Stereolab

Sound-dust

2001 (Elektra) | alt-pop

Dopo l’esito non sempre convincente degli ultimi tre album, in cui erano apparsi imprigionati in una formula musicale tanto gradevole quanto ormai “di maniera”, gli Stereolab tornano a inventare nuovi suoni e armonie con "Sound-Dust", l’album che corona un decennio di carriera nel segno della sperimentazione su pop, rock ed elettronica. Il nuovo disco della band di Tim Gane suona assai meno ripetitivo dei precedenti e nel complesso più oscuro e decadente, anche grazie all'apporto di un mago del suono come Jim O'Rourke e di John McEntire dei Tortoise. "Per questo anniversario ci siamo regalati un'altra esplorazione - ha raccontato Gane -. Volevamo provare tutti i tipi di suono, essere più sofisticati. L'intuizione del momento ci ha portati verso una musica melodica, soffice, impressionista". Un ritrovato stato di grazia confermato anche dalle brillanti performance live della band britannica nella recente tournée italiana.

Il nuovo clima si percepisce fin dall’inizio, con la tesa e austera overture di “Black Ants In Sound Dust”, partitura minimalista e interamente strumentale. La cantilena suadente di Laetitia Sadier riaffiora a partire dalla seconda traccia, “Spacemoth”, con una sorta di marcia funebre condotta al suono di trombe e una tenue melodia, sorrette da percussioni ossessive e variazioni di stile in pura tecnica minimalista. “Captain Easychord” si snoda attorno a una sonata di piano, alla chitarra “slide” di Jim O’Rourke e a cori celestiali con intrecci vocali alla Enya. Il ritmo si fa più serrato in “The Black Arts”, sostenuta da un battito dance e da un variopinto tappeto di tastiere.

Il finale di “Les Bon Bons des Raisons” è una summa di questo nuovo stile, tanto severo quanto ricco di arrangiamenti. Il riciclaggio di temi lounge e pop degli anni Sessanta riaffiora, a tratti, in brani come “Baby Lulu” e “Hallucinex”. Ma si ha l’impressione che con la “polvere di suono” di queste dodici tracce gli Stereolab stiano innestando nuove variazioni su quel loro tradizionale cocktail sonoro che unisce un’inclinazione per l’art rock presa in prestito dai Velvet Underground e dal kraut-rock, melodie pop francesi degli anni Sessanta, i primi esperimenti con i Moog e la new wave. Una formula che è valsa loro autentici capolavori, come “Transient Random Noise Bursts With Announcement” o “Emperor Tomato Ketchup”, ma che era apparsa un po’ logora nelle loro ultime prove.

(25/10/2006)



  • Tracklist

1. Black Ants In Sound Dust

2. Space Moth

3. Captain Easychord

4. Baby Lulu

5. The Black Arts

6. Hallucinex

7. Double Rocker

8. Gus The Mynah Bird

9. Nought More Terrific Than Man

10. Nothing To Do With Me

11. Suggestion Diabolique

12. Les Bons Bons Des Raisons

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