Miles Davis

A Tribute To Jack Johnson

1970 (Columbia) | jazz

Un altro dei capolavori del Davis elettrico nasce come colonna sonora di un documentario sul pugile Jack Johnson, imbattuto campione dei massimi tra il 1908 e il 1915.
Il film, diretto dal regista William Cayton, non ebbe molto successo, e comunque alcuni incroci di date fanno pensare che almeno il brano Right off fosse stato realizzato prima della commessa per la colonna sonora; in ogni caso non sembra Davis abbia mai visionato spezzoni del film per commentarlo, ma che abbia piuttosto lasciato al produttore Teo Macero carta ancor più bianca del solito nel montare a suo piacimento materiale proveniente, almeno per quel che riguarda il secondo brano, da altre sessioni del febbraio/aprile 1970, ed anche, sempre per quel che riguarda Yesternow, da una seduta del novembre successivo.
Come In a silent way, l’originale LP A tribute to Jack Johnson, pubblicato con poco clamore nel febbraio del 1971, presenta 2 estesi brani (intitolati appunto Right off e Yesternow), uno per ogni facciata, il cui assetto finale è come detto frutto di un lungo, e spesso complicato da ricostruire, lavoro di postproduzione da parte di Teo Macero.
La formazione-base è molto ridotta e snellita rispetto a Bitches brew, ed è imperniata ancora una volta sul giovane chitarrista inglese John McLaughlin, in cui dopo In a silent way e Bitches brew Davis riponeva la massima fiducia, e che elogiava spesso con frasi di stima che riporta anche nelle note di copertina.
Nelle stesse note Davis non manca di far risaltare la sua ammirazione ed identificazione in Jack Johnson, come lui carismatico e dedito ai piaceri della vita, e come lui contemporaneamente invidiato, blandito ma anche minacciato dai “bianchi”.
Nelle note interne del CD invece, tal Chip Deffaa, che scrive molti anni dopo appunto per l’edizione in CD, fa un bel po’ di confusione fra le date delle due sedute "principali" (che vengono invertite); ad un certo punto poi in un commento confonde addirittura i due brani tra loro.

Comunque, A tribute to Jack Johnson è il disco chitarristico per eccellenza fino a quel punto della carriera di Davis; le tastiere di Hancock appaiono invece molto in penombra — un chiaro segnale della tendenza sempre più forte in Davis ad assegnare un ruolo predominante alla chitarra elettrica, a scapito delle tastiere, tendenza sviluppata poi in modo definitivo e a volte quasi devastante nei dischi di psycho-hard-jazz degli anni successivi. Al sax soprano compare il giovane Steve Grossman, appena maggiorenne come il nuovo bassista elettrico Michael Henderson — quest’ultimo a quanto pare strappato di forza al gruppo di Stevie Wonder. Alla batteria Billy Cobham, proveniente dal gruppo di Horace Silver e futuro membro della Mahavishnu Orchestra di McLaughlin, prende il posto dell’inizialmente previsto Buddy Miles, il batterista di Hendrix, che avrebbe dovuto nelle intenzioni di Davis fornire insieme al bassista un forte impatto soul al clima della registrazione, ed anche avere responsabilità compositive, ma che non si presentò alle sedute.
A dispetto di molte estatiche dichiarazioni dei musicisti, il modo in cui si arrivò alla realizzazione del disco non porta a pensare che Miles avesse le idee chiarissime sul risultato finale o che avesse tutto sotto controllo: anzi sembrerebbe che ancora una volta le sue (e di Macero) doti di improvvisatore sul campo abbiano avuto il sopravvento e, in definitiva, ragione.
Perché Jack Johnson è semplicemente un altro capolavoro di Davis, ed in prospettiva storica è forse, pur nella sua “crudezza”, il più grande lavoro di electric jazz mai realizzato; questo nonostante alcune imperfezioni, di cui la modalità di realizzazione del primo brano può essere un esempio efficace.

