Prefab Sprout

Prefab Sprout

Gioielli pop su una strada di stelle

di Alessandro Liccardo

Tutta la storia di Paddy McAloon, singolare poeta del pop con il pallino di Burt Bacharach, Brian Wilson e Jimmy Webb, e della sua sublime creatura musicale. Dagli esordi acerbi di "Lions In My Own Garden" al successo di critica e di pubblico fino al recente semi-ritiro dalle scene

Ogni musica che si rispetti va bene per ballare
ma io cerco di essere il Fred Astaire delle parole.

(Paddy McAloon, "Paris Smith")

Elegante nella sua semplicità, senza mai troppe preoccupazioni nell'essere cool a ogni costo, l'arte di Patrick Joseph McAloon ha superato indenne la prova del tempo. Recuperando John Lennon e Paul McCartney (soprattutto il secondo) ben prima che ci fosse la gara del miglior epigono nel brit-pop del decennio successivo, dai litigiosi fratelli Gallagher in poi, e mescolando influenze che vanno da Burt Bacharach, Elvis Costello, Steely Dan, Jimmy Webb, Stephen Sondheim fino a George Gershwin, il cantautore inglese ha saputo conquistare la critica grazie a liriche colte, intelligenti, riflessive e spesso con la giusta dose di humour. Non abbastanza alternativo per essere accostato agli Smiths né sufficientemente commerciale per poter comparire sui giornali al fianco degli idoli del New Romantic, McAloon è rimasto (salvo l'exploit di "From Langley Park To Memphis" e del suo successore "Jordan: The Comeback") un artista di nicchia, certamente ambizioso e sicuro delle proprie doti compositive. Anche a costo di apparire arrogante e un tantino sbruffone ("Sono il miglior cantautore del pianeta, chi sono i miei rivali oggi?", disse durante un'intervista diversi anni fa paragonandosi anche a Rodgers e Hammerstein). Dopo un'intensa attività tra il 1982 e il 1990 per i Prefab Sprout - un nome volutamente privo di un significato ben preciso, che nasce da un mis-spelling dal testo della canzone "Jackson", hit di Lee Hazlewood e Nancy Sinatra - è calato per qualche anno il sipario. Anche se in realtà Paddy non ha mai smesso di comporre neanche durante i lunghi silenzi, dovuti in primo luogo a problemi di salute: dieci anni fa il nostro ha rischiato di perdere la propria vista, e non molto tempo dopo ha dovuto lottare con la sindrome di Ménière.

"A truly gifted kid"

Prefab SproutPatrick McAloon nasce il 7 giugno del 1957 in un piccolo villaggio della Contea di Durham, Consett, dove per anni ha vissuto insieme ai genitori e ai suoi fratelli. Una realtà provinciale, in cui molti abitanti erano minatori - non tutti facevano studiare i propri figli, e non è certo il tipo di contesto adatto a chi, come Paddy, coltiva grandi sogni.
A soli undici anni inizia a frequentare un seminario cattolico, l'Ushaw College di Durham: in quegli anni potevano iscriversi anche ragazzi che non avevano necessariamente la vocazione, pertanto l'ambiente era misto e stimolante. Sembra strano, ma pare proprio che il giovane Paddy inizialmente preferisse giocare a football con gli amici piuttosto che frequentare lezioni di musica. Più abile nelle materie umanistiche che in quelle scientifiche (uno strano destino per il figlio di un professore di matematica!) non era affatto un secchione: lui stesso ammette di essere stato il classico studente "medio" che evitava di sedersi in prima fila per evitare le domande dei docenti. Durante gli ultimi anni in seminario, attratto da alcuni giovani preti che suonavano la chitarra e scrivevano canzoni, McAloon si avvicina dapprima alla chitarra (strimpellando le canzoni che ama, da "Eleanor Rigby" dei Fab Four ad "All The Young Dudes" dei Mott The Hoople) e in un secondo momento sviluppa un forte interesse nei confronti della composizione. La molla sarebbe stata una canzone di Jimmy Webb, cantata da Glen Campbell e ascoltata per caso mentre ritornava da scuola. La scena punk e post-punk non sembra sconvolgere più di tanto il giovane McAloon, che invece si dedica principalmente a Marc Bolan e al David Bowie di "Young Americans" e "Station To Station" (anche se dichiara di essere stato conquistato più dalla loro musica che dalla loro immagine). Altri artisti che diventeranno punti di riferimento fondamentali nella cultura musicale dell'artista sono Cole Porter e George Gershwin, molto amati anche dai suoi genitori.

