Califone

Quicksand / Cradlesnakes

2003 (Thrill Jockey) | alt-folk

“L’Anthology Of American Folk Music riletta dai Flaming Lips”, recita l’adesivo pubblicitario che campeggia sulla confezione del nuovo album dei Califone: un’immagine decisamente suggestiva per esprimere lo spirito di quello che si presenta come il lavoro più compiuto della band di Chicago.
Dopo le oblique traiettorie alla Lou Barlow degli Ep raccolti in “Sometimes Good Weather Follows Bad People” e del successivo “Roomsound” e dopo le esplorazioni nei territori da colonna sonora di “Deceleration One” e “Deceleration Two”, stavolta la creatura di Tim Rutili sembra voler scavare nel più profondo delle radici del folk e del blues di cui è intessuta la storia americana, per polverizzarle in una miriade di acuminate schegge post-rock e ricomporle secondo la propria peculiare sensibilità.

Il risultato è un disco dallo spessore paragonabile a quello rivestito lo scorso anno da “Yankee Hotel Foxtrot” degli Wilco, con l’aggiunta di un’attitudine tutta beckiana nel confondere con indolenza suoni elettronici ed acustici.
Nessuno stereotipato tentativo di revival, insomma, ma una volontà appassionata di riappropriarsi del proprio bagaglio di memoria: come ha dichiarato Tim Rutili in una recente intervista, non si tratta di una questione di imitazione, ma di ritrovare dentro sé stessi una musica che fa inevitabilmente parte del proprio Dna, una musica che suona come se fosse sempre esistita, attraverso l’accettazione delle proprie origini e il loro superamento, senza perderne la familiarità e la bellezza.
 
Così, l’introduzione di un liquido tappeto di pulsazioni radioheadiane lascia subito spazio alle note pianistiche di “Horoscopic. Amputation. Honey”, la cui morbida melodia finisce per infrangersi in un finale rumoristico degno di certe divagazioni di Jim O’Rourke.
Gli arpeggi acustici di “Michigan Girls” si frammentano tra le percussioni di Ben Massarella (già sodale di Rutili fin dai tempi dei Red Red Meat), che a loro volta si destrutturano nel breve intermezzo strumentale “Cat Eats Coyote”.

E’ il continuo e ricercato equilibrio tra la forma della tradizione e lo spirito dell’avanguardia a rendere pieno di fascino ogni spezzone sonoro della musica dei Califone.
Se chitarre e schemi di stampo classico costituiscono la trama essenziale dell’album, la costruzione non lineare dei brani sfugge continuamente alla prevedibilità, reinventando il passato con la freschezza di una creatività mai fine a sé stessa.
Tra le pieghe di “Quicksand/Cradlesnakes” non c’è solo lo sporco blues elettrico di “Your Golden Ass” o il profumo country di “Mean Little Seed” e “Million Dollar Funeral” (una nemesi del “$ 1000 Wedding” di Gram Parsons?), ma si passa in pochi istanti dal ritmo spettrale e ossessivo di “(Red)” alla pop song piena di leggerezza di “Vampiring Again”.

Come nello strampalato cartoon contenuto come traccia video nel cd, quello che emerge dalle note dei Califone è un moderno immaginario popolato dagli echi di ancestrali storie di fantasmi e peccatori, di cui non resta che il ricordo di qualche frase spezzata e apparentemente priva di senso, rimasta imprigionata al confine tra deserto e grattacieli. Un confine dove il riflesso di ieri e l’ombra di domani si uniscono lungo la linea dell’orizzonte.

(26/10/2006)

  • Tracklist

1 One
2 Horoscopic. Amputation. Honey
3 Michigan Girls
4 Cat Eats Coyote
5 Your Golden Ass
6 (Red)
7 Million Dollar Funeral
8 When Leon Spinx Moved Into Town
9 Mean Little Seed
10 Vampiring Again
11 Slower Twin
12 Stepdaughter

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