La genesi di Right off pare sia stata la seguente: mentre Davis parlottava in studio con Macero, McLaughlin, per “scaldarsi” e combattere la noia, partì con una sorta di giro shuffle in Mi maggiore, supportato da una sezione ritmica decisamente rhythm & blues: intuite le potenzialità di sviluppo di questo brano, Davis irruppe improvvisamente in sala di registrazione, e fece cenno di voler “entrare”. In effetti si percepisce una certa indecisione dei musicisti intorno al minuto e mezzo dall’inizio del disco: dopo alcune battute interlocutorie, in cui ad un certo punto McLaughlin smette addirittura di suonare, il chitarrista, evidentemente dopo una comunicazione di Davis, compie una modulazione verso la tonalità di Si bemolle (molto più agevole per la tromba). Il buon Henderson addirittura ci mette un giro in più a capire l’inghippo…
Su questo tappeto (la sezione ritmica ha continuato a mantenere il ritmo iniziale) Davis fornisce una prova tra le migliori della sua carriera, in una lunga e bruciante parte solistica, dall’approccio decisamente aggressivo e composta da brevi frasi staccate, con frequenti sconfinamenti nei resistri acuti della tromba aperta, che accompagna il brano verso il suo culmine, intorno al decimo minuto e mezzo circa.
Racconta Davis nella sua autobiografia scritta a quattro mani con Quincy Troupe, di essersi ispirato per questo assolo al comportamento agonistico di un pugile (effettivamente Miles tirava di boxe a livello amatoriale): ritmo, attacchi decisi, colpi tirati uno per uno o in rapida successione, nuovi veementi attacchi. Contemporaneamente l’immagine di un campione pugilistico evocava in lui l’idea di un treno, inteso come “peso” da accompagnare ai pugni, nel suo caso “pugni musicali”...
Mentre il brano sfuma, si innesta un intermezzo postprodotto, lunare e a tempo libero, di Davis sordinato e non accompagnato se non da uno statico suono elettronico di fondo. Capiremo poi che questo è un “assaggio” della conclusione del disco — un po’ il “tema di Jack Johnson”. Questo inserto era stato registrato a parte dal solo Davis, forse (la prudenza è d’obbligo) addirittura in una seduta con Macero del novembre 1969.
Ben presto il missaggio riporta in primo piano il ritmo originale - McLaughlin conferma in un’intervista che andarono avanti per più di venti minuti - sul quale entra per la prima volta Steve Grossman con un assolo al soprano di pregevole fattura, oltre che di chiara ispirazione insieme coltraniana e shorteriana (del resto il sassofonista aveva come detto solo 19 anni e aveva da poco sostituito il grande Wayne nei gruppi di Davis).
Le tastiere elettroniche di Hancock (con l’orecchio di oggi, la componente più datata del brano), prevalentemente a block chords, introducono un nuovo “attacco pugilistico” di Davis, questa volta molto più breve e meno aggressivo, che porta ad una nuova sezione introdotta dalla chitarra prima ad accordi pieni, poi con un riff insistito e rockeggiante, all’unisono col basso.
Questo riff verrà utilizzato in seguito come “tema” di Interlude, la terza facciata di Agharta, il live del 1975, la cui quarta curiosamente si intitolerà Theme from Jack Johnson, brano che però non avrà praticamente nulla da spartire col disco di cui stiamo trattando.
Senza stacchi postprodotti, si ritorna al tema iniziale in Mi, dove ora compaiono anche le tastiere a duettare coi fraseggi della chitarra. Un altro ottimo assolo di Grossman ci accompagna verso la conclusione del brano (mentre la ritmica continua col medesimo tempo semplice ma efficace), conclusione introdotta da un nuovo breve duetto chitarra/tastiere, che si evolve rapidamente in un assolo di McLaughlin decisamente aggressivo, quasi hard rock.
Al termine dell’assolo, il brano viene sfumato e si conclude: sono passati circa 27 minuti dall’inizio!