Il nome "Prefab Sprout" gli viene in mente nel lontano 1973, ma non sarà usato ancora per molti anni. Già, perché è "Avalon" il nome del primo gruppo di cui Paddy entra a far parte: un po' alla volta i ragazzi si fanno spazio e riescono a esibirsi in vari locali, seppur per una manciata di sterline. Il repertorio comprende alcune cover (il loro pezzo forte è "While My Guitar Gently Weeps", scritta da George Harrison) e anche le prime canzoni di McAloon composte di proprio pugno nel religioso silenzio della sua cameretta. Martin, il suo fratello più giovane, resta affascinato dai suoi live set e decide di collaborare.
A diciott'anni Paddy lascia il seminario. Non diventerà mai prete - "non sono tra quelli che vanno a messa tutti i giorni", ammetterà. "Credo in Dio, ma sono cinico come qualunque altra persona sulle religioni organizzate". Più avanti elaborerà un più articolato pensiero sulla religione: detesta l'idea di fare proselitismo con le proprie canzoni, mostra insofferenza verso il sessismo che contraddistingue la Chiesa e certi concetti che definisce old-fashioned. "La religione non dovrebbe essere 'insegnata' ma offerta come esperienza: è una cosa personale, dove la vera fede può solo venire da un personale desiderio di ricevere Dio. Nella musica gospel Dio è ringraziato attraverso la prova più tangibile della sua bontà, la voce. Le canzoni non sono limitate da confini naturali o umani".
Tornato a casa, Paddy inizia a scrivere canzoni a raffica e a mettere via qualche sterlina con un lavoro da benzinaio: si fa quello che si può, ma a Paddy sembra di stare in Paradiso. In seguito si iscriverà al College.
Già nel 1977 inizia a prendere forma quella che anni dopo diventerà l'opera prima dei Prefab Sprout. Due canzoni sarebbero state dedicate agli sport - una è "I Never Play Basketball Now" mentre l'altra, un tributo al campione mondiale di scacchi Bobby Fischer, sarebbe diventata "Cue Fanfare". I primi invii di provini alle case discografiche, però, non vanno bene: persino la Cbs, l'etichetta che successivamente distribuirà quasi tutti i dischi degli Sprouts, è scettica quando ascolta "Faron Young".
Finiti gli studi, McAloon si manterrà facendo il bibliotecario senza mai demordere. Continua a provare le proprie canzoni in garage insieme al fratello, in attesa che qualcuno finalmente lo noti. E stavolta qualcosa inizia finalmente a girare per il verso giusto, grazie al primo incontro importante con Dave Brewis, ai tempi il chitarrista della Kane Gang. I due fondano un'etichetta discografica, la Candle Records, e con le 800 sterline guadagnate da Martin con un lavoro stagionale di guardiano notturno i Prefab Sprout registrano il 45 giri "Lions In My Own Garden (Exit Someone)", una dedica alla fidanzata di Paddy McAloon che si era trasferita a Limoges per terminare gli studi universitari.
Ben presto alla line-up si aggiunge Wendy Smith, la cui voce sussurrata ed eterea andrà a contrastare la voce inizialmente ruvida e spigolosa di Paddy. Il singolo piace e vende un migliaio di copie in poco tempo durante il mini-tour con i Kane Gang.
Il secondo incontro "chiave" per McAloon è con Kevin Armstrong, giovane store manager della catena di negozi di dischi Hmv, che decide di investire i propri risparmi aprendo un locale, The Soul Kitchen, in cui avrebbero suonato diverse band emergenti di talento - gli Orange Juice, i Daintees, i Josef K, A Certain Ratio, gli Aztec Camera di Roddy Frame e finanche i New Order. Lo step successivo sarebbe stato l'inaugurazione della nuova etichetta Kitchenware Records, subito agguerrita grazie a una serie di slogan indovinati ("l'etichetta che non si può etichettare") e forte di un contratto di distribuzione con la Cbs, stipulato grazie all'interessamento del discografico Muff Winwood (il fratello maggiore di Steve).

Canzoni scritte per necessità

Una volta entrati nella scuderia Kitchenware, i Prefab Sprout ristampano "Lions In My Own Garden" e lanciano un nuovo singolo, "The Devil Has All The Best Tunes". Tra i primi ad accorgersi di loro ci sono i dj John Peel e Dave "Kid" Jensen, che assicurano alla band un adeguato airplay radiofonico. Anche l'Nme li prende in simpatia, e include "Lions" in una musicassetta allegata alla rivista. A questo punto la band è pronta a lavorare per il primo album, ma il budget è ristretto (solo 5.000 sterline) e Paddy è costretto a rinviare a tempi migliori i suoi piani per una big production come quella che aveva in mente.
Swoon
(Songs Written Out Of Necessity) è una raccolta di canzoni complesse, talvolta verbose, con melodie dallo sviluppo insolito e imprevedibile: il risultato finale piace alla critica e anche al pubblico, che fa arrivare l'album in Top 20 nonostante la tiepida accoglienza del singolo "Don't Sing" - il cui testo attinge molto dal romanzo del 1940 "Il potere e la gloria" di Graham Greene, ambientato durante le persecuzioni anticattoliche in Messico, che già ispirò il film "La croce di fuoco" (The Fugitive) diretto da John Ford.
"Couldn't Bear To Be Special" passa inosservata, ma tra una data e l'altra del tour promozionale viene avvistato Elvis Costello, che arriverà a proporre di incidere una cover del brano "Cruel" (una delle canzoni migliori del lotto, insieme ad "Elegance") che purtroppo alla fine non si concretizzerà. "Cue Fanfare" cita affettuosamente "Green, Green Grass Of Home", una hit di Tom Jones ("Alcune espressioni mi portano indietro nel tempo/come 'hair of gold' e 'sweet Mary' oppure 'running to me'").
Per i Prefab Sprout giunge anche l'ora di cercare finalmente un batterista stabile, visto che sia in studio di registrazione sia dal vivo si sono susseguiti diversi session-men e in qualche data sono dovuti ricorrere a una drum machine. A un'audizione si presenta Neil Conti, che condividerà con gli Sprouts un buon pezzo di strada e in seguito collaborerà più volte con David Bowie (è lui il batterista nella cover di "Dancing In The Streets" incisa con Mick Jagger) e i Level 42, con i quali andrà in tournée alla fine degli anni Ottanta.

L'appetito vien mangiando...


Prefab SproutTra i fan più entusiasti della band c'è Thomas Dolby che, ospite in una trasmissione su Radio One, recensisce positivamente "Don't Sing" e chiede alla Cbs di poter collaborare con la band. I Prefab Sprout non si fanno sfuggire l'occasione, e dopo un singolo ("When Love Breaks Down") prodotto dall'ex-Cure Phil Thornalley, Paddy McAloon prepara subito provini da far ascoltare all'artista, già noto per aver lavorato con i Foreigner e Joan Armatrading.
Una dozzina di canzoni, tra cui alcune nuove di zecca e altre che sono state scritte prima di "Swoon", vanno a comporre il secondo album; il titolo Steve McQueen viene in mente a Paddy durante una visione in sogno, e la copertina presenta uno scatto della band sulla moto dell'attore usata nel film "The Great Escape". La figlia di Steve non apprezzerà, tant'è che l'edizione canadese e statunitense del disco avrà un titolo differente ("Two Wheels Good", che nasce da una parafrasi di un'espressione presente nell'orwelliana "Fattoria degli Animali"), ma l'album è destinato a diventare un grande successo di critica e un discreto successo di pubblico, restando in classifica per oltre trenta settimane e comparendo, molti anni più tardi, in più di una classifica degli album pop migliori di tutti i tempi.
La presenza di Thomas Dolby garantisce una produzione più ricca e curata, e le canzoni stavolta sono più accessibili e meno personali. Al terzo tentativo, il singolo "When Love Breaks Down" (una break-up song franca e riuscita) raggiunge finalmente il 25esimo posto in classifica in Gran Bretagna. Le riflessioni sul desiderio descritte in "Appetite" otterranno un lusinghiero riscontro anche nelle radio italiane (gli altri 45 giri saranno "Faron Young" e l'ottimo "Johnny Johnny") e garantiranno alla band un passaggio al Festival di Sanremo nel 1986 tra i superospiti internazionali.
Nel disco si alternano liriche da ultimo dei romantici, riflessioni dolci-amare e una girandola di citazioni letterarie e cinematografiche: una forte influenza è esercitata dalla lettura del classico di Salinger "Il giovane Holden", uno dei libri preferiti di Paddy McAloon che si identifica fortemente nel protagonista del romanzo. "Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira": McAloon fa propria questa lezione e tira in ballo Holden Caulfield in più occasioni. "Bonnie" fa riferimento al funerale di suo fratello Allie ("risparmia i tuoi discorsi, i fiori sono per i funerali"), mentre "Horsin' Around" parla di ciò che Holden preferisce fare, al momento giusto e nel contesto più adeguato - "fare lo sciocco è un affare serio, l'ultima cosa che vuoi è qualcuno che testimoni". "Blueberry Pies" è una canzone sulle bugie ("Io quando comincio a dirle posso andare avanti per ore, se mi sento in vena. Senza scherzi. Ore").
Oltre ai singoli emergono altri tre brani: "Moving The River" è musicalmente affine a certe cose di Sting, mentre il testo fa emergere un'ottima propensione alla wittiness tipicamente inglese, tramite frecciatine alla stampa musicale ("sei sicuramente un giovane dotato di talento, ma non più bravo rispetto all'ultima cosa che hai fatto") e frasi a effetto ("ho sentito che hai una nuova fidanzata, come la sta prendendo tua moglie?"); "Desire As" è un brano malinconico e d'atmosfera impreziosito dal sax e da un tappeto di tastiere ("ho sei cose nella mia mente, e tu non sei più nessuna tra queste"). "When The Angels", cui è affidata la chiusura dell'intero lavoro, è un sentito omaggio a Marvin Gaye - ucciso l'anno prima da suo padre dopo una lite.

