Mansun/Paul Draper

Mansun/Paul Draper

La lanterna grigia all'attacco del britpop

di Stefano Bartolotta

Nel triennio 1996-1998, durante il quale il britpop passava rapidamente dal suo massimo splendore a un'inarrestabile decadenza, i Mansun pubblicavano una serie di singoli e due album in cui gli stilemi del movimento erano solo una parte delle diverse sfaccettature del loro repertorio. Ripercorriamo, allora, questo periodo breve ma intenso di fulgore e anche i pochi bagliori venuti dagli anni successivi

Che al britpop siano state accostate band che vi avevano poco o nulla a che fare è già stato oggetto di tantissime trattazioni critiche e discussioni tra appassionati. Per i Mansun, quindi, è corretto limitarsi a dire che l'accostamento non risulta certo campato in aria, ma allo stesso tempo il repertorio della band di Paul Draper andava molto al di là sia del brit, che anche del pop inteso nel senso più ampio. Se da un lato, infatti, la maggior parte dei singoli pubblicati dal gruppo presenta senz'altro un'impostazione pop e alcuni di essi, soprattutto "Stripper Vicar" e "Wide Open Space", hanno tutte le caratteristiche per essere definiti britpop, dall'altro dischi come Attack Of The Grey Lantern e Six, ovvero i due pubblicati negli anni Novanta nonché indiscussi vertici della loro discografia, danno ampio spazio ad altre tipologie stilistiche, più rivolte verso ciò che ai tempi si usava definire come rock alternativo. E non si possono certo escludere dal ragionamento le b-side, che soprattutto in quel periodo hanno costituito una parte fondamentale del repertorio, nelle quali c'è assolutamente nulla di pop.
Un gruppo, insomma, molto più versatile di quanto poi sia rimasto nella memoria collettiva, che ha sempre privilegiato i brani pubblicati come singoli. Un gruppo che non ha mai fatto nulla, artisticamente parlando, per uscire dallo status di band di culto, anche quando il disco di debutto scalava le classifiche inglesi, e la cui carriera è stata vissuta così intensamente dai fan che ancora oggi ci sono tantissimi gruppi su social network quali Last.fm o Facebook che ricordano le gesta di Paul Draper, voce e chitarra, Dominic Chad, chitarra solista, Stove King, basso e Andy Rathbone, batteria, e che continuano a sperare in un ritorno, se non della band al completo, almeno del leader Paul Draper, autore della stragrande maggioranza di musiche e testi.

Gli inizi: singoli e EP per una popolrità in rapido aumento

L'inizio della carriera dei Mansun somiglia a quello di molti altri gruppi: due musicisti di una piccola città inglese, in questo caso Chester, iniziano a suonare insieme, poi altri due li raggiungono: qui sono Draper e King a costituire il nucleo fondante e Chad e Rathbone a essersi uniti successivamente. Il quartetto crede a tal punto nei propri mezzi da autofinanziare la pubblicazione del primo singolo Take It Easy Chicken; la scelta paga subito, infatti il secondo singolo, un "doppio-lato A" Skin Up Pin Up/Flourella, viene già pubblicato da una sussidiaria della Emi e poco dopo arriva la firma di un contratto discografico nientemeno che per la Parlophone. A questo punto, prima del sospirato album di debutto, arrivano addirittura altri cinque singoli: Egg Shaped Fred, la ripubblicazione di Take It Easy Chicken, le già citate Stripper Vicar e Wide Open Space e infine She Makes My Nose Bleed, tutti dai contenuti più corposi, ovvero con svariate b-side per ognuno.
Sempre analogamente a quanto è successo a tanti altri gruppi, lo stile dei Mansun nella fase iniziale è più d'impatto che mai, privo di qualsiasi fronzolo sonoro e ammiccamento melodico, con il mood dei vari brani che risulta più che altro basato su un'espressione di disagio. Come si diceva, "Take It Easy Chicken" è la loro prima canzone pubblicata, e solo il fatto che i primi due versi esprimano senza compromessi un concetto come "Well, I'm sick of this England shit", mette le cose decisamente in chiaro, soprattutto perché tali parole sono cantate da una voce pulita ma aspra e accompagnate da un suono che rimane nitido, in accordo col timbro vocale, ma associa l'acidità della chitarra ritmica all'aggressività di quella solista, con una sezione ritmica compatta e incalzante. L'andamento della canzone prevede una rigida alternanza strofa-ritornello, e quest'ultimo vede un abbassamento dei toni salvo un piccolo crescendo finale che serve a rilanciare l'adrenalina della strofa stessa. Uno sviluppo, quindi, lineare ma non banale e che riesce a mantenere coinvolto l'ascoltatore per tutta la durata del brano. Il testo non è così semplicistico come i primi due versi, ma racconta in modo interessante un surreale viaggio in giro per il mondo, il cui tema è ovviamente la necessità di non adattarsi a preconcetti nei quali è troppo facile rifugiarsi.
"Skin Up Pin Up" e "Flourella", le due protagoniste del citato singolo successivo, verranno poi ripubblicate come b-side in altrettanti Ep del 1997, quasi a testimoniare che la band le ritenesse componenti di minore importanza del proprio repertorio. In effetti in entrambi i brani l'ispirazione compositiva non appare ai massimi livelli, di conseguenza il carattere di immediatezza del suono assume rilevanza eccessiva e l'ascoltatore si sente progressivamente sempre meno coinvolto man mano che le singole canzoni si avvicinano alla fine. L'ascolto non è comunque insoddisfacente, ma nemmeno tale da lasciare il segno come succede invece per la canzone di cui si è parlato in precedenza, così come per quella pubblicate successivamente.

