Simply Red

Simply Red

Semplicemente pop

di Stefano Fiori

E' definitivamente calato il sipario sul non-gruppo di Mick Hucknall, amato da molti ma considerato irrilevante da altrettanti. Venticinque anni di successi all'insegna di un easy-listening che ha fatto avvicinare milioni di persone al pop-soul made in England
Manchester, Free Trade Hall, 20 luglio 1976. E' la seconda data dei Sex Pistols nella città inglese (coi debuttanti Buzzcocks come supporto) a poco più di un mese di distanza dal primo concerto. Due serate che rimarranno nella storia per la loro influenza sul panorama rock inglese: tra i pochi spettatori dei due eventi sono infatti presenti futuri membri dei Joy Division, dei Fall e degli Smiths che rimarranno segnati dall'energia sprigionata su quel palco. Nel pubblico è presente anche un sedicenne dai capelli rossi, nato nella cittadina di Denton e di nome Mick Hucknall. Anche lui vuol diventare un musicista, è dotato di una voce fuori dal comune per un ragazzo bianco e, così come tanti altri giovani, è affascinato dal nuovo linguaggio musicale che sta rivoluzionando il rock; è però anche un grandissimo fan di Van Morrison e a casa consuma Lp di rhythm'n'blues, soul e funky, imitando i grandi nomi della black music... e un tale background finirà ovviamente per condizionare la sua evoluzione musicale, anche se inizialmente preferirà non rendere troppo evidente tale influenza.

1979-84: dal post-punk al soul, sola andata


Formerà quindi un gruppo, i Frantic Elevators, con cui pubblicherà solo quattro 45 giri (per una dozzina di canzoni in totale) ma nessun album. Post-punk, skiffle e blues costituiranno le coordinate sonore con cui il gruppo cercherà di imporsi nella rigogliosa scena di Manchester dei primi anni 80, ma senza successo. Hucknall, quasi irriconoscibile in alcune delle registrazioni, appare costretto in un ruolo non suo, un leone in gabbia; l'esuberante presenza scenica e la sua voce, così potente e vibrante, sono più adatte a rivaleggiare con quelle di Rod Stewart e George Michael che a esprimere la decadenza del post-punk. Frustrato per la scarsa attenzione riservata al gruppo, Hucknall lo scioglie dopo quattro anni di attività, proprio mentre l'ultimo e più pop dei loro singoli, "Holding Back The Years" (dedicato alla madre, che abbandonò la famiglia quando Hucknall aveva tre anni), iniziava a destare un certo interesse nella scena indie locale. Incoraggiato però dal crescente interesse attorno alla nuova scena blue-eyed soul inglese, coi suoi rimandi al rhythm'n'blues e al jazz del passato, Hucknall decide di formare una nuova band, stavolta più idonea alle sue corde vocali e rispettosa dei suoi miti adolescenziali. Si uniranno a lui il pianista e corista Fritz McIntyre, il chitarrista Sylvan Richardson, due ex-membri della prima line-up (mai arrivata in sala d'incisione) dei Durutti Column, il batterista Chris Joyce e il bassista Tony Bowers, e il trombettista/tastierista Tim Kellett che invece, nei Column, militava come membro ufficiale dal 1983. Battezzati World Service prima, poi Red (un chiaro omaggio ai capelli del cantante) e infine Simply Red ("Rosso, semplicemente Rosso"  rispose Hucknall all'organizzatore di una serata che chiedeva loro quale nome dovesse scrivere sulla locandina), riuscirono a farsi notare in breve tempo e grazie all'aiuto dell'amico/manager Elliot Rashman ottennero un contratto con l'Elektra/Warner che li portò immediatamente in studio per incidere il loro album di debutto.