Darling, è una vita di sorprese


La band pensa che sia una buona idea pubblicare subito un nuovo album da vendere durante i concerti in edizione limitata. Così, a settembre nel 1985 registra e autoproduce un altro disco a Newcastle che viene presto consegnato alla Cbs. L'uscita di Protest Songs è inizialmente prevista per l'imminente mese di dicembre e comunicati ufficiali iniziano a promuoverne la pubblicazione, ma quando "When Love Breaks Down" sale nelle classifiche e il gruppo inizia a esibirsi in tutta Europa e vola fino in Giappone, l'etichetta discografica decide di rinviare tutto ("il pubblico potrebbe confondersi, vedendo due diversi album nei negozi", spiegherà Winwood). Eppure molti fan riescono ad accaparrarsi i bootleg con le canzoni registrate, alcune delle quali subiranno poi un nuovo missaggio prima della pubblicazione ufficiale che avverrà non prima del 1989.
A gennaio nel 1986 un concerto dei Prefab Sprout viene trasmesso in diretta su Radio One e subito dopo i quattro si uniscono a Tom Robinson e agli Smiths in occasione del "Red Wedge Tour". Nel frattempo Paddy inizia a lavorare su uno dei tanti progetti che non vedranno mai la luce, una suite di canzoni dedicate al Natale sulla falsariga del materiale seasonal di Phil Spector. "Protest Songs non sarebbe mai dovuto uscire", dice Paddy McAloon. "Può solo deludere". Anche se in effetti le recensioni sono meno unanimi del solito, l'album - nonostante la scarsa promozione e la decisione di non pubblicare alcun singolo - arriva diciottesimo in classifica nel Regno Unito e contiene una manciata di gemme come "Life Of Surprises", di cui sarà anche girato un videoclip anni dopo in occasione dell'uscita del primo greatest hits, "Diana", "Dublin" e una canzone sulla disoccupazione a Newcastle ("Til The Cows Come Home").
Finito il decennio dell'edonismo, per McAloon è tempo di riflettere su cosa non ha funzionato nella società britannica fino a quel momento - anche se poi, in fin dei conti, queste non saranno mai canzoni di protesta alla Billy Bragg e nessun dito verrà puntato.

Ci vorranno ben diciotto mesi per scrivere, registrare e produrre From Langley Park To Memphis, album che è uscito nel 1988. Per la prima volta i Prefab Sprout lavorano con più produttori - Thomas Dolby c'è ancora, anche se solo in alcune tracce, dopo aver collaborato con Joni Mitchell per "Dog Eat Dog" (in seguito si metterà al lavoro con Belinda Carlisle). La produzione si avvicina sempre più alle ambizioni di Paddy: non solo ci sono grandi ospiti (Pete Townshend degli Who suona in "Hey Manhattan!", Stevie Wonder impreziosisce "Nightingales" con la sua inconfondibile armonica) ma il tutto viene ultimato tra l'Inghilterra e gli Stati Uniti. Le registrazioni di "I Remember That" hanno luogo presso lo studio Wonderland di Stevie Wonder (Paddy si reputa un grande estimatore del suo doppio album "Journey Through The Secret Life Of Plants") e il coro degli Andraé Crouch Singers è lo stesso di "Man In The Mirror", "Keep The Faith" e "Will You Be There" di Michael Jackson (e che troveremo poi in "Cry For Help" di Rick Astley).
"Cars And Girls" è prodotta da Jon Kelly, già al lavoro con i Deacon Blue e Kate Bush. Il singolo è un discreto successo, le cui sonorità frizzanti sono accostabili a quelle di "Love" degli Aztec Camera, ma fa sì che McAloon si attiri le antipatie dei seguaci di Bruce Springsteen, che non tardano ad accusare di superficialità l'invettiva nei suoi confronti. "Gran parte della reputazione di Springsteen è nella sua identificazione nel working man. Per via della mia natura perversa, questa cosa mi rende estremamente sospettoso", ammetterà Paddy in un'intervista. Ma secondo alcuni fan del Boss sarebbe come rinchiudere Brian Wilson nel cliché della "musica da spiaggia". "Enchanted" calzerebbe a pennello in "Cupid & Psyche 85" o "Provision" degli Scritti Politti di Green Gartside.
"Langley Park" arriva al quinto posto in Inghilterra e si aggiudica il disco d'oro in poche settimane. Paul McCartney commenta così il successo di "The King Of Rock 'n' Roll": "Paddy McAloon ha trovato la sua My Ding-a-Ling".

