Miles Davis

Bitches Brew

1970 (Columbia) | jazz

Ha ancora senso stare qui a parlare di un disco come Bitches Brew? Ha davvero ancora senso chiedersi cosa diavolo abbiano significato per il jazz le jam sessions di quell'armata Brancaleone che tra l'agosto del 1969 e il gennaio del '70 registrò questo doppio album? Ovvero cos'abbiano significato per il rock? Di sicuro c'è che Miles Davis, nato nel '26 ad Alton, Illinois, cresciuto a pane e bop, era davvero un gran figlio di puttana!

Noi stiamo qui a farci le stesse domande del cavolo da trenta e passa anni e invece lui ci ha probabilmente gabbato tutti... e continua a farlo, nonostante il diavolo l'abbia finalmente portato via con sé quasi quindici anni fa.

Non ricordo chi e quando, ma ho ancora indelebili nella testa le parole di un vecchio jazzman: "Miles? Oh Dio, no no... quando lui entrava nel locale, occhiali neri e coppola mafiosa, tutti, vi dico TUTTI smettevano di suonare gli assolo... paura? Ma no! È che quel gran figlio di puttana, non essendo capace di tirar fuori un assolo tutto suo, copiava ciò che gli capitava a tiro d'orecchi. Copiava e rielaborava... e, Dio santo, come rielaborava... cazzo, era Miles! Il jazzman più pericoloso che il demonio abbia messo sulla faccia della terra!!"

Ehi ehi, aspetta... copiava? Rielaborava? ...Ah, non ce la faccio...

Quando metto su questo disco, mi crescono i capelli alla Karim Abdul-Jabar e, quasi quasi, mi sembra di ritrovarmi in braghe colorate su qualche fottutissima square di Harlem.

Ehi, fratello... passala... e passala! Vai, Cristo santo, vai! Yeaaaahh...!!!

Quando in Pharaoa's Dance, sul quel tappeto ritmico impostato da quel tipo strano di Zawinul che macina chilometri con i controcazzi, ehi porca puttana, ecco che entra Miles e quelle sue notine del cazzo... ti vien voglia di metterti a camminare dinoccolato, come se quei fottutissimi fratelli neri della downtown fossero l'unica possibile evoluzione del popolo nero di mamma Africa, cazzo.

Allora penso alle parole di qualche sapientone sul fatto che Miles non aveva inventato proprio nulla con Bitches Brew, ches'era semplicemente accorto che la musica era cambiata; che da un paio d'anni in giro per il mondo c'era un fratello nero, che veniva dalla terra di Sua "fottutissima" Altezza Reale la Regina d'Inghilterra, che si faceva chiamare Hendrix... Jimi Hendrix. Porca miseria, ragazzi, deve aver pensato Miles, questo la chitarra la fa godere, la fa godere come una cagna in calore... ehi, guarda come le dà fuoco. Ma, cristo d'un Dio, da dove cazzo è venuto fuori questo qui?

Lo stesso sapientone, adesso, mi tira fuori anche Sly & The Family Stone e quel loro funk da Dio, la voce dei neri metropolitani, i fratelli minori e un po' dementi di quelli che a Città del Messico ebbero i coglioni di tirar su il pugno. Ma che vuoi che gliene freghi a quelli della politica e delle rivoluzioni quando, vendendo un po' di quella polverina magica on the corner of the streets, puoi comprare l'auto dei tuoi sogni e portare a spasso quelle strafighe che, altrimenti, a un verme fottuto come te manco lo degnano di uno sguardo. E allora vaffanculo, sapientone del cazzo! Miles della musica aveva compreso l'essenza dello sballo.

