Tromso, Norvegia, è una cittadina del Circolo polare artico con non più di 60.000 abitanti. Uno scenario fatto di ghiacci, casette di legno e luci del Nord. Non esattamente ciò che ci si aspetta da una delle realtà musicali più frizzanti degli ultimi anni. Qui, infatti, sono nati Bel Canto e Biosphere, maestri di un peculiare pop, sintetico e atmosferico. E qui hanno mosso i primi passi anche i Royksopp, giovanissima band esplosa col suo album d'esordio, Melody A.M.: un mix di suoni trasversali e manipolati, in bilico tra sinuosi ritmi dance e suadenti atmosfere da lounge music. Dal "chill-out" di "Royksopp's Night Out" agli sprezzi jazz di "She's so", dalle melodie accattivanti di "Eple" e "Remind Me" fino al suggestivo trip-hop di "Sparks", si scorre un campionario di sonorità intriganti e sofisticate, che denotano una peculiare propensione per la manipolazione e per l'elettronica più suadente. E non mancano sample curiosi, come in “So Easy", in cui è stata utilizzata la linea melodica e alcuni frammenti di una canzone appartenente a una band svedese di easy listening degli anni Sessanta, nonché sprazzi di Bacharach.
"Forse a Tromso ci sentiamo tutti un po' isolati dal resto del mondo - racconta Svein Berge, che insieme a Torbjorn Brundtland dà vita a questo eccentrico duo di funkster elettronici -. Solo un paio di ponti ci collega alla terraferma e la città più vicina è a cinque ore di auto. Non possiamo frequentare i club alla moda delle metropoli, così siamo costretti a inventarci qualcosa per vincere la noia". Eppure la formula dei Royksopp è un'alchimia di suoni incredibilmente attuali, quasi una colonna sonora del nuovo secolo: gelide brezze elettroniche, giochi melodici,pulsazioni trip-hop, atmosfere jazzate. Il tutto sorretto da un'anima funk, seppur trapiantata in un'ambientazione tipicamente nordica. E proprio l'equilibrio tra suoni "caldi" e "freddi" è una delle peculiarità dei Royksopp. "Con un po' di presunzione, direi che le nostre radici sono nell'ambient music - racconta Berge -. Crescendo, abbiamo virato verso suoni 'house'. Più basso e batteria, insomma. A Tromso fa molto freddo, così abbiamo sentito il bisogno di scaldarci un po' con ritmi afro-americani.".
Nel frullatore dei Royksopp c'è posto per le influenze più disparate: "I riferimenti obbligati sono i Kraftwerk e Brian Eno, che rappresentano il nostro lato elettronico. Ma amiamo molto la disco di Giorgio Moroder, l'uso del sampler degli Art of Noise e le armonie semplici, ma drammatiche al tempo stesso, del primo Vangelis. Descrivendo la nostra musica, ci piace dire che combina le armonie filmiche, Erik Satie e le melodie di Francis Lai (l'autore della colonna sonora di "Un homme et une femme", ndr) con il calore dell'analogico anni Settanta, la pomposità degli Ottanta e la programmazione".
La storia dei Royksopp nasce quasi per gioco. Svein Berge e Torbjorn Brundtland, entrambi appassionati di computer, si conoscono a scuola e cominciano ad architettare strani esperimenti a metà tra musica ed elettronica. "Abbiamo comprato il nostro primo sintetizzatore a 14 anni, era solo un hobby, ci piaceva manipolare temi 'ambient'. Poi abbiamo realizzato il primo demo, all'inizio degli anni '90. Quindi, abbiamo deciso di formare i Royksopp". Il nome scelto è un gioco di parole norvegese, praticamente intraducibile. "Royksopp, nella nostra lingua, vuol dire molte cose. Tradotto in inglese, potrebbe equivalere a 'puff ball', ovvero uno di quei funghi che crescono nei pavimenti e che esplodono se calpestati. Un altro significato è la nuvola di fumo che segue l'esplosione di una bomba atomica".
