tracce del mio idolo”, come dirà più tardi. “Fu in particolare l’album ‘Heroes’ a far scoccare la scintilla, Bowie ha fatto cose enormi per la pop-music di lingua tedesca”.
A Berlino rimane per circa un anno, inizia a esplorare il circuito locale esibendosi con alcune jazz-band, guadagna mille scellini a serata ma non gli bastano mai, è sempre squattrinato e dedito ai primi vizi, molti dei suoi testi rifletteranno gli eccessi di quel periodo. Tornato a Vienna si unisce alla compagnia musico-teatrale itinerante Hallucination Company guidata da Ludwig “Wickerl” Adam, con cui parte in tour alla volta di Monaco di Baviera. Lo spettacolo è un successone, il terzo giorno Hans si presenta in abito a strisce nere e argento, capelli ingelatinati e si rivolge a Wickerl in maniera decisa, sentenziando “Wickerl, da oggi non annuncerai più al basso Hans Hölzel, ma Falco Gottehrer! Capito? Mai più Hans, quel nome non esiste più, ma Falco Gottehrer”. Due giorni dopo rinuncia al “Gohtterer” (“colui che rispetta Dio”) e rimane semplicemente “Falco”, questo il nome d’arte che lo consegnerà alla storia del suo paese, scelto in onore di Falko Weisspflog, campione di salto con gli sci dell’ex-Ddr di cui era divenuto tifoso durante il soggiorno berlinese. La K viene mutata in C per rendere la grafia più europea, così come più tardi il suo cognome originale “Hölzel “ perderà l’umlaut in favore del più leggibile “Hoelzel”.

Falco cerca sin da subito di distinguersi, del resto è uno differente, vuole sempre essere attore principale. Gli altri membri dell’Hallucination Company, infatti, sono sporchi, portano i capelli lunghi e indossano la tuta, lui invece no, è uno che intende opporsi ed entrare in competizione con loro, gli piace vestire bene, capelli corti, gel e occhiali da sole. È lo stesso Wickerl Adam, in quel periodo, a darne la definizione più convincente “Falco era sesso, droga e rock n’roll in abiti Versace”.
Attira l’attenzione anche di Stefan Weber, artista d’avanguardia che lo invita a suonare il basso nei suoi Drahdiwaberl, famigerata band tra caos, rock e politica che in Austria gode di un certo seguito, Falco suonerà con loro tra 1978 e 1983 pur senza mai riuscire a identificarsi completamente in quel tipo di ideologia. In contemporanea si unisce agli Spinning Wheel, e lo fa per la prima volta da cantante (oltre che bassista). Propongono cover di Bee Gees e Rod Stewart e le loro esibizioni ottengono un grande successo nei bar degli hotel e nei locali notturni di Vienna.

Manie di protagonismo e stile individualista affiorano già evidenti, così Falco inizia a esercitare forte presa su un pubblico, quello viennese, abituato sino ad allora a palcoscenici ridotti e che mai prima d’ora si era trovato a fronteggiare un fenomeno pop di ben altra portata. Con gli Spinning Wheel registra anche due pezzi in studio, “Chance To Dance” e “Summer”, ma non è ancora soddisfatto e subito dopo ne prende le distanze: è questo il preciso momento in cui matura l’idea di lasciare qualunque band per imboccare la strada che gli è più congeniale, quella da solista e protagonista assoluto.

Alles klar

Siamo nel 1980, Falco incontra Markus Spiegel, proprietario della piccola label viennese GIG Records che lo mette sotto contratto per tre album da solo-artist. Insieme al produttore Robert Ponger si mette al lavoro per “Der Kommissar”, suo primo singolo che esce nell’autunno 1981, ed è subito un trionfo. Il pezzo espone in vetrina un po’ tutte le caratteristiche-tipo delle prime produzioni di Falco, ovvero strofe rap su basi musicali funky e ripetitive, ritornelli accattivanti e un originale slang misto di tedesco, viennese-stretto ed esclamazioni in inglese. Insomma, una nuova lingua artificiale, comprensibile praticamente solo a lui e pochi altri eletti, ma tanto basta evidentemente per sbancare le classifiche un po’ ovunque, issandosi al primo posto nelle single-chart ovviamente di lingua tedesca, ma anche in Francia, Spagna e Italia, oltre a raggiungere le primissime posizioni nei paesi scandinavi, in Giappone e Australia. Originariamente la canzone era stata scritta dallo stesso Robert Ponger per Reinhold Bilgeri, altro cantante austriaco, che però rifiutò ritenendola troppo soft per i suoi gusti, così la suggerisce a Falco che mette mano al testo e in breve confeziona un singolo grazie al quale già in avvio di carriera si ritrova catapultato sul palcoscenico internazionale. “Der Kommissar” riceve un’accoglienza  più tiepida negli Stati Uniti, ma il dj Afrika Bambaataa la rilancia nei club di New York contribuendo a farla diventare una piccola hit, che malgrado la settantaduesima posizione, rimane comunque il secondo pezzo interamente in lingua tedesca a entrare in una classifica Usa, il singolo "Autobahn" dei Kraftwerk, che raggiunsero nel 1975 il n. 25. Avrà ancora miglior sorte la cover degli After The Fire, rock-band londinese che ne stravolge completamente il testo, la riscrive in inglese e nel 1982 la ripresenta sul mercato a stelle e strisce dove stavolta si spingerà sino alla quinta posizione. Anche Laura Branigan ne proporrà una versione in inglese intitolata “Deep In The Dark” (contenuta nel suo album “Branigan 2”).
In totale la sola “Der Kommissar” vende sette milioni di copie nel mondo. Celebre anche il videoclip che immortala Falco nella sua tipica veste completo di pelle/occhiali scuri, mentre è inseguito da più auto della polizia a sirene spiegate.