Ottenuto il contratto con la Parlophone, per la band è ormai tempo di preparare il terreno per il disco vero e proprio, con i cinque singoli pubblicati prima dell'album, ovviamente sotto la stessa etichetta. Da qui inizia l'abitudine di chiamare "Ep" i singoli, dando a ognuno un titolo che non è altro che il numero dell'ordine cronologico di pubblicazione (quello di "Egg Shaped Fred" è il "One Ep", quello di "Take It Easy Chicken" è il "Two Ep" e così si andrà avanti per tutta la carriera). A partire dal "Three Ep", quello di "Stripper Vicar", ognuno sarà diviso in due cd diversi acquistabili separatamente, una scelta probabilmente dettata dalla voglia di far ascoltare ai fan il maggior numero di b-side possibili. "Egg Shaped Fred" è la prima canzone dei Mansun tra quelle finora pubblicate che finirà poi sul disco di debutto. Lo stile del gruppo è sempre fermo su quanto espresso nei brani precedenti, sia per quanto riguarda il timbro vocale, che il suono delle chitarre, che la strutturazione della sezione ritmica, e anche l'umore generale non si discosta da quel senso di disagio che finora è il filo conduttore del limitato repertorio del gruppo. Il songwriting è un po' più articolato, infatti tra la strofa e il ritornello c'è un vero e proprio bridge, e dopo il secondo ritornello c'è uno stacco melodico e sonoro: uno schema usuale in ambito pop, che i Mansun fanno proprio per la prima volta. In generale il brano risulta non tanto di ascolto più facile, ma soprattutto più adatto a rimanere nella testa dell'ascoltatore, grazie a linee melodiche sicuramente più orecchiabili ed al na na na iniziale e finale, di sicuro appeal. Il testo è forse il più surreale mai scritto da Draper, difficile se non impossibile capirne il senso complessivo, restano nella mente immagini efficaci come "She only wants to get in your pants because she knows that you have played in a band" e "She sees you in hell, I'll go shopping instead" e comunque il brano è importante dal punto di vista lirico per due ragioni: intanto compare brevemente il personaggio di Mavis, presente in altre canzoni dell'album, poi inizia a notarsi un importante punto di forza del modo in cui Paul Draper scrive i testi, ovvero il non limitarsi a descrivere i concetti o raccontare storie evocative e immaginifiche, ma a curare tantissimo l'idea che il suono delle parole cantate debba adattarsi alla parte musicale per dare un valore aggiunto ad essa e alle parole stesse.
Detto di "Take It Easy Chicken", arriviamo al terzo Ep, che vede nel suo brano di punta la prima piccola svolta per i Mansun. "Stripper Vicar" è infatti un brano squisitamente pop: le linee melodiche sono estremamente facili da ricordare e da cantare, la voce è molto più morbida, il suono smussa i suoi spigoli ed al contempo è più curato negli arrangiamenti, anche grazie all'intervento del pianoforte. Britpop nudo e crudo, proprio nel periodo in cui i gruppi che facevano parte del movimento godevano dell'attenzione quasi esclusiva dei media e del pubblico, almeno in Gran Bretagna. Il testo però è piuttosto lontano dalle tematiche proprie del movimento, e rivolge l'attenzione ancora al personaggio di Mavis, questa volta sotto forma di lettera aperta. A Mavis, Draper racconta di aver scoperto che il proprio parroco in realtà fa lo spogliarellista e di essere indeciso se riferire la scoperta la cardinale o se incitare il prelato a diventare uno spogliarellista professionista, chiedendo consiglio a lei su cosa fare. La seconda strofa è una nuova lettera in cui viene comunicata la morte improvvisa e violenta del parroco spogliarellista e viene chiesto a Mavis quali siano le sue colpe, poiché lei è la figlia del personaggio che dà il titolo al brano. Che significato possa avere un storia del genere non è dato saperlo, ma potrebbe trattarsi di un attacco velato e sferrato con classe al malcostume imperante nella Chiesa: del resto questa è la prima, ma non l'ultima canzone dei Mansun in cui, come vedremo, Draper dubita della propria fede religiosa proprio a causa del comportamento pratico di chi dovrebbe essere il rappresentante in Terra di Dio.
"Wide Open Space" e "She Makes My Nose Bleed", gli ultimi due singoli usciti prima dell'album, confermano che il repertorio del gruppo è fatto anche di melodie orecchiabili e suoni non necessariamente aggressivi. Il primo di questi due brani è pimpante nel ritmo ma il suo mood è piuttosto rilassato e lo stile melodico ricorda da vicino i Tears For Fears; il secondo, invece, è più nervoso e unisce sonorità acide a un tocco glam. Anche i testi si adattano alle caratteristiche delle rispettive parti musicali: "Wide Open Space" parla di sentirsi sospesi in qualcosa di indefinito e di non capire cosa si riesce ad osservare e cosa invece ci si sta perdendo, "She Makes My Nose Bleed" racconta il desiderio di tirare giù da un Paradiso immeritatamente conquistato una persona che ci ha fatto del male.