Miles ne sapeva parecchio di polverine magiche, eh. Secondo voi da dove vengono fuori quegli squilli di tromba che ti trafiggono quando inizia Bitches Brew? Lo stregone imposta la cerimonia. La faccenda si fa dannatamente seria; quel Corea borbotta con il Fender e Miles chiama tutta l'armata a raccolta. Poi partono tutti, soggiogati dallo stregone. Lui detta e gli altri eseguono; dopo soli cinque minuti, se Miles avesse chiesto loro di darsi fuoco a vicenda, loro lo avrebbero fatto senza esitare. Dove cazzo lo trovi un capo così? Persino quella chitarra acidissima di McLaughlin sembra esserci sempre stata nel jazz.

E Spanish Key? Mi dite quale altro jazzman o rocker avrebbe saputo tirar fuori un ritmo come quello? Ma cosa diavolo ha quel ritmo? Mi fa diventare matto!! Cristo, dico, è un ritmo puntato del cazzo... ma cosa diavolo ha che mi tira fuori le budella e me le fa danzare come le aspidi del Nilo? Ah, quanto mi piacerebbe chiederlo a uno come Robert Wyatt che, nello stesso anno, me lo rifà tale e quale in "To Mark Everywhere" ("The End Of An Ear"). E anche lì la magia si ripete! Scommetto che musicisti normali passerebbero la vita a cercare un ritmo così, senza mai trovarlo. E invece, questo Miles Davis del cazzo lo trova nella forma più antica di metrica. Era lì da almeno duemila anni e Miles l'ha tirato fuori! Fottuto speleologo del pentagramma! Lui prima ascoltava e poi scavava... e trovava! Prima ti ammazza, poi ti infila le mani nelle viscere ed eccolo lì che ti trova l'oro. Tu, l'oro nelle budella, ce lo avevi da sempre e non te n'eri mai accorto! O tu sei un deficiente o è lui che è un alchimista come pochi ne sono mai nati.

E così, dopo lo scherzo John McLaughlin, Miles finalmente apre le danze macabre del voodoo (Miles Runs The Voodoo Down); non ci sono più scuse, l'Africa è presente in tutto il suo terribile splendore. Il ritmo, le melodie, quel groviglio che solo un incosciente chiamerebbe armonia, esplodono senza ritegno. Adesso tutto diventa dannatamente chiaro: Miles stava solo mescolando e rimescolando in una fetida brodaglia l'Africa americana, quella dei neri spacciatori, dei giocatori di basket, quelli delle sit-com, con l'Africa dei nonni e dei bisnonni che, scesi dalle galee come schiavi in Virginia e nel Mississipi, esorcizzavano la paura del nuovo ignoto con la nostalgia del passato ancestrale in quelle danze demoniache.

La processione si conclude finalmente nella giungla armoniosa di Sanctuary; il limbo orripilante della giungla d'asfalto che ha aperto il trip di Miles e della sua accozzaglia informe lascia il posto al sole nudo e tondo che solo le savane di mamma Africa sanno regalare (sparisce il clarinetto di Maupin, strumento jazz metropolitano da sempre).

Miles, maledetto genio, alla fine sei riuscito a riportare i fratelli neri in seno a mamma Africa; sei riuscito a ripulirli dalla "bastardaggine metropolitana" che ne deformava l'anima da un centinaio d’anni.

Miles... eri proprio un gran figlio di puttana.

(12/06/2012)

  • Tracklist
Disco 1

  1. Pharaoh's Dance
  2. Bitches Brew

Disco 2

  1. Spanish Key
  2. John McLaughlin
  3. Miles Runs The Voodoo Down
  4. Sanctuary
  5. Feio
Miles Davis su OndaRock
Recensioni

MILES DAVIS

In A Silent Way

(1969 - Columbia)

MILES DAVIS

Sorcerer

(1967 - Columbia)

Ennesimo capolavoro del principe dell'oscurità insieme a Hancok, Shorter e Williams

MILES DAVIS

E.S.P.

(1965 - Sony Jazz)

MILES DAVIS

Kind Of Blue

(1959 - Columbia)

MILES DAVIS

Kind Of Blue

(1959 - Columbia)
Una storia di Kind Of Blue e del suo indiscusso valore

MILES DAVIS

Birth of the Cool

(1950 - Blue Note Records)

Miles Davis on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.