Lasciamo andar libere le stelle


Prefab SproutDopo il lungo tour promozionale di Langley Park, i Prefab Sprout tornano al lavoro sul loro disco più ambizioso di sempre, Jordan: The Comeback, un magnum opus composto da diciannove canzoni organizzate in gruppi tematici - che vanno da Elvis Presley al rapporto tra Dio e Lucifero, passando per la morte e la rinascita (argomento già trattato nella b-side "Real Life"). La casa discografica all'inizio non è molto convinta della bontà del progetto: troppe canzoni, a loro dire, avrebbero comportato una spesa maggiore in sede di registrazione e post-produzione (che viene affidata ad uno degli ingegneri del suono più quotati, Bernie Grundman) e avrebbero reso più pesante il risultato finale, ma Paddy fu irremovibile. Questa volta ritorna a tempo pieno l'amico Thomas Dolby, e McAloon nel contesto giusto riesce a dare sfogo alla propria creatività e al proprio eclettismo ancor più che in passato.
C'è spazio per canzoni pop che ricordano il Phil Collins più energico (in "Looking For Atlantis" l'armonica è di Judd Lander, già noto per aver suonato in "Karma Chameleon" e "Church Of The Poison Mind" dei Culture Club), per strizzate d'occhio al suono di Minneapolis con tanto di campionamenti ("Wild Horses"), ballate in puro stile beatlesiano (la romantica "We Let The Stars Go") e persino per un fugace flirt con la samba ("Carnival 2000").
L'idea per "Machine Gun Ibiza" nasce grazie a un altro sogno di McAloon, nel quale l'artista incontra Michael Jackson mentre quest'ultimo è in studio. Ad un certo punto, terminata una canzone, Jacko insiste: "Manca un po' di Rollmo!". Paddy, incuriosito, gli chiede cosa significhi "rollmo", e Michael gli spiega: "E' il tocco magico finale".
Il secondo gruppo di canzoni è interamente dedicato ad Elvis Presley, che nell'immaginazione di McAloon sarebbe ancora vivo, in un'isola deserta, in attesa della canzone giusta per poter tornare in grande stile. Nella title track la voce narrante è proprio quella di Elvis, che si lamenta dei media ("in tutti quei libri che avete scritto su di me, ragazzi, non è che ci fosse molto amore"); in "Moondog" c'è addirittura una sarcastica osservazione sul funerale del re del rock 'n' roll ("hanno abbattuto un miliardo di alberi per scrivere eulogie"). Nella doppietta intitolata a Jesse James c'è un parallelismo romanzato tra la sua vita e quella del celebre criminale statunitense.
L'ispirazione per il terzo gruppo di canzoni è il lato B di "Abbey Road" dei Beatles ("mi è sempre piaciuta l'idea delle canzoni brevi intrecciate tra loro", spiega Paddy). Dopo "All The World Loves Lovers", pubblicata poi anche come singolo, c'è un sognante intermezzo ("All Boys Believe Anything"). "The Ice Maiden" sembra un omaggio agli ABBA di "Under Attack" e "The Day Before You Came", mentre in "The Wedding March" emerge il lato più "gigione" dell'artista (che qui si colloca a metà strada tra i Beatles di "When I'm 64" e gli episodi burleschi dei Divine Comedy).
L'ultima parte di "Jordan" è quella più complessa, con profonde riflessioni sulla morte - ispirate alla scomparsa del padre di McAloon - e sulla rinascita. In "Michael", Lucifero si pente di essere stato cacciato dal Paradiso e scrive una lettera all'arcangelo Michele affinché possa mettere una buona parola. "Mercy", invece, è una preghiera volta direttamente al Signore.
Il disco ottiene un grande successo in Inghilterra e riceverà una nomination ai Brit Awards come "miglior album dell'anno" (anche se poi il premio sarà vinto da George Michael con "Listen Without Prejudice"). Paddy McAloon ben presto coronerà anche il sogno di esibirsi insieme a un'orchestra e a uno dei suoi eroi, il cantautore Jimmy Webb - sebbene i suoi brani preferiti siano "By The Time I Get To Phoenix" e "MacArthur Park" (portata al successo da Richard Harris e in seguito da Donna Summer) i due artisti duetteranno in "The Highwayman", divenuta famosa grazie alla registrazione di un quartetto composto da Johnny Cash, Kris Kristofferson, Waylor Jennings e Willie Nelson.

Un prigioniero del passato


Dopo "Jordan" seguirà un lungo silenzio discografico, interrotto solo dal primo greatest hits della band intitolato A Life Of Surprises. Steve McQueen è ancora la miglior introduzione possibile per i neofiti, ma la raccolta ha comunque il pregio di scegliere i brani più rappresentativi di ogni album inciso fino al 1990 (anche se Swoon e Protest Songs vengono liquidati con una sola canzone) e di includere due inediti molto validi. "The Sound Of Crying" e "If You Don't Love Me" sono entrambi prodotti da Stephen Lipson, noto per aver collaborato anni prima con i Propaganda ("A Secret Wish"), e rappresentano un riuscito tentativo di stare al passo con le sonorità più à-la-page (ci saranno remix curati anche dai Future Sound Of London!). "If You Don't Love Me" sarà anche ripresa da Kylie Minogue pochi anni dopo, in una versione "pianoforte e voce". "The Sound Of Crying" viene scritta durante la guerra del Golfo ed è una sentita e rassegnata preghiera ("ancora una volta il suono del pianto è al primo posto in tutto il pianeta").
Otto anni dopo ci sarà un'altra compilation, di gran lunga più esaustiva, intitolata 38 Carat Collection. Il primo compact disc include tutti i principali singoli della band (c'è anche "Lions In My Own Garden", ma non c'è traccia del difficilmente reperibile "The Devil Has All The Best Tunes") mentre il secondo comprende una scelta ragionata di album tracks che un po' soffrono se estrapolate dal contesto degli album di provenienza. L'ultima canzone del doppio cd, "Where The Heart Is", è un delizioso bozzetto country-pop già ascoltato tra le b-side di "A Prisoner Of The Past" e in seguito utilizzato come sigla dell'omonima serie televisiva della Itv. Dopo dieci anni Paddy e Martin McAloon tornano in tour per promuovere la doppia antologia. Sarà l'ultima volta.