L’altro brano, Yesternow (gioco di parole traducibile in italiano con “Ierora”, che oltre ad introdurre un altro “cortocircuito temporale” tipicamente davisiano, serve forse anche a suggerirci che… ieri come ora gli americani di colore devono soffrire per affermarsi, Jack Johnson come Miles Davis…), si apre invece in maniera totalmente diversa: su un tempo lento, due battute ripetute del basso elettrico di Henderson, accompagnate da McLaughlin col wah-wah, ci conducono ad un’altra lunare riflessione di Davis, in cui sommessi fraseggi nei registri medi si alternano ad impennate di note acute. L’entrata dei piatti di Cobham rafforza quest’ultima tendenza, sempre con uno svolgimento a brevissime frasi o a note tenute: sullo sfondo sempre McLaughlin col wah-wah.
La progressiva intrusione di elementi percussivi da parte di Cobham porta poi ad una fase dedicata prevalentemente a fraseggi di chitarra ora un po’ meno effettata, seguita da un momento di sovrapposizione di quasi tutti gli strumenti (eccetto la tromba). Il basso sta ancora mantenendo la figura iniziale, mentre le tastiere vengono tenute lontanissime nel missaggio: il tutto si evolve in un assolo di Grossman, che trascina e velocizza il ritmo della batteria.
Un altro stacco realizzato in montaggio ci riporta immediatamente ad atmosfere riverberate, in cui arpeggi sparsi del chitarrista e lunghe note della tromba sordinata (si comprende presto che sono prese pari pari dall’intermezzo di Right off - il “tema di Jack Johnson”…) si sovrappongono, sorpresa, al tema di Shhh/Peaceful di In a Silent Way! Miles non spiega quella che può sembrare una bizzarria, ma a quanto pare fu ancora una decisione di Macero, forse anche dettata da esigenze di montaggio cinematografico.
Ben presto però il basso torna ad indicare la direzione con un altro semplicissimo ed ipnotico riff di una battuta, ripreso dal brano Willie Nelson registrato in febbraio, su cui chitarra e tromba, anche variamente sovraincise, fraseggiano liberamente, mentre sullo sfondo la batteria tiene un semplice ritmo binario.
Stacco secco, ed ecco un ultimo “minitema” pentatonico di McLaughlin, che anche grazie all’accompagnamento di Cobham pare precorrere atmosfere tipiche della futura Mahavishnu Orchestra.
A questo riff si sovrappongono materiali elettronici provenienti probabilmente dalla sezione del novembre successivo, tra cui primeggia la filtratissima chitarra di Sonny Sharrock; a questa seduta vengono accreditati come presenti anche Bennie Maupin al clarinetto basso e Chick Corea al piano elettrico. Difficile, nel gorgoglìo prodotto da vari strumenti, riconoscere questi ultimi; sicuramente comunque si tratta di sovraincisioni, dovute probabilmente anche ad una certa insoddisfazione di Davis verso il risultato finale di questa sezione; comunque nè il chitarrista nè gli altri due musicisti sono citati nelle note, neppure nella versione in CD "classica". Questo fase porta dapprima ad un assolo di Davis e poi alla conclusione del brano: sempre immerso in effetti elettronici, il riff sfuma lentamente mentre riemerge (per la terza volta nel disco) il tema riverberato della tromba sordinata, (questa volta sostenuta da una sezione di ottoni, arrangiata da Macero e naturalmente aggiunta ex post).
Sulle ultime note l’attore Brock Peters, nella parte di Jack Johnson, recita la famosa frase “I’m Jack Johnson, heavyweight champion of the world…” (Sono Jack Johnson, campione mondiale dei pesi massimi. Sono nero, e non me lo hanno mai fatto dimenticare… sono nero, è vero, e non glielo farò mai dimenticare…), chissà se mai veramente pronunciata dal pugile.

Come detto il film non ebbe alcun successo ed il disco si impose presto come prodotto autonomo, anche se distribuito senza molta enfasi dalla Columbia. Davis, ancora nella sua autobiografia, lamenta questa tiepidezza della casa discografica e inoltre, a proposito dell'accoglienza ricevuta dal disco, insinua maliziosamente l’impressione che i critici ormai non sapessero più che pesci pigliare con la sua musica…

Anche di A tribute to Jack Johnson sono state recentemente (2003) pubblicate le complete sessions (Box 5 CD Columbia 86359), in cui si possono ascoltare, oltre al disco originale, in pratica tutte le registrazioni in studio dall’inizio dell’anno fino al giugno 1970. Riflettendo i continui avvicendamenti dei gruppi di Davis, compaiono diversi altri musicisti tra i quali i percussionisti Hermeto Pascoal e Airto Moreira; ottima occasione per i completisti per notare quanta della musica prodotta da Davis negli anni successivi sarà debitrice verso queste sessioni. Valga per tutti l'esempio delle diverse versioni di Go ahead John (con Holland e DeJohnette), uno tra i brani più interessanti del Davis elettrico, che presenta McLaughlin e Grossman in gran spolvero, e che troverà poi spazio in Big fun.
Infine, il CD singolo “originale” è stato completamente rimasterizzato e pubblicato in una confezione leggermente rinnovata all’inizio del 2005.

(12/06/2012)

  • Tracklist
  1. Right Off
  2. Yesternow
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