Yossou N'Dour

Yossou N'Dour

Il santone dell'afro-pop

di Claudio Fabretti

Cantante ipnotico, musicista poliedrico, Youssou N'Dour è partito dalla tradizione delle danze "mbalax" del suo Senegal per approdare a un singolare afro-pop. Conquistando "santoni" del rock internazionale come Peter Gabriel e Paul Simon
Youssou N' Dour è il musicista africano più conosciuto dal pubblico del rock, grazie anche alle sue collaborazioni con personaggi come Peter Gabriel, Paul Simon, Sting e Neneh Cherry. La sua musica mescola ritmi africani, caraibici e pop, alla ricerca della perfetta unione tra le radici della sua terra e il panorama contemporaneo, spaziando dall'utilizzo della lingua inglese a quella francese, ma non rinunciando all'espressività del Wolof, la lingua nazionale senegalese.

Nato il primo ottobre del 1959 nella Medina, uno dei quartieri storici di Dakar, in una famiglia di griots (i cantastorie, personaggi chiave della cultura africana), N'Dour mette subito in luce il suo straordinario talento. "Sono nato con il dono del canto: ho una missione da compiere", racconta. E così, praticamente bambino, inizia a cantare nelle cerimonie dei battesimi e delle circoncisioni. A 16 anni realizza il suo primo singolo, "M'ba," e diventa già una star della radio. Per un certo periodo frequenta anche la scuola d'arte di Dakar, quindi, la sua carriera si sviluppa rapidamente.

Dotato di un tenore dolce e suggestivo, N'Dour si mette in luce al Miami, il club più alla moda della capitale senegalese, insieme alla sua Star Band: "Quando ho iniziato a cantare, altri paesi africani come il Ghana o la Nigeria avevano cominciato a sviluppare la loro tradizione di musica moderna. In Senegal, invece, fino a tutti gli anni Sessanta la musica alla moda era rimasta quella cubana di Johnny Pacheco. Noi volevamo cantare nella nostra lingua wolof. Insieme con la Star Band ho creato una musica, il 'mbalax', che in lingua wolof indica il ritmo che proviene da un tamburo chiamato 'mbeung mbeung'".

Proprio il ritmo incessante e ipnotico è fin dall'inizio la caratteristica peculiare della sua musica, segnata dall'incedere del tama, il tamburo parlante usato per la comunicazione tra villaggi: "A Dakar quando dicono 'è molto mbalax', vuol dire che ha un ritmo forte e distinto - racconta -. Ai tamburi viene dato il nome collettivo sabars e formano la base del mbalax. Tra questi il tama è il tamburo che invita alla danza". E con Youssou N' Dour suona dal 1977 il miglior suonatore di tama del Senegal, Assane Thiam.

Nel 1977, insieme a Thiam, al percussionista Babacar Faye e ad altri sei musicisti, forma l'Etoile De Dakar. Una formazione eclettica, in cui ogni musicista trasferisce le sue radici. "Porto gli elementi della tradizione attraverso la musica e le parole - racconta N'Dour -. Alcuni dei musicisti della mia band sono appassionati di jazz. L'influenza latino-americana è presenta fin dalle origini. Il tama resta la chiave della danza, che ha uno spazio importantissimo nei miei spettacoli". Un rituale che in Senegal prende il nome di "danza del ventilatore". Con l'Etoile, N'Dour pubblicherà il suo primo album, Xalis.

L'approdo nella Parigi multietnica è il preludio a una carriera che, di lì a poco, lo vedrà star della world-music internazionale. La sua band, che nel frattempo ha cambiato nome in Super Etoile de Dakar, elettrizza il pubblico del London African Nights Festival del 1984, con la sua miscela di "mbalax" e altri ritmi africani. Dopo aver assistito a un'esibizione di Touré Kunda, N'Dour decide però di aprire la propria musica al mercato pop, usando anche ritmi internazionali, dal rock al reggae.

Nelson Mandela contiene solide jam di "mbalax" come "N'Dobine", "Samayaye", "Wareff" e la title track, impreziosite da emozionanti vocalizzi, da percussioni incessanti e da una cupa linea di basso.

