Joćo Gilberto & Stan Getz

Getz/Gilberto

1964 (Polygram Records) | jazz

In un periodo storico in cui la New Thing è nel bel mezzo della sua genesi, ed anzi, ha già carpito l’attenzione di gran parte dei massimi jazzisti dell’epoca (su tutti John Coltrane, che proprio nel 1964 incide A love supreme e solo un anno più tardi dà alla luce Ascension, uno dei suoi lavori più ostici), Stan Getz - sassofonista di scuola west coast, influenzato non poco nel suo modo di suonare dal “nonno” del cool Lester Young — e João Gilberto, chitarrista e cantante brasiliano, ci regalano questo album, che può, con ogni probabilità, considerarsi la più alta vetta estetica raggiunta dalla bossa nova.

La ricetta della bossa nova è semplice: si prenda la samba, si lascino pressoché immutate le peculiarità ritmiche della stessa, e si armonizzi invece la sua struttura alla maniera del cool jazz. Un pizzico di linea melodica dal richiamo vagamente pop e les jeux sont fait. Una delle curiose caratteristiche di questo ibrido musicale è che si regge su una manciata di brani — ripetuti all’infinito in una serie innumerevole di dischi (cfr., dello stesso Getz: Jazz samba, 1962; Big band bossa nova, 1962; Jazz samba encore!, 1963) — quasi tutti scritti da Antonio Carlos Jobim, che partecipa attivamente, tra l’altro, nelle vesti di pianista (e a tratti di chitarrista) alle sessions per la registrazione del disco in esame.
Getz/Gilberto, che non si sottrae a detta regola (quella del “numero chiuso” di brani), ed anzi ne diventa un ulteriore trampolino di lancio, rimane però insuperato nonostante a molti possa apparire un album reazionario e commerciale, visti l’aria che tira in questi anni nei circuiti jazz, dove impazzano hard bop e free (che, per inciso, omaggerà solo l’anno seguente Jobim con una versione eccezionale di The girl from Ipanema contenuta su Fire music di Archie Shepp, a dimostrazione del fatto che le barriere musicali spesso non sono così nitide come si crede), e l’incredibile successo di pubblico ottenuto fin da subito.
Il motivo della sua manifesta superiorità risiede, probabilmente, nell’incontro perfettamente equilibrato tra il sax cool di Getz, le straordinarie acrobazie armonico-ritmiche di Gilberto (chitarrista eccezionale, uno dei migliori del panorama jazz di sempre, tanto più nella bossa nova, unico sottogenere jazzistico in cui questo strumento ha realmente un’importanza strutturale) e l’apporto compositivo di Jobim, uno dei più ispirati chansonnier degli anni ’60. In più, la calda e suadente voce dello stesso Gilberto e quella ammaliante e trasognata della moglie Astrud (non certo una cantante dotata di tecnica eccelsa come, ad esempio, Regina Elis o Nara Leao, ma, proprio per questo, affascinante), all’epoca alle prime armi e lontana dal successo che l’avrebbe investita in seguito, portano all’opera un ulteriore elemento di qualità ed unicità.
Il disco scorre via che è un piacere, è di una leggerezza spiazzante, un’anestesia dalla grigia quotidianità: la morbidezza ovattata del cool, coniugata al ritmo della samba, ci dona un concentrato di musica solare, imbastardita, però, dalla tipica venatura malinconica carioca, che dà al lavoro un sapore agrodolce, rendendolo ancor più accattivante.
Pare quasi inutile analizzare i singoli brani, alcuni davvero celebri: The girl from Ipanema, Desafinado, Corcovado, i cui testi sono stati scritti — per inciso — da Vinicius De Moraes, il cui sodalizio artistico con Jobim è durato molto a lungo. E d’uopo solo ribadire, qualora non fosse emerso con chiarezza, che la loro fattura è a tratti quasi più tipica del pop — per via di una forte e marcata predominanza della melodia — che del jazz, le cui tracce sono presenti soprattutto negli arrangiamenti (in particolare, nell’armonizzazione dei giri di accordi) e negli assolo di sax di Getz, i quali ultimi, sempre delicatissimi e pregevoli, non si spingono mai troppo “oltre”, alla ricerca di chissà quali territori armonicamente inesplorati, e restano abbastanza costantemente legati alle strutture armoniche e melodiche principali dei brani.

L’unico cruccio, forse, è di non scorgere nella tracklist dell’album alcune fra le migliori composizioni di Jobim: Chega de saudade, Insensatez, Aguas de março, eccezion fatta per l’ultima, già esistenti all’epoca dei fatti. Ma, forse, è meglio così: altrimenti, dopo Getz/Gilberto, non avrebbe poi più avuto molto senso incidere altri dischi di bossa nova.
  • Tracklist
  1. The Girl from Ipanema
  2. Doralice
  3. Para Machuchar Meu Coração
  4. Desafinado
  5. Corcovado (Quiet Nights of Quiet Stars)
  6. So Danço Samba (I Only Dance Samba)
  7. O Grande Amor
  8. Vivo Sonhando (Dreamer)
  9. The Girl from Ipanema *
  10. Corcovado (Quiet Nights of Quiet Stars) *.

* Versione più breve del brano, originariamente uscita in 45 giri, oggi inserita nella riedizione dell’album del 1997


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