Early Day Miners

Jefferson At Rest

2003 (Secretly Canadian) | folk-rock

La leggenda vuole che il nome degli Early Day Miners derivi dalla didascalia di un depliant turistico dedicato ad una cittadina del Montana, situata nei pressi del Parco di Yellowstone.
Un’origine che la dice lunga sull’immaginario americano di quella che il leader Dan Burton, già protagonista negli anni Novanta di una seminale esperienza con gli Ativin, preferisce definire una "cooperativa musicale" piuttosto che una band.
Quelle che si effondono da "Jefferson At Rest", infatti, sono atmosfere visionarie e cinematografiche, dense di sconfinati orizzonti e di terre desolate, silenziose e oscure come l’essenziale copertina del nuovo album.

Sono soltanto sette gli episodi raccolti in questo terzo lavoro del gruppo dell’Indiana, registrato con un approccio live nel casalingo Grotto Home Studio di Bloomington, ma, pur trascolorando facilmente l’uno nell’altro, ogni brano sembra volersi espandere in profondità, alla ricerca di quelle "antiche miniere" che forse custodiscono il segreto della natura umana.
Nonostante la sobrietà delle trame strumentali, costruite quasi esclusivamente da chitarre, basso e batteria, gli Early Day Miners riescono a dare vita a un suono pregnante, sul quale la morbida voce di Dan Burton si adagia come un chiarore soffuso, evocando nostalgiche melodie cariche di un fascino ipnotico.

La solennità elettrica di brani come "Wheeling" e "Awake", con i loro crescendo di chitarre intorpidite, rimandano direttamente ai più ispirati sogni dei Red House Painters, con il cui inconfondibile suono la band ha ben più di un punto in comune.
Nelle suggestive aperture di "New Holland", impreziosite dal controcanto di Erin Houchin, e nella metafisica lentezza di "Cotillion" è invece il fantasma dei Low ad aleggiare dolcemente, con un più austero classicismo rispetto all’elegante raffinatezza dei L’Altra di "In The Afternoon".

Dan Burton, del resto, non fa mistero delle proprie influenze, citando come maestri (non senza una certa dose di pretenziosità…) Brian Eno, Daniel Lanois e i Talk Talk, accanto a compositori come Arvo Pärt o Henryk Mikolaj Gorecki e alla colonna sonora di "Thin red line".
Al centro esatto dell’album è nascosta tuttavia la gemma più luminosa del disco, quella "McCalla" in cui la suadente pulsazione del basso viene ad intrecciarsi con un arpeggio di meravigliosa semplicità, reso ancora più struggente dal violino di Maggie Polk.

Un incanto capace di far dimenticare almeno per un istante quanto la musica degli Early Day Miners sia debitrice dei modelli slowcore da cui trae ispirazione e rispetto ai quali il gruppo americano sembra ancora non avere completamente trovato la propria personale cifra stilistica.

(27/10/2006)

  • Tracklist

1 Wheeling
2 New Holland
3 Jefferson
4 McCalla
5 Awake
6 Into pines
7 Cotillion

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