Sulla scia di questo strepitoso successo ecco nel marzo 1982 l'album d'esordio Einzelhaft (tradotto “Incarcerated!”), che segna il suo ingresso ufficiale nel mondo della musica. È un esordio anch’esso coi fiocchi, l’album infatti raggiunge il primo posto in Austria e una discreta notorietà nel resto d’Europa, dove gli inevitabili problemi di lingua non bastano a frenare la curiosità verso un personaggio unico nel suo stile e dall’appeal in forte crescita, per di più l’originale miscela new wave/rap bianco, sommata ai suoi modi eccentrici, fanno di Einzelhaft un prodotto divertente e innovativo. A seconda dei paesi di lancio vengono estratti quattro diversi promo-single, e cioè “Zuviel Hitze” (“Troppo calore”), “Hinter Uns Die Sintflut” (“Dietro di noi, il diluvio”), “Maschine Brennt” (“La macchina brucia”) e “Auf Der Flucht” (“In fuga”), quest’ultima caratterizzata dall’uso del talkbox, apparecchio largamente in voga durante tutto il decennio Ottanta (è quel tipico effetto wah-wah utilizzato ad esempio dai Bon Jovi su “Livin’ On A Prayer”, tanto per intenderci).
Per chi può apprezzare i testi, sono tutti brillanti e venati di humour nero, né devono meravigliare le continue allusioni al consumo di droga, argomento tristemente auto-biografico che Falco nelle sue canzoni tocca spesso e in maniera esplicita per farsi beffe dell’intera società austriaca, all’epoca largamente dedita al vizietto. Una su tutte “Ganz Wien” (“Tutta Vienna”), che finisce presto nella lista nera delle radio a causa di un ritornello sin troppo eloquente:

Ganz Wien                                           All of Vienna
Ist heut' auf Heroin                            is on heroin today
Ganz Wien                                           All of Vienna
Träumt mit Mozambin                      dreams with Mozambin
Ganz Wien, ganz Wien                      All of Vienna, all of Vienna
Greift auch zu Kokain                        is reaching for cocaine, too

 

In realtà sarebbe questo il primissimo brano firmato Falco e non “Der Kommissar”, solo che risale a qualche anno prima quando veniva proposta già con i Drahdiwaberl dal vivo e sempre con grande coinvolgimento di pubblico, ragion per cui in patria rimane comunque un pezzo-cult, malgrado il boicottaggio in radio,e può considerarsi a tutti gli effetti la canzone che spiana la strada a Falco verso la carriera di cantante.
Einzelhaft propone anche due brani fortemente indebitati con la trilogia berlinese di Bowie, “Helden von Heute” (“Eroi di oggi”) infatti non è altro che un personale riadattamento-tributo a “Heroes” (era uscita come b-side di “Der Kommissar”) mentre la già citata “Nie Mehr Schule” (“Niente più scuola”) riprende il tema strumentale di “Speed Of Life”(contenuta sull’altra pietra miliare del Duca Bianco, “Low”).
Chiudono il cerchio la più romantica “Siebzehn Jahr” (“Diciassette anni”) e la title-track “Einzelhaft”.

Popolarità e successo arridono a Falco, ma la sua vita, lungi dal migliorare, si indirizza pericolosamente verso un vicolo cieco dal quale non troverà mai più via di uscita. Le aspettative riposte in lui e le pressioni cresciute a dismisura si riveleranno infatti un cocktail micidiale, almeno quanto quello a base di alcool e droghe col quale proverà più volte a fronteggiarle. Vive una prima profonda crisi nel 1984, quando il suo secondo album Junge Römer non raggiunge i risultati sperati, e il timore di non sapersi confermare ai vertici diventa improvvisamente amara realtà.
A dire il vero, l’album si apre con la splendida title-track “Junge Römer” (“YoungRomans”), uno dei suoi brani più rappresentativi e forse il miglior esempio in assoluto del Falco-sound, qui impreziosito da una memorabile performance in tedesco, inglese e per lunghi tratti curiosamente (e in maniera un po’ goffa) anche in italiano. Il testo vuole prendersi gioco degli “Young Romans”, epiteto di accezione negativa che in Germania veniva affibbiato durante gli anni Ottanta alla nuova generazione di yuppie, ai quali Falco si rivolge in maniera fortemente ironica invitandoli ad abbandonare qualunque tipo di responsabilità o valore etico più alto per dedicarsi al piacere più sfrenato sino alle prime ore dell’alba

Ci vediamo, troviamo e chiediamo che cosa si fa
ma non cercate dei valori, la notte è nostra fino al mattino
ci sono dimensioni con illusioni, sensazioni, give me more…”