Tra il 1990 e il 1997 Paddy scrive materiale per diversi album e progetti che, nella maggior parte dei casi, restano custoditi nel cassetto. Nel 1992 consegna a Muff Winwood una serie di provini che, una volta prodotti da Thomas Dolby, sarebbero diventati il nucleo di Let's Change The World With Music, ambiziosa opera sulla storia del mondo (tra i piani c'è anche un duetto con Barbra Streisand). A causa di un misunderstanding, anziché sviluppare meglio un solo tema come richiesto da Winwood, McAloon si ritrova ad ampliare ogni argomento trattato e consegna una mole enorme di materiale. Il progetto sarà messo da parte, e la stessa sorte toccherà al musical "Zorro The Fox" (si narra che Steven Spielberg avrebbe acquistato i diritti sulla storyboard nel 1993) e a un intero album sulla vita di Michael Jackson.
McAloon torna nel 1997 con un album nuovo di zecca, Andromeda Heights, che sarà per molto tempo l'ultima pubblicazione per la Kitchenware Records. Meno megalomane del precedessore ma non privo certamente di fascino e ispirazione, il disco è una raccolta di dodici canzoni prevalentemente romantiche, dal retrogusto nostalgico - piccole gemme suonate in un "piano bar nello spazio". Continua il gioco delle citazioni in "A Prisoner Of The Past", che recupera e reinterpreta l'incipit di "Be My Baby" delle Ronettes (un classico prodotto da Phil Spector) e che sarà il primo singolo.
L'album è l'ultimo ad arrivare in classifica in Italia (al 41esimo posto) ma sarà presente in numerose graduatorie di fine anno delle principali riviste musicali nostrane; l'uscita del nuovo "Andromeda Heights" non sfugge neppure a Nick The Nightfly, che inserisce "The Mystery Of Love" in una compilation di artisti vari legata alla celebre trasmissione "Montecarlo Nights".
Il secondo singolo, "Electric Guitars", è l'omaggio più esplicito ai Beatles mai inciso da Paddy, corredato da un videoclip semplice ma evocativo. Tante sono le b-side di qualità a essere incluse all'interno dei due singoli pubblicati: "Just Because I Can" è presente anche nell'edizione dell'album riservata al pubblico giapponese, "Girl I'm Here" è vicina alle atmosfere di "The Sound Of Crying" e "The End Of The Affair" è un up-tempo che spiana la strada a "Daylight" di Maximilian Hecker.
Molti brani di Andromeda Heights richiamano lo stile di Burt Bacharach, come ad esempio "Avenue Of Stars" (con un sassofono assassino che accompagna l'ascoltatore in una danza sulla luna) e la toccante "Swans" ("i cigni e i loro partner restano fedeli per sempre o muoiono nell'acqua").

Neil Conti, a questo punto, non è più il batterista dei Prefab Sprout. Non partecipa alle registrazioni di "Andromeda Heights" ma accompagna ugualmente i fratelli McAloon nella loro ultima tournée. In seguito se ne andrà anche Wendy Smith, ufficialmente per maternità e perché decide di dedicarsi al proprio lavoro di musicoterapeuta.

Re, regina o fante/l'amore è il jolly nel mazzo


La Epic, in stretta collaborazione con Legacy Recordings (etichetta specializzata in ristampe e raccolte) pubblica la doppia retrospettiva dei Prefab Sprout negli Stati Uniti nel 2001, con un titolo leggermente diverso (The Collection) ma una scaletta immutata. Nel frattempo la band firma un contratto con la Emi-Liberty e si mette al lavoro con Tony Visconti, scelto perché già produttore di David Bowie e dei T-Rex (due amori di gioventù di Paddy McAloon).
The Gunman And Other Stories è un episodio anomalo nella carriera dei Prefab Sprout. Non solo perché mancano sia Neil Conti che Wendy, ma perché non è interamente composto da canzoni inedite: nonostante i due fratelli riescano a creare una raccolta coerente e omogenea, con un mood marcatamente in debito con le atmosfere "Country & Western", molte canzoni erano già note al pubblico perché cedute inizialmente ad altri artisti. Ben quattro episodi sono stati interpretati dal collega Jimmy Nail nei dischi "Crocodile Shoes" e "Crocodile Shoes II" (si tratta di "Cowboy Dreams", "I'm A Troubled Man", "Love Will Find Someone For You" e "Blue Roses"), mentre "The Gunman" già era comparsa nell'album "It's A Man's World" di Cher. Dopo tanto tempo si trova all'interno di un lavoro dei Prefab Sprout una cover ("Streets Of Laredo").
Nonostante l'uniforme e suggestiva atmosfera, non tutto funziona alla perfezione: se "Wild Card In The Pack" è un concentrato di riuscite metafore e "Cornfield Ablaze" ci riporta ai bei tempi di Steve McQueen e Protest Songs, molti fan non riescono proprio a digerire il brano che chiude la collezione, un divertissement probabilmente scritto da Paddy McAloon per la sua primogenita. Su una base che si colloca a metà strada tra "Cotton-Eyed Joe" e "Nella vecchia fattoria" del Quartetto Cetra, la buffa "Farmyard Cat" procede tra rime forzate e un ritornello in linea con la tradizione delle novelty songs (con tanto di coro, "miao" compresi).

Sarà un decennio crudele per Paddy, tra gravi problemi alla vista e all'udito (per colpa degli acufeni) che lo costringono a lunghe pause e a una vita da recluso, a Newcastle, insieme alla moglie Vicky - conosciuta per caso tra gli scaffali del reparto di musica classica in un negozio di dischi - e alle sue tre figlie. Nonostante la ripresa, la foto sul retrocopertina del suo primo album solista, I Trawl The Megahertz, è quella di di un ex-ragazzo che ha già fatto qualche battaglia che ha lasciato sul campo forse un po' di vita e regalato qualche malinconia in più. Malinconia che è qualcosa di tangibile, quasi fisica, in un disco quasi interamente strumentale (solo nella suite iniziale e in altri due brani c'è la presenza di una voce narrante) suonato da una sezione d'archi e una di fiati.
Il brano iniziale che dà il titolo all'album dura 21 minuti: la musica sembra galleggiare nell'aria, con gli archi che disegnano ampie volute punteggiate dagli interventi di una tromba sulle tonalità di un Mark Isham per poi lanciarsi in aperture melodiche di grande dolcezza. Subentrano un po' alla volta un clarinetto, alcune note di chitarra e una voce narrante femminile. Il tutto ricorda il migliore Gavin Bryars, con però il valore aggiunto di un grande feeling che nasce forse proprio dall'assenza di una impostazione accademica. Il segreto della musica è tutto in una linea melodica semplice che si tuffa nei nostri sentimenti e non ne esce.
Il resto del disco si mantiene su buoni livelli - compaiono accenni di minimalismo alla Philip Glass ("Esprit de Corps", "But We Were Happy") e ipotesi di jazz orchestrale, ad esempio in "We Were Poor...". "Orchid 7" e "I'm 49" sono brani con un maggior dinamismo ritmico. La scrittura rimane sempre brillante, calibrata, con gli archi e i fiati che dialogano meditabondi in un incessante lavorio orchestrale, dando ai brani al contempo l'artificiosità intelligente delle architetture sonore e la grazia di strutture melodiche estremamente solide.
I Trawl The Megahertz è un disco di grande eleganza che soffre forse a volte di un'aria un po' troppo da colonna sonora, ma non possiamo che apprezzarne la melanconica purezza. McAloon esordisce a nuova vita artistica con un'opera molto distante stilisticamente dal pop dei Prefab Sprout, mantenendo però inalterata la brillantezza del suo talento.

