Noir Desir

Des Visages Des Figures

2002 (Universal) | rock

Ci sono voluti quasi 20 di carriera per raggiungere il successo: ora che il loro nome è sulla bocca di tutti grazie al singolo "Le vent nous portera" (uno dei tormentoni della nostra estate), per i Noir Desir le cose potrebbero anche cambiare. Speriamo di no, visto che questo loro quinto album mostra al meglio la loro capacità di unire la canzone d'autore transalpina al rock più diretto e viscerale (il produttore è Nick Sansano già con i Sonic Youth del leggendario "Daydream Nation"), l'impegno politico alla raffinatezza stilistica.

Già la data d'uscita dell'album nei negozi d'oltralpe (11 settembre 2001) in coincidenza con un brano come "Le grand incendie" (nel testo si parla di grandi città come Parigi, Londra e, sorpresa, New York che bruciano e crollano) fanno capire quanto strano sia stato il destino di questo disco. E obiettivamente è davvero strano che un brano come "Le vent nous portera" sia diventato uno dei più grandi successi delle classifiche estive, notoriamente il momento in cui i gusti musicali scendono a livelli quasi osceni per superficialità e volgarità: e invece ecco che tra tanta spazzatura si è fatto largo questo singolo indimenticabile, una canzone di grande raffinatezza e complessità tematica, dal testo visionario e affascinante, dalle sonorità al tempo stesso ricercate e naif: il tocco chitarristico di Manu Chao la impreziosisce, ma è l'interpretazione del vocalist Bertrand Cantat a dare emozione e profondità ad una melodia che subito fa tornare la memoria alla grandet tradizione degli chansonnier transalpini. Ma è soprattutto "Des Visages Des Figures" ad offrire spunti melodici di grande efficacia. A cominciare dall'iniziale "L'enfant roi", bisbigliata da Cantat su un ritmo insinuante e misterioso, per arrivare alla già citata "Le grand incendie", un brano energico, sostenuto da una ritmica battagliera e implacabile.

È solo un episodio, perché il tono generale del disco è decisamente all'insegna della malinconia: è così "Des Armes" su testo di Leo Ferrè; è così la languida "L'appartement", ed è così anche la bellissima title track che sfuma lentamente in uno struggente vortice violinistico. Come un fulmine a ciel sereno arriva il tiratissimo punk-rock di "Son Style 1", esattamente l'opposto di quanto fa il suo seguito "Son Style 2", un brano psichedelico costruito su lenti ricami chitarristici. "A l'envers à l'endroit" si riallaccia alla delicatezza e alla perfezione formale della title track , mentre la successiva "Lost", nervosa e instabile, si pone come uno degli episodi più felici del disco.

Bouquet de nerfs" è pura canzone d'autore alla francese, ideale colonna sonora di un noir fumoso e decadente. È a questo punto che arriva il terrificante, folle tour de force di "L'Europe": quasi 24 minuti in cui Cantat e la guest-vocalist Brigitte Fontaine declamano un vero e proprio pamphlet che non lascia scampo a niente e nessuno: politica, economia, stato sociale, tutta la civiltà occidentale viene messa sotto accusa attraverso uno dei testi più belli, visionari eppure realistici e impietosi che si siano mai sentiti. Musicalmente vicina alle jam free-form più eccentriche degli anni '60, con un arsenale di fiati, percussioni, chitarre e quant'altro che si affollano gli uni sopra gli altri, ma senza mai prevaricare le parole. Più che una canzone, un comizio di protesta, un'incitazione ad aprire gli occhi e darsi un'occhiata intorno. Degna chiusura di un album che ricorderemo almeno perché ha offerto un'ancora di salvezza nel mare della spazzatura estiva agli amanti della buona musica.

(04/11/2006)

  • Tracklist
  1. L'Enfant Roi
  2. Le Grand Incedie
  3. Le Vent Nous Portera
  4. Des Armes
  5. L'Appartament
  6. Des Visages, Des Figures
  7. Son Style 1
  8. Son Style 2
  9. A L'Enverse à L'Endroit
  10. Lost
  11. Bouquet De Nerfs
  12. L'Europe
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