La lanterna grigia attacca, sorprende e conquista la vetta delle classifiche

mansunDalle canzoni già note prima dell'uscita del disco ci si poteva aspettare un lavoro in bilico tra energia indie-rock e morbidezza pop, ma non certo un album che mantenesse questo equilibrio in modo così diverso tra un brano e l'altro. Attack Of The Grey Lantern arriva sugli scaffali dei negozi di dischi nel febbraio del 1997, e riesce anche a posizionarsi al vertice delle classifiche di vendita britanniche. Si tratta di un lavoro che, come si diceva, è pop per certi versi e non lo è per altri. Il lato pop è dato intanto da uno sviluppo dei brani sempre abbastanza lineare, con solo un paio di eccezioni ("Taxloss" e "Naked Twister") nemmeno troppo rilevanti, poi da momenti melodici molti nitidi e brillanti, che possono essere solamente una parte dell'aspetto compositivo dei brani ("Mansun's Only Love Song", "Disgusting", la citata "Taxloss"), oppure coprirne tutta la durata (oltre a "Stripper Vicar" e a "Wide Open Space" c'è la conclusiva "Dark Mavis"), infine da un suono molto vario e multiforme ma che non risulta mai appesantito, restando sempre molto scorrevole e fluido. Gli aspetti che invece non possono renderlo un disco completamente pop sono soprattutto la presenza, dal punto di vista compositivo, di molti altri momenti chiusi, elusivi, difficili da ricordare, e le persistenti sensazioni di negatività, aggressività, nervosismo, che inizialmente dominano il quadro emotivo per poi affievolirsi lentamente ma senza mai sparire del tutto.
Sono state citate moltissime influenze in relazione ai contenuti di questo disco: dal David Bowie di "Ziggy Stardust" ai Duran Duran, da Prince ai Tears For Fears, dagli ABC ai Talk Talk, dai Beatles della prima parte di carriera a quelli del periodo che va da "Revolver" a "Magical Mystery Tour". Molto più semplicemente, la band è riuscita a fondere insieme stili melodici e sonori diversi tra loro in un insieme particolarmente organico, coerente e vitale. La forza di questo lavoro non è data solo da un songwriting particolarmente ispirato e da una produzione ambiziosa ma allo stesso tempo mai pretenziosa; piuttosto, è molto importante il valore aggiunto dato dal modo in cui i brani sono stati messi in sequenza per creare due veri e propri percorsi paralleli, uno più attento al lato tecnico, uno invece relativo all'aspetto emotivo. Dal primo punto di vista, i brani iniziali hanno melodie chiuse, un timbro vocale mediamente più cupo e un suono più pesante e stratificato, mentre più si va avanti maggiore è l'apertura melodica, la pulizia vocale e la semplicità degli arrangiamenti. Non si tratta, però, di un percorso lineare, perché così sarebbe stato troppo facile e poco stimolante per l'ascoltatore: ci sono alcuni episodi che deviano da questo progressivo passaggio, ma di quel tanto che basta a rendere il percorso comunque unitario e non slegato nelle sue singole tappe. Il cantato di "Mansun's Only Love Song", secondo brano, è piuttosto morbido; "Disgusting", già nella seconda metà dell'album, ha una strofa dalla melodia sfuggente e da un suono claustrofobico, per poi aprirsi in uno dei ritornelli più azzeccati del disco, in modo, appunto, da mantenere l'unitarietà del percorso; "Egg Shped Fred", come abbiamo visto, è dura e spigolosa, ma è la penultima canzone, in un momento in cui sembra che ormai ci si stia lasciando andare alla tranquillità ed è la già descritta facilità di assimilazione che rende perfetta questa collocazione. Parallelamente, l'adrenalina e le vibrazioni negative la fanno da padrone all'inizio, ma poi si sciolgono progressivamente per sfociare in stati d'animo non certo positivi, ma senz'altro più contemplativi. L'idea di un percorso unitario, tra l'altro, è dato anche dal fatto che le canzoni sono tutte legate tra loro dal punto di vista musicale, con il finale di ognuna che sfocia direttamente e in modo armonico nell'inizio dell'altra.
Le singole canzoni meriterebbero ognuna un approfondimento dei propri punti di forza: oltre ai quattro singoli, vanno citati il bellissimo testo di "Mansun's Only Love Song", la capacità di proporre un crescendo serrato di contaminazioni tra suoni analogici e digitali in "Taxloss", l'efficacia del brusco passaggio tra quiete e disperazione in "You, Who Do You Hate?", l'accostamento tra strofe e ritornelli apparentemente inconciliabili sia, come abbiamo visto, in "Disgusting" che in "Naked Twister". Per non appesantire troppo la trattazione, ci si soffermerà meglio solo sul brano iniziale e su quello finale.
"The Chad Who Loved Me" è un inizio semplicemente grandioso, grazie dapprima a un giro di archi dalla melodia semplice ma irresistibile, splendidamente corroborato dal modo in cui la chitarra a un certo punto interviene a doppiarlo, poi al modo repentino in cui si insinua una sensazione di angoscia intensa come non mai, e che sfocia nella rabbia finale. È davvero ardito il passaggio da un'avvolgente atmosfera orchestrale al tono disperato con cui Paul Draper si domanda "Am I a God or am I Jesus, am I a man or am I a boy? Do I feel love or just possession? Do I feel holy or nothing at all?" per poi esplodere in un'invettiva diretta e violenta urlando "You can't deny that your shit just tastes as sweet as mine, sweet Jesus". Una vera e propria eruzione di odio nei confronti di chi ha instillato nella mente dell'autore dubbi di così rilevante portata e difficile risoluzione. "Dark Mavis" emoziona invece per il modo epico e commovente con cui, alla fine del viaggio, viene raccontato l'intensissimo incontro tra Mavis e il parroco spogliarellista, che, ricordiamo, è suo padre. La spaziosità del suono, la dolcezza della melodia, l'espressività del cantato, il lungo vocalismo finale ed il modo in cui una componente orchestrale rimasta sempre sottotraccia si prende la scena negli ultimi secondi per chiudere con lo stesso giro di archi con cui si era cominciato il tutto, sono da brividi.
Al termine di tutto questo, c'è anche una traccia fantasma, "An Open Letter To The Lyrical Trainspotter", già presente come b-side nell'Ep di "Stripper Vicar". Il suo suono molto essenziale e il suo testo molto disincantato avrebbero stonato all'interno del disco, ma questa posizione è quella corretta per compensare l'elevatissimo tasso di drammaticità dell'opera. "The lyrics aren't supposed to mean that much, they're just a vehicle for a lovely voice", canta Draper, ed è un bel modo per sciogliere i residui di tensione rimasti, in modo che forse venga più facile la voglia di rituffarsi in tutto il percorso, sapendo che poi si può tornare a rilassarsi così facilmente.
Attack Of The Grey Lantern è quindi un lavoro di grande qualità e importanza, che ha il merito di esprimere una propria personalità unendo insieme con grande coerenza stili musicali diversi, pur se contigui tra loro. Nel 2010 è stata pubblicata una collector's edition con due cd aggiuntivi, comprendenti tutte le b-side di quel periodo e ulteriori registrazioni acustiche e/o live.

In continua evoluzione anche in fase di passaggio tra primo e secondo album

Nel 1997 vengono pubblicati altri due Ep, quello di "Taxloss" e quello di un brano inedito, che non farà mai parte di alcun album, intitolato "Closed For Business". La canzone racchiude in sé i momenti caratterizzanti di alcuni brani specifici di Attack Of The Grey Lantern, nello specifico la componente orchestrale di "The Chad Who Loved Me" e "Dark Mavis" e il brusco passaggio tra quiete e nervosismo già visto in "You, Who Do You Hate?". L'unione tra questi aspetti, che nel disco erano rimasti separati, è piuttosto azzeccata, e ancora oggi il brano è tra i più conosciuti di tutto il repertorio dei Mansun: ciò probabilmente dimostra che la band si sente ormai talmente a proprio agio con la varietà delle sue caratteristiche stilistiche da saperle anche utilizzare per nuove e stimolanti interazioni. Questo Ep è anche l'occasione giusta per fare un discorso generale sulle b-side del gruppo. Sempre per ragioni di fruibilità dell'intero articolo, infatti, non è stata finora spesa alcuna parola per una qualche canzone specifica facente parte di questa sezione importante del repertorio della band. Qui rimediamo, dapprima menzionando le b-side precedenti maggiormente degne di nota, ovvero, oltre a quelle già citate in precedenza, "Ski Jump Nose", "Lemonade Secret Drinker" e "The Impending Collapse Of It All", e poi descrivendo brevemente la migliore di tutto il lotto, ovvero "Everyone Must Win", contenuta proprio nell'Ep di "Closed For Business". In generale le b-side dei Mansun non si sono mai discostate dallo stile originario della band, che, come abbiamo visto, si rifà ad un indie-rock diretto, aggressivo, tagliente e per nulla ammiccante nei confronti dell'ascoltatore. "Everyone Must Win" è la perfetta dimostrazione di come, anche curando un pochino di più il suono, si possa colpire in profondità il cuore di chi ascolta, pur rimanendo scorbutici e spigolosi. Il brano parte con una ritmica digitale che viaggia in parallelo rispetto a basso e batteria ma su un binario diverso, e contribuisce a creare un suono che non è mai stato così scuro e acido. Dopo la consueta strofa dalla melodia chiusa e dal mood claustrofobico, il grido di disperazione di Draper nel ritornello è una vera coltellata nell'anima: mai il suo timbro vocale è stato così dilaniato, e dilaniante, prima d'ora ed il modo in cui viene cantato l'appello "and everyone of us can win at last, like in the future, like in the past, everyone of us must win at last" fa davvero vivere la sensazione angosciosa di sentirsi sul'orlo del precipizio senza via di scampo, con la voglia di resistere che si trasforma in terribile frustrazione. Uno dei momenti più sofferti ed intensi del repertorio dei Mansun.