Altrettanto riuscito il videoclip, vera e propria gemma del suo repertorio, dove un Falco stavolta in elegantissimo abito scuro sembra divertirsi un mondo nell’osservare dall’alto in basso questi giovani romani fare baldoria sino alle prime luci del mattino.
Anche la critica sembra apprezzare molto, il problema vero è che il resto della tracklist è sin troppo raffinato, ragion per cui i ritornelli risultano meno catchy e dunque viene meno quel fattore che nel precedente Einzelhaft era risultato decisivo per scavalcare i problemi di comprensione linguistica e poter far presa sulle grandi masse. Da segnalare solo “Hoch Wie Nie” (“Higher than ever”) e “Ihre Tochter” (“Your daughter”), ma nel complesso l’album è un flop di vendite in molti paesi europei, e Falco non è certo tipo da accontentarsi di uno striminzito quanto scontato primo posto nella sola natìa Austria. Così cade in una profonda depressione che decide di affrontare a modo suo, tra alcol e stupefacenti, stordendosi sino allo sfinimento, tanto che si vede costretto ad annullare un tour europeo programmato già da tempo. Ne viene fuori grazie anche a un periodo di vacanza, un mese di assoluto relax trascorso insieme ad alcuni amici in Thailandia, dove inizia a meditare su come risollevare le sorti della sua carriera. La cocente delusione procuratagli da Junge Römer non va minimamente a intaccare la sua credibilità artistica, ma la sua indole lo porta a chiedere sempre di più da un punto di vista commerciale, così matura l’idea di allontanarsi da Robert Ponger per rimettere le proprie fortune nelle mani dell’esperto duo di produttori olandese Bolland&Bolland. E mai scelta si rivelò più azzeccata.

3

Falco3 come il titolo del suo nuovo album, 3 come il numero dei singoli estratti che rilanciano Falco prepotentemente ai vertici, 3 come il numero di settimane consecutive che “Rock Me Amadeus” trascorre al numero uno delle classifiche Usa, consacrandolo popstar di livello mondiale, proprio come sognava da bambino.
Ma andiamo per gradi. Di ritorno dal soggiorno asiatico Falco rientra subito in pista nell’estate 1984 col singolo “Kann Es Liebe Sein?”, grazioso duetto con la presentatrice tv/attrice lussemburghese Desirèe Nosbusch, quindi decide che è arrivato il momento di dare una svolta alla propria carriera, operando un netto cambio di sound e magari rafforzando la componente anglofona nei suoi testi, in modo tale da rendere il suo prossimo album di maggior respiro internazionale. Per questo motivo il suo storico manager Horst Bork lo mette in contatto con i fratelli Rob e Ferdi Bolland, produttori olandesi al servizio anche di Samantha Fox e Amii Stewart. I due, noti col marchio “Bolland&Bolland”, erano stati tra l’altro autori (e interpreti) originali di quella stessa “In The Army Now” che qualche tempo dopo sarebbe diventata una hit mondiale nella versione degli Status Quo. Giusto in quei giorni esce nelle sale “Amadeus”, film capolavoro di Miloš Forman  sulla vita di Mozart. La pellicola sbanca il botteghino e si porta a casa ben otto premi Oscar, oltre a una cascata di riconoscimenti presso altri prestigiosi Festival cinematografici. Così inevitabilmente si riaccende il dibattito riguardo la vita del compositore austriaco, anche perché sull’onda lunga del film vengono pubblicati alcuni testi critici che servano a far luce sulle effettive cause della sua morte, mai del tutto chiarite, e soprattutto sul ruolo di Salieri nella vicenda, accusato di averlo avvelenato per motivi di gelosia professionale. Nel frattempo in alcuni paesi europei viene trasmessa anche una serie-tv in più parti che affronta lo stesso argomento.

Insomma, ora il nome “Amadeus” è proprio sulla bocca di tutti, ed è in questo momento che i Bolland maturano l’idea di trasporre la vita del compositore austriaco in una canzone pop, in modo tale da cavalcare l’onda e confezionare un prodotto dal risultato comunque garantito. Falco, allora, si mette all’opera nei loro Bullet Sound Studio di Hilversum, nei Paesi Bassi: il risultato è “Rock Me Amadeus”, una canzone che avrebbe rotto i precedenti confini della musica pop in lingua tedesca e fissato nuovi standard. Il brano spopola ovunque, forte di un sound alla moda e un ritornello che non lascia scampo. Viene pubblicato come singolo nel giugno 1985 e ricalca la formula vincente della prima “Der Kommissar”, ovvero un’originale miscela di elementi rap e wave, stavolta però il nuovo team li ricuce con astuzia su sonorità ancor più accessibili, così da orientare il brano verso un synth-pop facile facile ma di sicura efficacia. Ne vien fuori un successo clamoroso su entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico: “Rock Me Amadeus”, infatti, si spinge sino alla prima posizione delle single-chart inglesi (è il primo austriaco a raggiungere tale risultato laddove “Der Kommissar”, ad esempio, non era entrata nemmeno nella top 40) e qualche mese dopo si issa in cima alle classifiche Usa, dove sarà in grado di rimanere per tre settimane consecutive scalzando dalla vetta “Kiss” di Prince. È il 29 marzo 1986, Falco è il primo (e ad oggi unico) artista di lingua tedesca a riuscire in questa impresa negli Stati Uniti (prima di lui c’era già riuscito Bert Kaempfert nel 1961 ma con un pezzo solo strumentale, “Wonderland By Night”, mentre nel 1983 “99 Luftballons” di Nena si era fermata alla posizione numero due della Billboard Hot 100).