1985-86: funky proletario


Anticipato di alcuni mesi dai singoli "Money's Too Tight (To Mention)"  (cover di un misconosciuto brano dei Valentine Brothers) e "Come To My Aid", il primo album Picture Book vedrà la luce nell'autunno 1985 e farà bella mostra di un pop-funk trascinante ma al tempo stesso bianchissimo, venato di synth e con qualche eco new romantic ("No Direction"). La sequenza di accattivanti melodie è efficacissima e ben congegnata per scalare le classifiche (nonostante il successo dell'album avverrà in modo lento e graduale). Ma a colpire e a stridere, in ambito così pop, saranno soprattutto i temi affrontati dai pezzi: povertà, sopravvivenza ed emarginazione metropolitana, sogni infranti e svanite rivalse sociali: quasi un concept-album invettiva contro la situazione socio-economica delle classi più povere durante gli anni del thatcherismo, proprio come pochi mesi prima lo era stato "Our Favourite Shop" degli Style Council, seppur con aristocratico distacco. Anche il look adottato dalla band nei videoclip dei singoli sottolineerà tali intenti, con un Mick Hucknall agghindato quasi fosse la versione adulta del monello chapliniano o un novello Oliver Twist.
A differenza degli Style Council o di Sade infatti, ben poco spazio è lasciato agli intellettualismi musicali e alle atmosfere più cool, i Simply Red del debutto non giocano con le sfumature, la loro attitudine è decisamente più rock, viscerale  e "popolana" così come la passione interpretativa di Hucknall, che si infiamma sui numeri più travolgenti come i succitati singoli e "Look At Your Hands" o si fa delatoria nell'amara e più felpata "Jericho". C'è spazio anche per momenti più soft ma che mai scadono nel romanticismo gratuito o cozzano coi temi guida dell'album: "Sad Old Red" è il pezzo jazz suonato nel fumoso pub di periferia, la title track è una desolata ballata sintetica che rimanda ai coetanei Talk Talk, mentre "Heaven" dei Talking Heads è qui trasformata in un lento carico di soul alla Otis Redding. Ma sarà la re-incisione di "Holding Back The Years", in una versione resa ancora più nostalgica dalla magistrale interpretazione di Hucknall che, pubblicata su singolo quasi un anno dopo il successo di "Money's Too Tight", esploderà su scala mondiale: primo posto nella classifica americana dei singoli e, come conseguenza, vendite milionarie di tutto l'album che sino a quel momento avevo goduto solo di un discreto riscontro europeo ma anche di ottimi riscontri di critica.
E come conseguenza di questa escalation Mick Hucknall si monta la testa, si dedica alla bella vita e si farà vezzosamente incastonare un rubino rosso su uno degli incisivi superiori prendendo spunto da Buddy Guy, uno dei suoi eroi adolescenziali, che esibiva un diamante sorridendo. "Tra il 1985 e il 1987, andavo a letto con circa tre donne al giorno, tutti i giorni. Non ho mai detto di no. Questo era quello che sognavo quando volevo essere una popstar, e stavo vivendo il mio sogno. Il mio unico rammarico è che ho fatto del male ad alcune ragazze davvero perbene" dichiarerà venticinque anni dopo.