Nell'85, con Jacques Higelin, inizia la serie di collaborazioni che gli apriranno le porte del mercato internazionale. Il 1986 è l'anno chiave: dall'incontro con Peter Gabriel (folgorato dal suo album Immigrés), nasce il duetto di "In Your Eyes", brano contenuto in "So". Anche Paul Simon lo vuole per il suo album "Graceland", dedicato al recupero di suoni e ritmi africani in un contesto moderno. "Credo che Paul Simon abbia reso un gran servizio al suo pubblico e alla causa della musica africana, perché ha permesso alla gente di convincersi di come i musicisti africani siano in grado di realizzare dischi così importanti", dice a questo proposito Youssou N' Dour. E a contribuire alla sua fama sono anche le sue partecipazioni allo "Human Rights Now Tour" e al concerto di Wembley per Nelson Mandela.

 

Nel frattempo, grazie anche al boom della world-music, l'Africa torna ad essere un importante punto di riferimento nel panorama musicale internazionale. E Youssou 'N Dour è tra gli interpreti senegalesi più rappresentativi di questa "new wave". Il suo primo album internazionale registrato con la Virgin è Lion (1989), che vira decisamente verso sonorità più commerciali. La title track sembra una combinazione perversa tra "mbalax" e pop più corrivo, mentre "Old Tucson" (che narra dei musei visitati da Ndour nei suoi viaggi) risulta spiazzante. Meglio allora brani di funky suadente come "Kocc Barma", "Macoy" e "The Truth", mentre "Shakin' the Tree", un altro duetto con Peter Gabriel, diventa l'hit del disco.

Il successivo Set ('90), che combina strumenti acustici tradizionali, un drumming ispirato e un poderoso basso elettrico, si rivela invece un ottimo esempio di "afropop". La title track, che - guidata da percussioni e timpani - predica fratellanza e pace nel mondo, diventerà presto un hit per i ragazzi più poveri del Senegal. "Sabar" e "Sinebar" mettono in luce ancora una volta la grande forza percussiva della band, mentre "Miyoko" si illumina di sprazzi reggae e "Xale" mescola un canto a cappella in senegalese con una sezione d'archi tipicamente europea. N'Dour suona la chitarra acustica su suggestive trame sonore, intessute dalle percussioni (sabars) e, talvolta, dalla tama, mentre il suo canto segue tonalità sempre più calde e profonde.

Nel 1992, Eyes Open, realizzato per l'etichetta di Spike Lee, si aggiudica una nomination ai Grammy Awards. Molti dei ritornelli sono in inglese e in francese, mentre il fuoco sacro delle percussioni sembra essersi attenuato in favore di un basso "fretless" e di un chitarrismo più rock. Tra le tracce, figurano la ballata anticolonialista di "No More", "Live Television" (con un ritmo quasi ska), il funky "wonderiano" di "Country Boy", e le più africaneggianti "Marie-Madeline La Saint-Louisienne" e "The Same".

Il successivo The Guide è un altro passo verso l'occidentalizzazione della sua musica. "Una liana tra l'Africa e Mtv" lo definisce Ira Robbins. Ma in effetti la preponderanza di ballate occidentali appare ormai evidente, nonostante le percussioni tornino, di tanto in tanto ("Leaving"), a rinvigorire le tonalità africane del suo sound. Da segnalare anche il sax di Branford Marsalis nella jazzata "Without a Smile". Ma è soprattutto il singolo "7 Seconds", suggestivo duetto tra N'Dour e Neneh Cherry, a trascinare l'album verso i 2 milioni di copie vendute e a valere al musicista di Dakar la nomination ai Grammy Awards nella sezione World Music.

Sempre impegnato in battaglie sociali - come quelle contro la siccità, la povertà, l'apartheid, la schiavitù, l'emigrazione, i bambini africani malati di Aids - nonché paladino di Amnesty International, Youssou N'Dour diventa nel 1993 ambasciatore dell'Unicef.

Nel febbraio 2000 esce l'album Yoko. La chitarra acustica resta lo strumento principe, ma sullo sfondo si muove un tappeto sonoro tessuto dalle percussioni (sabars) e dalla tama. Fondamentale, comunque, il lavoro di produzione di Wyclef Jean dei Fugees che cura due tra i pezzi più suggestivi, "How Come" (cover in chiave reggae di "Don't Look Back dei Temptation") e il remix "Birima", concepito invece su una base rap. Johnny Dollar e Pierre Bianchi che avevano già rispettivamente firmato "7 Seconds" e "Do You Mind If I Play?" (la canzone ufficiale della Coppa del Mondo che N'Dour interpretò con Axelle Red), si occupano di quasi tutti gli altri pezzi. La voce di Youssou è sempre magica e ipnotica, ma si ha l'impressione che l'operazione sia costruita per assicurarsi il consenso del resto del mondo più che quello africano. I pezzi tradiscono comunque la nostalgia per la sua terra ("Red Clay") e ripropongono rivendicazioni sociali ("Ligueey" tratta della disoccupazione, "Yama" della situazione femminile, "New Africa" del processo di avvicinamento del suo continente al resto del mondo). A dare risonanza internazionale al disco, anche le partecipazioni di Peter Gabriel ("This Dream") e Sting ("Don't Walk Away").