Oltre alle chart di lingua inglese e ovviamente quelle di lingua germanica, il pezzo domina le classifiche in tutti i maggiori paesi europei e non solo, promosso da un videoclip a sua volta da ricordare. Viene girato nella sfarzosa cornice di Palais Schwartzenberg, a Vienna, ed è diretto dalla mano esperta dei Dolezal/Rossacher, coppia di cineasti anch’essi austriaci che in quegli anni griffano col logo “DoRo Productions” parecchi dossier musicali (ad esempio su David Bowie, Bruce Springsteen e Rolling Stones) e soprattutto i più importanti video dei Queen dal 1985 in poi (“One Vision”, “Scandal”, “The Miracle” e “Innuendo”, solo per citarne alcuni). Così anche il set di “Rock Me Amadeus” si avvale di una scenografia maestosa di ambientazione ottocentesca, quel giusto mix di grandeur ed estetica eighties da sempre habitat ideale di un Falco qui immortalato in una delle sue interpretazioni più esuberanti, dove riveste il doppio ruolo di narratore catapultato nel secolo sbagliato (ancora una volta in elegante smoking) e quello più improbabile di novello Mozart dei giorni nostri, con tanto di capelli colorati e una fitta schiera di motociclisti-rocker che lo scortano al suo ingresso. Insomma, il video è tutto da gustare: Falco si trova all’apice della carriera, adesso sì che può affermare con certezza di aver coronato il suo sogno di bambino, ovvero “diventare una popstar”.
La promozione del brano è piuttosto massiccia e il risultato una bomba, tanto che viene istituita persino una hot-line dove i fan possono parlare direttamente col loro beniamino: “For a good time call Falco: 1-800-841-122”, questa la scritta che campeggia a caratteri cubitali sui manifesti affissi in molte città degli Stati Uniti. Tra radio, giornali, televisione e cartelloni pubblicitari, il cantante austriaco è praticamente ovunque, il tutto a vantaggio del suo nuovo album, Falco 3, che a onor del vero era uscito qualche mese prima (settembre 1985), ma riceve le dovute attenzioni di pubblico e critica solo dopo il clamoroso boom di “Rock Me Amadeus”. È un album che si discosta nettamente dai suoi predecessori, il lavoro con i due olandesi infatti partorisce un sound più mainstreame al passo coi tempi, ne scaturisce un album di portata internazionale che raggiunge un insperato successo di vendite (terzo nelle classifiche Usa, in Europa è trionfo). “Vienna Calling”, altro suo cavallo di battaglia, esce come secondo singolo e centra ancora una volta il bersaglio, grazie a un jingle orecchiabile e a un ritmo dance-oriented, stessi punti forti su cui poggiano “Macho Macho” e “Männer Des Westens”/(”Any Kind Of Land”), mentre “Tango The Night” offre il ballo argentino in una piacevole variante synth-pop.
Da apprezzare anche le due cover “It’s All Over Now, Baby Blue” (l’originale è di Bob Dylan, del 1965) e “Munich Girls”, godibile german-version di “Lookin’ For Love” dei Cars (si trova sul loro “Heartbeat City”, pubblicato giusto un anno prima, nel 1984). “Nothing Sweeter Than Arabia”, invece, è ancora di ispirazione-Bowie  e fu scritta in risposta alla “The Secret Life Of Arabia” del Duca Bianco (“Heroes”, 1977), mentre “America”, dal titolo eloquente, celebra lo sbarco di Falco nel nuovo continente grazie a uno spensierato riff di armonica. Chiude il cerchio “Jeanny”, l’altro vero capolavoro dell’album, che venne pubblicata come terzo ed ultimo singolo.

“Jeanny, life is not what it seems”

È una ballad struggente e malinconica, valorizzata ancor più da un crescendo finale di straordinario trasporto emotivo. Nel videoclip che accompagna il brano, Falco riveste i panni di uno stalker al seguito della sua vittima, e regala la sua interpretazione in assoluto più intensa ma anche quella più discussa, dato che il senso del video e della canzone non saranno mai del tutto chiariti. Qualcuno ci vide una glorificazione di stupro e abusi sessuali, ragion per cui “Jeanny” fu pietra di scandalo e provocò una sollevazione da più parti, in particolar modo delle associazioni femministe che invitarono al boicottaggio. Così inizialmente il brano fu tagliato dai palinsesti radio di molti paesi, in Germania Est fu proibito suonarla persino nei club, mentre in Germania Ovest suscitò lo sdegno di Dieter Kronzucker, all’epoca celebre anchorman della tv pubblica le cui due figlie teenager erano state rapite qualche tempo prima durante un viaggio in Italia (furono portate in salvo dopo molte settimane). Altrove, invece, le immagini vennero sovrastate dalla avvertenza “Warning”. Come spesso accade, però, il gran parlare e il passaparola sortiscono esattamente l’effetto opposto, così le vendite del singolo crescono a dismisura e “Jeanny” regala a Falco quella che, a conti fatti, si rivelerà essere l’ultima grande hit in carriera. Di qui in avanti il cantante austriaco imboccherà la parabola discendente, subissato da una miriade di problemi personali.

La scoperta dell’America, infatti, si rivela un boomerang. Mentre tutto il suo staff è intento a festeggiare gli eccellenti risultati ottenuti, Falco invece non sembra affatto di buon umore. “La notizia di essere numero 1 negli Stati Uniti non può rendermi felice, anche perché è un traguardo che non potrò mai più raggiungere. Ci vorranno anni per liberarmi di questo peso, e conoscendomi so già cosa mi attende…”. Ovvero fiumi di alcol e droga. Su pressione della sua etichetta discografica, infatti, si imbarca per un giro promozionale degli Stati Uniti, dieci giorni tra New York e Los Angeles per partecipare ad alcuni talk-show, incontrare giornalisti e rilasciare interviste, ma il mini-tour prenderà un’altra piega. “Bevevo una bottiglia di whiskey al giorno, la cosa migliore della bandiera americana sono le strisce bianche…”, confiderà al suo rientro in patria, dove invece viene ufficialmente elevato al rango di eroe nazionale quando il sindaco di Vienna Helmut Zilk lo invita a cantare di fronte alla Rathaus, il Municipio della capitale austriaca. È un grande onore, anche perché si tratta di una cornice che prima di quel giorno veniva riservata solo ad artisti di musica classica, secondo tradizione consolidata. Ma la decisione del leader viennese si rivela quanto mai azzeccata. Il concerto viene trasmesso in diretta tv, ed è una serata indimenticabile: Falco viene portato in trionfo da un pubblico in delirio, 40.000 persone scese in piazza per ammirare da vicino il loro idolo e concittadino più illustre.

