Bill Evans

You Must Believe In Spring

1981 (Warner Bros.) | jazz

Music your hands are no longer here to make
Still breaks against my ear, still shakes my heart
” - Bill Zavatsky


Piccola gemma nella corposa discografia di Bill Evans, “You Must Believe In Spring” è l'ultimo capitolo del sodalizio artistico Evans/Eddie Gomez (le incisioni risalgono all'agosto del 1977) e, contemporaneamente, epitaffio alla vita stessa di Evans, essendo il primo disco pubblicato dopo la morte del pianista nel 1980.

Temi centrali del disco sono la mancanza, la perdita, e la morte: la prima traccia (“B Minor Waltz”, dedicata alla prima moglie Ellaine morta suicida) e l'ultima (“Suicide Is Painless”, tema dalla serie televisiva M*A*S*H) sono i confini entro i quali Evans disegna un percorso musicale lucido e doloroso, che attraversa stati d'animo diversi eppure segnati tutti dalla medesima fragilità.

Il dolore e la rassegnazione di fronte all'ineluttabilità della morte sono temi sempre presenti nell'arte di Bill Evans, fin dalla tragica scomparsa dell'amico Scott La Faro, talentuoso contrabbassista dei tempi del primo, straordinario trio con Paul Motian; eppure “You Must Believe In Spring”, se da un lato è disco dai toni cupi e spesso drammatici, sa essere elegante e sobrio, pieno di spunti armonici e di “materia” musicale e rappresenta sicuramente uno dei punti di partenza per chi volesse avvicinarsi al pianismo di Evans.

Già dai primi istanti di "B Minor Waltz" il disco rivela quel mood crepuscolare e malinconico che lo pervade da cima a fondo; nel suo breve svolgimento, senza particolari sussulti, il brano flirta con il waltzer in modo più implicito che dichiarato. Eliot Zigmund alla batteria è delicato, minimale, intento più a sottolineare i momenti topici e ad enfatizzare i climax che non a delineare un battito di cui, spesso, non si sente minimamente il bisogno. Sarà questo il leit motiv ritmico dell'opera.

Uno dei rari momenti in cui il trio si incanala in un tempo swing più marcato è la title track ; introdotta da un preludio di Evans che sfocia in un brillante solo di contrabbasso — ispirato e nervoso, in puro stile Eddie Gomez — "You Must Believe In Spring" si accende quasi inaspettatamente durante il solo di Evans, che ammorbidisce gli spigoli della ritmica serrata con la solita maestria del grande improvvisatore. Il brano è straordinario, indeciso tra malinconia e speranza, un crescendo dinamico ed emozionale in cui la ricchezza timbrica e armonica del pianismo di Evans raggiunge livelli di grande intensità.

La delicata melodia di "Gary's Theme", brano di Gary McFarland, riporta quiete: l'interpretazione di Evans è pensosa e piena di pathos, saporosa di oriente quando insiste sui registri più alti dello strumento.

Il disco è ormai entrato nel vivo: la semplicità classica di "We Will Meet Again", commovente dedica al fratello Harry — dedica quasi profetica, vista la morte per suicidio del fratello circa due anni dopo la registrazione del disco — introduce "The Peacocks", notevole composizione del pianista Jimmy Rowles. Le note diventano foglie che cadono dagli alberi autunnali ritratti in copertina. La melodia è tenue, ma accumula tensione e la rilascia in cascate di note che Evans interpreta con precisione e intelligenza. Il duo Gomez/Zigmund costruisce una risacca sonora in cui le note del pianoforte risuonano cristalline, in un gioco di contrasti pieno di emozioni. Il solo di Evans è un entusiasmante rincorrersi di fughe cromatiche nelle quali non una sola nota è fuori posto: il suo pianismo, infatti, non è accumulo o esibizione, ma scelta accurata di poche tecniche funzionali al brano, esposte con gusto, approfondite con calma, e suonate con inarrivabile grazia.
"The Peacocks" rappresenta il culmine emozionale del disco, che negli ultimi due brani si alleggerisce nei toni e si fa quasi soave.

"Sometime Ago" è rilassata, costruita intorno alle linee giocose e un poco vezzose del solo di Eddie Gomez; "Suicide Is Painless" è invece lieve sì, ma rassegnata e malinconica, e rappresenta uno dei brani più cari a Evans, che la riproporrà spesso e volentieri nei suoi concerti dal 1977 fino alla morte, nel 1980.

Fra i dischi di Evans più amati e venduti, “You Must Believe In Spring” rimane una delle grandi testimonianze del pianismo di uno dei più grandi musicisti del secolo scorso, nonché un'ulteriore conferma del fatto che nella carriera di Bill Evans non esiste un solo trio (quello con Lafaro e Motian): il troppo spesso sottovalutato sodalizio con Eddie Gomez ha regalato pagine ugualmente indimenticabili. Diverse, senza dubbio. O semplicemente più mature.


Ndr.: la versione rimasterizzata del disco, pubblicata recentemente per Rhino/Wea, contiene tre brani inediti di quelle stesse session : lo standard di Billy Rose “Without A Song”, una versione di “Freddie The Freeloader” (unico brano del capolavoro di Miles Davis “Kind Of Blue” in cui Bill Evans non suonò) in cui compare anche un piano elettrico, e un altro standard , “All Of You”, già presente nelle storiche registrazioni al Village Vanguard in trio con Scott Lafaro e Paul Motian.

(20/11/2006)

  • Tracklist
  1. B Minor Walts (For Ellaine)
  2. You Must believe In Spring
  3. Gary's Theme
  4. We Will Met Again (For Harry)
  5. The Peacocks
  6. Sometime Ago
  7. Theme From M*A*S*H (Suicide Is Painless)
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