Baustelle

La moda del lento

2003 (Sony) | alt-pop

Il fortunatissimo 2013 dei Baustelle, trascorso fondamentalmente fra un concept monumentale e un lungo tour sinfonico suddiviso in diverse tranche, si chiude con l’attesissima ripubblicazione del loro secondo lavoro, “La moda del lento”, a tre anni di distanza dall’altra reissue, quella del “Sussidiario illustrato della giovinezza”, altro fuori catalogo da tempo immemore. Ora i fan non avranno più nulla da recriminare, e potranno entrare in possesso dei due appassionati primi capitoli della vicenda artistica del gruppo di Montepulciano.
Originariamente pubblicato il 12 maggio 2003 e co-prodotto da Amerigo Verardi, “La moda del lento” ben presto andò esaurito, divenendo un vero e proprio cult record, dopodiché non fu più ristampato per problemi legati al possesso dei diritti. Oggi la Sony lo rimanda nei negozi in un’edizione digipack e, per la prima volta, nella variante in vinile.

All’epoca i Baustelle erano ancora in sei, ma le figure di Francesco Bianconi e Rachele Bastreghi già si posizionavano una spanna sopra il resto della line-up. C’era ovviamente Claudio Brasini alle chitarre e c’era ancora Fabrizio Massara a manovrare i synth, il maggior responsabile (nel senso positivo del termine) nel rendere questo album il più electro nella discografia della band.
Da molti considerato il disco meno riuscito dei Baustelle, o quanto meno un lavoro di transizione, in realtà più semplicemente potremmo considerarlo come quello che è invecchiato peggio, proprio a causa di certi suoni sintetici, in alcuni casi smaccatamente anni 80, quelli dell’infanzia di Bianconi. Ma gli spunti degni di interesse sono molteplici, a cominciare dalla progressiva maturazione della scrittura di Francesco, che si confermò come il migliore in Italia nell’arte di rappresentare le storie tardo adolescenziali di un’intera generazione fiorita sulle ceneri degli anni 90 e ancora alla ricerca di certezze. Bianconi si impose rapidamente come compositore attento, sensibile e preparato, in grado di costruirsi un percorso riconoscibile fra visioni personali e citazionismo colto.

L’album trova in “Love Affair” il suo pezzo da novanta, degno continuatore delle avventure pruriginose del disco precedente (“Sarà peccato?/ Sarà reato?/ La prima volta/ Strapparsi gli slip”), anche se Bianconi preferirà ricordare questo disco con altri estratti, in particolare con la title track, che continuerà a proporre dal vivo nei tour successivi, anche in quelli più recenti. Piccole perversioni pervadono “Il seno”, dove il protagonista vuol fotografare i capezzoli della giovane amante per poterli ricordare, e la malinconica “Mademoiselle Boyfriend”, cantata stupendamente a due voci da Francesco e Rachele, uno dei vertici assoluti del disco con quelle sue cadenze tropicaliste.
Le vacanze dell’ottantatre proseguono qui attraverso ipotetiche avventure con belle danesi e svedesi, giunte da tristezze artiche a fare shopping e a mostrare minigonne e scollature (“Arriva lo ye-yé”).  Si conferma l’aspirazione di Bianconi per la perfezione classica, altro tema già affrontato nel “Sussidiario” e qui approfondito in “En”, dove trova astuti stratagemmi per decantare la bellezza femminile. L’amore per il classicismo torna  nella ghost track, nella quale il protagonista si trova nell’indecisione se preferire “Beethoven o Chopin” mentre in un giardino vive gli ultimi minuti della sua stanca relazione amorosa.
L’innata passione di Bianconi per il cinema e la letteratura viene continuamente travasata nelle proprie liriche e trova la perfetta sublimazione ne “La canzone di Alain Delon”, altro brano amatissimo dai fan.

“La moda del lento” nel 2003 fu la piacevole conferma dei Baustelle come nuova importante realtà della nostra musica. Poi arrivarono il contratto con una major e la possibilità di registrare con un maggior dispiegamento di mezzi (“La malavita”), il successo straripante di “Charlie fa Surf” (dal pluripremiato “Amen”), la tanto agognata colonna sonora (“Giulia non esce la sera”), la ricerca interiore de “I mistici dell’Occidente”, la memorabile rappresentazione in musica e parole del tempo che passa nel monumentale concept “Fantasma”. Ma questi saranno altri capitoli, che di sicuro molti di voi avranno imparato a conoscere alla perfezione.

(04/12/2013)

  • Tracklist
  1. Cin Cin
  2. Arriva lo ye-yé
  3. La canzone di Alain Delon
  4. Love Affair
  5. Il seno
  6. Medemoiselle Boyfriend
  7. La settimana bianca
  8. EN
  9. Réclame
  10. La moda del lento
  11. Bouquet
  12. Arrivederci
  13. Beethoven o Chopin? (ghost track)
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