Vic Chesnutt

The Salesman And Bernadette

1998 (Capricorn) | country-folk, songwriter, soul

Spesso chi ha raccontato Vic Chesnutt lo ha descritto come un individuo triste e solitario, un menestrello misantropo abbruttito dalla malasorte e poco incline alle sortite fuori dal suo robusto carapace. Nulla di più falso, ovviamente, dalla realtà dei fatti. Un po’ come ostinarsi a sostenere che Vic fosse uno che le opportunità le schivava scientemente: che siano state poche, per lui, è comprovato, ma non si può certo dire che non ci abbia provato. Il successo lo intimoriva, questo sì, ed è plausibile che il cantante di Athens non abbia proprio guardato con entusiasmo all’improvvisa attenzione rivoltagli dall’industria musicale e da grandi star del calibro di Madonna, quando fu al oggetto di un tributo a fini benefici. Mai, tuttavia, si sarebbe sognato di disdegnare megafoni più potenti per la propria musica, e se quell’unica breve esperienza in casa Capitol si rivelò un fiasco non fu certo per mancanze sue. Stava vivendo una fase di incredibile vivacità creativa, e in “About To Choke” gettò letteralmente il cuore oltre l’ostacolo.

 

Venne scaricato. Da maestro in ardite contromisure, riuscì comunque a strappare un contratto con la Capricorn, piccola quanto si vuole ma distribuita in mezzo mondo dalla Virgin: per un istante ancora poteva concedersi il lusso di bissare quel brivido lungo la schiena, brevi recensioni ovunque nel mondo, una promozione degna, o giù di lì. Fu allora che i Lambchop lo invitarono e cantare in uno dei loro lavori in assoluto più convincenti, “What Another Man Spills”, affidandogli persino la cura di artwork e copertina. Ormai legatissimo non solo a Deanna Varagona e a Alex McManus, ma anche al leader Kurt Wagner, Vic sentì che erano maturi i tempi per una nuova condivisione creativa, dopo quella imbastita assieme ai Widespread Panic nel progetto Brute. Scrisse allora nuove canzoni cucendole addosso alla ricca ensemble di Nashville e, data l’omogeneità del nuovo materiale, propese ben presto per l’ipotesi di un concept album, con tanto di storyline compilata nei minimi dettagli, a tavolino. Wagner accettò con tutti i suoi accoliti e si offrì di produrre quello che per Vic sarebbe stato il sesto Lp, “The Salesman And Bernadette”. Era il 1998, l’anno in cui gli inglesi Hefner mandarono nei negozi una B-side intitolata “Goethe’s Letter To Vic Chesnutt”.

A più di quindici anni dalla pubblicazione, l’opera conserva intatta la propria fragranza. “Duty Free” è come una piccola porta d’ingresso. Introduce immediatamente l’ascoltatore nel clima amabile e vaporoso di una collaborazione davvero speciale, da luci soffuse, sussurri delicati e tepore di fuoco nel camino. L’essenzialità colpisce nel segno: il taglio davvero spoglio, l’interpretazione toccante del songwriter in questa delicata invocazione. I Lambchop operano sullo sfondo, ma riescono a regalare sfumature umorali impeccabili per quanto minime, che amplificano in maniera determinante il fascino dell’intera operazione. “Replenished” sprigiona tutto il calore festoso dell’incontro, con un Chesnutt perfettamente a suo agio nei panni del maestro cerimoniere e del narratore. Affiora con decisione un’atmosfera di candore quasi magico, cui l’afflato bandistico della corposa formazione del Tennessee dona contorni morbidi e tenui tonalità da soft focus. La vicenda fantasiosa del commesso viaggiatore e della sua amata ha la consistenza sinestetica del sogno, con il flou di ricordi lontani fissato in un altrove seducente ormai congelato nella distanza. E’ questa l’impressione più vivida mentre il cantautore in sedia a rotelle duetta con la stella del country Emmylou Harris sulle note di “Woodrow Wilson”, per quella che avrebbe in seguito definito, candidamente, il fiore all’occhiello del proprio repertorio.


Sembra quasi un disco di originali natalizi, “The Salesman And Bernadette”, ancor prima che una strana folk-opera con spunti romanzeschi. Reso allegro dai fiati, è animato da un’ebbrezza semplice e semplicemente contagiosa. Essenziali ma eclatanti la morbidezza del tocco, il gusto nelle orchestrazioni e il cantato del georgiano, aggraziato sino a rasentare il velluto: una prova vocale insolita quanto impegnativa per versatilità la sua, forse la più riuscita della carriera.

“Arthur Murray” ce lo ripropone intento a giocare da languido seduttore, pacatissimo ma insinuante, mentre la successiva “Prick” lo promuove al rango di caustico mattatore, opportunamente supportato dai compagni di viaggio e da quella loro ineffabile miscela di country orchestrale e turgori jazzy.

Impossibile non considerare l’album una salutare licenza da se stesso per un Vic felicemente alleggerito, tonificato nelle vesti del vero cantastorie affabulatore, un crooner sui generis incline alla dolcezza di un’occasionale ninnananna (“Maiden”) da cantare con la necessaria premura. Lo stile soffice dei Lambchop resta inconfondibile e si apprezza particolarmente nel contrasto con il vero Chesnutt, quello più sofferto (“Mysterious Tunnel”, “Parade”), che qua e là torna ad affacciarsi, come a voler riportare con i piedi per terra il suo ridotto pubblico di seguaci affezionati. Riecco quindi nel finale l’esistenzialista sobrio degli ultimi tempi, in episodi più spogli (rischiarati soltanto da qualche raro barbaglio elettrico) o in una cantata lugubre e corale (“Blanket Over The Head”), nota triste ma non stonata in linea con l’atmosfera genuinamente malinconica del disco. Per la chiusa, infine, quella “Old Hotel” che l’artista avrebbe spesso riproposto dal vivo, l’opzione di un tono ancor più gioviale e un superlativo esercizio di mimetismo espressivo nei confronti del sempre amatissimo Leonard Cohen.

Nonostante resti il lavoro forse più sontuoso della sua discografia, “The Salesman And Bernadette” si rivelò ai tempi un clamoroso insuccesso da ogni punto di vista, poco considerato dalla critica (che, come spesso capita, lo avrebbe rivalutato con colpevole ritardo) e snobbato incredibilmente persino dai fan dei Lambchop. Licenziato ancora una volta, a Vic fu forzosamente riservata una lunga villeggiatura nel generale dimenticatoio, dal quale avrebbe saputo tirarsi fuori con le proprie forze e con l’aiuto di pochi, veri amici. Tra di loro Kurt Wagner, convinto poi proprio dall’estrema scelta di Vic a non abbandonare la musica.

Dedicato alla sua memoria, “Mr. M” ricorda in fondo la meravigliosa esperienza di questo incontro mai più replicato.

(01/04/2014)

  • Tracklist
  1. Duty Free
  2. Bernadette And Her Crowd
  3. Replenished
  4. Maiden
  5. Until The Led
  6. Scratch, Scratch, Scratch
  7. Mysterious Tunnel
  8. Arthur Murray
  9. Prick
  10. Woodrow Wilson
  11. Parade
  12. Blanket Over The Head
  13. Square Room
  14. Old Hotel
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