Isabella

Nell’estate del 1985 viene ingaggiato per un’esibizione live da tenersi sul palco dello stadio di Graz insieme agli Opus, altro gruppo pop austriaco che negli anni Ottanta gode di una certa notorietà (soprattutto grazie al successo di “Live Is Life”, la loro canzone più conosciuta). Alla vigilia della serata si recano tutti insieme, per un paio di birre, in un bar della cittadina austriaca: è qui che Falco incontra Isabella Vitkovic, il grande amore della sua vita. E la donna che lo rovinerà definitivamente. “Era il mio tipo ideale: alta, bionda e con la tubercolosi”: così la descriverà scherzosamente il cantante. All’epoca Isabella è Miss Stiria, ma è ancora sposata a un uomo di 19 anni più anziano di lei. Ad ogni modo, Falco se ne innamora subito perdutamente e riesce a far breccia nel cuore della ragazza, così i due vanno a vivere insieme e il 13 marzo 1986 nasce Katharina Bianca. Diventare padre rappresenta un passo importante e un punto di svolta nella vita di Falco, che accoglie la notizia in maniera positiva. Il cantante spera infatti che assumersi delle responsabilità nei confronti di una figlia possa aiutarlo a limare i suoi eccessi personali,e magari a chiudere i conti col proprio passato e con quella figura paterna di cui è da sempre alla ricerca ma che in realtà non aveva mai avuto, visto l’abbandono del padre in tenera età. I suoi buoni propositi, però, si riveleranno vani, anche perché il matrimonio con la Vitkovic, celebrato nel 1988, naufraga dopo nemmeno un anno. Seguono una battaglia legale e un divorzio complicati e milionari, che Falco deciderà di affrontare nuovamente a colpi di alcol, coca e psicofarmaci.

In compenso, però, l’incontro/scontro con Isabella fa da ispirazione per Emotional, suo quarto studio-album concepito (e pubblicato) nel 1986, quando il cantante austriaco era ancora agli inizi della travagliata relazione con la ex-moglie. La produzione viene affidata ancora una volta ai Bolland, ragion per cui l’album riprende il discorso avviato con Falco 3, cioè jingle facili e melodie orecchiabili, ma stavolta i brani risultano un po’ più scontati e meno esplosivi che nell’album precedente. Tuttavia, la tracklist produce anche episodi discreti, ad esempio il primo singolo “The Sound Of Musik”, che indovina il ritornello e in Europa raggiunge una certa visibilità, grazie anche a un videoclip divertente e permeato della solita grandeur di vocazione teatrale. Da segnalare anche “Kamikaze Capa” (tributo al fotoreporter ungherese Robert Capa) e “The Kiss Of Kathleen Turner”, mentre “Coming Home (Jeanny Part II, One Year Later)”è un primo tentativo, astuto quanto maldestro, di dare un sequel alla sua ultima vera hit “Jeanny”: ne seguiranno altri negli album a venire, con risultati alterni ma mai all’altezza dell’originale.
La copertina del disco è un omaggio al celebre sfondo allestito dalla Nbc per “The ’68 Comeback Special”, serata speciale trasmessa in tv il 3 dicembre 1968 che aveva segnato il ritorno di Elvis Presley alle scene musicali (è lo stesso backdrop citato ai giorni nostri dai Texas in “Inner Smile” o da Robbie Williams nel suo Dvd “The Robbie Williams Show”, del 2002). Nel caso specifico dell’austriaco, invece, si tratta di un fermo-immagine rubato al video della title-track “Emotional”, brano auto-biografico il cui testo chiarisce in maniera netta e precisa il punto di vista di Falco riguardo il suo fallimentare rapporto col gentil sesso: “So che la donna che mi sopporta non è ancora nata/ però ti prego/ nasci!”. In realtà si tratta di un disperato appello alla ex-moglie, all’epoca ancora sua Musa ispiratrice, scritto dopo una delle loro liti furibonde, quando il cantante iniziava ad avvertire come la loro relazione gli stesse sfuggendo di mano e non sarebbe mai più riuscito a riprenderne il controllo. Chiudono, in tono minore, “Cowboyz And Indianz” e “Crime Time”.

A Emotional segue un lungo tour mondiale, che prende il via nell’autunno dello stesso anno per concludersi in Giappone, dove Falco fa registrare una serie di sold-out e viene assediato da orde di ragazzine, che lo accolgono come si conviene a una star planetaria lanciando sul palco orsacchiotti, mutandine e quant’altro.
Sono gli ultimi scampoli di gloria, anche perché le altre tappe del tour, in programma a gennaio, febbraio e marzo 1987, vengono annullate dagli organizzatori a causa dei soliti “problemi personali” di Falco. Avrebbero dovuto tenersi negli States, dove però, a solo un anno di distanza dall’exploit di “Rock Me Amadeus”, il cantante sembra già aver perso il suo appeal. Non così in Europa, dove invece si tiene a galla grazie a “Body Next To Body”, cantata in duetto con Brigitte Nielsen. Il singolo approfitta di una certa risonanza anche in virtù dell’attrice/modella danese, a sua volta molto popolare negli anni Ottanta, così il brano (prodotto e co-scritto da Giorgio Moroder) viene pubblicato nel 1987 e raggiunge un buon risultato di vendite soprattutto in Germania e nei paesi scandinavi.

