Android Lust

The Dividing

2003 (Projekt) | dark-wave

Ultimissimi arrivati in casa Projekt, gli Android Lust sono un bizzarro progetto che sposa cupe ambientazioni gotiche con un'elettronica industriale dal fortissimo sapore anni Ottanta. Bizzarro per varie ragioni: primo, perché è il rarissimo esempio di progetto industrial monopolizzato da una donna, l'anglo-indiana – trapiantata a New York – Shikhee; secondo, perché nonostante molte canzoni siano dominate da pesanti atmosfere cariche di violenza e paranoia, la voce stessa di Shikhee, debole, affannata, quasi soffocata anche nelle urla liberatorie alla Trent Reznor, impedisce alla tensione di liberarsi.

"Division", un cupo requiem per organo, apre l'opera, che entra però nel vivo con la successiva "Kingdom of One", un heavy metal industriale che tenta di emulare i maestri del genere: Ministry e Nine Inch Nails. Il sussurro trasognato di Shikhee si agita in imprecazioni al limite della follia, ma il brano non riesce a sollevarsi oltre una semplice variazione, anche un po' naif, sugli stessi temi che Jourgensen e Reznor propongono già da anni.

Ma la ragazza mostra ambizioni anche maggiori, e la lunga "Panic Wrought" si inoltra in una danza spettrale che stavolta strizza l'occhio ai pionieri della body-music come Skinny Puppy e Front Line Assembly, nonché al suo "padrino" Sam Rosenthal nella sua veste di musicista elettronico.

Una volta alleggerito dalle sue velleità più violente, il sound degli Android Lust scodella tutti gli stereotipi in voga nella techno industriale anni Ottanta, esaltando ora la componente gotica, ora quella futurista e apocalittica, ora quella ballabile. "Follow" è carica di macabri umori elettronici, di pulsazioni e battiti psicotici, di bisbigli insinuanti: nel loro genere, di ripresa e riproposizioni di innumerevoli luoghi comuni del genere, questi due brani sono piccoli capolavori. "The Want" allora rompe gli argini e torna senza indugi e mascheramenti di sorta all'epoca dei primissimi Depeche Mode.

A parte la pulsazione "fantasma" che si agita nella nebbia elettronica di "Unbeliever", bisogna però aspettare che arrivi "Fall to Fragments" per trovare finalmente un barlume di originalità: il flauto esotico che conduce la danza è infatti una grande intuizione che si sposa a meraviglia con l'avvolgente ritmo techno e il pulviscolo di beat "mutilati" alla Aphex Twin e il sussurro nevrotico di Shikhee. Gli Skinny Puppy sono ancora lì, si intende, ma questo è forse l'unico brano in cui Android Lust trova la sua vera ragione d'essere.

L'ultimo brano, "Burn", è praticamente la firma in calce del marchio Projekt: un adagio per archi che introduce uno sconsolato lied accompagnato dal clavicembalo. L'idea del tema da camera che chiude l'opera è però presa di peso dai compagni di etichetta, nonché altro riferimento imprescindibile nel campo dell'elettronica industrial, gli Attrition del capolavoro "3 Arms and a dead cert": ma in questi ultimi il tema "classico" posto alla fine di una raccolta di brani techno non stonava né sembrava fuori posto, perché nei loro brani il violino era sempre presente, il canto femminile era uno squillante gorgheggio operistico e le strutture techno nascondevano in realtà una grande opera di studio sui metodi di contrappunto della musica classica. Shikhee, invece, fallisce perché guarda in mille direzioni e a mille riferimenti, senza riuscire a centrare alcun bersaglio.

"Android Lust" difetta di personalità nei suoi tentativi inoltrarsi nell'industrial o nella Ebm, suonando al massimo come una buona imitazione dei maestri del genere; quando invece gioca la carta del gotico raffinato suona come un accumulo di stereotipi. Il marchio Projekt garantisce sempre la validità formale del prodotto, che infatti all'ascolto scorre via con grande raffinatezza, ma a non convincere è l'artista in sé, non già la sua musica, che comunque è quasi tutta pesantemente "già sentita". Shikhee è una cantante già di suo non molto dotata, con una voce che non impreziosisce mai le composizioni, né le rende sufficientemente inquietanti, e oltretutto gioca a fare la "cattiva" senza avere né il carisma, né tantomeno l'indole per riuscire credibile.

(25/10/2006)

  • Tracklist

1 Division
2 Kingdom of one
3 Panic wrought
4 Follow
5 The Want
6 Stained
7 Unbeliever
8 Another Void
9 Fall to fragments
10 Sex and mutilation
11 Burn

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