1987-88: prove tecniche di yuppismo


Il nuovo stile di vita del rosso cantante avrà ovviamente delle pesanti ripercussioni sulla proposta musicale dei Simply Red e soprattutto sulle loro tematiche, al punto che, al momento della pubblicazione del secondo album, sembrerà di aver a che fare con una band diversa, non tanto per il sound adottato quanto per la leggerezza e la spensieratezza che trasparirà dall'ascolto di ogni brano. Non più accuse sociali nei testi ma tribolate relazioni, sesso e tradimenti,  non più gruppi new wave da re-interpretare bensì un classico di Cole Porter come "Ev'ry Time We Say Goodbye" per far risaltare l'ugola d'oro di Hucknall, non più proletari schierati contro la Lady di ferro ma quasi degli yuppie reaganiani.simplyred3
Men And Women
leviga ogni asperità del debutto, il funky qui proposto è più arioso e luccicante ("I Won't Feel Bad"), a tratti un po' troppo plastificato (come la moda del momento imponeva) e pezzi come "Move On Out" un po' ne risentono. Le poche ballate diventano romantiche e un po' stucchevoli e c'è pure un'incursione reggae, "Love Fire" di Bunny Wailer, che da qui in poi diventerà un appuntamento fisso in ogni loro album. Nonostante i difetti acquisiti, però, l'album funziona, i Simply Red e, soprattutto, Mick Hucknall si dimostrano nuovamente capaci di scrivere ottime canzoni pop-soul e a dar loro una mano in un paio di pezzi (tra i quali uno dei loro singoli più sottovalutati, "Infidelity") arriverà anche Lamont Dozier, della premiata ditta Hammond-Dozier-Hammond, già a servizio in passato per Marvin Gaye, Martha & The Vandellas e Four Tops tra i tanti.
L'intento è chiaro: mantenere e accrescere il successo americano approfondendo il lato più soul e festaiolo della loro proposta, eppure non tutto andrà come previsto. L'attesa per il nuovo album è alta e le recensioni saranno positive ma lo spumeggiante singolo "The Right Thing" (che pur diventerà col tempo uno dei loro pezzi più popolari e richiesti dal vivo) si fermerà al numero 11 in Uk e a un ancor più deludente numero 29 negli States. I singoli successivi si comporteranno anche peggio, ma nonostante questo, forse grazie all'onda lunga del successo di Picture Book, all'intensa attività live e a un buon riscontro in diversi paesi europei e sudamericani, Men And Women riuscirà a vendere discretamente durante il corso dell'anno e a far in modo che il nome dei Simply Red non venga etichettato come una meteora e l'etichetta riponga ancora fiducia in loro. Tuttavia il chitarrista Sylvan Richardson getta la spugna.

1989-90: adult-oriented money


Chiamati quindi a correre ai ripari i Simply Red si dimostreranno lucidissimi sul da farsi e il loro fiuto commerciale eguaglierà quello per le melodia perfetta. Sobrietà stilistica e sonora saranno le linee guida per il nuovo album, A New Flame: grande attenzione per gli arrangiamenti, curati come non mai, coi fiati sempre in bella mostra, e le atmosfere, ancora più soul e raffinate. Un nuovo chitarrista (il brasiliano Heitor Pereira), produzione affidata per la seconda volta a Stewart Levine (lo stesso di Picture Book), la penna di Lamont Dozier nuovamente a supporto del gruppo in un paio di episodi e assieme a lui un altro vecchio leone del jazz-soul come Joe Sample dei Crusaders, che co-firmerà la bella e sinuosa "Enough", tra i momenti migliori assieme all'altrettanto snella "Turn It Up". A perderci sarà prevalentemente la spontanea irruenza degli esordi che verrà edulcorata a favore di un pop lambiccato, di classe e decisamente adult-oriented, ma che esalterà la bontà melodica dei pezzi e la vocalità di Hucknall; questa, assieme a una consistente manciata di ottimi singoli (tra cui il gioioso synth-tango della title track e l'elegante ballata al sax "You've Got It"), sarà il punto di forza dell'album e motivo principale del suo enorme successo.
I Simply Red come solitamente verranno etichettati in seguito (spesso con accezione negativa), ovvero romantici, un po' manieristici e magari quale ascolto ideale per Patrick Bateman, nascono con questo disco... nonostante nel brano "She'll Have To Go" tornino a criticare aspramente il primo ministro inglese e "Turn It Up" descriva uno spaccato politico-sociale tutt'altro che roseo.
Per presentare e aprire il nuovo lavoro verrà scelta una cover, "It's Only Love", rifacimento di un brano minore di Barry White intitolato "It's Only Love Doing Its Thing"; laddove si aveva una tipica e sorniona ballata erotica da preliminari, i Simply Red riescono a estrarne un'impetuosa canzone d'amore, valorizzandone il refrain e rendendola un sicuro hit-single. Praticamente se ne appropriano, la adattano completamente al loro stile e il pezzo diventerà uno dei loro classici più ricordati. Il successo del primo singolo e dell'album (per la prima volta al numero 1 in Uk) però non sono ancora niente a confronto di quello che sarà in grado di raggiungere il secondo estratto, un'altra cover, "If You Don't Know Me By Now" di Harold Melvin & the Blue Notes. Stavolta la rilettura è decisamente più fedele all'originale, ma la voce del rosso Mick non teme assolutamente confronti e fa riscoprire, quasi vent'anni dopo, la romanticissima ballata un po' dimenticata a milioni di persone.
Per la seconda volta i Simply Red sono in testa alla classifica dei singoli più venduti negli Stati Uniti, un traguardo raggiunto solo da una ristrettissima élite di artisti inglesi: Queen, David Bowie, John Lennon e... i Tears For Fears. Purtroppo per i Simply Red la sorte del loro successo e del loro impatto oltreoceano seguirà maggiormente le orme del duo di Bath e ben presto si renderanno conto che sfondare nuovamente sul mercato americano sarà per loro uno sforzo vano. Tuttavia il problema principale per il gruppo sarà un altro: forse non preparato a una seconda ondata di successo di tali proporzioni (saranno quasi sette i milioni di copie venduti da A New Flame), Mick Hucknall si lascia travolgere dagli agi e dal lusso riservati alle superstar e, coltivando un ego spropositato, arriverà a dichiarare che i Simply Red altro non sono che un progetto solista, relegando di fatto al rango di turnisti tutti gli altri. Chris Joyce e Tony Bowers non gradiscono e lasciano (più o meno spontaneamente) la band prima delle registrazioni del nuovo album, i membri originari rimangono in tre e da questo momento in poi attorno al nome Simply Red fluttueranno diversi musicisti che si alterneranno per la realizzazione dei successivi album.