Gli anni del raccolto


Nel 2006 Thomas Dolby anticipa grandi notizie ai suoi fan scrivendo sul proprio sito web di essere in procinto di rimasterizzare Steve McQueen. L'anno dopo esce sul mercato una preziosa Legacy Edition che contiene non solo il secondo disco dei Prefab Sprout interamente restaurato, ma anche un cd aggiuntivo che include alcune nuove riletture acustiche che, a volte, stravolgono totalmente le versioni originali e fanno emergere nuovi particolari prima tenuti sullo sfondo.
La produzione di Thomas Dolby resiste piuttosto bene alla prova del tempo, e il suono della nuova ristampa è più pulito, con una più ampia e convincente immagine sonora. I toni acuti continuano a essere un po' troppo accentuati (caratteristica tipica delle produzioni degli anni Ottanta) ma il tutto rappresenta un'occasione d'oro per riscoprire brani di facile presa che però non rinunciano a stupire tra spruzzate di latin jazz e cambi ritmici ("Horsin' Around").
"Faron Young" è un omaggio al cantante, e allo stesso tempo un brano molto autoironico - Paddy, da piccolo, si chiedeva come potesse piacere la musica Country & Western nel nord industriale "che offre infrarossi al posto del sole". "When Love Breaks Down", nel frattempo, viene riletta più volte da altri artisti: dapprima se ne occupano gli Zombies, più di recente il brano entra a far parte del repertorio di Lisa Stansfield, che ne registra una personalissima versione nell'album "The Moment" prodotto da Trevor Horn.
Nel secondo cd le reincisioni in alcuni casi donano alle canzoni un ulteriore fascino: "Desire As" perde la patina eterea conferita in origine dagli archi sintetizzati e dal sax di Mark Lockhart e ora, cantata con una voce più profonda e matura, è in bilico tra l'ultimo Johnny Cash e i Kings Of Convenience. Il libretto è sobrio ed essenziale, con un nuovo articolo scritto da Paul Lester (caporedattore della rivista Uncut). Purtroppo Paddy McAloon, coinvolto nella realizzazione della reissue, non ha permesso l'utilizzo di lati B ("He'll Have To Go", "The Yearning Loins", "Spinning Belinda", "Real Life").

Alla corte della principessa Musica


Prefab Sprout - Paddy McAloonNel 2009 la Kitchenware Records decide di pubblicare uno dei vari lost album accumulati negli anni nel cassetto di Paddy McAloon, che per l'occasione
scrive le note interne nel libretto facendo molti riferimenti a "Smile" di Brian Wilson.
Let's Change The World With Music è composto da undici canzoni (si tratta di una scelta di provini destinati a un progetto nato tra il 1992 e il 1993, scartato dalla Sony Music) ed è essenzialmente una fatica solista. Con lui stavolta non ci sono i suoi storici collaboratori (la vocalist Wendy Smith, il batterista Neil Conti e il fratello Martin) anche se sono tutti ringraziati all'interno del booklet. I provini sono stati registrati in casa e sono rimasti pressoché intatti, fatta eccezione per un lavoro di rimasterizzazione e di restauro dei nastri. Let's Change The World With Music si colloca idealmente tra Jordan: The Comeback e Andromeda Heights.
Come già è accaduto con The Gunman And Other Stories, anche qui troviamo alcuni brani di cui McAloon si rimpossessa dopo averli ceduti ad altri interpreti: "Ride" è stata incisa da Wendy Matthews e "God Watch Over You" da Frances Ruffelle, nota soprattutto per aver preso parte al musical "Les Miserables" di Claude-Michel Schönberg e Alain Boublil (che torna alla ribalta grazie all'enorme successo della rilettura di "I Dreamed A Dream" registrata da Susan Boyle).
Paddy McAloon presta molta attenzione al minimo dettaglio anche quando registra semplici provini, e più volte si può immaginare come questi brani potrebbero rendere se fossero suonati da una vera band al completo. Certo, qualche passaggio suona irrimediabilmente datato (ad esempio, il rap introduttivo di "Let There Be Music" e certi arpeggi di pianoforte da house music) ma si tratta nella maggior parte dei casi di composizioni ispirate e che resistono bene alla prova del tempo. Non solo per merito delle qualità del songwriting, ma anche perché nel frattempo molti altri colleghi hanno subito il fascino dei sintetizzatori vintage (dagli ultimi Depeche Mode all'ex-Savage Garden Darren Hayes innamorato del Fairlight CMI) e di certa elettronica lo-fi (dal David Gray di "White Ladder" ai Magnetic Fields di Stephin Merritt). Di conseguenza  un brano come "Ride" potrebbe facilmente essere un successo radiofonico affine alle sonorità riprese con intelligenza dagli Empire Of The Sun.
Si dice che la Sony si sia rifiutata di pubblicare quest'album per via dei riferimenti religiosi nei testi di Paddy. La musica è qui vista come una divinità, una forza salvifica, riprendendo un concetto caro alla compositrice tedesca del XII secolo Hildegard Von Bingen che scrisse, in una lettera rivolta ai prelati di Magonza, che la musica terrena altro non sarebbe che "un tentativo dell'uomo di ricreare il canto perfetto degli angeli del Paradiso" (che Adamo, prima di farsi tentare dal diavolo, riusciva ad ascoltare). "God Watch Over You", "Sweet Gospel Music" (che sarebbe dovuto uscire come singolo) e "Angel Of Love" hanno connotazioni religiose, ma sarebbe frettoloso attribuire tali caratteristiche a ogni singola canzone del lotto. Il pop jazzato di "I Love Music" è a metà strada tra i Matt Bianco di "Whose Side Are You On?" e certe produzioni un po' naif del Leonard Cohen più recente. La lode "Music Is A Princess" ("la musica è una principessa, mentre io sono solo un ragazzo vestito di stracci") dimostra il talento nel cantare testi che, in bocca ad altri, suonerebbero smielati.
La seconda metà dell'album ricorda le atmosfere di Andromeda Heights, in particolare "Last Of The Great Romantics" (vale a dire "il ragazzo che fa un banchetto con una tavola di briciole, ascolta musica romantica nei telefoni cui nessuno risponde e nello sbattere arrabbiato di una porta") e la bacharachiana "Falling In Love".