Il 1998 segna già il tempo del secondo album per la band. Il disco, uscito a settembre, viene preceduto, stavolta, soltanto da due singoli, contro i quattro del disco precedente, segno che ormai la necessità di preparare il terreno è molto minore, vista l'acquisita notorietà del gruppo, almeno in Gran Bretagna. "Legacy" torna a proporre in primo piano linee melodiche molto nitide, sia dal punto di vista vocale che dei giri della chitarra solista. Il suono è molto spazioso e rotondo e l'andamento è regolare, e in questo il brano può ricordare "Dark Mavis". C'è però un'importante differenza per quanto riguarda il suono, nel senso che le chitarre assumono un ruolo decisamente dominante, senza che elementi di contorno diano un contributo di un qualche rilievo al risultato complessivo. C'è sì un pianoforte in sottofondo ogni tanto, ma la sua funzione è molto più accessoria rispetto a quella che avrebbe avuto nelle canzoni del disco di debutto. Sia la melodia vocale che quella chitarristica sono comunque molto ispirate, ed il brano è di grande fascino nel suo complesso. Il testo torna a proporre la tematica del disagio, soprattutto con l'eloquente ritornello "Life is wearing me thin, I feel so drained, my legacy, a sea of faces just like me". "Being A Girl" viene pubblicata monca rispetto alla versione che poi comparirà sul disco, nel senso che nel singolo c'è solo la prima delle due distinte parti che compongono la canzone. Il suono qui è più compresso, il ritmo molto più incalzante, il cantato più adrenalinico, e le chitarre dominano la scena. C'è anche in questo caso un'aderenza alla forma canzone e una melodia di base è decisamente aperta. Il testo tratta, con una serie di metafore, un argomento contiguo con quello del singolo precedente, ovvero la voglia di essere qualcun altro in un altro posto rispetto a chi si è e a dove ci si trova ora.

Six: chitarre protagoniste e ambizione sfrenata

mansunEra impossibile, dall'ascolto dei due singoli, anche solo intuire la natura di Six, il secondo album dei Mansun, pubblicato nel settembre del 1998. I due brani in questione, infatti, sono quelli di ascolto più facile, mentre il disco è invece caratterizzato da una scarsa immediatezza d'insieme, sotto il profilo sia del suono che del songwriting. Dal primo punto di vista, gli arrangiamenti sono allo stesso tempo più limitati e più ampi rispetto ad "Attack Of The Grey Lantern": più limitati perché anche in tutti gli altri brani, e non solo nei due che hanno preceduto l'album, le chitarre sono le indiscusse protagoniste, con gli inserti orchestrali dell'esordio totalmente lasciati da parte e un ruolo molto marginale per tastiere e sintetizzatori; più ampi perché, all'interno di questi confini ristretti, c'è una grandissima varietà di soluzioni proposte, per quanto riguarda sia la tonalità delle chitarre, che il loro grado di distorsione, che l'impostazione di come vengono suonate, che infine le modalità di interazione tra le chitarre stesse, con la sezione ritmica, anch'essa dotata di più fantasia rispetto all'esordio, e con il cantato.
Dove Six mostra il maggior livello di ambizione, comunque, è nel songwriting. Accanto ai due singoli citati vi sono diversi altri brani dall'andamento lineare, con alcuni necessari distinguo: il successivo singolo "Negative" ha senz'altro il maggior tasso di immediatezza, anche se l'ascolto è un po'meno facile rispetto ai brani citati in precedenza, "Serotonin" ha anch'essa un andamento uniforme, ma il grado di apertura melodica diminuisce ulteriormente, "Special/Blown It (Delete As Appropriate)" è invece più nitida dal punto di vista melodico, ma l'arrangiamento e il ritmo sono in perenne mutazione strofa dopo strofa, "Anti Everything" e "Television", seppur siano basate su un unico filo conduttore, hanno uno sviluppo distante dalla forma canzone tradizionale, e gli accostamenti tra strofa, bridge e ritornello non sono così semplici: insomma, non si tratta comunque di brani facilmente assimilabili, ma tutti necessitano, invece, di ascolti approfonditi per essere ben comprese e apprezzate. Ci sono poi un paio di intermezzi, "Inverse Midas" solo pianoforte e voce e "Witness To A Murder (Part Two)", che vede la sovrapposizione di un cantato lirico ad opera di due voci femminili con una narrazione letta dall'attore Tom Baker. Ci sono, soprattutto, le canzoni che hanno invece uno sviluppo irregolare e che sono composte da parti ben distinte tra loro e unite insieme per dar vita al singolo brano: "Six", Shotgun", Fall Out" e "Cancer", e, come abbiamo detto, anche "Being A Girl" che vede una seconda parte aggiunta a quanto era stato pubblicati come singolo. A parte quest'ultimo episodio, che vede semplicemente il passaggio da una parte all'altra, le altre quattro canzoni sono assolutamente fuori da ogni schema predefinito, e viaggiano spedite nei loro repentini passaggi tra suoni, melodie e ambientazioni diverse. L'unica cosa in comune che hanno è che c'è sempre un momento in cui viene ripresa una parte già suonata in precedenza, alcune volte mantenendo gli stessi arrangiamenti e lo stesso timbro vocale, altre volte invece cambiando anche questi, e conferendo quindi ulteriore varietà al risultato. In "Fall Out", poi, si anticipa l'arpeggio di "Legacy", che però arriverà solo sei tracce dopo. Naturalmente c'è sempre molta coerenza e molta fluidità nei suddetti passaggi: tutto è perfettamente studiato perché non ci sia mai l'impressione di momenti slegati tra loro, sia nello stesso brano che nelle canzoni contigue.
Tutta questa perizia tecnica, sia nel songwriting che nell'esecuzione che nella produzione, ha l'ulteriore pregio di non apparire mai come il fine ultimo del lavoro, ma di essere sempre al servizio dell'aspetto emozionale, intenso come se non più che in passato. Se in Attack Of The Grey Lantern le tensioni a un certo punto si scioglievano progressivamente, qui restano sempre in primo piano, e certamente il descritto suono aiuta a veicolarle come meglio non si sarebbe potuto. I testi, quindi, sono completamente pervasi da sensazioni negative: le prime due canzoni, "Six" e "Negative", trattano entrambe della rabbia per dover accettare determinati compromessi in quanto parte stessa della vita, e lo fanno con parole semplici ma molto efficaci ("And you see, I kind of shivered to conformity. Did you see the way I cowered to authority?"; "Have you ever told a lie to hide a lie? Shame on you, you've compromised again"); "Anti Everything" dice tutto già dal titolo; "Cancer" torna sul tema delle frustrazione dovuta agli scarsi riscontri alla propria fede religiosa, con una nuova violentissima invettiva: "I'm emotionally raped by Jesus", dichiara Draper, che poi si domanda "What now of my faith? Just a desperate exercise to limit pain" e accusa la Chiesta di essere "those who nurtured Europe's war"; "Special/Blown It (Delete As Appropriate)" racconta invece della depressione in cui può cadere una superstar caduta nel dimenticatoio, vittima della pressione e di meccanismi esterni che lui non può controllare. Questo brano arriva prima degli ultimi due, che sono i due singoli già citati, e si accorda bene con il celebre "Nobody cares when you're gone" con cui si conclude "Legacy"; da ultimo è giusto segnalare la seconda parte di "Being A Girl", quella presente solo sull'album, per via dell'ultima frase della canzone, e quindi di tutto il disco, cantata da Draper con grande enfasi: "The only pureness left is preached by Marx".
Six è, quindi, prima di tutto un fiume in piena di emozioni, e tutto lo studio tecnico che lo contraddistingue è in realtà soltanto il mezzo con cui far sì che l'effetto travolgente di questo fiume sia il più violento possibile. Il disco non arriva al numero 1 in classifica del suo predecessore, ma ottiene un dignitosissimo numero 6. Tra l'altro con questo disco i Mansun giungono finalmente in tour anche in Italia, nell'ottobre del 1998: prima a Milano di spalla ai Manic Street Preachers, e poi a Rimini e ad Aviano (PD) per concerti da headliner. Successivamente verranno pubblicati altri due singoli tratti dall'album: "Negative" ed una "Six" molto più normalizzata, in cui c'è quasi solo la prima delle tre parti di cui in realtà si compone il brano.