1991-92: campioni d'Europa


Nonostante i problemi interni, la macchina Simply Red è ormai lanciata a tutta velocità verso un successo ancora più grande e a conferma delle precedenti dichiarazioni lo sforzo compositivo di Hucknall per il nuovo album, Stars, sarà maggiore: nessuna cover stavolta, otto brani esclusivamente firmati da lui e due co-firmati con McIntyre, la cui voce avrà per la prima volta un ruolo in primo piano nel brano "Wonderland". La dolcissima ballad, posta in chiusura del disco, sorprendentemente non parla d'amore ma è un'amara riflessione sullo stato della Gran Bretagna dopo la caduta del dodecennale governo di Margareth Thatcher, e forse è sempre lei la protagonista dalla mascolina femminilità che succhiava il sangue versato nell'asciutto funky di "She's Got It Bad". Con le dimissioni della Thatcher ma coi tories sempre al governo, i testi di Hucknall tornano a parlare di desiderio di riscossa e voglia di rinnovamento, come nella scalpitante ritmica venata di spiritual di "Freedom" o nel gustoso divertissement pop di "Your Mirror", che gioca con repentini e continui cambi ritmici e aperture melodiche.
Se però le tematiche si fanno nuovamente più impegnate, anche se meno letterali che in passato, l'atmosfera che si respira durante l'ascolto dell'album è tutt'altro che austera, anzi, Stars è senza dubbio il loro disco più sbarazzino, vario e pop nel senso più puro del termine. "Something Got Me Started", il primo singolo estratto, snocciola un scioglilingua sul ritornello e strizza l'occhio al movimento new-jack swing, tra battito dance e piano jazzy, che in Usa andava per la maggiore tra le popstar di colore; oltreoceano però non si lasciano impressionare più di tanto, mentre in madrepatria la top-ten non viene acciuffata per un soffio. Poco importa, in Uk l'album vola al numero 1 e il suo successo verrà rafforzato dalla pubblicazione della title track come secondo singolo, un'agile e perfetta ballata pop che diverrà uno dei loro brani più famosi e suonati dalle radio di tutta Europa.
Un altro singolo in top-ten, un lento cheek to cheek intriso di romanticismo come "For Your Babies", e il gioco è fatto, Stars si avvierà a stracciare diversi record, alcuni dei quali ancora imbattuti: 12 settimane non consecutive in vetta alla Uk chart (e 134 di presenza totali), disco più venduto dell'anno in Uk e in Europa sia per il 1991 che per il 1992, sesto album più venduto di sempre in terra d'Albione (davanti a lui, all'epoca, solo altri due dischi di inediti, "Brothers In Arms" dei Dire Straits e "Bad" di Michael Jackson), Brit Award come album dell'anno e anche una nomination al Mercury Prize (assegnato però ai Primal Scream di "Screamadelica"). Soltanto gli Stati Uniti sembrano impermeabili a tale successo, Stars non genera nessun hit-single su Billboard, il nuovo look vagamente androgino di Hucknall non piace a Mtv Usa e sebbene il disco arriverà alla certificazione di disco d'oro, le settecentomila copie vendute laggiù faranno sorridere se confrontate con gli otto milioni di consensi ottenuti nel resto del mondo.
Seguiranno un lungo e trionfale tour e una memorabile apparizione al Montreux Jazz Festival durante il quale verrà registrato un Ep live, Montreux, appunto, contenente cover di Cole Porter, Bill Withers e il rifacimento di una loro vecchia b-side del 1987, "Lady Godiva's Room"; a interpretare la famosa nobildonna nel relativo videoclip verrà chiamata Jerry Hall. Ma, come da tradizione ormai, i Simply Red perdono un altro pezzo: stavolta se ne va Tim Kellet per dedicarsi al suo progetto electro-pop Olive (che da lì a breve riuscirà a godere di un solo grosso hit con il singolo "You're Not Alone" prima di approdare, con scarso successo, alla Maverick, l'etichetta discografica fondata da Madonna).