L'influenza dei Prefab Sprout è evidente nelle canzoni dei Deacon Blue di Ricky Ross, altro cantautore colto del Regno Unito (ex-insegnante di lettere che, dopo aver conquistato il grande pubblico con un pop robusto che mescola gli Sprouts e Bruce Springsteen, si è distinto come autore per altri cantanti - in primis grazie a "High", il primo successo di James Blunt) il cui punto di forza è nei testi e nel contrasto tra la propria voce e quella di Lorraine McIntosh. Un'altra caratteristica in comune tra la band scozzese e quella capitanata da Paddy è il dichiarato amore per Bacharach (i Deacon Blue arrivano a registrare un intero Ep dedicato a Burt e ad Hal David).
Più superficiale il paragone che può essere fatto con i californiani Cock Robin: ancora una volta l'alchimia è tra una voce maschile (quella di Peter Kingsbery) e una femminile (di Anna LaCazio) cui giova sicuramente la grande attenzione per la produzione (affidata una volta a Steve Hillage dei Gong e in un'altra occasione a Rhett Davies, già all'opera con i Roxy Music). Un ulteriore punto di contatto è rappresentato dall'attenzione di Kingsbery nei confronti dei musical, visto che il suo più grande successo solista è una versione in lingua inglese di "S.O.S. d'un Terrien En Detresse" (tradotta come "Only The Very Best") dall'opera "Starmania" di Luc Plamondon, ma laddove la voce di Paddy è vellutata e carezzevole, quella di Kingsbery emerge possente, spesso melodrammatica, più vicina semmai al carisma e allo stile di Meat Loaf.
Qualche vago riferimento ai Prefab Sprout c'è nelle canzoni firmate da Gregg Alexander, che nel 1999 si è fatto conoscere con i New Radicals e la hit "You Get What You Give", e anche nei Divine Comedy di Neil Hannon (anche lui un beatlesiano "versante Macca"). Gli Arcade Fire hanno fatto propria la lezione del gruppo di Newcastle in "No Cars Go" (dall'album "Neon Bible") e il giovane Sondre Lerche ha reinterpretato "Nightingales" in
"Duper Sessions".

Let's Change The World With Music non è il solo album rimasto inedito fino ad oggi. Mentre ci si aspettava che al massimo la Kitchenware - etichetta che è tornata a far parlare di sé dopo anni per aver lanciato gli Editors (neanche a farlo apposta, Tom Smith ha inciso un personale rifacimento di "Bonny" da Steve McQueen) - tirasse fuori un altro coniglio dal cilindro dal polveroso archivio di canzoni scritte e mai pubblicate, poco prima dell'estate del 2013 accade qualcosa di strano. Da un anonimo profilo di SoundCloud emergono dieci brani mai ascoltati prima, e quando si inizia a parlarne e i fan cominciano a postare in rete, anche su YouTube, il prezioso e misterioso bottino, il tutto viene celermente oscurato. Non riesce a credere alle proprie orecchie neppure Tom Robinson, ieri cantautore contro, autore di "Glad To Be Gay" e "Still Loving You" e oggi noto speaker radiofonico della BBC che decide di trasmettere il nuovo fantomatico disco (il cui titolo inizialmente è "The Devil Came A-Calling") durante la propria trasmissione: per fortuna Wendy Smith l'ha fermato, assicurando che fosse nei piani una release ufficiale in autunno.
Che si sia trattato di un incidente o di una strategia che sorpassa in furbizia persino quelle dei Radiohead dei tempi più recenti, poco importa. "The Devil Came A-Calling" (con dieci brani disposti in ordine alfabetico) è diventato nel frattempo Crimson/Red: un titolo eccentrico a dir poco, che richiama stranamente "Red" dei King Crimson ma che ha a che fare molto di più con il rosso della passione che con le distantissime sonorità della band di Robert Fripp. Qui Paddy McAloon continua a fare ciò che ha sempre fatto con successo, indossa i panni confortevoli del cantastorie ma al tempo stesso si racconta più di quanto abbia mai fatto in trent'anni di carriera. Indugia in suggestive metafore, partendo dai sogni dell'adolescenza (letta in una doppia chiave, ricordando la propria e osservando quella delle figlie) alla fama che bussa alla porta e poi se ne va. Thomas Dolby in fondo l'ha sempre detto chiaro e tondo - i dischi dei Prefab Sprout sono vere e proprie opere letterarie che andrebbero vendute nei bookshop, e Crimson/Red non fa eccezione. Nonostante si tratti di un lavoro realizzato in casa, senza l'aiuto di altri musicisti (non c'è traccia neppure del fratello Martin), stavolta il tutto riesce a suonare più "vero" rispetto a una semplice raccolta di demo. Se non fosse stato per una telefonata della Icebreaker Records che gli ricordasse una deadline da rispettare, Paddy McAloon avrebbe continuato a lavorare su un album completamente diverso da quello che ci ritroviamo tra le mani: per fare presto, il nostro si è ritrovato a fare in fretta e furia una cernita di brani lasciati per anni nel cassetto.