The Dead Flowers Reject, l'album mai pubblicato fatto di b-side

In occasione del decimo anniversario di Six, Paul Draper ha pubblicato online, precisamente qui (prima parte) e qui (seconda parte) un lunghissimo racconto di tutti i retroscena possibili e immaginabili relativi al disco. La parte più interessante è quella in cui viene svelato il concepimento del progetto, purtroppo mai realizzato, intitolato "The Dead Flowers Reject". Molto semplicemente, diversi brani che fanno da b-side ai singoli di Six erano stati in realtà concepiti e registrati per far parte di un vero e proprio album gemello. C'era stato, quindi, un ragionamento sull'unitarietà stilistica dei vari brani e su come metterli in sequenza per accostarli l'uno all'altro nel modo migliore e far sì che il loro insieme valesse di più rispetto alla semplice somma. Lo stile di queste canzoni è molto diverso da quello del disco effettivamente uscito e molto aderente, invece, a ciò che fino ad allora ra i Mansun avevano effettivamente pubblicato come b-side, quindi un suono energico, acido e tagliente e melodie nient'affatto facili. Draper sostiene che se il disco fosse effettivamente uscito, sarebbe probabilmente stato il suo preferito dei Mansun, perché meglio degli altri avrebbe rappresentato il loro lato live, ma purtroppo non ci svela cosa abbia ostato all'effettiva realizzazione di quest'idea. Almeno, però, oltre ad aver rivelato quali fossero i brani coinvolti e in che ordine erano stati messi, ha anche dato la possibilità di ascoltare il risultato finito in streaming, e l'ascolto è ancora a disposizione qui. È così possibile godere dei suddetti accostamenti e del citato valore aggiunto dell'insieme dei brani: alcuni di questi accostamenti risultano riusciti per questioni di continuità sonora, per esempio la tranquillità di "Church Of The Drive Thru Elvis" che si specchia benissimo nell'inizio altrattento calmo di "I Care", oppure le ultime due "I Deserve What I Get" e "Railings", nelle quali invece il suono si mantiene essenziale; in altri casi invece l'unione è azzeccata per un gioco di contrasti, è il caso di "Check Under The Bed", dal suono più spazioso e dall'atmosfera più rilassata, alla quale segue "But The Trains Run On Time", aspra e glaciale; oppure può succedere che un brano riesca a fungere da preparazione all'impatto di quello successivo, come per esempio capita con "GSOH" che con la sua brevità e linearità dà perfettamente il là al micidiale riff di chitarra che caratterizza "Been Here Before".
"The Dead Flowers Reject" non avrebbe certo fatto conquistare alla band ulteriori posizioni nelle classifiche di vendita, ma avrebbe senz'altro arricchito ulteriormente il suo repertorio in termini di versatilità e di intensità nell'espressione dei propri sentimenti. Un peccato, quindi, che ancora oggi questo disco non esista materialmente: eppure sul sito ufficiale di Paul Draper è anche stata indetta una gara per l'artwork e proclamato il vincitore, quindi chissà che questo lavoro non riesca prima o poi ad arrivare sul mercato.

