John Coltrane

Giant Steps

1960 (Atlantic) | jazz

Registrato in varie sessioni nel corso del 1959 e pubblicato nel gennaio del 1960 come debutto discografico di John Coltrane per la Atlantic, “Giant Steps” rappresenta indubbiamente una delle vette massime dell’hard bop, nonché il testamento di John Coltrane nei confronti delle sue origini — il rhythm and blues e il be bop — prima di imboccare la via che, gradualmente, lo porterà verso nuovi orizzonti musicali, dall’adesione al jazz modale interpretato in chiave spiritualistica fino allo sposalizio (raccogliendo il messaggio lanciato già dalla fine degli anni ’50 da Ornette Coleman) con la causa della New Thing durante gli ultimi anni della sua troppo breve esistenza.
In “Giant Steps” c’è tutto cosa uno può aspettarsi da un disco hard bop, e, probabilmente, anche qualcosa in più: c’è calore, c’è veemenza, c’è rabbia, c’è dolcezza, c’è melodia.
Ci sono assolo di sax tenore di rara perfezione e ci sono sette pezzi stupendi tutti scritti dalla mano di Coltrane, con temi accattivanti e di rara efficacia.
C’è la tipica complessità armonica e ritmica dell’ be bop e dell’hard bop, con modulazioni acrobatiche eseguite a tratti a velocità vertiginose - a tal proposito è curioso ricordare che il titolo del brano che dà il nome all’album, a quanto asserisce Coltrane medesimo, è riferito ai salti da terze minori a quarte che opera la linea di basso nel corso della titletrack — senza però mai cadere nell’autoindulgenza narcisistica che troppo spesso affligge chi sa di essere un bravo strumentista: nel nostro caso tecnica e intricati intrecci armonico-ritmici sono esclusivamente al servizio della resa massima dei brani, funzionali al significato artistico dell’opera.
Il gruppo che affianca Coltrane nel disco de quo è eccezionale, tanto per qualità esecutiva quanto (e soprattutto) per gusto musicale e per la capacità di assecondare in maniera equilibrata l’estro e l’inventiva del Nostro, pur non essendo composto dagli stessi membri in tutti i brani dell’album.
Sostanzialmente trattasi di due diversi quartetti, il primo dei quali (formato, oltre che da Coltrane, da Tommy Flanagan al piano, Paul Chambers al contrabbasso e Art Taylor alla batteria) è entrato in sala di registrazione il 4 e il 5 maggio del 1959, mentre il secondo (Winton Kelly al piano, Paul Chambers al contrabbasso e Jimmy Cobb alla batteria, direttamente dalle sessions di “Kind of Blue”, verrebbe da pensare!) ha inciso in un’unica seduta il 2 dicembre dello stesso anno.
A latere, è opportuno altresì ricordare che, nella versione in cd attualmente in commercio di “Giant Steps”, è possibile ascoltare varie versioni alternative dei brani del disco suonate da un ulteriore combo, con Cedar Walton al piano e Lex Hunphries alla batteria, oltre al solito irremovibile Paul Chambers al contrabbasso (Coltrane ha sempre esternato la sua immensa ammirazione per quest’ultimo, considerandolo uno dei migliori contrabbassisti di sempre, al punto di dedicargli addirittura un brano proprio nel disco in questione, il “supersonico” “Mr. P.C.” che chiude l’opera).
I brani sono tutti riusciti in ogni singolo elemento e si presentano con un’omogeneità quasi monolitica, dai temi portanti alle linee di basso, dalle parti di piano alle ritmiche di batteria e, ovviamente, agli assolo di sax; basti pensare alla titletrack o alla seguente “Cousin Mary” (dedicata alla cugina di Coltrane, che si chiama realmente Mary, così come “Seeyda’s Song Flute” è un omaggio alla figlia di dieci anni), o, ancora, alla funambolica “Countdown” o a “Spiral”.
Un discorso a parte, forse, merita l’unica ballata del disco, la dolcissima “Naima” (che è il nome, di origine araba, della prima moglie di Coltrane), unico brano nato dalla sessione del secondo quartetto, che col tempo è divenuto uno dei pezzi più celebri del sassofonista e che si caratterizza per la contrapposizione tra un pedale di basso e i fluttuanti movimenti di sax e piano sul tema principale, di una delicatezza infinita. “Naima” si differenzia dagli altri brani del disco oltre che per il tempo lento tipico delle ballate, anche per una minore complessità armonica a favore di una più intensa espressività, nel senso più passionale del termine, e non è certamente un caso che sia stata registrata da quattro musicisti che, come sopra ricordato, hanno partecipato alla realizzazione di “Kind of Blue”.
“Giant Steps” oltre ad essere, probabilmente, la vetta massima, il punto di non ritorno dell’hard bop, è sicuramente una delle opere più riuscite e più importanti di John Coltrane, uno dei due o tre dischi del sassofonista che possono permettersi il lusso di stare senza imbarazzo a fianco di un capolavoro universalmente riconosciuto come “A Love Supreme” o del coevo davisiano “Kind of Blue”, insomma stiamo parlando dell’Olimpo del jazz, di una di quelle pietre angolari imprescindibili per ogni appassionato del genere.

(21/05/2012)

  • Tracklist
  1. Giant Steps
  2. Cousin Mary
  3. Countdown
  4. Spiral
  5. Syeeda’s Song Flute
  6. Naima
  7. Mr. P.C.
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