Muse

Hullabaloo Soundtrack

2002 (Festival Mushroom) | pop-rock

In attesa del loro nuovo lavoro in studio, previsto per la prossima primavera, i Muse ci presentano questo doppio di b-sides (CD/01) e il concerto live registrato nell’ottobre 2001 a “le zenith” di Parigi (CD/02). In contemporanea segnaliamo anche l’uscita di un doppio-dvd. E’ proprio nella performance dal vivo che emerge la vera forza del trio di Tinighmonth: chitarre taglienti e caos che si fa musica, forse, ancora priva di un’autentica maturità.

L’origine della simmetria dei Muse è chiara, quanto lo è per tutta quella serie di formazioni post-Radiohead (Coldplay, Travis, Starsailor, Doves, The Cooper Temple Clause, per citarne solo alcuni). Perfettamente simmetrici a questi ultimi; anche se l’impronta dominante d’ispirazione più classicheggiante, tanto cara a Bellamy, in qualche misura denota una certa originalità, seppur marginale e non particolarmente innovativa. Comunque sia, da quando i Radiohead non fanno più i Radiohead (quelli di “Ok Computer” o dei precedenti più acustici, per intenderci), i Muse risultano di piacevole ascolto e, tutto sommato, capaci di ricreare atmosfere oscillanti tra visioni psichedeliche e spleen esistenziale.

Notevoli appaiono le doti di Bellamy: voce disperata, a tratti gemente e angosciata, spinta al limite del parossismo su note e intonazioni montanti alla Jeff Buckley o con assonanze con Thom Yorke (evidenti in brani come “Shrinking Universe”, “Recess”, “Map Your Head”, “Nature_1” o “Shine Acoustic”, inclusi nel CD/01). Altrettanto interessanti le costruzioni musicali in cui si realizza una buona (con)fusione di suoni, distorsioni e dissonanze elettriche che si alternano a passaggi più acustici, rumors campionati e computerizzati che fanno incursione in apertura, all’interno o sul finale dei brani.

Ma lo stile ipnotico, duro e distorto, che richiama indubbiamente anche il sound di Tom Morello dei Rage Against The Machine, gli echi della musica classica richiamati dagli intro e dall’accompagnamento del pianoforte (sopra tutti in “Space Dementia”), emergono come dicevamo prima, con maggior forza nella prestazione live. Lo si percepisce sin dalle prime battute di “Dead Star” (che si apre con la citazione di “What’s He Building” inquietante monologo tratto da “Mule Variations” del grande Tom Waits. Altra musa ispiratrice dei Muse?), scivolando poi su brani dove affiora l’enfasi drammatica e melodrammatica di un Bellamy che raggiunge tonalità da sopranista come in “Micro Cuts”. Un buon livello raggiunge anche “Citizen Erased” con tutta la profusione di suoni che si alternano negli oltre 7’. Sempre di notevole impatto il brano “Megalomania” o, ancora, “Showbiz”.

I Muse, nonostante la mancanza di un’autentica originalità e malgrado si nutrano di numerose ed evidenti “muse” ispiratrici, vizio – lo ripetiamo – ormai diffuso tra tutte le band che hanno adottato stile e sonorità di ben più nobili padri putativi, rappresentano comunque una realtà degna di attenzione e d’ascolto nel panorama della nuova musica britannica.

(03/11/2006)

  • Tracklist

CD 1

  1. Forced In
  2. Shrinking Universe
  3. Recess
  4. Yes Please
  5. Map Of Your Head
  6. Nature 1
  7. Shine (acustic)
  8. Ashamed
  9. The Gallery
  10. Hyper Chondriac Music

CD 2

  1. Dead Star
  2. Micro Cuts
  3. Citizen Erased
  4. Showbiz
  5. Megalomania
  6. Dark Shines
  7. Screenager
  8. Space Dementia
  9. In Your World
  10. Muscle Museum
  11. Agitated
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