Gianluigi Trovesi

Dances

1985 (Red) | jazz

Un disco tra i più rappresentativi del jazz italiano e della carriera del sassofonista e clarinettista bergamasco, vincitore nel 1985 nella categoria “Miglior disco di jazz italiano” nei referendum delle riviste Musica jazz e Musica & dischi.
Sono 6 quadri di lunghezza e atmosfere molto variabili (a volte anche all’interno di uno stesso brano), tutti incentrati appunto sul tema della danza e su un senso del folklore “europeo” che praticamente da sempre sono tra i segni distintivi della carriera del simpatico e mite polistrumentista di Nembro. Senza dimenticare però (e in questo disco se ne trovano diverse conferme) che non è estranea alla poetica e alle sonorità di Trovesi un’attitudine avanguardistica (con risvolti spesso quasi free) molto controllata e mai gratuita.
Va inoltre ricordato un misurato ricorso all’elettronica, nello specifico un harmonizer e un delay attraverso cui il suono degli strumenti (soprattutto i fiati del leader) viene moltiplicato e riverberato con esiti più che soddisfacenti dal punto di vista espressivo. In tal senso, il disco seguente di Trovesi, Les boîtes à musique, (Splasc(h) 1988, in collaborazione con l’informatico Luciano Mirto) sarà un esperimento molto più avanzato, e per certi versi molto meno riuscito.
Non ultimo, Dances è un buon esempio di concisione: in meno di 40 minuti, senza lungaggini ma viceversa dimostrando una rara capacità di sintesi, centra l’obiettivo di rappresentare una panoramica dello “stato dell’arte” fiatistica, in cui Trovesi si conferma clarinettista di notevole valore: la sua formazione inizialmente semi-colta (i suoi esordi datano agli anni ’60 nella banda del suo paese natale) ma poi perfezionata con regolari studi presso l’Istituto Musicale di Bergamo e il conservatorio di Piacenza, lo aiuta a tenere sotto controllo un materiale ribollente, denso di creatività fresca senza mai essere ingenua.
I compagni di avventura sono in questo disco (il terzo a piena titolarità di Trovesi dopo gli oggi praticamente introvabili Baghèt - 1978 e Cinque piccole storie – 1980, entrambi pubblicati dall’etichetta Dischi della Quercia) il valente contrabbassista Paolo Damiani (suo compagno già nell’importante esperienza del sestetto di Giorgio Gaslini, vero trampolino di lancio per Trovesi) e il batterista Ettore Fioravanti, (in seguito e tuttora membro fisso del quintetto “italiano” del trombettista Paolo Fresu), che sostituisce Gianni Cazzola, precedente fido batterista di Trovesi e anche lui presente nel gruppo di Gaslini.

