El Guapo

Fake French

2003 (Dischord) | alt-rock

L'esordio degli El Guapo, il trio individuato da Ian Mc Kaye per dare un tocco nuovo al marchio Dischord, fu un caso assai strano. Molti non ci capirono niente, altri segnalarono la "sòla" dell'anno, altri ancora lessero i segni della genialità in quelle eterogenee tracce, un panforte di new wave, elettronica, indie , tutto a canditi e spicchi.

Se non fossero tornati dopo appena un anno con un nuovo disco, appunto questo "Fake French", magari il tempo li avrebbe cancellati dalla memoria di chi non li aveva amati o capiti; il ritorno sulle scene ripresenta la patata bollente, ma stavolta la proposta del trio di Washington si presenta meno sfilacciata, ma non per questo meno intrigante. Troviamo perciò elettronica dall'inconfondibile aroma anni 80, voci che cantilenano dei botta e risposta in maniera distaccata e demenziale, riff presi in prestito dal rock indie, sequencer rubati a Moroder, robottini e fisarmoniche da bistrot parigini, ma tutto più inquadrato in canzoni che per fortuna cadono raramente nella trappola della strofa e ritornello, ma più spesso giocano sugli incastri tra voci, synth e batteria, sull'onda di un minimalismo intelligente. E la formula giusta viene trovata in tutti e dodici i brani, ognuno dei quali ha più di un buon motivo per essere ricordato e, perché no, canticchiato, visto che la cosa che balza alle orecchie da subito è che questo disco oltretutto è divertente; i ritmi son quelli giusti, direbbe un dj di provincia, ma in fondo è la pura verità.

Tra i brani esemplari possiamo segnalare l'iniziale "Glass House" con i suoi coretti assurdi, "Justin Destroyer" e il suo sequencer che duetta con le voci da cartoon giapponese, "Underground", che si regge in pratica su una frase di synth che pare uscito da un filmaccio di fantascienza ma che scatena un ping-pong tra cori ossessivi e drum-machine memorabile; inoltre, il rotolare sbilenco della giostra di "I Don't Care" e il valzer di "Hollywood Crew" aumentano ancor di più i toni surreali della musica degli El Guapo, visto l'abbraccio con elementi di musica popolare, evidenziato dall'uso equilibrato della fisarmonica, che in questo contesto risultano quantomeno stranianti.

Se i papà di questa musica sembrano essere i soliti grandi Devo, Pere Ubu, ma in fondo anche lo spirito surreale e grottesco dei Residents, i cugini grandi li possiamo chiamare Trans Am e VSS. La grandezza degli El Guapo, però, è nel farci accettare con il sorrisone anche il sospetto che forse ci stanno prendendo per i fondelli. Già solo per questo, sono da considerare dei geniacci.

(27/10/2006)

  • Tracklist

1 Glass House
2 Just Don’T Know
3 Ocean And Sky
4 Space Tourist
5 Justin Destroyer
6 Fake French
7 Underground
8 I Don’t Care
9 Hawks
10 The Time: Night
11 Pick it up
12 HollywoodCrew

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