1995-96:
simply cool

Il successo di Stars è talmente duraturo che per la prima volta Hucknall può permettersi di far passare più tempo prima di presentare delle nuove composizioni. Nel frattempo in Gran Bretagna nuovi generi come l'acid jazz e il trip-hop fioriscono, gruppi come i Jamiroquai spostano con successo le coordinate della black-music rifatta dai bianchi e per i Simply Red arriva quindi il momento di aggiornarsi ai nuovi trend. Life arriverà quattro anni dopo il suo predecessore ed effettivamente proporrà il gruppo in una inedita veste sonora, più moderna e sofisticata. Nonostante l'ossatura dei brani sia finanche più soul rispetto a quella di Stars, gli arrangiamenti si fanno più elettronici e stratificati e il pezzo reggae "Hillside Avenue" quasi si tinge di dub grazie alla collaborazione col glorioso duo Sly Dunbar & Robbie Shakespeare.
Con un impianto sonoro del genere, stavolta è la potente voce di Huckanll a essere tenuta un po' a freno, ma si rivela una mossa vincente e, anzi, la classe interpretativa ne trae giovamento in stilosissimi pezzi i come "So Many People" e "Out Of The Range". Ha però un difetto, Life, e non uno da poco se si tien conto di chi lo ha relizzato: la carenza di singoli. Perché se è vero che il primo estratto, la frenetica "Fairground", coi suoi beat dance e le ritmiche samba (campionate da "Give It Up" dei Good Men) sarà un trionfo annunciato (li porterà per la prima volta al numero 1 della classifica inglese dei singoli e nelle discoteche di tutta Europa), tutti gli altri singoli saranno ben lontani dal ripetere tale exploit. Mancano le ballatone a questo giro, "Never Never Love" e "So Beautiful" (una cadenzata passeggiata sul lato romantico di Hucknall) sono troppo soffuse per far presa sugli ascoltatori in cerca di emozioni forti e più facili alla "If You Don't Know Me By Now" e "Stars". Solo un altro estratto godrà di una maggiore attenzione, ma per motivi prettamente extra-musicali: "We're In This Together" fu infatti commissionata a Hucknall come inno del campionato europeo di calcio 1996, tenutosi in Inghilterra; ampollosa, tronfia e banale, sciorina tutti i luoghi comuni che si possono immaginare associati a un inno sportivo. E' probabilmente il singolo più brutto mai realizzato dai Simply Red. Ma il gruppo imperversa un po' in tutta Europa, i loro videoclip, ormai costosissimi e sgargianti, come il look da loro adottato, invadono le emittenti musicali e a fine corsa Life si rivelerà un successo di tutto rispetto, pur vendendo poco più della metà delle copie di Stars.