I due funkster elettronici di Tromso scoprono presto che fare musica è molto più divertente dell'università. "Frequentavamo corsi di lingua inglese. La musica era solo un hobby. Poi è diventata qualcosa di più grande del previsto. E allora.". Il primo fan del duo è proprio il concittadino Geir Jenssen dei Biosphere, che li mette in contatto con l'entourage della Apollo (prestigiosa casa discografica di musica ambient) e fa produrre dalla Aedena Cycle il loro "Travellers Dream" (1995). Dopo un paio di prove con l'etichetta norvegese Tellé (la stessa di Erot, Bjorn Torske, Kings Of Convenience e Annie), il duo viene notato dalla Wall Of Sound, che li ingaggia e pubblica il singolo "Epple", all'insegna di una raffinata "chill-lounge". E' il preludio all'album d'esordio dei Royksopp, Melody A.M, che entra nelle classifiche indipendenti e guadagna i consensi della critica anche fuori dai confini norvegesi. "Sleaze Nation" lo elegge "disco dell'anno". "The Face" scrive che i Royksopp "hanno scoperto il modo per viaggiare nella mente umana: un viaggio caldo e avvolgente".
La band norvegese ha già suonatoin Gran Bretagna, in Germania e in Belgio. "Ci piacerebbe venire anche in Italia, ma finora non è stato mai possibile", spiegano. La loro strumentazione è fatta di complessi marchingegni elettronici, ma anche di tastiere demodé. "Preferiamo le vecchie tastiere - racconta Berge - perché ti permettono di manipolare più facilmente i suoni e di inventarne di nuovi. E poi sono molto più 'calde' delle nuove, che hanno un'elettronica digitale che suona a volte un po' asettica". Instancabili riciclatori di suoni, i Royksopp non disdegnano l'uso dei sample. Ma con moderazione. "In 'So easy', una delle tracce dell'album, abbiamo usato la linea melodica e alcuni frammenti di una canzone appartenente a una band svedese di easy listening degli anni Sessanta. Abbiamo preso qualcosa anche da un pezzo di Bacharach. Al di fuori di ciò, cerchiamo in genere di usare interi sample di canzoni il meno possibile, preferiamo lavorare sui suoni".
C'è qualcosa di pionieristico "fai da te" nell'approccio dei Royksopp. Quel gusto per gli esperimenti bizzarri che si trascinano fin dai tempi della scuola e che accompagna persino le loro esibizioni. "La musica elettronica, dal vivo, rischia di diventare noiosa - racconta Svein -. Volevamo che la gente si divertisse ai nostri concerti e così abbiamo pensato di incorporare tutti i nostri strumenti in un'enorme scatola". Prego? "Proprio così, un'enorme macchina di metallo di oltre 100 chili, lunga cinque metri e alta quasi due. Ci mettiamo dentro tutti i nostri strumenti e le apparecchiature elettroniche. C'è una porta, nella scatola, così abbiamo l'opportunità di suonare sia da dentro che da fuori. Sembra una specie di caravan, con una ciminiera da cui esce il fumo.". Come a voler ribadire che a Tromso la fantasia non manca davvero.
"Only This Moment": estate languida di dolci armonie, estate di colori, estate spensierata, estate radiofonica che suona canzoni bruciate dal sole, che la notte fa echeggiare appena in lontananza. E' il singolo di The Understanding (2005), disco estivo che immortala in 12 momenti gli alchemici chiaroscuri di foto marittime ritoccate al laptop.
Con un disco come Melody A.M. sulle spalle, che porta con sé il peso di quasi un milione di copie vendute, la tentazione di rifare il medesimo album può essere alta, almeno quanto quella di prenderne schizofrenicamente le distanze; e invece i Röyksopp risolvono il rompicapo col talento dei musicisti consumati, emancipandosi dalle ingombranti attese senza con ciò smarrire una sfrontatezza indie perfettamente a suo agio nei salotti buoni del mainstream. La band vira verso le canzoni, ma lo fa sposando climi ben più temperati, aggiornando, di fatto, l'estetica dell'europop, che nella scuola scandinava ha da sempre degli esponenti d'eccellenza.