Il rapido crollo dei rapporti interni e lo scioglimento

Arriviamo al 2000 e al terzo, controverso disco Little Kix. Il singolo anticipatore stavolta è solo uno, "I Can Only Disappoint U", una canzone che, come per i singoli che precedevano Six, mostra il lato più pop del gruppo: un piccolo intro di pianoforte, il suono che poi si basa sugli incroci tra lo stesso pianoforte e chitarre pulite, una melodia molto chiara e facilmente assimilabile, una rigida alternanza strofa-ritornello. Rispetto al passato, il suono è sia più morbido, che soprattutto più essenziale: sembra che, da parte della band, ci sia la voglia di far sì che l'ascoltatore presti la maggior attenzione possibile alla melodia vocale, all'intonazione del cantato e al testo. Nel complesso la canzone spinge chi la ascolta a previsioni ottimistiche circa la riuscita del disco. Quando però lo stesso arriva nei negozi e gli appassionati possono iniziare ad ascoltarlo, le reazioni sono molto più tiepide.
mansunLe linee generali del lavoro sono le stesse del singolo, ovvero melodie nitide, regole della forma canzone rispettate rigidamente, melodie e intonazione vocale in primo piano a discapito del sound, che risulta poco più che un accompagnamento della voce. Un disco di canzoni in senso estremamente classico, una cosa che i Mansun non si erano mai nemmeno sognati di fare prima d'ora e che ha rappresentato, secondo quanto poi dichiarato da almeno un paio di componenti della band, l'inizio della fine. Soltanto l'iniziale "Butterfly (A New Beginning)" presenta una linea melodica leggermente più sfuggente e un sound che assume una propria importanza nella resa complessiva, e risulta, guarda caso, l'unico brano in cui c'è ancora traccia di uno stato d'animo disturbato, come se i protagonisti stessi fossero convinti fino a un certo punto di questo "nuovo inizio"; per il resto troviamo una serie di ballate o semi ballate più contemplative e disincantate che altro, sia come sensazione generale offerta dall'ascolto che come tematiche trattate nei testi. Non ci sarebbe niente di male, in realtà, se questo tipo di songwriting, che in generale è di vecchio stampo, ma che per Draper risulta un'esperienza nuova, fosse ispirato come nel singolo, ma così non è, e non c'è nulla di memorabile in nessuna delle altre canzoni. Il problema che sorge nel giudicare questo lavoro, però, è che non si può nemmeno parlare di canzoni brutte, perché nella maggior parte di esse, ovvero le prime cinque più "Fool" e la conclusiva "Goodbye", è chiaramente riscontrabile la presenza di un tasso non irrilevante di vitalità, diversa da quella che aveva caratterizzato il repertorio dei Mansun fino a questo momento, ma comunque esistente e capace di portare l'ascolto in quella metà strada tra il sopportabile ed il piacevole, che è il territorio più insidioso affinché si riesca a giudicare un album in modo chiaro e definitivo, soprattutto in ambito pop. In realtà la reazione istintiva di chi aveva seguito il gruppo fin dalle prime battute è stata, ovviamente, quella di bocciare senza appello Little Kix, ma i giudizi più accomodanti non sono comunque mancati, e riascoltare il disco ora, a dieci anni di distanza e senza le strutture mentali necessariamente presenti nel momento in cui solo pochi anni prima i Mansun avevano pubblicato due capolavori così diversi da questo lavoro, dà senz'altro una diversa prospettiva alla sua analisi. Il disco, tra l'altro, vende meno dei suoi predecessori, rimanendo fuori dalla top-10 della classifica, ma ottiene un rispettabile numero 12. Da esso verranno pubblicati altri due singoli: "Electric Man" e "Fool".
Stando, però, a quanto dichiarato dopo lo scioglimento da Andy Rathbone e soprattutto da Paul Draper, le vicende sottese alla lavorazione di Little Kix hanno rappresentano l'inizio del deterioramento dell'unità del gruppo. Rathbone, in un'intervista nel 2005, ha risposto semplicemente con le parole "Little Kix" alla domanda su cosa avesse causato la fine del gruppo; Draper si è spinto un po' più oltre nel racconto relativo a Six e segnalato più sopra. Secondo il leader, infatti, gli altri musicisti non si sentivano più a proprio agio con il modo di lavorare applicato fino a quel momento, ovvero il non registrare i brani tutti e quattro insieme e il fatto che Paul Draper avesse la facoltà di prendere decisioni anche sull'aspetto relativo alla produzione artistica, in stretta collaborazione con il produttore esterno. I tentativi di riportare la serenità all'interno del gruppo, variando l'impostazione di come registrare i brani e togliendo a Draper la possibilità di lavorare anche alla produzione artistica, non sortivano effetto e le sessioni di registrazione erano molto burrascose. Come se non bastasse, Draper, sia nel citato racconto che nel booklet della raccolta di singoli uscita nel 2006, parla apertamente di disaccordi tra le sue idee e i dettami dell'etichetta, in base ai quali venivano cambiate diverse cose nel disco prima che ne venisse accettata la pubblicazione.

I Mansun vanno comunque in tour e subito dopo iniziano a registrare nuove canzoni. Purtroppo, però, qualcosa si è ormai rotto nei rapporti personali tra i quattro, e ogni tentativo di ritrovare l'unità dei bei tempi va in fumo. Così, nel maggio del 2003, la band dichiara ufficialmente il proprio scioglimento, nonostante diversi brani del quarto album fossero a buon punto. Quando l'etichetta fa sapere che l'intenzione è quella di non pubblicare il materiale lasciato in eredità dal gruppo, viene aperta una petizione online che ottiene un grandissimo successo. Dopodiché, nel settembre del 2004, il materiale viene finalmente pubblicato, nel primo dei 3 CD di una raccolta intitolata Kleptomania, e che comprende, negli altri due cd, molte b-side, registrazioni live e rarità. Chissà se la petizione online ha inciso in qualche modo nel cambio di idea da parte dell'etichetta: probabilmente no, però è romantico pensare di sì.
Detto che il secondo cd è cstituito dalle canzoni più rappresentative tra quelle che non sono finite negli album, tra le quali ci sono ovviamente "Take It Easy Chicken" e "Closed For Business", e che nella prima metà del terzo CD ci sono canzoni inedite che non sarebbero finite sull'album e nella seconda metà registrazioni mai pubblicate di canzoni comunque già edite, ciò che maggiormente interessa sono gli 11 brani del primo cd, brani che, appunto, avrebbero composto il quarto album. Anche in questo caso l'etichetta non rinuncia all'abitudine del singolo anticipatore, che in questo caso è "Slipping Away". La canzone è più energica rispetto a quelle di Little Kix, sia nel ritmo, che nel suono della chitarra, che torna a prendersi il centro della scena, che anche nell'espressività del cantato. L'aderenza alla forma canzone tradizionale resta sempre alta, ma il brano risulta piuttosto coinvolgente in virtù sia di una buona melodia che del descritto aumento di energia, che non sembra fine a se stesso ma dà l'impressione di mettere nuovamente in risalto la vitalità emotiva del repertorio del gruppo, vitalità che in Little Kix, come detto, c'era ma era un po'nascosta. Il testo è un tentativo di ricevere una ventata di ottimismo, soprattutto grazie alle parole del ritornello: "My fear is slipping away from me, that lazy feeling filling my skin; my doubts are slipping away from me, my conscience keeps on saying move on, move on, move on".
Il disco ricalca in pieno gli aspetti generali del singolo: il suono è piuttosto ruvido e basato quasi sempre sul classico triangolo rock, con le tastiere che intervengono solo in un paio di occasioni. Tra l'altro i brani sono stati registrati senza il contributo di Stove King, con Paul Draper e Dominic Chad ad alternarsi al basso, e forse anche per questa formazione ridotta il suono è diretto e crudo, ma non si può parlare di un ritorno allo stile originario, perché ci sono molte meno sfumature, soprattutto per quanto riguarda il lato più cupo del suono, e le melodie sono tutte piuttosto aperte. Anche i pregi del disco sono gli stessi di "Slipping Away": c'è da un lato una maggiore ispirazione compositiva, e dall'altro è molto più forte la sensazione di vitalità emotiva, e bisogna aggiungere anche una miglior varietà tra momenti più tirati ed altri più votati alla tranquillità. Anche molti dei testi riprendono la tematica propria del singolo, e in generale, da questo punto di vista, Draper sembra molto più attento alle proprie vicende personali che non in passato. Per analizzare in modo corretto il lavoro, bisogna comunque considerare che, stando alle note sul ricco booklet a cura di Paul Draper, si tratta di canzoni non finite, a parte "Keep Telling Myself". Non si può comunque dire che i brani suonino come dei veri e propri demo, perché in quasi tutti si riesce a sentire una linea di chitarra in più o l'aggiunta di qualche suono di tastiera ad arricchire lo scheletro, quindi l'ipotesi che si sarebbe trattato di un disco più vario, più ispirato e più vitale ha un proprio fondamento dall'ascolto di queste tracce, ascolto che non può essere definito come un feticismo da fan, ma che ha tutto per risultare piacevole qualunque sia il livello di conoscenza ed apprezzamento del repertorio dei Mansun.

