Nels Cline

Destroy All Nels Cline

2001 (Atavistic) | jazz

Di musicisti irrequieti come Nels Cline ne esistono davvero pochi. Irrequieto per la quantità smodata delle collaborazioni - in questo caso è bene dirlo - con davvero una cricca di personaggi più o meno savi della scena avant-jazz e non solo, ma forse soprattutto irrequieto a causa del tipo di musica particolarmente eccentrica che evidentemente gli scorre dalla nascita nelle vene.
E pensare che il vero successo (si fa per dire) l’ha ottenuto con gruppi che più rock non si può (leggasi Wilco e Geraldine Fibbers). Ma qui parliamo di jazz, o perlomeno di quello che ultimamente il grande calderone della musica tutta ci sputa fuori con questa etichetta.

In particolare, ci aggrada disquisire riguardo un disco tra i più interessanti del Nostro, fatto quasi interamente in casa (nel senso che con Nels ci sono anche suo fratello Alex e la moglie Carla Bozulich) e dotato di una libertà espressiva che, per quel che riguarda le prestazioni di Cline, poche altre volte abbiamo potuto ammirare in precedenza.

Dicevamo appunto della libertà espressiva, della quantità d’impulsi stilistici che affiorano e creano un amalgama con quella che poi è la musica, che varia stilisticamente il suo percorso durante la sua stessa espansione: si va dalle ultime tendenze free-minimal-jazz (“Spider Wisdom”) a temi di Zorn-iana memoria (“Chicagoan”), da poetiche vibrazioni ostentanti in un solo colpo tutto il post-rock strumentale (“The Ringing Hand”) a colonne sonore da western apocalittico post-atomico (la conclusiva “Martyr”).

Molti sono quindi gli aspetti che Cline ogni volta cerca di mettere in risalto e che anche in questo lavoro riesce a materializzare con violenza: il connubio non forzato tra le varie realtà musicali, senza far perdere la propria identità ad alcuna di quelle tirate in ballo (basti pensare, in termini generali, a come egli riesca a tenere sempre distinti i territori di jazz e rock; pochi altri attualmente riescono a farlo, un nome su tutti Zorn) e la sapienza con la quale è portata avanti la ricerca timbrica strumentale sono solo quelli che più vengono accentuati.

Unica pecca di un lavoro altrimenti in ogni sua forma irreprensibile, la durata eccessiva di qualche episodio, che magari poteva essere districato con maggiore scioltezza - che si sa - per l’orecchio poco audace non è mai un male.
La convinzione maggiore è comunque che siano proprio dischi come questo ad allenare l’ascoltatore a trovare una maggiore temerità con certe situazioni sonore. O perlomeno l’idea finale che ne viene fuori è quella. Provare per credere.

(10/09/2008)

  • Tracklist
  1. Spider Wisdom
  2. Chi Cacoan
  3. The Ringing Hand
  4. Talk Of Chocolate Bed
  5. After Armenia
  6. Progression
  7. As In Life: Carlion Call/Prenatal/Sidewalk University
  8. Friends Of Snowman
  9. Martyr
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