The Understanding è l'incontro tra profumate sinfonie strumentali (il valzer per sintetizzatori "Triumphant", che apre l'album), o tese progressioni notturne (un altro stupendo strumentale, la mini suite "Alpha Male"), ed esplosivi clangori spiaggistici, siano essi quelli di "Follow My Ruin", griffato dance-pop che Bryan Ferry non scrive da quasi un ventennio, o di "49 Percent", canzone dall'anima black e dai connotati house intepretata da Chelonis R Jones della scuderia Get Physical.
Se si eccettua ancora l'estasiante e cristallina "What Else Is There?", cantata da una sensuale Karin Dreijer degli svedesi Knife, a sorprendere sono proprio le voci di Torbjørn Brundtland e Svein Berge, che prendono in mano le restanti parti vocali con esiti a dir poco brillanti, senza ricorrere a nomi cool, come fu quello di Erlend Øye dei Kings Of Convenience nell'album precedente. Dal lungomare ventoso giungono le malinconiche e incantate solitudini di "A Beautiful Day Without You", che col suo synth-pop a mezza voce, da stretta al cuore, conduce a vette di melodismo da far invidia ai maestri Pet Shop Boys, mentre le strobo di una discoteca all'aperto tolgono il sonno con cascate di sinuosità a dosi crescenti di bpm in "Circuit Breaker", e il contrappunto cantato al femminile ci resta incollato addosso (la voce di supporto appartiene a Kate Havnevik, che la presta anche in "Only This Moment"). Se "Someone Like Me" può richiamare le atmosfere familiari agli Air di " Talkie Walkie ", riuscendo a uscire dall'impasse declinando nel più raffinato dei funky, è la notte dondolante, onirica e stellata a lasciarci in eredità la chiusura di "Dead To The World" e di "Tristesse Globale", degna uscita di scena per un sogno a occhi aperti.
Röyksopp's Night Out (2006) è un Ep registrato dal vivo, durante la serata di Oslo del tour 2005 della band.
La terza prova sulla lunga distanza, Junior (2009), si indirizza ancor più verso forme attente alla fruibilità di massa, al gusto radiofonico o a quello danzereccio. La lontananza dai paesaggi atmosferici del disco d'esordio è forse paradossalmente ridotta, causa un richiamarsi di suoni e qualche passaggio strumentale, ma il cuore del disco pulsa altrove.
Quello di Junior è un suono sempre più europeo: si prenda ad esempio il singoletto di lancio, quella caramellosa giostrina chiamata "Happy Up Here", che immette sulla costruzione classica dei norvegesi una bella dose di scanzonatezza marcata Astralwerks e spruzzi di french touch. Le fascinose asperità di "The Girl And The Robot" portano in pista un contrasto dai sapori quasi synth-pop con le romanticherie del violino, mentre il delicato carosello per elettronica accartocciata di "Vision One" fotografa quanto meglio possibile l'evoluzione dei Röyksopp.
La focalizzazione dei colori non pare mancare alle sapienti mani del duo: a non convincere sino in fondo è però la loro reale capacità di dare anima a questa forma espressiva. Il meglio infatti arriva quando si lascia spazio al mero suono. Vale a dire le code dei brani o, ancor di più, la fantasia strumentale di "Röyksopp Forever", nei cui attacchi di archi vengono scaricate tutte le istanze romantiche del duo.
Così forse il brano migliore è una sorta di b-side di "The Understanding", ossia una trasognata ballata elettro-pop, "You Don't Have a Clue". Per il grosso, l'album si limita a ballonzolare sulla linea della gradevolezza (l'altro strumentale "Silver Cruiser", il divertissement "Miss It So Much"), talvolta scavallandola di poco ("This Must Be It"), talatra scendendovi al di sotto ("True To Life"). L'unico brano di rottura è "Tricky Tricky", incubo ossessivo giustamente affidato - ancora una volta - alla voce di Karin Dreijer dei Knife.
A conti fatti è difficile negare che la progressione dell'entità Röyksopp incappi in una brusca frenata, forgiando un suono che non rinverdisce i fasti passati né tantomeno i recenti.
Contributi di Marco Bercella ("The Understanding"), Ciro Frattini ("Junior")