L'ultima pubblicazione a nome Mansun è del 2006, e si tratta dell'immancabile raccolta di singoli, intitolata Legacy - The Best Of Mansun, corredata da un paio di brani presenti solo negli album, "Getting Your Way" e "The Chad Who Loved Me". Come abbiamo visto, la storia musicale dei Mansun ha detto molto di più rispetto a quanto abbiano fatto i brani di ascolto più facile scelti per essere pubblicati come canzone di punta dei vari Ep. Di conseguenza, questa raccolta può essere utile ai neofiti per conoscere le canzoni più note del gruppo, ma non certo per farsi un'idea completa del loro stile. Se proprio la si volesse acquistare, il consiglio è di procurarsi l'edizione con il dvd aggiuntivo, per gustarsi tutti i video realizzati a supporto dei singoli stessi, molti dei quali sono di buona fattura, in particolare quello di "Legacy" con le marionette al posto dei musicisti e soprattutto quello di "Taxloss", per il quale la band ha scelto di usare il budget previsto di 25.000 sterline in un modo tutto particolare, ovvero dividendolo in banconote da 5 e lanciando l'enorme mucchio di soldi all'interno della stazione londinese di Liverpool Street alle 8 di mattina, filmando le scene esilaranti di tutta la gente che cercava di accaparrarsi la carta moneta.

Il lungo silenzio e i primi segni di un ritorno sulle scene per Paul Draper

Per tanto tempo, nessun membro dei Mansun ha fatto parte di alcun progetto musicale, e l'unico di cui si è sentito parlare in questi anni è Paul Draper, per aver collaborato ad alcune canzoni di Skin, la cantante degli Skunk Anansie e a un brano dei Joy Formidable, giovane e promettente indie band inglese. L'illusione che queste collaborazioni fossero un preludio ad un suo ritorno alla musica in pianta stabile c'èra, ma più passavano gli anni e più si affievoliva. Invece, a un certo punto, Draper ha dapprima voluto sincerarsi, tramite un’ampia presenza sui social, del fatto che ci fosse ancora gente interessata a un suo eventuale ritorno, e dopo il riscontro ampiamente positivo, si è unito alla cantante e polistrumentista gallese Catherine Anne Davies per lavorare simultaneamente al progetto di lei, sotto il moniker The Anchoress, e al proprio.

Dopo l'uscita dell'album della Davies a gennaio2016, il primo Ep di Draper arriva nel successivo mese di giugno. Nell'Ep One ci sono molti più elementi di somiglianza con la band di provenienza rispetto alle differenze. Questo vale soprattutto per i due non singoli: “No Ideas”, scritta e suonata con Steven Wilson, potrebbe inserirsi perfettamente in quel turbine di cambi melodici, sonori e di atmosfera che è “Six”, mentre “The Silence Is Deafening” ha la stessa attitudine pop-rock classica che caratterizzava “Little Kix”. Entrambi i brani si attestano su un livello alto sotto ogni possibile punto di vista: ispirazione compositiva, espressività vocale, abilità nella produzione artistica e impatto emotivo, e se la prima potrebbe trovare posto nel disco di riferimento anche in relazione alla qualità, la seconda sarebbe sicuramente tra le migliori due o tre canzoni di un album molto discontinuo.

Paradossalmente, il brano meno convincente è il singolo “Feeling My Heart Run Slow”, che qui appare anche in versione remixata dai Twilight Sad, i quali le hanno dato un carattere molto tendente ai synth ottantiani di scuola Depeche Mode. La versione originale è un primo tentativo da parte di Draper di integrare tra loro le chitarre e l’elettronica, con quest’ultima a dominare la strofa e le sei corde a giocare il ruolo da protagoniste nel ritornello. Viene mantenuta la buona qualità melodica e piace la capacità di proporre un cambio di sonorità così radicale in modo fluido, ma forse il synth della strofa è un po’ troppo invadente e in ogni caso le altre due canzoni sono sicuramente più affascinanti e emotivamente coinvolgenti.

pauldraper2017In definitiva, questo è stato un buon modo di ripartire per Draper, poché dall'ascolto, è chiaro che il nostro sa ancora come si scrive, interpreta e produce musica. Pochi mesi dopo, arriva l'Ep Two, grazie al quale, dal quadro dei sei inediti totali del 2016, si nota un artista che ha ancora voglia di esplorare tutte le sfaccettature dello stile variegato che ne caratterizzava la produzione, cercando allo stesso tempo di far sì che le canzoni nuove non suonino come un mero revival.

Dopo aver provato a rinverdire i fasti di “Six” e “Little Kix”, con questi brani nuovi l'autore sembra essersi concentrato più sul primo periodo dei Mansun. La lead track “Friends Make The Worst Enemies” (qui presente anche in un’eccellente versione acustica) e la successiva “Some Things Are Better Left Unsaid”, infatti, richiamano rispettivamente il lato più sognante e quello più introspettivo di Attack Of The Grey Lantern, mentre la conclusiva “Don’t You Wait, It Might Never Come” guarda ancora più indietro, quando i Mansun erano più ruvidi e diretti.

