Kenny Burrell

Midnight Blue

1963 (Blue Note) | jazz

Kenny Burrell non ha mai raggiunto i livelli di notorietà di altri chitarristi come Wes Montgomery o George Benson: eppure entrambi hanno avuto modo di imparare molto da questo veterano caposcuola di Detroit, introdotto nel mondo del jazz da Dizzy Gillespie nel 1951, e da molti anni impegnato in attività didattiche di grande rilievo.

Nonostante le numerose collaborazioni con artisti di grande livello (la più clamorosa una session – abbastanza convenzionale – registrata con Coltrane nel 1958, pochi mesi dopo la pubblicazione di "Blue Train") e nonostante l’enorme influenza che il suo stile composto ed essenziale ha esercitato su numerose generazioni di chitarristi bop, il nome di Burrell è sempre rimasto legato a una ristretta comunità di ammiratori e allievi.

Il prodotto più celebre della sua ampia discografia è questo "Midnight Blue", una godibilissima collezione di composizioni (tutte originali, a parte lo standard "Gee Baby, Ain’t I Good To You") piuttosto concise e dalla forte base blues. In primo piano c’è naturalmente la chitarra di Burrell, come al solito elegante, fluida, precisa, raffinata.

In linea con gli altri artisti hard-bop del periodo, in primis Joe Henderson e Horace Silver, anche in questo lavoro è ben evidente la contaminazione con i ritmi della musica cubana e africana: Burrell è affiancato dal percussionista Ray Barretto, le cui congas coloriscono e propellono brani frizzanti come "Chitlins Con Carne" e la title track, sicuramente fra gli episodi più riusciti. Il tema per sola chitarra di "Soul Lament" va annoverato fra i momenti più intensi dell’intera carriera di Burrell, sia dal punto di vista tecnico, sia da quello melodico.
Pezzi più convenzionalmente blues, come "The Mule" e "Wavy Gravy", rischiano di sembrare un po’ ridondanti, ma servono quantomeno a concedere spazio all’ispirato sassofono di Stanley Turrentine.
L’album è chiuso da "Kenny’s Sound", un energico brano bebop che ci ricorda quanto Burrell sia debitore nei confronti della tradizione del jazz.

Tutto sommato, "Midnight Blue" è un ottimo punto di partenza per avvicinarsi a questo artista tristemente sottostimato, ma è probabilmente meno solido e accattivante di "Guitar Forms" (1964), arrangiato da Gil Evans, che rimane il lavoro più sperimentale della carriera del chitarrista statunitense.

(03/07/2007)

  • Tracklist
  1. Chitlins Con Carne
  2. Mule
  3. Soul Lament
  4. Midnight Blue
  5. Wavy Gravy
  6. Gee Baby, Ain't I Good To You
  7. Saturday Night Blues
  8. Kenny's Sound


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