Si fa tempo di nuovi bilanci, però, Heitor Pereira decide di proseguire la sua carriera solista (il suo omonimo album del 1994 vedeva proprio Hucknall come ospite nel brano "Manchester") che lo porterà alla realizzazione di diverse colonne sonore hollywoodiane e, dopo più di dieci anni di carriera, anche Fritz McIntyre lascia la squadra: Mick Hucknall si ritrova a essere l'unico membro originario della band, i Simply Red ormai sono effettivamente solo un marchio come il rosso cantante aveva annunciato anni prima.
A fine 1996 esce il primo e conciso Greatest Hits, contenente i loro singoli di maggior successo e un solo inedito, una cover di "Angel" di Aretha Franklin registrata assieme ai Fugees, probabilmente il gruppo più in voga del momento. Nonostante i comprimari di lusso, gli Usa voltano la faccia ancora una volta mentre l'Europa applaude, ma da quel momento in poi i Simply Red si trasformeranno in una vecchia istituzione del pop radiofonico britannico, incapace di far presa sul pubblico più giovane e di stare al passo coi tempi in modo spontaneo.

1997-99: dalle stelle alle stalle


Gli effetti non tarderanno a farsi sentire, nella seconda metà del 1997 apparirà sul mercato una cover di Gregory Isaac, "Night Nurse", a nome Sly & Robbie featuring Simply Red. Hucknall sarà anche protagonista del video, ma il pezzo riuscirà a destare un minimo di interesse nella sola Gran Bretagna. Nel frattempo si diffondono le voci di un nuovo album dei Simply Red in preparazione e interamente composto da cover... Non sarà del tutto vero, Hucknall alla fine cambierà idea e Blue sarà composto per metà da inediti e per l'altra metà da brani altrui. Ciò che non cambierà in fase di composizione e registrazione sarà la carenza di nuove idee: rinnegata in gran parte la svolta di Life, Hucknall preferirà ritornare al pop più puro di Stars, ma quella freschezza e vivacità risulteranno ormai svanite. Blue, come il titolo suggerisce, è un album più malinconico e riflessivo dei precedenti, ma incostante nei risultati e realizzato quasi col pilota automatico dai Simply Red, ormai reincarnati nel trio produttivo AGM (assieme a Hucknall, il batterista Gota Yashiki, già collaboratore per Stars e il programmatore Andy Wright, entrato in squadra per l'album precedente).
Brumosa e suggestiva è la cover di "Mellow My Mind" di Neil Young posta in apertura del disco; molti grideranno all'affronto, ma Hucknall dimostrerà ancora una volta di saper far suoi, in modo credibile, anche brani ben lontani dalla tradizione soul. E sarà anche piacevole (e di discreto successo) la rilettura di "The Air That I Breathe" versione Hollies, purtroppo presente anche in una sciagurata versione remix, dove veniva incrociata con la base di "Jack And Diane" di John Mellencamp. Anche la già edita "Angel" sarà ri-proposta in una nuova, inconcludente versione. Le delusioni maggiori, però, arriveranno da alcuni dei pezzi scritti da Hucknall, tra cui la preconfezionata e generica title track e uno svenevole brano composto appositamente per l'italiana Mina ("Someday In My Life", già apparsa come duetto nell'album di lei "Leggera"); a risaltare saranno la lieve "Love Has Said Goodbye Again" e, paradossalmente, l'aggiornamento di una vecchia b-side dell'87, "Broken Man". Nonostante tutto, Blue guadagnerà un discreto successo, soprattutto in Gran Bretagna: la fama e il fanbase di Hucknall sono ancora grandi e la zuccherosa ma professionale "Say You Love Me" un singolo troppo efficace per non far presa sulla classifiche europee.
Eppure stavolta il re sembra nudo, la critica non è più dalla sua parte e sarà proprio lui a levare ogni dubbio a riguardo quando, a poco più di un anno distanza, darà alle stampe un altro album, completamente inedito, dal curioso titolo di Love And The Russian Winter. Nonostante il titolo evochi paesaggi gelidi, il mood dell'album sarà più caldo e meno depresso rispetto a quello di Blue, ma decisamente non più ispirato. Probabilmente incuriosito dagli ottimi riscontri commerciali ottenuti recentemente da Cher, alle prese con suoni più danzerecci, Hucknall ha la pessima idea di riforgiare i Simply Red in chiave dance: i risultati sono un singolo club-friendly come la cover di "Ain't That A Lot Of Love" di Sam & Dave, non indecente ma già datata al momento della pubblicazione e, peggio ancora, "The Spirit Of Life" e "Back Into The Universe", coi loro beat piatti, da remix dozzinale.
Altrove il ritmo rallenta ed è tutta una citazione dai precedenti album, ma senza memorabili guizzi melodici e con un alone di noia a condire il tutto (si prenda ad esempio il singolo "Thank You", che cerca di ripetere, fallendo, la formula di "Stars"). Si elevano dalla media solo "Man Made The Gun", che mantiene una certa verve funky, la fresca "Words For Girlfriend" e una raffinata "Close To You", ma complessivamente Love And The Russian Winter è un disco privo di mordente che non decolla mai. Del tutto inutili saranno i tentativi di risollevarne le sorti con un costoso e cinematografico videoclip (ispirato al Dottor Zivago) per il secondo estratto, la poco appariscente "Your Eyes": singolo e album saranno un flop senza precedenti per Hucknall che nel frattempo vedrà scadere anche il contratto con la Warner, che non verrà rinnovato. Da quel momento in poi si perderà il conto delle raccolte di singoli e canzoni d'amore pubblicate in procinto delle festività e di San Valentino.