paddymonoI dieci diamanti grezzi di Crimson/Red sono dunque un personale best of di tutti quei suoi svariati progetti mai conclusi dall'inizio degli anni Novanta in poi, di cui si è tanto fantasticato: sebbene sia stato registrato in due mesi, accanto a brani nuovi come "Billy" ci sono recuperi che risalgono anche al 1997 (è il caso di "The Old Magician", autoritratto in parole e musica composto dopo aver compiuto il suo quarantesimo compleanno). "The Songs Of Danny Galway" è un'autentica pagina di diario che ricorda l'incontro con Jimmy Webb; nel celebrarlo Paddy imita affettuosamente anche le sonorità e la struttura dei classici dell'autore di "MacArthur Park" e "By The Time I Get To Phoenix". "Con le parole dipinge una scena vivida, ti porta in posti in cui non sei mai stato / eppure, ascolti e sei fin pronto a giurare di conoscere quella casa, di aver salito quella scala", ci rivela sullo "stregone di Wichita". Se non fosse per l'armonica sintetizzata e per il suo incedere country-western, "Billy" si potrebbe confondere senza difficoltà nel songbook di un Cole Porter o di un Burt Bacharach. Sebbene possa venire in mente l'amato Brian Wilson (non si chiamava forse "The Private Life Of Billy And Sue" un brano dei suoi Beach Boys?), è più plausibile che la fonte di ispirazione del testo sia il "Trumpet" di Billy e Susan Hayes, romanzo ambientato a Londra nel primo Ottocento. C'è anche lo spirito di Bob Dylan che aleggia su "Mysterious" e fa amabilmente lo gnorri in "The Devil Came A-Calling", mentre la chitarra languida di "Grief Built The Taj Mahal" tradisce semmai vaghi richiami a David Sylvian e allo Stevie Wonder (ospite dei Prefab Sprout in "Nightingales", nel 1988) di "Visions".
Finalmente, dopo tanti anni, McAloon è riuscito a sfornare un altro ritornello che stende al tappeto: "The Best Jewel Thief In The World", singolo di lancio, ha una melodia indovinatissima e stavolta diretta, per nulla arzigogolata. Non ci si preoccupi, inoltre, se "The Old Magician" tocchi a tal punto da far lacrimare dalla commozione anche il cuore più duro: il vecchio mago non può che essere Paddy stesso, di fronte a una platea che (lui dice...) non si scalda più. The tired act that no-one loves un tempo produceva colombe, ora i suoi misteri sono una burla e pure la sua assistente (inequivocabilmente si parla di Wendy Smith, ai tempi controcanto femminile e compagna di vita di McAloon) è stanca di essere "segata in due". "Non gli resta che inchinarsi per l'ultima volta, ora ha perso tutte le sue illusioni". Siamo sicuri che non ci sia più posto nelle hit parade per il pop classico ed elegiaco dei Prefab Sprout? Oggi Paddy è un fiume in piena, provato dalla vita eppure sereno, e parla di sé alla BBC come a Paul Smith dei Maximo Park, arrivando a non escludere di poter tornare un giorno con un album prodotto ancora una volta dal sodale Thomas Dolby. Già nel 2009, inoltre, espresse il desiderio di reincidere il suo album di debutto, Swoon, considerato troppo ingenuo e under-produced. Tutte indiscrezioni che non possono che lasciarci la speranza che Crimson/Red - il disco più consistente e stupefacente dai tempi di Jordan - non sarà affatto il final bow di un prestigiatore che continua, dall'Olimpo dei grandi, a colorare di rosso cremisi anche le nostre giornate più fosche. Speriamo solo che il diavolo non si dimentichi di lui e che lo metta alle strette un'altra volta. D'altronde lo sappiamo, the devil has all the best tunes.

Il pop sofisticato d'Oltremanica, negli ultimi anni, ha avuto il suo eroe, ma accanto a lui non sfigurano neppure Roddy Frame, i Danny Wilson di Gary Clark, Edwyn Collins, i primi Everything But The Girl, Colin Vearncombe (Black), Horse, i Microdisney, Lloyd Cole and The Commotions, i Love and Money di James Grant - gli anni Ottanta, contrariamente a ciò che spesso si dice, non hanno prodotto solo effimeri fenomeni di costume e artisti usa-e-getta, e i Prefab Sprout sono stati i precursori di una sincera (e intelligente) riscoperta di sonorità che per lungo tempo sono state accantonate.

Contributi di Michele Chiusi ("I Trawl The Megahertz")

Prefab Sprout

Gioielli pop su una strada di stelle

di Alessandro Liccardo

Tutta la storia di Paddy McAloon, singolare poeta del pop con il pallino di Burt Bacharach, Brian Wilson e Jimmy Webb, e della sua sublime creatura musicale. Dagli esordi acerbi di "Lions In My Own Garden" al successo di critica e di pubblico fino al recente semi-ritiro dalle scene
Prefab Sprout
Discografia
 PREFAB SPROUT

 

  

 

 Swoon (Kitchenware, 1984)

7

Steve McQueen/Two Wheels Good (Kitchenware, 1985)

8

 From Langley Park To Memphis (Kitchenware, 1988)

6,5

 Protest Songs (Kitchenware, 1989)

7

Jordan: The Comeback (Kitchenware, 1990)

8

 A Life Of Surprises - The Best Of Prefab Sprout (Kitchenware, 1992)

7

 Andromeda Heights (Kitchenware, 1997)

7

 38 Carat Collection (antologia, doppio cd, Kitchenware, 1999)

7,5

 The Gunman And Other Stories (EMI Liberty, 2001)

6,5

 Let's Change The World With Music (Kitchenware, 2009)

7

Crimson/Red (Icebreaker, 2013)

 7,5

   
 PADDY McALOON

 

  

 

 I Trawl The Megahertz (Emi, 2003)

7,5

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Video
Don't Sing
(videoclip da Swoon, 1984)
When Love Breaks Down
(videoclip da Steve McQueen, 1985)
Johnny Johnny
(videoclip da Steve McQueen, 1985)
Cars And Girls
(videoclip da From Langley Park To Memphis, 1988)
I Remember That
(videoclip da From Langley Park To Memphis, 1988)
Hey Manhattan!
(videoclip da From Langley Park To Memphis, 1988)
We Let The Stars Go
(videoclip da Jordan: The Comeback, 1990)
All The World Loves Lovers
(videoclip da Jordan: The Comeback, 1990)
Carnival 2000
(videoclip da Jordan: The Comeback, 1990)
If You Don't Love Me
(videoclip da A Life Of Surprises - The Best Of, 1992)
Prisoner Of The Past
(videoclip da Andromeda Heights, 1997)
Electric Guitars
(videoclip da Andromeda Heights, 1997)
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