Sangue viennese

FalcoIl 1988 è la volta di Wiener Blut, quinto studio-album e prima tappa di un progressivo (e polemico) allontanamento dallo show-biz in favore di una dimensione più “di nicchia”. L’album è dedicato alla figlia Katharina Bianca e marca l’ultima collaborazione coi Bolland, dato che il cantante, in preda a uno dei suoi deliri alcolici, viene letteralmente sbattuto fuori dagli studi di registrazione dopo un violento alterco coi due produttori. È il suo punto più basso, Falco ormai è completamente schiavo di se stesso e dei suoi abusi, anche perché stiamo parlando degli stessi giorni in cui avvia le pratiche di divorzio dalla moglie. Così, inevitabilmente, ne risente anche la sua carriera, oltre al fatto che si vedrà nuovamente costretto a cancellare un altro tour mondiale già programmato.
Tra pochi alti e molti bassi, Wiener Blut riesce però a proporre alcuni spunti interessanti, ad esempio il collaudato synth-pop di una title-track ancora in pieno Falco-style, o la più raffinata “Do It Again”, dalle cadenze jazzy (è una cover degli Steely Dan). Da salvare anche la grintosa “Untouchable” e “Sand Am Himalaya” (le cui ultime tre lettere, “Aya”, inizialmente erano state previste come titolo dell’album, poi modificato per volere di Falco), mentre riesce meno “Garbo” (omaggio alla diva svedese), malgrado buoni propositi e arrangiamenti orchestrali.
Nel complesso, l’album tradisce scarsa lucidità e una vena compositiva che sembra scemare, così “Falco Rides Again”, secondo brano in scaletta, è un titolo da prendere per buono solo come auspicio per un futuro (professionale e non) quantomai in dubbio.

Data De Groove esce nel 1990, è il suo sesto album e fa segnare un ulteriore passo indietro. Terminata l’avventura con i Bolland, Falco decide di rimettersi nelle mani del suo vecchio produttore/mentore Robert Ponger, che cerca di risollevarne le sorti rispolverando il sound delle origini. Ma stavolta il loro binomio avrà scarsa fortuna in termini di vendite: l’album, infatti, è un flop disastroso, tanto che ne viene addirittura interrotta la distribuzione e in breve tempo diventerà materiale solo per collezionisti. È un progetto oscuro e introverso, i cui testi sfoderano un linguaggio artificiale preso in prestito direttamente dall’era dei computer. Vengono rilasciati due singoli che però non vanno a segno, l’omonima “Data De Groove” e “ Charisma Commando”, mentre “Bar Minor 7/11 (Jeanny Dry)” è il terzo capitolo di una saga, quella di “Jeanny”, che qui si trascina stanca e priva di pathos. Il resto della tracklist si inceppa in un ibrido rock-dance anonimo e manierato, finirà ben presto nel dimenticatoio.
“Non è colpa mia, la gente dovrebbe prima studiare almeno un semestre alla mia Università privata per capire la vera arte!”, dirà più tardi un Falco sempre più spaccone e alla deriva, che per la prima (e unica) volta non centra la Top Ten nemmeno in Austria, dove tutti i suoi album di inediti avevano raggiunto sempre e comunque il primo posto in classifica, eccezion fatta per Wiener Blut, arenatosi in una seconda posizione più che ragguardevole. Data De Groove, invece, in patria non supera l’undicesimo posto, così la sua storica etichetta Gig Records decide di non rinnovargli il contratto in scadenza, visti i risultati deludenti delle ultime produzioni e ben al corrente di una condizione psichica sempre più in bilico.

Quando tutto sembra perduto, però, ecco il colpo di scena. L’etichetta statunitense A&M Records, proprietà del gruppo Universal, crede ancora nelle capacità dell’austriaco, quindi gli offre un nuovo contratto e, con una mossa a sorpresa, gli affianca in studio ancora i fratelli Bolland. E ci vede giusto: Falco e il team olandese, superati gli screzi, si mettono al lavoro per Nachtflug, che esce nell’autunno 1992 e raccoglie un successo insperato. È il suo settimo album, diviene subito disco di platino e Falco riesce a rilanciarsi persino sul mercato americano, dove fa breccia grazie al singolo “Titanic”, pop/rap alla sua maniera che viene accolto favorevolmente anche in Europa. Ora è di nuovo ai piani alti delle classifiche (ancora numero 1 in Austria), grazie anche alla convincente title track “Nachtflug” (“Volo di notte”) e all’altro singolo “Dance Mephisto”.
Così, nella primavera ‘93, a circa sei anni dall’ultima volta, decide di imbarcarsi in un tour dal vivo, che viene pianificato con grande cautela vista la sua cronica inaffidabilità. Gli organizzatori optano per cittadine di piccole e medie dimensioni a cavallo tra Austria, Svizzera, Germania e Russia, con una doverosa eccezione per la sola Vienna. La calorosa risposta di pubblico testimonia una volta di più l’attrattiva esercitata da Falco in dimensione live, che raggiunge il suo culmine nella memorabile tappa a casa del 27 giugno 1993. Quel giorno Falco prende parte al Festival del Danubio, è il più grande evento open air d’Europa e si svolge tutti gli anni proprio nella capitale austriaca: qui uno sciame di centomila persone tributano a Falco la giusta standing ovation, regalandogli la più bella istantanea della sua carriera, e probabilmente della sua vita. A guardare il filmato della storica esibizione, il cantante appare felice e appagato, come di rado accaduto in precedenza, almeno per una sera sembra scrollarsi di dosso il carico gravoso di un’esistenza allo sbando, magari per incamminarsi lungo la via di un lento e agognato rientro alla “normalità”. In quegli stessi giorni, infatti, decide di effettuare un nuovo tentativo di disintossicazione, con dei primi segnali incoraggianti.
Ma il destino, a volte, sa essere crudele e spietato, e con Falco si accanisce particolarmente. Proprio nel momento in cui intravede un piccolo spiraglio di luce e sembra finalmente ritrovare un minimo di stabilità, ecco che la vita gli infligge la più atroce delle umiliazioni.

