Keith Jarrett

The Melody At Night, With You

1999 (Ecm) | jazz

Alla sua uscita molti sottovalutarono questo disco, che propone un Jarrett lontanissimo dal suo solito noto furore improvvisativo, caratteristico dei suoi precedenti lavori in "solo piano", a partire da quella specie di "stele sacra" della musica jazz (ma non solo) rappresentata dal Concerto di Colonia nel 1975, ma senza tralasciare anche le registrazioni dei live di Vienna, dove probabilmente il maestro - se possibile - ha superato sé stesso, e l’altro storico concerto del 1995 alla Scala di Milano, diverso eppure parimenti celebre. Avviando l’ascolto di questo disco si riconosce immediatamente un Jarrett diverso prima di tutto, e specialmente, nell’approccio alla musica e alla tastiera, quasi sorprendentemente al limite del remissivo. Allusivo fino a suscitare tenerezza, rarefatto, e con una tensione interiore che nulla concede allo spettacolo.

Facciamo, dunque, un passo indietro e ricordiamo come Jarrett fu colpito alla fine degli anni 90 da quello che venne diagnosticato come morbo di Epstein-Barr o "della fatica cronica", malattia che lo costrinse a ritirarsi nella sua fattoria nel New Jersey impedendogli quasi persino di suonare per un paio di anni. In quel periodo di tempo l’unica uscita ufficiale immortalata dai crismi del grande evento (primo musicista jazz a suonare, nella storia, del Tempio della Musica) era stata appunto quella del grande concerto della Scala di Milano, ma poi dovettero passare ancora due anni di silenzio prima dell’incisione, a sorpresa, di quest’altro "Melody", con Keith non ancora del tutto guarito e ancora in evidente difficoltà nell’approcciarsi alla tastiera: si nota subito come le dita scivolino sui tasti, quasi trascinandosi dietro le note, si sente latente il segno della malattia, e appare siderale la distanza da quella sera a Colonia, a 20 e passa anni di tempo trascorsi: qui non c’è più il furore barocco di allora, né gli svolazzi improvvisi delle mani da una parte all’altra della tastiera, dato che adesso non solo non sono più possibili per la malattia sofferta, ma probabilmente sono già stati consegnati al passato, prima di tutto per la differente consapevolezza dell'interprete: e la suggestione qui è solo nell'intimità che l’interpretazione trasmette.
In "Melody" Keith è persino "muto": mentre solitamente i suoi caratteristici mugugni accompagnano l’incedere della musica al piano, sottolineandola, qui invece ci sono solo... note! Ma sono note notturne cariche di sentimento, e che sanno far sognare.

E in effetti la voglia di introspezione di Jarrett qui è dovuta anche ad altro, e per capirlo va letta la dedica, che appare striminzita sulla cover del disco: "A Rose Anne, che ha sentito la musica. Che poi mi ha ridato". Questa è la traduzione delle brevi note di copertina, che sostanzialmente stanno a indicare la benedizione della moglie Rose Anne Colavito (di lontane origini italiane) a rendere pubblica, nella pubblicazione del disco, la musica che il pianista ha suonato e le ha dedicato, trovandosi in casa con lei ormai prossimo alla guarigione, e dopo che lei l’aveva assistito in questo periodo difficile. La sensazione che se ne riceve è quella che il pianista avesse lasciato a lei ogni responsabilità durante la malattia, e volesse adesso ringraziarla di tutto, rinnovandole il suo messaggio d’amore, e per farlo volesse ancora affidarsi al suo strumento prediletto. In questo senso, nella corposa discografia di Jarrett (dai concerti in solo piano editi da Ecm ai "quartetti jazz" fino alla produzione classica), questo lavoro, del tutto unico, va visto un po’ come il suo disco "privato". E in esso traspare un dolore che sembra essere morale, oltre che fisico.
E' un disco d'amore, è il disco che Keith ha (per davvero!) registrato suonando il suo pianoforte personale nel salotto del suo ranch, e suonandolo propriamente per sua moglie. Non è un concerto, pertanto. Banalmente è "solo" Keith che suona, e lo fa accoratamente solo per la sua donna…
Gli stessi brani scelti per la tracklist dicono tutto, del resto: caso unico nella sua produzione in "solo-piano", qui non c’è alcuna improvvisazione, anzi non si tratta nemmeno di pezzi suoi bensì "standard" per lo più (da "I Love You Porgy" a "I Got It Bad and That Ain’t Good" di Duke Ellington, a "Someone To Watch Over Me" di Gershwin, più pezzi storici come "Be My Love" e brani tradizionali come "My Wild Irish Rose", per non dire di "I'm Through With Love", già cantata da Marilyn Monroe), tutti suonati in maniera molto discreta.

Note piene, rotonde, ma ovattate anche, calcate senza rabbia, sempre in maniera assai dolce. Si direbbe, anzi: innamorata. E chiaramente, in ognuna di esse si sente cosa esattamente Keith volesse trasmettere alla moglie, per il mezzo dell'espressività della sua musica; si direbbe quasi che l'intero disco vada inteso alla stregua di una sorta di "conversazione familiare", se non persino, visto il climax generale assai notturno, di una lunga sentita e dolce serenata. Resta in ogni caso (ancora) una superba interpretazione di Jarrett, pur all'interno di atmosfere decisamente "soft", ma sempre misurata e personalissima, mai molle, e con un tocco inconfondibile (ancora) in grado di regalare brividi: il concerto di Colonia ci consegnava un grandissimo pianista, in grado di emozionare con la sua tecnica, la sua inventiva, la sua capacità d'improvvisazione, sempre creativa e in tal senso, a suo modo quasi integralista (gli aneddoti collegati ad ogni suo concerto si sprecano). "Melody At Night" ci consegna, piuttosto, un grandissimo uomo, con le sue debolezze di corpo e di cuore, immortalato in un momento di personale meditazione, e sempre in grado di emozionare per come traduce deliziosamente, in lenti movimenti delle proprie mani nella notte e in note, il suo animo.

(05/05/2009)

  • Tracklist
  1. I Loves You Porgy 
  2. I Got It Bad and That Ain't Good 
  3. Don't Ever Leave Me 
  4. Someone to Watch Over Me 
  5. My Wild Irish Rose 
  6. Blame It on My Youth / Meditation 
  7. Something to Remember You By 
  8. Be My Love 
  9. Shenandoah 
  10. I'm Through With Love 
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