2003-05: ritorno a casa


simplyred4Passeranno tre anni prima che i Simply Red si riaffaccino sul mercato e sorprendentemente senza l'apporto di una major. Home verrà infatti interamente auto-prodotto dall'etichetta fondata da Mick Hucknall, Simplyred.com, e, contrariamente alle aspettative, si rivelerà un grande successo. Lasciato da parte ogni maldestro tentativo di stare al passo con gli ultimi trend musicali, si decide di ritornare alle linee guida che avevano caratterizzato A New Flame: essenzialità e pop di classe (ben rappresentati dalla title track), melodie ariose, attitudine da big band ("Fake" e "Lost Weekend"), una cover a pieni polmoni di un classico soul come "You Make Me Feel Brand New" degli Stylistics e un'altra decisamente più curiosa come la trasfigurazione soul di "Positively 4th Street" di Bob Dylan. Certo la freschezza non è più quella degli esordi e si sente, Hucknall e soci sono ormai degli onesti mestieranti che danno il meglio di sé sui palcoscenici di mezzo mondo, dove migliaia di persone accorrono ancora per sentire i vecchi successi. Eppure il primo singolo, "Sunrise", che campiona pesantemente "I Can't Go For That (No Can Do)" di Hall & Oates, riporterà i Simply Red nelle radio europee (e non solo) e le vendite dell'album saranno le migliori dai tempi di Life, un vero record per un album autoprodotto.
Tuttavia Home si rivelerà il loro dignitoso canto del cigno. Con lo scopo di capitalizzare il riacciuffato successo e sfruttare il vecchio catalogo (rimasto però di proprietà Warner), i Simply Red decidono infatti di pubblicare un album di riletture dei loro successi, in chiave acustica e latineggiante, intitolato Simplified. A contorno qualche inedito, come una rigorosa cover del classico di Leon Russell "A Song For You" e il singolo "Perfect Love", più adatto a una balera cubana per turisti che a scalare le classifiche. Un'operazione elegante ma anche stucchevole e sterile, che sembra avere come fine la distribuzione del perfetto e generico regalo di Natale per indecisi. L'intento è quello di pubblicare a breve anche un album gemello di inediti, Amplified, ma il progetto di base vende al di sotto delle aspettative e quindi si preferirà rimandare la prova del nove.

