Cousteau

Sirena

2002 (Wea) | pop

I Cousteau amano il pubblico italiano e il pubblico italiano ama i Cousteau. Lo dimostrano due cose: il titolo del nuovo lavoro del quintetto ("Sirena") e il fatto che il disco sia stato commercializzato in Italia con una settimana d'anticipo rispetto al resto del mondo. Perché i Cousteau piacciono tanto agli italiani? Perché sono languidi; perché sono notturni senza però essere troppo sepolcrali (come potrebbe essere un Nick Cave) o troppo sperimentali nelle sonorità (come stanno diventando i nostrani La Crus); perché sono introspettivi senza essere troppo pessimisti (come è stato Nick Drake); perché propongo un sound molto gradevole, sempre in bilico tra soul, pop e chamber music con qualche strizzata d'occhio ai "vecchi leoni" (Pink Floyd e Procol Harum su tutti); perché, pur essendo un gruppo marcatamente "da classifica", sono sufficientemente raffinati da poterli contrassegnare come "artisti di un certo livello".

Ma, al di là delle caratteristiche tipiche dell'ascoltatore italiota medio, resta il disco. Un disco veramente bello, molto gradevole da ascoltare, senza particolari invenzioni di sorta ma con arrangiamenti ben congegnati, pennellate di pianoforte, chitarre in bilico tra il blues e la psichedelia e ottimi impasti vocali a farla da padrone. In sostanza "Pop", ma pop con la p maiuscola, che non sfigura di fronte alla miriade di dischi (non proprio eccelsi) pubblicati da tanti altri gruppi in questi anni.

Il maggiore pregio di questo "Sirena" sta proprio nell'accettare questa sua connotazione e nel colorarsi, a tratti, di venature più jazzate, senza però ricercare quell'eccellenza che renderebbe il tutto cervellotico ed eccessivo. I Cousteau sanno di suonare pop e non chiedono di meglio: brani come "Peculiarly You" (dalle atmosfere soft e ovattate) o come "After The Fall" (con dei languidi e ben realizzati inserimenti di ottoni), dimostrano chiaramente questa loro attitudine, mai compiaciuta o autogratificante.

Seppure entro questi "limiti", il disco presenta notevoli pregi: il singolo trainante, "Talking To Myself", che è un rassicurante swing tipico della band, con delle discrete sferzate chitarristiche; "Salome", che offre un'ottima prova del cantante nel cimentarsi su territori smaccatamente soul; "After The Fall" e "Heavy Weather" (il capolavoro dell'album), che sono il giusto risultato degli insegnamenti dei succitati Procol Harum: sonorità languide ma sempre pronte a sterzare verso suoni più psichedelici; il breve, ma intensissimo, crescendo di "Last Secret Of The Sea"; la pinkfloydiana caratura della ballad "Have You Seen Her", in chiusura di disco.

Tutti momenti che, senza presentare nulla di esageratamente nuovo, battendo - piuttosto - su territori già estremamente noti, lasciano comunque soddisfatti.
Nella loro semplicità (seppur con dimesse velleità soul), i Cousteau riescono lo stesso ad ammaliare, a catturare l'attenzione, e, personalmente, convincono di una cosa: la formula "potevamo stupirvi con effetti speciali, ma..." funziona ancora benissimo. Il connubio tra la loro musica e la natura "passionale" degli italiani ha fatto il resto...

(26/10/2006)

  • Tracklist
  1. Nothing So bad
  2. Talking To Myself
  3. Heavy Weather
  4. Peculiarly You
  5. Salome
  6. Please Don't Cry
  7. No Medication
  8. After The Fall
  9. Last Secret Of The Sea
  10. (Damn This) Hungry Times
  11. She Bruise Easy
  12. Have You Seen Her
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