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  1. Check The Meaning
  2. Buy It In Bottles
  3. Bright Lights
  4. Paradise
  5. God In The Numbers
  6. Science Of Silence
  7. Man On A Mission
  8. Running Away
  9. Lord I've Been Trying
  10. Nature Is The Law

 

RICHARD ASHCROFT

Human Conditions
(Virgin) 2002
pop
"Alone With Everybody", il primo disco solista dell'ex frontman dei Verve, era un disco di transizione: finita l'avventura con la band, ormai elevato al rango di superstar, Richard Ashcroft inciampò in un album non molto convincente, a tratti scontato, ma nel quale comunque erano già ben delineati i tratti dell'Ashcroft solista: canzoni "old style", eleganti e di ampio respiro, cariche di arrangiamenti orchestrali e vocali che si rifacevano ai miti degli anni '60, su tutti Byrds, Beach Boys e i Rolling Stones più melodici.

Questo "Human Conditions" è un album decisamente più maturo ed equilibrato del suo predecessore, ambizioso e coraggioso per la complessità tanto delle musiche quanto delle tematiche. "Science of Silence" è il più folgorante esempio di tale maturità: melodia impeccabile, arrangiamento superbo, tutto è calibrato alla perfezione; questo brano è anche la fotografia dell'intero album, anche nei suoi difetti: un sound patinato e levigato con cura maniacale, a discapito della spontaneità e dell'immediatezza. Difetti trascurabili comunque se confrontati con l'innegabile valore delle sue composizioni, specialmente quel capolavoro che è il primo singolo "Check the Meaning", un imponente spiritual immerso in una soffocante atmosfera "noir", otto minuti che scorrono con una naturalezza e una facilità che lasciano stupefatti. Non gli è da meno "Gods in the Numbers", più sommessa e riflessiva, che è forse il brano più affascinante dell'intera raccolta. C'è poi l'omaggio dichiarato ai maestri Beach Boys, quella "Nature in the Law", che è un concentrato di classe e abilità compositiva, e che vede Brian Wilson in persona cimentarsi insieme ad Ashcroft in un brano arrangiato in modo quasi sinfonico, che chiude degnamente l'opera.

"Human Conditions" è un disco bello perché assolutamente lontano dalla superficialità di molto pop inglese contemporaneo, la cui bellezza sta proprio nella sua dichiarata e raffinata classicità.