Il giudizio qualitativo di questo Ep è positivo tanto quanto quello del precedente, se non un pochino di più. L’unico appunto che si può fare a Draper è che un passaggio melodico di “Friends Make The Worst Enemies” ricorda un po’ troppo da vicino un momento di “No Ideas”. Per il resto, qualità, ispirazione e capacità di trasmettere sensazioni forti non mancano e, come detto, ci sono delle soluzioni armoniche e negli arrangiamenti che evitano l’effetto revival e risultano comunque azzeccate, in primis l’uso del synth in “Don’t You Wait, It Might Never Come”.

Il ritorno dell'ex leader si compie

Il 2017 per i fan di Draper inizia con un evento celebrativo dei vent’anni di Attack Of The Grey Lantern, che si terrà a Liverpool, nello stesso studio dove era stato registrato l’album. Da qui, l'attesa è tutta per quanto l’artista ha promesso sui social: l’album di debutto e qualche concerto. Viste le premesse sotto forma di questi due Ep, è lecito aspettarsi grandi cose.

L'album, intitolato Spooky Action, arriva puntualmente l'11 agosto 2017, preceduto pochi mesi prima dall'annuncio di sei concerti in Gran Bretagna nel mese di settembre, andati sold out in poco tempo. Dal punto di vista della scrittura, sono più le canzoni nate da collaborazioni rispetto a quelle scritte totalmente da Draper. Cinque brani su 11 vedono come co-autrice Catherine Anne Davies, aka The Anchoress, con la quale il sodalizio artistico è sempre più forte; un’altra canzone è stata scritta con il compositore Richard Ayres e in un’altra ancora è accreditato come autore nientemeno che Dominic Chad. Questo non significa che tra i due ci sia stato un riavvicinamento, anzi, ma, semplicemente, Draper ha preso per questo suo disco anche una canzone nata ancora ai tempi della vecchia band, quando i due scrivevano spesso insieme.

Il tocco di Draper su tutta l’opera è comunque evidente, sotto ogni punto di vista. Lo stile melodico rimanda immediatamente a tutto ciò che ha fatto in precedenza, ed è sicuramente l’elemento che meno è mutato in tutti questi anni. 

Dal punto di vista compositivo, abbiamo episodi quasi free-formcome l’iniziale, ambiziosissima, “Don’t Poke The Bear”, o dall’attitudine prog come la già nota “Friends Make The Worst Enemies” (qui presente in versione estesa rispetto all’EP), accanto ad altri dall’andamento più lineare ma che non aderiscono completamente alla forma canzone (la successiva “Grey House” o “Who’s Wearing The Trousers”), e ad altri ancora in cui invece lo schema strofa-bridge-ritornello la fa da padrone (il singolo “Things People Want”). L’aspetto sonoro è quello in cui Draper cerca quante più idee possibili, e quasi ogni canzone ha qualcosa che la distingue da tutte le altre. L’elemento di maggior novità è senz’altro dato dall’utilizzo di synth, che già erano apparsi nel primo brano mai pubblicato dal Draper solista, ovvero “Feeling My Heart Run Slow”, presente anche qui, e che in altre canzoni sono ancora più protagonisti, sempre comunque all’interno di un contesto sonoro stratificato e ricco di dettagli. In generale, la produzione è mediamente più pesante rispetto al passato, ma allo stesso tempo gli strumenti sono usati in modo più dinamico: non ci si limita mai a tenere un accordo per sostenere la melodia, ma si cerca sempre di dare la giusta spinta all’interno di ogni singola linea strumentale utilizzata. Lo stesso si può dire del timbro vocale: già con i Mansun la versatilità di Draper era rimarchevole, ma ora si cercano senza paura tonalità ancora più alte, o più basse, e non si teme di cantare in modo più sporco, ruvido, quasi urlato se è la scelta più adatta nel contesto della canzone. I testi, sempre molto importanti nell’opera di Draper, mantengono il carattere introspettivo del passato, ma trattano tematiche diverse, legate alla sfera personale dell’individuo, con un linguaggio e un’attitudine in equilibrio tra autobiografia e capacità di far immedesimare anche l’ascoltatore nelle situazioni presentate, grazie anche a descrizioni più dirette, senza l’utilizzo di metafore e personaggi fittizi come avveniva con i Mansun.


Spooky Action è un disco denso e intenso, ma mai ridondante, e ogni singolo momento ambisce a risultare ricco di significato, riuscendoci. Certo, ci sono un paio di episodi che convincono meno, ma tutte le altre canzoni, invece, sono impeccabili dal punto di vista formale e trascinanti da quello emotivo, e, nel corso di questi 54 minuti, l’ascoltatore viene travolto, spintonato, aiutato, coccolato o alleggerito in un vero e proprio viaggio destinato a lasciare il segno. Meritano una menzione particolare le due canzoni migliori del lotto, ovvero “Jealousy Is A Powerful Emotion” e “You Don’t Really Know Someone, Til You Fall Out With Them”. In entrambe, si nota una particolare abilità nel creare uno spazio molto ampio, partendo da linee melodiche rotonde e avvolgenti, nel quale è più facile inserire un gran numero di strumenti senza che si perda in fluidità, e variazioni sul tema principale che rendono la canzone più interessante mantenendone intatta la coerenza. Il fatto che, con questa tipologia di brani, Draper e il suo team abbiano dato il meglio, non fa comunque auspicare che si concentrino maggiormente su essa in futuro, ma si spera sempre che venga mantenuta la voglia di svariare così tanto, visti i risultati comunque molto soddisfacenti.

Con questo disco, Paul Draper ha dato a tutti la possibilità di ascoltare un disco bello, importante e che merita grande attenzione.



Mansun/Paul Draper

La lanterna grigia all'attacco del britpop

di Stefano Bartolotta

Nel triennio 1996-1998, durante il quale il britpop passava rapidamente dal suo massimo splendore a un'inarrestabile decadenza, i Mansun pubblicavano una serie di singoli e due album in cui gli stilemi del movimento erano solo una parte delle diverse sfaccettature del loro repertorio. Ripercorriamo, allora, questo periodo breve ma intenso di fulgore e anche i pochi bagliori venuti dagli anni successivi ..
Mansun/Paul Draper
Discografia
 MANSUN 
   
Attack Of The Grey Lantern (Parlophone, 1997)   8,5
Six (Parlophone, 1998)

8,5

 Little Kix (Parlophone, 2000)

6

 Kleptomania (Parlophone, 2004) 6,5
 Legacy - The Best Of Mansun (Parlophone, 2006)
5,5
   
 PAUL DRAPER 
   
 Ep One (Kscope, 2016)
7
 Ep Two (Kscope, 2016)
7
Spooky Action (Kscope, 2017)
7,5
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Mansun su OndaRock
Recensioni

MANSUN

Attack Of The Grey Lantern

(1997 - Parlophone)
Il capolavoro del tardo britpop, fra orchestrazioni barocche e atmosfere spaziali

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