Era mio padre

Nell’autunno del 1993, Falco scopre che Katharina Bianca, la bimba di quasi otto anni avuta dalla Vitkovic, in realtà non è sua figlia. Accuse e sospetti erano all’ordine del giorno già ai tempi della relazione con l’ex-moglie, così decide di sottoporsi a un test di paternità, ed il risultato parla chiaro: non è lui il padre. È il colpo di grazia per Falco, che alla piccola legava anche personali speranze di rinascita. Dolore e malinconia prendono il sopravvento e lo rendono ancora più fragile e insicuro. Anche se esteriormente cerca di non darlo a vedere, il cantante austriaco si ricaccia in un tunnel senza possibilità di fuga. Impone che alla bambina venga cambiato il cognome, ma le lascia comunque intestato un libretto di risparmi presso un notaio di Vienna, da consegnarle il giorno del suo diciottesimo compleanno. Katharina-Bianca, però, continuerà sempre a considerarlo il suo vero padre, anche perché legata a Falco da un affetto sincero e non di facciata, ne è riprova il fatto che dopo quel piccolo lascito iniziale la ragazza venne esclusa dalla lista degli eredi. Oggi è una tattoo-artist, e sfoggia con orgoglio, incise dietro l’orecchio, le iniziali del cantante. Nel 2008 pubblicherà anche il libro "Falco war mein Vater" (“Falco fu mio padre”), dove lo descrive come un padre attento e premuroso, che le insegna a suonare il piano, giocare a scacchi e parlare in inglese, e ama fare disegni dove la bimba è sempre presente. Dopo l’amara scoperta, però, il loro rapporto si logora e non sarà mai più lo stesso.

Falco, allora, cerca di distrarsi con una fugace incursione nella musica techno, e nel 1995 pubblica il singolo “Mutter, Der Mann Mit Dem Koks Ist Da”, che riprende un motivetto popolare degli anni Trenta. È un esperimento poco riuscito, saranno in pochissimi ad accorgersene anche perché, per l’occasione, il cantante si nasconde dietro lo pseudonimo T >>MA (che sta per “Thema”). Il titolo gioca con la polisemia del termine “Koks”, che in tedesco ha una tripla valenza e può essere usato indistintamente per indicare “carbone”, “cocaina” o anche “denaro”.

L’anno successivo, il 1996, un ultimo tentativo di chiudere con il passato. Decide infatti di trasferirsi nella Repubblica Dominicana, a Puerto Plata, in una lussuosa villa sul mare, dove spera di tagliare i ponti con una quotidianità divenuta ormai insopportabile e approfittare di un ambiente più isolato e libero, magari per provare a rilanciarsi anche sul lato professionale (oltre a trarne numerosi benefici da un punto di vista fiscale). Tra il sole e le palme dell’isola caraibica, Falco ricomincia a scrivere canzoni e nel frattempo allaccia una relazione con la modella canadese Caroline Perron, i cui ripetuti tentativi di allontanarlo dai suoi demoni non andranno però a buon fine, così come “Naked”, suo ultimo singolo in assoluto che esce nel 1996 ma delude le attese (funziona bene solo in patria, dove arriva al quarto posto).
A questo punto si mette al lavoro per un nuovo album dal titolo polemico, “Egoisten”, che però non vedrà mai la luce.

Maledizione

“Out of the dark, into the light”

Il 6 febbraio 1998, lungo la strada che collega le cittadine di Puerto Plata e Villa Mantellano, Falco si schianta con la sua Mitsubishi Pajero contro un pullman che viaggia ad alta velocità. La dinamica dell’incidente non sarà mai del tutto chiarita: il cantante muore per le ferite riportate ma l’autopsia rileverà nel sangue ingenti quantitativi di alcol, marijuana e cocaina, tanto che qualcuno ipotizza un possibile suicidio. Questa tesi sarebbe avvalorata dal fatto che il suo fuoristrada venne travolto proprio al momento di uscire di parcheggio ed entrare in carreggiata a sua volta a folle velocità, quasi fosse un gesto volontario. Ad ogni modo, la sua salma viene riportata in patria da un aereo privato della Lauda Air, compagnia fondata dall’ex-pilota di Formula Uno Niki Lauda, amico di lunga data del cantante, tanto che in suo onore quel boeing verrà ribattezzato “Falco”. Ai funerali sono presenti oltre diecimila persone, e la sua bara viene portata in spalla da quegli stessi motociclisti-rocker che tredici anni prima avevano recitato con lui nel video di “Rock Me Amadeus”.
Falco è sepolto al Zentralfriedhof, Cimitero Centrale di Vienna: la leggenda vuole che la sua lapide si trovi a fianco a quella di Beethoven (ma in realtà non è così). La sua città natale, anni dopo, gli intitolerà una via, “Falcogasse”, proprio nel quartiere dov’era cresciuto. Piccola curiosità: il ristorante Marchfelderhof, dov’era cliente abituale, ancora oggi gli mantiene un tavolo riservato.