Due note di basso e uno scampanellio danno inizio al disco: Dance for a small bell, il primo brano, vede Trovesi inizialmente impegnato al soprano. Dopo una breve introduzione il sassofonista espone due volte il tema su un ritmo veloce e danzante; uno stacco netto ci introduce poi in un’atmosfera progressivamente sempre più notturna, dove le percussioni, filtrate attraverso un pizzico di elettronica, accompagnano Trovesi, ora al clarinetto basso pure effettato. Presto la parola passa alle classiche sonorità del violoncello di Damiani, che si produce in un assolo che progressivamente, attraverso il periodico riapparire delle percussioni e del clarinetto basso in sottofondo, porta ad un breve assolo di batteria e infine alla ripetizione del tema suonato dal soprano, con cui il brano si chiude.
Il clarinetto basso è il protagonista del secondo brano, Dance for a fat Arlecchino, caratterizzato da due minuti di fraseggi “buffi”, che ben rendono l’idea di un personaggio in maschera che, forse impedito da tanto buon mangiare e bere, tenta goffamente di accennare a dei passi di danza. E’ questo il brano che maggiormente conferma (ma probabilmente non ce n’era bisogno) la maestria di Trovesi al clarone, strumento di cui il musicista di Nembro è considerato un virtuoso con pochi concorrenti persino sulla scena internazionale.
I due brani centrali (che nell’edizione originale in LP rappresentavano la fine della prima e l’inizio della seconda facciata), intitolati rispettivamente Dance from the East N.° 1 e N.° 2, volutamente si somigliano molto e sono i più “pulsanti” del disco.
Nel primo, un ostinato di basso (che durerà per tutto il brano, salendo spesso alla ribalta fino a procurarsi un assolo centrale) sorregge il clarinetto che espone un sinuoso tema dall’atmosfera balcanica; dopo l’assolo di basso il fraseggio di Trovesi si fa più libero e aperto, mentre la batteria svolge diligentemente un lavoro di coloritura con un accompagnamento libero, che diventa dichiaratamente percussivo solo negli “obbligati” (molto Ornettiani in verità) che fungono da raccordo tra i vari momenti del brano.
Anche la seconda “danza orientale” (il brano più lungo del disco), che condivide molta dell’atmosfera del brano precedente, è aperto dal basso che ancora una volta sostiene Trovesi (questa volta al soprano, quasi sempre filtrato attraverso un suggestivo delay) in voli solistici caratterizzati da progressioni che girano intorno alle note del tema, ancora una volta sinuoso e avvolgente. Pure in questo brano Damiani si guadagna uno spazio privilegiato con un misurato ma vibrante assolo inizialmente di contrabbasso, poi di violoncello, che senza stacchi di registrazione passa la parola di nuovo al contrabbasso, questa volta elettrificato e anch’esso molto filtrato. L’assolo ci riaccompagna verso il tema della composizione ed altri fraseggi di Trovesi, che rendono il brano il più “danzante” fra tutti.
Sciamano’s dance (scritto proprio così!) è la seconda lunare, notturna e solitaria riflessione di Trovesi al clarinetto basso: ancora una volta viene evocata umoristicamente una certa goffaggine nel “ballo”, goffaggine non priva però di una lontana e misteriosa minacciosità. Più che ad una danza, sembra di assistere a misteriosi preparativi dello “sciamano” in vista di una altrettanto misteriosa cerimonia iniziatica... Questo brano è dedicato a Vittorio Franchini, critico jazz e profondo conoscitore delle musiche del continente Africano.
Il disco si chiude col brano più movimentato, Sorry, I can’t dance. Su un tempo binario e veloce, una sorta di tarantella free, Trovesi si misura col sax alto in fraseggi e scariche di note dal deciso sapore avanguardistico, sorretto da un dinamicissimo Fioravanti. Anche in questo caso un momento centrale del brano vede protagonista Damiani alternativamente al contrabbasso e al violoncello.
Con la sua chiusura improvvisa, il brano sembra rappresentare una ironica dichiarazione di resa (del resto contenuta nel titolo...) di fronte alla difficoltà di “ballare il jazz”; ancora una volta con discreto senso dell’umorismo e una certa ambiguità, sembra pure svelare (o almeno suggerire...) il senso di effervescente parodia che anima tutto il disco...

Pur figurando ancora nel catalogo dell’etichetta RED Records di Sergio Veschi, illuminato e rigoroso produttore milanese, non è facilissimo reperire nei negozi la versione in CD di questo misconosciuto gioiellino del jazz italiano, inspiegabilmente e frettolosamente liquidato da The Penguin Guide to Jazz on CD. Conviene sicuramente rivolgersi alle vendite per corrispondenza che l’etichetta pubblicizza sulle riviste specializzate e sul suo sito internet.
Il pieno riconoscimento internazionale e una certa visibilità discografica al di fuori dei confini nazionali, per questo originalissimo musicista di altissimo spessore strumentale e compositivo, nonché grande organizzatore sonoro e band-leader, arriveranno più tardi: a partire da From G to G (Soul Note 1992 - col suo ottetto italiano - 5 stelle nella recensione di Down beat!), fino ai più recenti In cerca di cibo (ECM 1999, in duo col fisarmonicista Gianni Coscia), Dedalo (Enja 2001 – con Markus Stockhausen fra gli altri) e il riuscito Fugace (ECM 2002, ancora con l’ottetto italiano).
  • Tracklist
  1. Dance for a Small Bell Trovesi
  2. Dance for a Fat Arlecchio Trovesi
  3. Dance from the East No. 1
  4. Dance from the East No. 2
  5. Sciamano's Dance
  6. Sorry, I Can't Dance


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