1997-10: the death of the cool


L'annunciato album di inediti arriverà infine con un anno di ritardo, anticipato diversi mesi prima dal singolo "Oh! What A Girl!" (praticamente gli attuali Simply Red che rifanno col fiatone i primi Simply Red, suscitando un misto di tenerezza e approvazione tra i vecchi fan) e con un nuovo titolo, Stay: nessun hit-single vero e proprio, la ballad "So Not Over You" è troppo scipita per rivaleggiare con quelle del passato e la title track datata quasi fosse un out-take da Blue.
Nel resto dell'album si respira un'aria più bluesy-rock e meno soul del solito e l'interpretazione di Hucknall risulta piuttosto convincente in "Good Times Have Done Me Wrong" o nella rilettura di "Debris" dei Faces. Tuttavia solo in "The World And You Tonight" e in "The Death Of The Cool" si ritrova la freschezza melodica dei Simply Red migliori, in un lavoro che troppo spesso suona come una collezione di pop-blues geriatrico e di grana grossa.
Sarà l'ultimo album di inediti dei Simply Red. L'anno successivo uscirà una nuova doppia raccolta Simply Red 25 - The Greatest Hits, accompagnata da una dimenticabile cover come inedito ("Go Now" dei Moody Blues) e Hucknall si imbarcherà nel lungo tour di addio della band: due anni di concerti culminati con la serata del 19 dicembre 2010 alla O2 Arena di Londra, alla fine della quale verrà messa per sempre la parola fine alla storia dei Simply Red.
Perché non farlo prima? Dopotutto il gruppo era a pezzi ormai da tempo e da quindici anni non era nemmeno più un vero gruppo ma solo una sigla dietro cui si celava Hucknall. Comodità di successo poi trasformatasi in un incubo commerciale troppo pesante da mantenere a certi livelli? Forse... Fatto sta che ora Hucknall si dichiara finalmente libero di realizzare la musica che vuole senza troppe pressioni; eppure quando un paio di anni fa pubblicò, praticamente in sordina, un discreto album tributo al cantante blues Bobby Bland (Tribute To Bobby appunto) il sound non era poi così diverso da quello di Stay, nonostante l'intenzione fosse quella di realizzare un album più old-fashioned. Probabilmente si è solo stancato di fare la popstar, preferendo dedicarsi alla sua famiglia, alla produzione di vino nella sua tenuta siciliana e alla pianificazione di un tour assieme ai riformati Faces, durante il 2011, in sostituzione di Rod Stewart.

Con ben cinquantacinque milioni di copie vendute in tutto il mondo, i Simply Red restano una delle band di maggior successo del pop inglese, tuttavia né la massiccia esposizione mediatica e né l'iniziale benevolenza da parte della critica musicale sono servite col tempo a donar loro maggior credibilità artistica; anche il loro stile, nonostante abbia contribuito all'evoluzione del soul britannico a fine anni 80, sembra aver giusto influenzato qualche passeggero fenomeno popd'oltremanica non altrettanto incisivo. Rimarranno forse nell'immaginario come i portabandiera dell'easy-listening inglese, eppure, almeno durante il primo decennio di attività, nessun altro gruppo in Europa è riuscito a portare il cosiddetto blue-eyed soul all'orecchio di così tante persone completamente a digiuno di musica black, e con un sobrietà (anche vocale) e un rispetto per il soul classico che raramente tante dive e divette del pop americano mostrarono in quegli anni.

Un sentito ringraziamento ad Alessandro Liccardo per i suggerimenti.

Simply Red

Semplicemente pop

di Stefano Fiori

E' definitivamente calato il sipario sul non-gruppo di Mick Hucknall, amato da molti ma considerato irrilevante da altrettanti. Venticinque anni di successi all'insegna di un easy-listening che ha fatto avvicinare milioni di persone al pop-soul made in England
Simply Red
Discografia

Picture Book (WEA, 1985)

7,5

 

Men And Women (WEA, 1987)

6,5

 

A New Flame (EastWest, 1989)

7

 

Stars (EastWest, 1991)

7

 

Life (EastWest, 1995)

6

Greatest Hits (antologia, EastWest, 1996)

7,5

 

Blue (EastWest, 1998)

5

 

Love And The Russian Winter (EastWest, 1999)

4

 

Home (Simplyred.com, 2003)

6

 

Simplified (Simplyred.com, 2005)

5

 

Stay (Simplyred.com, 2007)

 5

  Simply Red 25 - The Greatest Hits (antologia, Simplyred.com, 2008)

7

  Songs Of Love (antologia, Simplyred.com, 2010)

6

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