Musicalmente parlando, Falco si congeda nel migliore dei modi. A poche settimane dalla scomparsa, infatti, esce postumo quello che può considerarsi a tutti gli effetti il suo ottavo studio-album. Si tratta di quel progetto cui stava lavorando nella Repubblica Dominicana e che in un primo momento avrebbe voluto chiamare “Egoisten”. La sua etichetta, però, preferisce cambiare il titolo in Out Of The Dark (Into The Light) e lo pubblica in tutto il mondo il 2 marzo 1998. L’album riscuote grande successo, e non solo per una scontata sbornia di vendite post-mortem. L’elegante title track “Out Of The Dark”, infatti, viene realizzata come secondo singolo ed è in assoluto uno dei suoi pezzi più belli, in virtù di un pathos toccante e un ritornello batti-cuore all’altezza dei giorni migliori. Il verso “muss ich denn sterben, um zu leben?’, ossia “dovrei morire, per riuscire a vivere?” lascia presagire come, al momento della scrittura, forse lo stesso Falco percepisse attorno a sé i segnali di una fine imminente. Il resto della scaletta è un collage di materiale inedito (ad esempio l’altro singolo“Egoist”) e ripescaggi dal passato (di nuovo “Mutter, Der Mann Mit Dem Koks Ist Da”).

Verdammt, Wir Leben Noch! (“Maledizione, siamo ancora vivi!”) esce nel 1999 ed è una raccolta di brani inizialmente cestinati ma riportati in vita ad hoc dai Bolland, con una particolare menzione che va a “Krise”, in ordine cronologico ultimo testo in assoluto scritto da Falco. Per il resto, Verdammt Wir Leben Noch! offre una scaletta tutto sommato trascurabile e il titolo a un film (regia di Thomas Roth) presentato a Vienna nel 2008 sulla vita spericolata del cantante. Di qui in avanti sarà un lungo susseguirsi di best of o brani unrealeased di dubbia autenticità che, come prevedibile, cercheranno di speculare sul nome del cantante, con una piccola ma doverosa precisazione da fare per quanto riguarda The Spirit Never Dies, del 2009. L’album propone la quasi omonima “The Spirit Never Dies (Jeanny Final)”, accreditata come terza parte ufficiale di una supposta “trilogia-Jeanny”, ma rimangono parecchie perplessità su un effettivo (e mai accertato) progetto di Falco in tal senso. Si dice che il demo-tape del brano sbuchi fuori dagli archivi di un suo vecchio collaboratore, Gunther Mende, e sia stato rinvenuto in seguito allo scoppio di alcune tubature dell’acqua e il conseguente allagamento dei suoi studi di registrazione, nel 1987. I successivi lavori per riparare ai danni avrebbero riportato alla luce alcuni materiali originariamente buttati via e di dubbia provenienza, che prenderanno forma grazie a remastering digitali.

Nel 2000 sbuca fuori anche una “Where Are You Now (Jeanny Part 3)”, in download gratuito su un sito internet poi oscurato, che dichiara di offrire agli utenti un nastro ricevuto da mittente anonimo. In quel caso è un ri-edit di materiale veritiero, si tratta di alcuni tagli effettuati nell’era Bolland  che si possono  reperire come b-side in alcune versioni originali del rispettivo singolo “Jeanny”, ma solo a seconda delle edizioni e dei paesi di lancio. Ad ogni modo, tra realtà, finzione e leggenda, la popstar austriaca esce di scena in grande stile e nell’unica maniera per lui possibile: da protagonista.

Falco

Vienna calling

di Giuseppe D'Amato

Talentuoso, a tratti persino geniale, Falco è stato una vera icona dei suoi tempi e un personaggio fuori da ogni schema. Il momento di gloria si è consumato a metà anni Ottanta, quando è riuscito a scalare le classifiche di tutto il mondo alla volta di quello che, però, si sarebbe rivelato un nemico più forte di lui: il successo. Vita, morte e miracoli della ..
Falco
Discografia
Einzelhaft (GIG Records, 1982)

7

 Junge Römer (GIG Records, 1984)

6,5

Falco 3 (GIG/Teldec/A&M, 1985)

7,5

 Emotional (SIRE/Warner Bros, 1986)

6

 Wiener Blut (SIRE/Warner Bros, 1988)

5,5

 Data De Groove (GIG/Teldec, 1990) 5
 Nachtflug (A&M, 1992)

6,5

 Out Of The Dark (Into The Light) (A&M/Electrola, 1998)

 6,5

 Verdammt Wir Leben Noch (BMG Msic/Electrola, 1999)

 5

Hoch Wie Nie (anthology, Sony/BMG, 2007)

 

pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Ganz Wien
(da Einzelhaft, 1982)  

Der Kommissar
(da Einzelhaft, 1982)

Auf Der Flucht
(da Einzelhaft, 1982)

 

Junge Roemer
(da Junge Roemer, 1984)

Rock Me Amadeus
(da Falco 3, 1985)

Vienna Calling
(da Falco 3, 1985)

Jeanny
(da Falco 3, 1985)

The Sound Of Musik
(da Emotional, 1986)

Wiener Blut
(da Wiener Blut, 1988)

Titanic
(da Nachtflug, 1992)

Out Of The Dark
(da Out Of The Dark, 1998) 

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