Nel 2002 Youssou 'N Dour torna con Nothing's In Vain, album dedicato alla madre, musicista a sua volta. "E' un modo positivo di proporre un volto dell'Africa che molti non conoscono, quello capace di dare speranza e un sorriso", spiega. Il cross-over parte ancora una volta dalla lingua, un pastiche di wolof e francese, e si estende alle sonorità, dagli strumenti tipici africani a forti influenze pop. "Sono una persona cui piace viaggiare nella musica, sperimentare - racconta -. Questo album è più marcatamente africano, ma non è detto che non torni a una matrice pop più forte, mi piace mischiare suoni e colori diversi".

Nothing's In Vain segna un ritorno alle radici senegalesi di N'Dour, attraverso l'incedere martellante dei tamburi "mbung mbung", azionati dai Babacar "Mbaye Dieye" Faye e Jaco Largent, ma anche attraverso gli strumenti-guida della formazione lo accompagna: la "kora", lo "xalam", il "balafon". Il vero protagonista del disco, comunque, resta il ritmo "mbalax", reso qui ancor più suadente. L'album include anche una cover di "Il n'y a pas d'amour heureux", brano composto da Louis Aragon e Georges Brassens quasi quarant'anni fa.

Nel frattempo, N' Dour ha anche prodotto i Baobab, un'orchestra africana che si dedica alla world music. E per il suo paese è spesso in prima linea: è uno dei portavoce africani di Jubilee 2000, la campagna per la riduzione del debito estero dei paesi più poveri, e dalla sua posizione spiega che "l'Occidente potrebbe far pressione sui leader africani, cancellando il debito in cambio di un cambio di regime nei paesi dove non c'è democrazia, ma dittatura".

Il disco del 2004, Egypt, segna una svolta netta nella sua carriera. N'Dour e il suo quartetto, infatti, abbracciano il mondo arabo attraverso nuovi ritmi e melodie. E in arabo sono anche in testi, impregnati di misticismo e sacralità. Ad accompagnarli, la Fathy Salama Orchestra, un ensemble "traditional" di 14 musicisti. Domina soprattutto la Sufi-music, cui N'Dour tenta di applicare i ritmi della tradizione africana, in un suggestivo ibrido. L’utilizzo di strumenti tradizionali come la kora e il balafon uniti all’orchestra di archi infonde al sound un carattere ipnotico.

Nel 2007 l'album Rokku Mi Rokka (ovvero, nella lingua pulaar africana, “dare e ricevere”) presenta undici brani che fondono ancora una volta le tipiche sonorità afro con melodie pop: da segnalare il nuovo, intenso duetto con Neneh Cherry in “Wake Up (It’s Africa Calling)", quasi un inno alla speranza contro piaghe mondiali come Aids, guerre e povertà.

Yossou N'Dour

Il santone dell'afro-pop

di Claudio Fabretti

Cantante ipnotico, musicista poliedrico, Youssou N'Dour è partito dalla tradizione delle danze "mbalax" del suo Senegal per approdare a un singolare afro-pop. Conquistando "santoni" del rock internazionale come Peter Gabriel e Paul Simon
Yossou N'Dour
Discografia
 Nelson Mandela (Verve, 1986) 
Immigrés (Earthworks, 1988) 
 The Lion (Virgin, 1989) 
Set (Virgin, 1990) 
 Eyes Open (40 Acres & A Mule, 1992) 
 Guide (Chaos, 1994) 
 Inedits 84-85 (Celluloid, 1997) 
 Special Fin D'annee Plus (Jololi, 1999) 
 Joko (Sony, 2000) 
 Joko: The Link (Elektra/Asylum, 2000) 
Djamil (anthology, 2000) 
 Nothing's In Vain (Nonesuch, 2002) 
 Egypt (Nonesuch, 2004) 
 Rokku Mi Rokka (Nonesuch, 2007) 
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